Rifondazione soffia sulla crisi

09/07/2007
    sabato 7 luglio 2007

    Pagina 5 – Economia

    Rifondazione soffia sulla crisi

      Rilancio continuo: il programma parla chiaro. La rottura apre le porte alle elezioni. E allo scalone

        di Wanda Marra/ Roma

        IRREMOVIBILE Così si definisce Rifondazione comunista sulle pensioni. E mentre da Palazzo Chigi si cominciano a delineare le linee generali di una proposta che dovrebbe arrivare al superamento dello scalone, attraverso una serie di scalini, da cui vengono esclusi i lavori usuranti, Rc continua a dire che non basta, portando avanti l’unica proposta di mediazione che ritiene possibile (va bene uno scalino a 58 anni, se vengono esclusi operai, turnisti e coloro che hanno pagato 40 anni di contributi). A questo punto è chiaro che la partita si gioca sulla definizione di lavori usuranti. E qui si apre un solco, tra il Prc e la Cgil. Sì perché se Rc non vuole assolutamente mediare sugli operai, il sindacato porta avanti l’idea che gli operai non sono tutti uguali. Anche se dallo staff di Bertinotti dichiarano che si tratta solo di un caso, sono di ieri due interviste, una al Presidente della Camera, Bertinotti su Repubblica, l’altra al Segretario della Cgil, Epifani sulla Stampa. «Nessuno vuole la crisi, ma questo non vuol dire che il rischio non ci sia…», dice Bertinotti. E poi rimarca: qualunque intervento sull’età pensionabile deve salvare i diritti acquisiti degli operai. Quindi si può ripetere una crisi del governo Prodi come nel ’98? «Non si può escludere nulla», risponde. Poi ribadisce il punto della necessità di rispettare il programma dell’Unione, come Rifondazione ripete quasi ossessivamente: «Allora c’era solo un patto di desistenza. Oggi c’è invece un’alleanza organica e c’è un programma comune».

        Ribadendo l’appoggio della Cgil al “lodo Damiano” manda a dire a Rc Epifani: «Stai attenta è in gioco il governo. E se cade, una delle conseguenze è che i lavoratori si tengono lo scalone». Ma Rifondazione va avanti senza cedere di un millimetro sulle sue posizioni. Le interviste irrompono nel “ritiro” del partito a Segni, ai confini della Ciociaria. Con due effetti immediati: il rafforzamento della posizione assunta sulle pensioni e un certo spiazzamento di fronte alle parole di Epifani. Lapidario il capogruppo del partito alla Camera, Migliore: «Siamo sconcertati da quanto dice Epifani». E poi ci va giù duro: «I lavoratori usuranti sono pochi. Gli operai sono ben altra cosa». Ribadisce Russo Spena, capogruppo del Prc a Palazzo Madama: «La nostra posizione è irremovibile». La definizione di lavoratori usuranti «non basta» rimarca Alfonso Gianni, che sottolinea come la posizione espressa da Bertinotti sia l’unica «su cui vale la pena costruire un compromesso». In attesa di conoscere nel dettaglio la proposta del Premier, però, tutti si affrettano a dire che l’accordo «è possibile». Alla fine, a tirare le fila è il segretario del partito, Giordano che una volta fatte le conclusioni al “conclave” di Segni “si attacca” al telefono. «Sta facendo la trattativa sulle pensioni», dice qualcuno del partito rimasto ad aspettarlo. «Sono in attesa di conoscere la proposta del governo», dichiara E sulla Cgil: «Non voglio discutere con Epifani. Noi non facciamo concorrenza alla Cgil. ma facciamo parte di questa maggioranza. Se dunque il governo avanza una proposta sulle pensioni, vorremmo che fosse condivisa. Poi il sindacato fa il suo mestiere».

        E ancora ci tiene a sottolineare che la posizione di Rc rispecchia dettagliatamente il programma. L’intransigenza, dunque, viene ribadita. Pesa decisamente sul piatto della bilancia il fatto che le pensioni sono una bandiera alla quale il partito crede di non poter rinunciare. Non a caso dal “conclave” di Segni esce anche la proposta da presentare al Comitato nazionale di una consultazione di iscritti e elettori, aperta anche a chi è vicino agli altri soggetti della “costituenda” Cosa Rossa, sulla presenza di Rc nel governo, con domande precise su alcuni temi chiave, come le stesse pensioni. Nel tentativo di far legittimare le proprie scelte direttamente dalla “base”. A tali primarie si dovrebbe arrivare ad ottobre, con questionari però già distribuiti alle feste di partiti. Ma la trattativa sulle pensioni dovrebbe chiudersi prima. Non c’è il rischio che siano inutili? «Certo, se la realtà supera questo progetto….», si limita a una frase Giordano. Come dire, che il governo potrebbe non esserci più. Intanto, giudica «decisiva» per l’esecutivo la riforma della previdenziale anche il Ministro Ferrero. Avvertendo: «La posizione per noi è una sola – dice – quella del programma. Va bene quello che ha detto Prodi sull’abolizione dello scalone. La discussione di merito è ancora tutta in piedi».