Ricerca Censis: destra e sinistra bocciate in economia

24/06/2005
    venerdì 24 giugno 2005

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        Una ricerca del Censis presentata ieri a Roma evidenzia l’incoerenza delle politiche pubbliche

        Destra e sinistra bocciate in economia

          Le ricette fiscali proposte dai due poli non convincono gli elettori

            Luca Saitta

              No alla riforma fiscale che rilancia i consumi, no alla Tremonti-bis che incentiva le imprese a investire, ma anche no alla tassazione di rendite e patrimoni: se il consenso elettorale si vede dall’apprezzamento nei confronti delle politiche economiche proposte dagli schieramenti, prevedere chi vincerà le prossime elezioni allora è un’autentica incognita.

              Il popolo del Belpaese, infatti, pur ritenendo l’economia il tema cruciale da affrontare nella prossima competizione alle urne, stronca ogni strategia avanzata in materia, sia che venga dalla maggioranza sia dall’opposizione. Il risultato: un popolo che appare confuso, smarrito e vulnerabile, che si sente orfano di protezione pubblica e, in quanto tale, chiede ´più stato’ rispetto a ieri nell’indirizzo e nella regolazione dei processi economici. Uno stato inteso in un’accezione personalistica, come istituzione garante di incolumità individuale, che si limiti a ridurre la pressione fiscale sui redditi e a combattere più efficacemente gli evasori e il sommerso.

                È quanto emerge dalla ricerca del Censis ´L’incoerenza delle politiche pubbliche’, presentata ieri e Roma dal direttore Giuseppe Roma e dal segretario generale Giuseppe De Rita.

                  La recessione e la gravosa situazione dei conti pubblici sono avvertiti dagli italiani come i problemi più rilevanti da risolvere, prima ancora che la sanità e la scuola: di sicuro quelli determinanti nel condizionare la decisione di voto (un’opinione cresciuta dal 32,6 registrato nel 2001 al 36,4 del 2004, fino al 40,9% nelle ultime regionali dello scorso aprile).

                    ´L’impressione generale, però, è che chi legifera in parlamento agisca in totale scollamento con quelle che sono le esigenze della gente’, ha affermato Roma. ´Nell’attuale congiuntura le attese collettive sono rimbalzate sulle politiche pubbliche, che negli ultimi anni hanno mostrato segni di ambiguità rispetto ai processi in corso, di fatto rivelandosi inadeguate a bilanciare gli effetti dell’assottigliamento dei redditi, da una parte, e della patrimonializzazione, dall’altra’.

                      Secondo il Censis, dunque, chi ha liquidità investe nel mattone e nella finanza: un doppio binario tra rendita e speculazione al quale l’offerta politica non sa proporre percorsi nuovi e convincenti per catalizzare energie e risorse in un modello di sviluppo alternativo. Ecco, allora, che nessuna ”ricetta” piace, che ogni strategia, messa in atto o solo proposta, lascia gli italiani sostanzialmente indifferenti.

                        Le critiche per la maggioranza di governo….

                          La ricerca del Censis, così, evidenzia come la politica di sgravi e incentivi messa in moto nel complesso dal governo Berlusconi si sia rivelata complessivamente insufficiente nello stimolare l’economia. ´Gli effetti della Tremonti-bis si sono annullati già nel primo trimestre del 2003′, ha continuato Roma. ´La gran parte delle agevolazioni è stata orientata ad investimenti in macchinari e capannoni, senza sbrogliare, cioè, nessun nodo strutturale del nostro sistema produttivo. Si può dire, piuttosto, che hanno mantenuto una sostanziale neutralità dal punto di vista dei meccanismi di selettività dimensionale e settoriale’. Sul fronte della domanda interna, la riduzione del prelievo fiscale sui redditi personali non ha avuto l’impatto sperato dall’esecutivo in termini di rilancio dell’attrattività dei consumi. Secondo le stime del Censis, il 79% dell’opinione pubblica, dopo la recente riforma dell’Irpef, ha dichiarato di non disporre di maggior reddito per spese e risparmi.

                            …e quelle per l’opposizione di centro-sinistra

                              D’altra parte, anche le alternative proposte dall’opposizione non sembrano incontrare maggior favore. Interrogati sugli interventi più urgenti da varare per rimettere in moto i conti pubblici, solo il 6,4% degli italiani ha proposto di tassare le rendite finanziarie e uno sparuto 2,9% di tassare i patrimoni immobiliari. Al contrario, la maggior parte delle risposte si sono concentrate, per il 65,1%, sulla classica e ´apolitica’ formula della lotta all’evasione fiscale e al lavoro nero. Il Censis sottolinea, poi, un ulteriore paradosso: pur collocandosi l’Italia in una posizione migliore rispetto alla media dell’Unione europea per quanto riguarda intensità e dinamica della spesa pubblica diretta a incrementare il capitale fisso del territorio, in gran parte queste risorse si consumano in spese per il fabbisogno ordinario di funzionamento e per la manutenzione delle strutture esistenti. Sul fronte della finanza di progetto, invece, questa si concentra principalmente sulla realizzazione di parcheggi, impianti sportivi e cimiteri (il 46% di tutte le iniziative avviate nel 2004): ovvero in piccoli interventi che non contribuiscono attivamente al rilancio dell’economia.

                                ´Quella italiana è una società che sfugge ogni giorno di più all’intervento pubblico’, ha sostenuto De Rita, ´strutturalmente egocentrica, orientata a volere solo ciò che le fa comodo. È davvero difficile potere consigliare un eventuale programma per una campagna elettorale al momento. Potere consumare di più non interessa, intervenire sull’Irpef è inutile. E la sinergia tra pubblico e privato è fortemente orientata al piccolo progetto, nel rispetto di una cultura del borgo che è comunque indice di una società che cerca la qualità della vita. Semmai bisognerebbe integrare questo stimolo con una capitalizzazione sulle reti lunghe, su qualche grande opera, su qualche grande vettore che riesca comunque ad avere effetti su larga scala’. (riproduzione riservata)