Rifondazione e governo distanti sul protocollo

22/11/2007
    giovedì 22 novembre 2007

    Pagina 8 – Economia

    Welfare

    Rifondazione e governo
    distanti sul protocollo

      Accordo in alto mare, mentre Letta avverte: margini stretti per le modifiche al provvedimento

        di Bianca Di Giovanni/ Roma

        INTESA DIFFICILE Accordo ancora lontano sul protocollo sul Welfare. Dopo che Rifondazione ha strappato l’ok della Commissione al primo articolo, con una norma più elastica sui lavori usuranti, il governo ha gelato la commissione. «Non posso assicurare che quello che state facendo risponda agli impegni presi con le parti sociali, né che abbia il sostegno della maggioranza in Senato». Così Enrico Letta ha aperto la riunione della serata, quella convocata per sciogliere gli ultimi nodi e subito «sconvocata». Le parole del sottosegretario sono cadute come pietre: i margini sono stretti, e i tempi pure. Il governo spinge perché oggi il provvedimento esca dalla commissione, per arrivare in Aula lunedì. Se così non fosse, salterebbe tutto il calendario. E già c’è chi pensa alla fiducia. In questo caso «vorrà dire che faremo come Dini – dicono da Rifondazione – voteremo la fiducia per responsabilità ma un minuto dopo diremo che non c’è più la maggioranza». Come dire: con il welfare arrivano anche le maggioranze variabili.

        Passano le ore, e l’intesa non si «acciuffa». Anzi, Rifondazione continua ad alzare il tiro e si smarca da tutti: parti sociali e alleati di maggioranza. Scendono in campo il segretario Franco Giordano, il ministro Paolo Ferrero, il responsabile Lavoro Maurizio Zipponi. In Transatlantico qualcuno commenta: «È il partito di Cremaschi che vuol farsi sentire. Soprattutto dopo il terremoto innescato da Berlusconi e dopo l’intervista di Fausto Bertinotti sulle larghe intese». Insomma, c’è molta politica nello stallo innescato in Parlamento. Ma non solo quella.

        In giornata la commissione aveva detto sì all’articolo 1, quello su scalone e lavori usuranti. L’ emendamento approvato, presentato dal presidente Gianni Pagliarini, di fatto concede maggiore spazio alla commissione istituita al ministero di Lavoro con le parti sociali per la definizione della platea dei lavori usuranti (salta il riferimento normativo che individua in 80 notti il tetto per poter parlare di lavoro notturno). Via libera anche ad una proposta di modifica che estende i benefici previsti nel provvedimento per i lavoratori in mobilità del Sud ai lavoratori in mobilità di tutta Italia. Eliminato lo «scalone» della Maroni. Insomma, vengono recepite le richieste di Rifondazione.

        Ma proprio mentre il partito di Giordano si preparava ad incassare altri due risultati sui contratti a termine (il diritto di precedenza per chi ha già lavorato 36 mesi per un ipotetico nuovo contratto, e l’inserimento nei 36 mesi anche dei periodi degli interinali), scendono in campo i sindacati. Guglielmo Epifani chiede esplicitamente che il parlamento non stravolga quello che le parti hanno concordato. Gli fa eco anche Foccillo della Uil.

        Il fatto è che al sindacato non va giù l’intesa sugli usuranti per delega: fino a ieri il governo aveva assicurato che ci sarebbe stata una norma chiara sul computo dei lavoratori coinvolti. E non solo: le ipotetiche concessioni sui contratti a termine avrebbero potuto riaprire la strada al «lavoro a chiamata», un tipo di contratto eliminato dal Protocollo ma che una parte della maggioranza chiede di reintrodurre. Insomma, per trovare la quadra si potrebbe arretrare su altri punti. Rifondazione replica stizzita: non è la sinistra a fare accordi con Confindustria. La quale, naturalmente, fa presisng perché si modifichi il meno possibile su tutto. Zipponi e Giordano denunciano pressioni forti di Viale dell’Astronomia. Così tutto torna in salita, con buona pace di chi sperava in un accordo vicino.

        Mentre scriviamo la Commissione riprende a votare. Passa l’emendamento che prevede per quanto riguarda i contratti a termine, la possibilità di sommare i tempi dei diversi contratti per arrivare a 36 mesi indipendentemente dal tempo che intercorre tra un contratto ed un altro. Il testo originario prevedeva invece 36 mesi continuativi. Sì anche alla proposta di pagliarini sulla deroga all’assunzione dopo i 36 mesi: il contratto a termine non potrà superare gli 8 mesi. Poi scatta l’assunzione.