Riconosciute le associazioni

14/03/2005
    domenica 13 marzo 2005

    sezione: IN PRIMO PIANO – pagina 4

    Riconosciute le associazioni
    Nuovi Ordini solo se va tutelato l’interesse generale

      LAURA CAVESTRI

        ROMA • La bandiera della riforma delle professioni è ora ben piantata nel terreno della competitività. Si tratta di un piccolo presidio che non soddisfa del tutto ma neppure scontenta e che, grazie all’inedito asse tra il ministro leghista della Giustizia, Roberto Castelli e il sostegno di Alleanza nazionale, guidata dal vice presidente vicario Ignazio La Russa, racchiude in tutto cinque punti essenziali. Tre in più rispetto a quelli già contenuti nel testo in entrata a Palazzo Chigi che, martedì corso — nell’incontro che La Russa, Castelli e il sottosegretario alla Giustizia, Michele Vietti avevano avuto con Ordini e rapresentanze delle associazioni — aveva trovato l’appoggio dell’intera compagine professionale. Questi, i cinque commi inseriti all’articolo 2 del decreto legge.

        Ordini. Aperta la strada per creare nuovi Albi. Infatti, qualora un’attività professionale tocchi « interessi costituzionalmente rilevanti » e comporti il « rischio di danni sociali conseguenti a eventuali prestazioni non adeguate » , il decreto legge riconosce la possibilità di istituire nuovi Ordini. Una formulazione certamente generica attraverso la quale, tuttavia, si potrebbe giustificare la nascita di ulteriori Ordini a presidio di attività attualmente non regolamentate.

          Associazioni. Una prima patente di riconoscimento arriva anche alle associazioni, sino a ora non regolamentate, e costituite da professionisti che « non esercitano attività regolamentate, tipiche di professioni disciplinate ai sensi dell’articolo 2229 del Codice civile » . In pratica, che non si sovrappongono alle attività caratteristiche degli Albi.
          Tirocinio. Il tirocinio, retribuito « con adeguato compenso per l’apporto reso, con riferimento al regime tariffario delle prestazioni svolte » potrà essere svolto anche « presso pubbliche amministrazioni e società che svolgono attività nel settore » . Purché l’attività resti soggetta alla responsabilità di un professionista.

          Dipendenti. Inoltre, scatta anche per i dipendenti l’obbligatorietà dell’iscrizione all’Albo per lo svolgimento di attività che richiedono l’abilitazione professionale.

            Commissioni d’esame. Infine, nelle commissioni per l’esame di Stato all’abilitazione, non più del 50% dei commissari può essere di nomina ordinistica. Tutte misure, in ogni caso, concordate preventivamente con il Cup ( il coordinamento degli Ordini professionali) e con le rappresentanze delle associazioni non regolamentate.

              « Sono riuscito a recuperare un testo più completo rispetto a quello che era entrato in Consiglio dei ministri — ha detto il ministro della Giustizia, Roberto castelli — e che io giudicavo insoddisfacente. Abbiamo introdotto cinque punti su cui tutto il Governo è d’accordo e potranno servire per creare in sede di conversione un testo organico » .

              « Si tratta comunque di un primo passo — ha sottolineato il ministro del Welfare, Roberto Maroni — anche se le resistenze sono fortissime » .
              Mentre per il vice presidente vicario di An, Ignazio La Russa, « il regolamento inserito è il punto di partenza della più complessa riforma che intendiamo inserire nella legge di conversione del decreto » . Anche per il sottosegretario alla Giustizia, Michele Vietti, al di là dei contenuti, « è comunque importante che il tema sia presente » . Accoglie con favore la misura sul tirocinio retribuito il sottosegretario al Miur, Maria Grazia Siliquini: « È un principio che il Miur sta inserendo nella propria riforma delle scuole di specializzazione legale ».

              L’opposizione, ha ribadito Pier Luigi Mantini, responsabile per le professioni della Margherita, « prende atto che il Governo ha finalmente capito l’importanza di riformare le professioni, come aveva cominciato a fare l’Esecutivo di centro sinistra » . Tuttavia, si tratta di « una non riforma, affidata a poche norme elettoralistiche che hanno il mero valore di enunciazioni di principio inefficaci nella pratica » . Inoltre, Mantini si chiede « come sarà possibile inserire nuovi capitoli riguardanti le professioni, in sede di conversione del decreto, dalla pubblicità alle società, senza mutare completamente la materia del decreto. Una cosa che non è possibile sul piano legislativo » .

              Soddisfatto dei contenuti è invece il presidente del Cup, Raffaele Sirica — ieri a Verona per il III Congresso regionale del Cup Veneto — per cui « si è trattato di misure concordate, che riconoscono più tutele ai tirocinanti, alle associazioni e riportano anche nell’alveo della deontologia professionale i tanti lavoratori dipendenti " abilitati".
              Ora attendiamo che La Russa, Castelli e Vietti aprano quel tavolo che, in fase di conversione, dovrà innestare la sintesi più corposa della riforma, partendo dai risultati condivisi del progetto Castelli, della proposta Vietti e del disegno di legge Cavallaro Federici » .

              Apprezzamento giunge, infine, anche da Giuseppe Lupoi ( Colap) e Giorgio Berloffa ( Assoprofessioni) secondo cui « viene finalmente riconosciuto l’impianto duale, Ordini associazioni, della struttura organizzativa delle professioni » .