Riforma Biagi al rush finale

28/01/2003



Martedí 28 Gennaio 2003

ITALIA-POLITICA


Riforma Biagi al rush finale


ROMA – Comincia questa settimana, all’Aula del Senato, l’ultima tappa del disegno di legge delega sul mercato del lavoro. Tra mercoledì e giovedì prossimi si inizia l’esame, a metà febbraio la maggioranza e il Governo puntano all’approvazione definitiva del testo. Andrebbe così in porto la prima delle riforme promesse dall’Esecutivo Berlusconi, quella che è nata dal Libro bianco di Marco Biagi. Entro luglio, al Welfare promettono il via libera di tutti i decreti delegati (visto che il provvedimento contiene almeno dieci deleghe) e, dunque, l’entrata in vigore di nuovi contratti come lo staff leasing o il job on call, la liberalizzazione del collocamento esteso anche alle società di lavoro interinale, una maggiore flessibilità del part-time e nuove norme, anche queste più elastiche, sul trasferimento di ramo d’azienda. Subito dopo, come ha più volte dichiarato il ministro del Welfare, Roberto Maroni, il Governo presenterà in commissione Lavoro al Senato l’emendamento sulla riforma sperimentale dell’articolo 18, secondo gli accordi scritti nel Patto per l’Italia (sospensione temporanea dell’obbligo di reintegro nei casi di licenziamento ingiustificato nelle imprese che assumendo superino la soglia dei 15 dipendenti). Nello stesso disegno di legge andrà anche la norma sul rafforzamento dell’indennità di disoccupazione e le relative risorse stanziate con la Finanziaria ma il dibattito in Parlamento e fuori sarà ugualmente acceso. L’imminenza del referendum di Rifondazione, che punta all’estensione dell’articolo 18 nelle piccole imprese, renderà non agevole l’esame in Senato del testo, sempre che la maggioranza decida di portarlo avanti e di dare all’opposizione un fronte per ricompattarsi. Ieri Francesco Rutelli è tornato a bocciare il referendum: «Sono necessarie riforme degli ammortizzatori sociali estese anche ai lavortaori della piccola impresa. Ma diciamo no a un referendum ingessatorio e sbagliatissimo che non dà garanzie al mondo del lavoro e rischia di far chiudere le piccole imprese». Intanto in Cgil si discute sulla proposta da "opporre" al referendum «sbagliato» di Rifondazione. Lo si è fatto anche nella segreteria di ieri anche se difficilmente si riuscirà a ricucire il fronte interno: la Fiom e la sinistra infatti sono già schierati sulla campagna per il «sì». Due sono gli aspetti su cui ruota la proposta: nei casi di licenziamento individuale illegittimo (per ragioni non legate a crisi economiche) rafforzare il risarcimento pecuniario, basandolo sul danno reale, perché agisca da deterrente; contemporaneamente si sta ragionando sull’alternatività tra riassunzione (che esiste già nell’attuale disciplina) e risarcimento. Come e chi attiva la sanzione alternativa? Il giudice o l’imprenditore? E la quantificazione del danno, quali parametri avrà? Il tentativo della Cgil è quello smarcarsi dal referendum con una proposta in grado di coniugare il diritto al posto di lavoro e la peculiarità della piccola dimensione aziendale. Giovedì o al massimo lunedì prossimo la segreteria Cgil scioglierà la riserva, dopo un’ultima, verifica con la sinistra sindacale. Intanto la Cisl scalpita. Soprattutto alcuni territori, come la Sicilia e alcune categorie come la scuola premono per una linea più dura. Il primo sintomo è lo sciopero in Sicilia il 7 febbraio: questa volta unitario. Cgil, Cisl e Uil protesteranno sui rischi di declino industriale nell’isola: circa 15mila posti a rischio.
LINA PALMERINI