«Rifondazione sindacale» e la rottura delle ipocrisie

10/02/2006
    venerd� 10 febbraio 2006

    Pagina 27 – Economia

      L’ANALISI

        �Rifondazione sindacale� e la rottura delle ipocrisie

          La svolta del numero uno della Confederazione

            Enrico Marro

              Ci voleva un segretario generale che non viene n� dai metalmeccanici n� dai chimici n� da altre grandi categorie dell’industria. E ci volevano le forti trasformazioni del sistema produttivo e del mercato del lavoro degli ultimi dieci anni perch� ieri Guglielmo Epifani infrangesse il mito delle tute blu dicendo che nella Cgil non c’� solo la Fiom. Si dir� che la centralit� di Cipputi � finita da un pezzo e che nella stessa Cgil, da anni, la Fiom non � pi� la prima categoria per numero di iscritti. Ma un conto � saperlo un altro � affermarlo. Se poi l’operazione verit� � fatta dal leader della Cgil nel congresso della Fiom, l’effetto shock � garantito. Non stupisce quindi che anche i pi� riformisti tra i metalmeccanici siano rimasti sorpresi dalle parole di Epifani. Rotto il tab�, sia pure in ritardo, si tratta di capire se alla sortita del segretario generale della Cgil seguir� un effettivo ridimensionamento del potere della Fiom nella confederazione o se siamo solo alle schermaglie che precedono il congresso della stessa Cgil.

              La Fiom, infatti, rappresenta l’unica categoria "ribelle" della galassia sindacale rossa. L’unica nella quale Epifani � in minoranza su un punto fondamentale: il futuro della contrattazione. Per il leader della Cgil e per tutta la sua segreteria e per tutte le altre categorie questo futuro passa per un rapporto con le controparti imprenditoriali che non rinnega la concertazione e la ricerca di regole condivise. Invece, per la Fiom di Gianni Rinaldini e Giorgio Cremaschi, con la sola eccezione di un gruppo di epifaniani guidati fa Fausto Durante, esso passa per il conflitto e sarebbe quindi sbagliato intavolare anche solo una trattativa con la Confindustria. Semplificando: se per il segretario della Cgil Montezemolo � un interlocutore col quale confrontarsi da posizioni diverse, per Rinaldini il presidente della Confindustria � invece un avversario da battere. Sono due linee alternative che solo l’ipocrisia di un congresso che, in omaggio ad antichi riti della sinistra, si vuole a tutti i costi unitario tiene insieme all’interno di uno stesso documento. Ma non si tratta di una novit�. Che la Fiom rappresenti una sorta di sindacato nel sindacato, la �quarta confederazione�, una specie di �Rifondazione sindacale�, � vero da una decina d’anni, da quando cio� l’ex segretario Claudio Sabattini, dichiar� esaurita e fallita l’esperienza della concertazione nata dall’accordo del luglio ’93 del quale Sergio Cofferati era stato nella Cgil uno strenuo sostenitore. La storia continua anche se i protagonisti sono cambiati e a fronteggiarsi sono oggi Rinaldini ed Epifani. Con un leader della Fiom che, ha sorpassato in consensi la sinistra Cgil di Gian Paolo Patta che non ha creato grossi problemi ad Epifani, e che, se volesse, potrebbe mettersi alla guida di una vera opposizione interna. Rinaldini ha dichiarato che non � sua intenzione, ma non per questo Epifani pu� stare tranquillo. L’opposizione, anche se nascosta dal velo del documento congressuale unitario, c’�. Forse ha raccolto pi� consensi del previsto. E per il segretario della Cgil non sar� facile domarla.