Rifondazione: «Tagliamo maxi-stipendi e benefit»

19/10/2007
    venerdì 19 ottobre 2007

      Pagina 5 – Primo Piano

      il caso
      Un dossier sui guadagni dei top manager

        La rappresaglia di Rifondazione
        “Tagliamo maxi-stipendi e benefit”

          ROBERTO GIOVANNINI

          ROMA
          P roprio non gli vanno giù, a quelli di Rifondazione Comunista, le quotidiane e martellanti critiche di Confindustria e dei media di proprietà dei grandi gruppi industriali e bancari contro i «diktat» della cosiddetta sinistra radicale. Ultime due gocce, gli strali del presidente di Confindustria contro i «continui compromessi» sul welfare, e il tentativo di attribuire a Rifondazione il sabotaggio della riforma per tagliare i costi della politica. Domani c’è il corteo contro la precarietà, e così il segretario del Prc Franco Giordano ieri ha fatto scattare la sua rappresaglia. Al grido di «va bene la critica alla politica, ma da operai e precari, non dai milionari», Giordano ha presentato un dossier che oltre a indicare le proposte del partito per «ridurre costi e privilegi in politica, allargando la democrazia», raccoglie una ampia lista di personaggi dell’impresa privata e pubblica di cui si indica nomi, cognomi, compensi, benefit, stock option. Soldi, tanti soldi tassati in molti casi con la ridottissima aliquota sulle rendite finanziarie di cui gli stessi «milionari» vorrebbero impedire l’aumento. Ci sono tutti, o quasi: Geronzi, Profumo, Catania, Scaroni, Fabiani. E naturalmente, il presidente di Confindustria Luca Cordero di Montezemolo.

          È a lui, il capo degli industriali, che si rivolgono polemicamente Giordano e il capogruppo alla Camera Gennaro Migliore quando affermano che «le critiche alla politica vanno bene, sono anche giuste. Ma si possono accettare quando arrivano da un precario o da un pensionato, non certo quando arrivano da chi guadagna 5-600 volte più di un suo dipendente». A leggere le tabelle del dossier, Luca Cordero di Montezemolo per la precisione nel 2004 ha guadagnato quanto 1.101 operai Fiat; loro debbono accontentarsi di 1.100 euro al mese per 13 mensilità, lui nel 2004 ha portato a casa 15 milioni 775mila euro. E il bello, spiega Giordano, viene quando si parla dei benefit: nel 2006 Montezemolo (presidente di un mucchio di enti e società, nonché consigliere d’amministrazione della «Stampa») ha percepito 10,3 milioni di euro di stock option. Redditi tassati pochissimo, solo al 12,5%, contro il 30% a cui è tassato il lavoro dipendente. Meglio di Montezemolo fa Corrado Passera, ad di Intesa (14,6 milioni); quanto a compensi, da segnalare l’aumento del 272% dello stipendio di Cesare Geronzi tra 2001 e 2005 e quello del 216% di Alessandro Profumo. Insomma, non è accettabile che i manager ricchi «ben rappresentati da Confindustria» promuovano «una campagna per ridursi le tasse» e cerchino quotidianamente di «dare lezioni su come gestire il paese».

          E se per i manager «privati» vale un discorso di equità o di autorevolezza della critica politica, per quelli pubblici Rifondazione parla apertamente di costi della politica da tagliare. Indennità, stipendi, buonuscite: deve calare la mannaia. Nel pacchetto di proposte del partito di Bertinotti, c’è un tetto agli stipendi dei manager pubblici (anche delle società miste quotate in Borsa), la riduzione dei componenti dei consigli di amministrazione nelle società pubbliche, la non cumulabilità degli incarichi pubblici. «Noi pensiamo – spiega Giordano – che non debbano guadagnare più di dieci volte dei loro sottoposti. Oltretutto, così saranno incentivati ad aumentare loro lo stipendio». Un criterio che dovrebbe essere adottato anche in politica, per deputati, senatori e consiglieri regionali. Anche l’indennità e la pensione dei parlamentari non dovrebbe superare di dieci volte il trattamento minimo dei pensionati.

          Va ridotto anche il numero dei consiglieri regionali e degli esecutivi locali a tutti i livelli, ma non quello dei consiglieri comunali e provinciali. Ancora: riduzione degli enti di secondo grado non elettivi (comunità montane, unioni di comuni, Ato, consorzi di bacino); taglio delle indennità degli assessori degli enti locali; taglio dei componenti dei Cda; introduzione di tetti per le consulenze; abolizione delle indennità per i consiglieri di circoscrizione; limitazione del numero dei mandati per gli amministratori. In particolare, per il Parlamento, Rifondazione propone la riduzione dei parlamentari, il taglio drastico di retribuzioni e indennità e il superamento del bicameralismo perfetto.

          E, naturalmente, la riforma della tassazione delle rendite finanziarie.