Rifondazione si sente accerchiata dalla sua sinistra

13/09/2007
    giovedì 13 settembre 2007

    Pagina 2 – Politica

    Rifondazione si sente
    accerchiata
    dalla sua sinistra

      Cremaschi parla di sciopero generale, le minoranze interne di campagna per il no. Giordano frena

        Bologna
        LA BOCCIATURA da parte della Fiom del protocollo sul welfare siglato da governo e sindacati può essere per Rifondazione comunista l’occasione per rilanciare il proprio ruolo nel governo, ma anche il primo passo verso una spaccatura del partito. Non a caso a via del Policlinico ieri si è guardato con molta attenzione all’assemblea organizzata al centro congressi Cavour: trecento persone in rappresentanza di Cobas (c’era Piero Bernocchi), "Rete 28 Aprile" (presente il fondatore Giorgio Cremaschi), Sinistra critica (il trotzkista del Prc Salvatore Cannavò), Partito comunista dei lavoratori (l’ex Prc Marco Ferrando), Action (in sala c’erano i "disobbedienti" Luca Casarini e Francesco Caruso), che hanno deciso di indire tra la fine di ottobre e l’inizio di novembre uno sciopero generale nazionale contro l’accordo sul welfare con manifestazioni (quella del 20 ottobre viene giudicata troppo morbida). E si fa strada nella maggioranza il sospetto che si voglia far nascere un soggetto a sinistra del Prc.

        Ecco perché in queste ore Franco Giordano si muove con cautela su una corda tesa che ha a un’estremità gli alleati di governo che intimano di «non organizzare un’opposizione interna alla maggioranza» sul protocollo welfare, e dall’altra una minoranza interna pronta a fare una campagna per il "no" al referendum tra i lavoratori e a chiedere l’uscita dal governo se gli emendamenti presentati in Parlamento dal Prc non verranno approvati. «Dopo il no della Fiom i comunisti e la sinistra d’alternativa sono di fronte a un bivio – dice il senatore dissidente Fosco Giannini, – o cambiano la politica del governo o escono dal governo Prodi».

        Una situazione nella quale Giordano non può che muoversi dando un colpo al cerchio e uno alla botte . «Il più grande sindacato di categoria in Italia esprime la sofferenza e il malessere di tanti operai e operaie», manda a dire il segretario Prc agli alleati e allo stesso Prodi, che ha derubricato la bocciatura della Fiom a fatto "previsto e scontato". «La politica, che è in crisi di credibilità, dovrebbe avere l’umiltà di ascoltarli, di provare a interpretare quel malessere, e il governo non può volgere lo sguardo dall’altra parte», attacca Giordano. Che però si guarda bene dall’annunciare una campagna di Rifondazione nei luoghi di lavoro per far vincere il "no".

        Una posizione che viene duramente contestata dalla minoranza di Sinistra critica, quella del senatore, allontanato nei mesi scorsi dal Prc, Turigliatto. Lui così come Cannavò e gli altri di Sinistra critica presenti in Parlamento, voteranno "no" al protocollo sul welfare anche se il governo deciderà di porre la fiducia. «Faremo una campagna a tappeto per il no – assicura Cannavò – insieme ai comitati di Cremaschi e ai Cobas» La maggioranza, per il portavoce della minoranza trotzkista di Rifondazione, sbaglia a non dare indicazioni di voto: «Nel ’95 ci fui un’analoga consultazione tra i lavoratori sulla riforma delle pensioni di Dini e Rifondazione era in prima fila per il no». Anche perché, dice l’esponente Prc nonché segretario nazionale della Fiom Cremaschi: «Quando si fa un referendum, e ci sono due voci in una scheda, il sì e il no, vuol dire che anche il no è legittimo. È nell’interesse di tutti spiegare anche le ragioni del no». Un attacco a Guglielmo Epifani, che tre giorni fa dalla Festa dell’Unità ha difeso l’accordo e sfidato «coloro che lo criticano a fare di meglio» . Parole che non sono piaciute a Cremaschi, per il quale l’accordo siglato a luglio «non è né il migliore né l’unico possibile»: «Se avessimo voluto avremmo potuto fare di meglio. Gli effetti di una vittoria del no al referendum sarebbero positivi, perché segnalerebbero che si può fare di più». Un discorso poco realistico per Maurizio Zipponi, per anni segretario della Fiom di Milano e di Brescia e oggi responsabile Lavoro di Rifondazione comunista: «Il risultato del referendum è scontato. Si sono espressi a favore dell’accordo 25 mila funzionari confederali. La vittoria del no significherebbe semplicemente lo scioglimento di Cgil, Cisl e Uil». Più verosimilmente, per Zipponi, Rifondazione deve «continuare a esprimere il proprio giudizio negativo senza però dare indicazioni di voto» per poi «ascoltare cosa si dirà nelle assemblee e leggere i risultati del referendum. In base a questo indicheremo i punti di modificadell’accordo, facendo battaglia in Parlamento». Sul dopo non parla.

      s.c.