“Ricostruzioni” Colaninno: «L’Opa Telecom non c’entra»

21/12/2005
    martedì, 20 dicembre, 2005

      Pagina 15 – Primo Piano

      LA LETTERA
      Roberto Colaninno interviene sul ruolo di Bankitalia durante l’assemblea della società nell’ aprile del 1999

        «L’ Opa Telecom non c’ entra con le scalate dei furbetti»

          Gentile Direttore,

          ho letto con grande sorpresa l’ articolo pubblicato ieri dall’ inserto CorrierEconomia del suo giornale col titolo «La sottile linea rossa», che mi ha molto impressionato per la superficialità della ricostruzione e le gravi inesattezze dei dettagli.

          Non contesto, naturalmente, la libera opinione del giornalista, che ha ritenuto collegare l’ Opa Telecom alle scalate dell’ estate dei «furbetti», anche se personalmente ritengo tale collegamento arbitrario e denigratorio nei miei confronti; ma desidero, se mi permette, far conoscere ai suoi lettori qualche mia osservazione e precisazione.

          Premetto che ignoravo l’ esistenza di presunti accordi «riservati» tra Antonio Fazio e Franco Bernabè in vista dell’ Assemblea degli azionisti Telecom Italia del 10 aprile 1999, convocata per deliberare sulla fusione Telecom Italia-Tim, come invece emerge dalla ricostruzione di Rizzo. Se ciò fosse vero, sarebbe un fatto molto grave in quanto si tratterebbe della richiesta, da parte dell’ allora Amministratore Delegato di Telecom, dell’ appoggio di un’ istituzione indipendente.

          Vorrei in ogni caso osservare:

          1) non risponde minimamente a verità che, come recita il sommario dell’ articolo in prima pagina, «la Banca d’ Italia di Fazio fu determinante nel far fallire l’ assemblea di Telecom Italia nell’ aprile 1999 e nel far vincere l’ Opa di Roberto Colaninno».

          Le cifre, pubblicamente note, stanno a dimostrare che, anche se Bankitalia si fosse presentata, non si sarebbe comunque riusciti a ottenere il quorum richiesto. Ciò emerge, del resto, anche dal testo dell’ articolo, in cui si ricorda che all’ assemblea si presentò il 22,8% del capitale ordinario: la quota del 2,29% posseduta dal fondo pensioni della Banca d’ Italia, non sarebbe dunque stata «determinante» per raggiungere il quorum necessario. Peraltro il giornalista segnala che erano stati il giorno prima depositati certificati di partecipazione per un totale del 33,5% del capitale: anche nell’ irrealistica ipotesi di una presenza di tutti gli azionisti iscritti a partecipare, per fare fallire l’ Opa, secondo la Legge Draghi, art. 104, avrebbero dovuto votare favorevolmente tanti soci da rappresentare almeno il 30% del capitale e quindi praticamente tutti i depositanti dei certificati di partecipazione. Cosa del tutto improbabile;

          2) è singolare il riferimento a me come «importante azionista» della Banca Agricola Mantovana, di cui ero, in realtà, consigliere, oltre che piccolo azionista. Desidero comunque ricordare che, quando la Banca convocò l’ Assemblea in merito al progetto di trasformazione in società per azioni nell’ ambito della procedura per l’ eventuale acquisizione da parte di Mps, a tale assemblea si presentarono oltre 9000 (novemila) soci con diritto di voto capitario, come nella natura di banca popolare quale la Bam era.

          Ricordo, infine che l’ offerta venne lanciata non da qualche «furbetto», ma dall’ Olivetti, una delle più prestigiose imprese industriali italiane.

          Fiducioso che Lei vorrà prendere nota di queste osservazioni e trasferirle ai Suoi lettori, Le porgo i miei migliori saluti.

        Roberto Colaninno
            ——-

            Probabilmente la storia della scalata a Telecom Italia, e di quella famosa assemblea, è solo una storia di coincidenze. Una coincidenza l’ assenza del Tesoro, primo azionista. Una coincidenza l’ assenza del secondo azionista, la Banca d’ Italia. Una coincidenza anche l’ assenza dei fondi controllati dalle banche. Naturalmente fu una coincidenza anche l’ acquisto della Banca Agricola Mantovana (di cui Colaninno era consigliere e certamente non un semplice azionista come tutti gli altri) da parte del Monte dei Paschi di Siena, che poco tempo dopo non solo supportò finanziariamente l’ Opa Telecom, ma entrò, come l’ Unipol, nel capitale della Bell dello stesso Colaninno.

            Ed evidentemente è una coincidenza anche il fatto che molti dei protagonisti (con qualche eccezione rappresentata dallo stesso Colaninno) siano gli stessi delle ultime scalate bancarie. Tante coincidenze. Forse troppe.