Rifondazione dopo la sconfitta si aggrappa al 20 ottobre

11/10/2007
    giovedì 11 ottobre 2007

    Pagina 2 - Economia

      Rifondazione dopo la sconfitta
      si aggrappa al 20 ottobre

        Giordano: non possiamo approvare l’accordo senza modifiche. Angius: adesso rinunciare alla manifestazione

          di Giampiero Rossi

          POSIZIONI Marco Rizzo insiste. Secondo lui, cioè coordinatore dei Comunisti italiani, ci sono state irregolarità nel referendum sul protocollo per la riforma del welfare. «Come da copione – dice sarcastico ad Affaritaliani.it – avevano previsto sia nel sindacato sia in larga parte del governo che questo sarebbe stato il risultato ed evidentemente lo zelo ha superato addirittura le previsioni. Peccato – aggiunge – che nei luoghi di lavoro e nelle fabbriche, dove il controllo è molto più grande perché ci sono gli elenchi dei lavoratori e perché le persone si conoscono, il no prevalga. Sarà una causalità, ma aver previsto l’80% per il sì e poi avere l’82 mi pare una casualità molto significativa».

          La butta in politica, invece, il segretario di Rifondazione comunista, Franco Giordano: «L’unica cosa che mi sento di dire oggi è che esattamente come avevamo detto e cioè c’è un grande malessere operaio e la politica non può non ascoltare». E nel caso in cui fosse confermato il dato equivalente all’82% di voti per il sì, il Prc resterà sulle sue posizioni e cioè non voterà il testo senza modifiche? «È inevitabile che sia così, proprio perché permane una contrarietà in alcune aree sociali del paese – risponde – i risultati delle fabbriche testimoniano in maniera inequivoca il malessere che avevamo denunciato e di cui la Fiom era stata interprete. Questo malessere è diffuso ed è uniforme in tutta l’Italia. Quando alle meccaniche di Mirafiori o a Cassino o a Pomigliano il no sta sull’80% evidentemente noi dobbiamo interpretare quello come un malessere dentro questa grande prova di democrazia che ha espresso il sindacato. Dopo aver analizzato il referendum ed aver colto il malessere operaio noi chiederemo una modifica del protocollo». Anche il ministro Paolo Ferrero ribadisce: «Il protocollo così come è io non lo voto». Ma è possibile allora un’astensione in consiglio dei ministri? «È possibile tutto», si limita a dire.

          Niente di nuovo, insomma, da Rifondazione e Pdci, ma a sinistra c’è chi da ieri vede le cose in modo un po’ diverso. «Si sta profilando uno straordinario consenso delle lavoratrici e dei lavoratori italiani all’accordo – afferma infatti il vicepresidente del Senato e promotore del Partito Socialista, Gavino Angius – il risultato del referendum dovrebbe indurre tutti ad una seria riflessione sulle domande che vengono al governo e alla politica dal mondo del lavoro ma soprattutto dovrebbe far riflettere coloro che, come Rifondazione comunista e altre forze di sinistra, hanno lanciato una dissennata campagna per il no al protocollo su pensioni e welfare. La sconfitta del no appare netta ed inequivocabile e di essa qualcuno ne dovrebbe trarre le immediate conseguenze – sottolinea Angius e la prima è che dovrebbe essere disdetta la manifestazione del 20 ottobre perché vorrebbe dire manifestare, non più soltanto contro il governo e i sindacati, ma anche contro milioni di lavoratrici e lavoratori italiani. L’accordo potrà essere migliorato in Parlamento ma sarebbe da irresponsabili proseguire sulla strada dei distinguo e dei ricatti».