“Rifondazione 1″ Nasce Rifondazione «di governo e di lotta»

03/03/2005

    giovedì 3 marzo 2005

      DA OGGI LE ASSISE AL LIDO DI VENEZIA, BERTINOTTI PUÒ CONTARE SUL 60 PER CENTO DEI DELEGATI
      Nasce Rifondazione «di governo e di lotta»
      Sorpresa al congresso: parte un invito anche per Silvio Berlusconi

        Fabio Martini

          ROMA
          A poche ore dall’inizio del suo congresso, Fausto Bertinotti rinuncia alla cautela tipica delle vigilie e distilla due affermazioni importanti: «Nella precedente esperienza del governo Prodi abbiamo spesso avanzato delle rivendicazioni come una bandiera», mentre stavolta «dobbiamo lavorare ad un programma comune» e dunque senza porre «pregiudiziali». Come dire: stavolta non ci saranno aut aut tipo le 35 ore e, par di capire, la stessa richiesta della patrimoniale rientrerà nella trattativa con gli altri partiti. E’ un Bertinotti che, sia pure da sinistra, si prepara a trattare un programma di governo, ma senza per questo rinunciare del tutto ad affermazioni più ambigue: «L’alleanza di governo – dice Bertinotti a “Repubblica Radio” – è una fase di passaggio: per noi governo ed opposizione sono collocazioni equivalenti, bisogna scegliere quella più conveniente».

            In altre parole la Rifondazione che da oggi pomeriggio celebra il suo sesto congresso al Lido di Venezia si presenta come un «partito di governo e di lotta», in qualche modo invertendo l’ordine dello slogan togliattiano che privilegiava la lotta rispetto al governo. Certo, nella relazione di apertura, Fausto Bertinotti sottolineerà il tratto identitario più forte della “nuova” Rifondazione, quella sua vocazione a rappresentare il mondo dei movimenti, un mondo tentato – e spesso attraversato – dal non-voto. Ma accanto alla vocazione alternativa, che sarà ribadita con forza da Bertinotti, il congresso sarà formalmente chiamato a dare via libera al patto di governo con gli altri partiti dell’Unione.

              Ma Bertinotti immagina di entrare nell’ipotetico governo Prodi con tutto il partito o soltanto con la sua maggioranza? E’ questo uno dei nodi irrisolti della vigilia. Bertinotti, rompendo con l’unanimismo tipico del Pci, aveva detto che lui era pronto a governare il partito «anche con un voto di maggioranza» e, visto che i rapporti di forza lo premiano con 60% di delegati (contro il 40% complessivo delle quattro correnti di minoranza) difficilmente il segretario raccoglierà l’invito alla «gestione unitaria» che gli viene dalla più corposa delle minoranze interne, gli ex cossuttiani dell’”Ernesto”. Un appello unitario arriva anche da Gigi Malabarba, capofila di un correntino trotzkista, un’area con la quale Bertinotti potrebbe trovare un’intesa.

                Solo apparentemente si tratta di alchimie interne. Se Bertinotti scarterà la gestione unitaria questo avrà quasi certamente conseguenze anche sulla “squadra” che Rifondazione presenterà nel prossimo Parlamento: le minoranze potrebbero essere escluse dalla corsa ai posti al sole (collegi sicuri, teste di lista nel proporzionale) restando fuori dal prossimo Parlamento e dunque anche dalla (eventuale) maggioranza parlamentare chiamata a sostenere il governo Prodi. Proprio ieri è stato chiesto a Bertinotti se fosse pentito di aver fatto cadere nel 1998 il Prodi-1 e il segretario di Rifondazione ha risposto secco: «No».

                  Questo pomeriggio il congresso di Rifondazione si aprirà alla presenza di tutti i leader del centrosinistra, compreso Romano Prodi che però non prenderà la parola. Tra i big del centrodestra l’unico invitato è Marco Follini, nella sua qualità di segretario dell’Udc, partito che a suo tempo aveva invitato Rifondazione al proprio congresso. Un po’ a sorpresa ieri si è appreso che un invito al congresso comunista è stato inviato nei giorni scorsi a Berlusconi. Così formulato: «Caro Silvio Berlusconi», «saremmo lieti di poterLa avere tra gli ospiti» del congresso e «per adesso, un saluto. Fausto Bertinotti».