Revival dell’art 18

25/10/2002



il manifesto – 25 Ottobre 2002
POLITICA


            Revival dell’art 18
            Il governo attacca la Cgil sui licenziamenti


            CARLA CASALINI


            Torna improvvisamente in scena, e tiene banco, l’«articolo 18» dello Statuto dei lavoratori che tutela dai licenziamenti illegittimi: manomesso nel «Patto per l’Italia», firmato da Cisl e Uil con Berlusconi e la Confindustria il 5 luglio, da allora il governo, incassato l’accordo separato spaccando i sindacati confederali, ha tentato fin qui di mettere la sordina al tema scottante. Tranne, naturalmente, l’intemperante ministro Marzano che ha rivelato come il testo dell’accordo preveda una messe di licenziamenti, e ha fatto stizzire la Cisl. Il titolare del welfare Roberto Maroni si è preoccupato di correre ai ripari annunciando lo slittamento dell’esame della legge-delega sui licenziamenti a «gennaio-febbraio». Lontano dunque dalla finanziaria, che sta suscitando in questi giorni preoccupazioni in Cisl e Uil perché il `Patto per l’Italia’ non vi è «rispettato». Ed è il medesimo intento rassicurante, la ragione di fondo delle attuali sortite del viceministro dell’economia Baldassarri sull’«art.18»: il leader della Cisl Pezzotta si agita, ammonisce il governo a non tirarsi indietro da quel Patto, e il governo rispolvera la lettura
            soft del testo sui licenziamenti, che hanno messo di nuovo in difficoltà Cisl e Uil di fronte a milioni di telespettatori.

            L’occasione del revival il governo, potendo, l’avrebbe scansata. Ma i tre segretari confederali, riuniti da Vespa, hanno ripresentato in tv la loro insanabile divisione. Lì Baldassarri è corso in aiuto di Pezzotta e Angeletti contro Guglielmo Epifani. La Cgil ha reagito: dalla segreteria Giuseppe Casadio ha diffuso la paginetta del «Patto per l’Italia» dove si legge, effettivamente, che nei «tre anni dall’entrata in vigore» della nuova norma berlusconiana per i «nuovi assunti», sia a tempo pieno, che part-time, che a termine (in formazione-lavoro), non vale la garanzia «dell’art.18». Non solo, dunque le aziende che «crescono», ma anche le aziende neonate avranno libertà di licenziamento per qualsivoglia numero di dipendenti.

            No, «per le nuove aziende no», non si cancella l’art.18, nel Patto «è scritto tutto molto chiaro, in italiano, una lingua che non si presta ad equivoci» – si è intestardito ieri il vice di Tremonti. Un’argomentazione certo non da fine linguista, ma Baldassarri è già oltre, nella metafora: «la Cgil ricorda le vecchie posizioni inglesi che, quando c’era nebbia sulla Manica, affermavano che il continente era isolato». Reazione rapida, «il viceministro ha perso la rotta, nelle nebbie fra Dover e Calais», se queste sono le sue argomentazioni, certo «non smentiscono» nulla, nota Casadio. Vero, ma il governo deve portare a casa la finanziaria, deve accontentare la Confindustria, spera di coinvolgere l’Ulivo; cerca di allettare anche la Cgil, e questo incidente sull’art.18 davvero non ci voleva, ma certo non può rischiare di alienarsi proprio i due sindacati che a prezzo di un accordo separato hanno avallato la sua politica.