Rifondazione, torna la mina dei «dissidenti»

11/07/2007
    mercoledì 11 luglio 2007

    Pagina 3 – Economia

      IL RETROSCENA

        Già in quattro hanno annunciato voto contrario nel caso di innalzamento dell´età pensionabile. Ma Prodi vuole accelerare

          Rifondazione, torna la mina dei "dissidenti"

          Pronti al "no" in Senato su Dpef e previdenza se la Fiom boccia l´intesa

            CLAUDIO TITO

            ROMA – «Ma saranno in grado di controllarli tutti?». A febbraio scorso avevano provocato un crisi di governo sulla politica estera. Adesso potrebbero essere determinanti su quella economica. E già, perché il confronto sulla riforma delle pensioni ha riaperto un fronte nell´Unione: quello dei dissidenti della sinistra radicale. Quei quattro o cinque che al Senato hanno sempre dato quel tocco «sexy» alla maggioranza. Romano Prodi è conscio che quello scoglio sta nuovamente affiorando e che rischia di far naufragare il suo esecutivo. Da qualche giorno, da quando ha preso in mano il pallino per buttare giù lo scalone, ripete un po´ a tutti questo interrogativo. Puntando l´indice su una data ben precisa: il 25 luglio, quando approderà nell´aula del Senato il Dpef. Il timore di Palazzo Chigi, infatti, è che lo scontro sullo "scalone" potrebbe provocare la prima battaglia già in occasione del voto sul Documento di programmazione economica e finanziaria.

            Il "fantasma" di una seconda crisi, insomma, è tornato ad aleggiare sulle stanze prodiane. La paura del Professore è anche l´incubo di Prc e Pdci. Il dubbio di non riuscire a «controllare» tutti i senatori, ce l´hanno anche Franco Giordano e Oliviero Diliberto. Entrambi hanno fatto sapere sia ai vertici dell´esecutivo che a quelli sindacali di essere pronti a chiudere l´accordo sulla previdenza. Ma li frena il sospetto che anche un «buon patto» non sia sufficiente a blindare la sinistra radicale. È successo pure ieri pomeriggio nel faccia a faccia che il segretario del Prc e il ministro Ferrero hanno avuto con il sottosegretario alla presidenza del consiglio, Enrico Letta. «Restano significativi problemi – ha poi ammesso il titolare della Solidarietà sociale – ma la discussione va avanti».

            Sta di fatto che i cosiddetti "dissidenti" hanno già fatto sapere che non accetteranno soluzioni intermedie. Fosco Giannini, Franco Turigliatto, Ferdinando Rossi e Haidi Giuliani sono pronti al "no". «Se si alza l´età – ripetono da giorni quasi all´unisono – io voto contro».

            Il premier, però, vuole comunque accelerare. Non intende lasciare che la questione maceri per tutta l´estate. Il suo obiettivo è formulare il piano di riforma entro la settimana sottoponendola prima al consiglio dei ministri di venerdì e possibilmente a Cgil Cisl e Uil nella stessa giornata. «Io a questo punto – ha avvertito tutti gli alleati – farò una proposta e sarà un prendere o lasciare». Secondo il presidente del consiglio, infatti, – anche sulla base del monito incassato l´altro ieri da Tommaso Padoa-Schioppa dall´Ecofin – la sua ipotesi rappresenterà il massimo della mediazione. L´orientamento è quello di trasformare lo scalone in tre scalini con cadenza biennale (58 anni nel 2008 e 59 nel 2010) e l´ultimo (nel 2012) prevederebbe una soglia non anagrafica ma la quota 96, un mix tra età e anni contributivi. In più ci sarebbe un ampliamento della platea dei cosiddetti lavori usuranti. Ogni passo più in là, dicono a Palazzo Chigi, susciterebbe la reazione di Bruxelles e quella dei riformisti dell´Unione.

            La sinistra radicale è pronta a discutere e la Cgil considera una base praticabile questa ipotesi. Ma per Rifondazione comunista resta il nodo dei "dissidenti". Anche perché stavolta non significherebbe solo perdere qualche voto. Il timore è quello di trovarsi davanti un´altra scissione a sinistra. Con la nascita di una sorta di "Cosa rossissima" che vedrebbe nella Fiom di Cremaschi il nocciolo duro. Non è un caso che nel Prc e nel Pdci molti guardano al referendum che i sindacati organizzeranno per ricevere il placet dei lavoratori sul futuro accordo: «Quello – dicono – sarà il momento dello strappo». Se la Fiom, appunto, voterà no – come fece nel ´95 sulla riforma Dini – il primo effetto sarà il "no" dei dissidenti al Senato sul Dpef e quindi sulle pensioni. Non è nemmeno un caso che gli stessi dissidenti abbiano organizzato per il prossimo 20 settembre un seminario che assomiglia ad una prova di scissione. E tra gli invitati spicca proprio Cremaschi.

            Senza contare che negli ultimi giorni una certa irritazione nei confronti di Prodi è montata anche tra le file del Prc. Ai piani alti del partito e della Camera non sono piaciute, ad esempio, alcune scelte su talune nomine (in primo luogo le Fs). «Se non ci fosse stato il precedente del ´98 – si è fatto scappare un autorevolissimo leader di Rifondazione – la crisi sarebbe stata già aperta».

            Il premier, però, non intende cedere. È sicuro che una soluzione sia possibile. «Anche perché – ricorda ad ogni piè sospinto – se c´è la crisi di governo, resta pure lo scalone».