“Retroscena” Intese sul modello tedesco per il Partito della Libertà (A.Minzolini)

19/05/2005
    giovedì 19 maggio 2005

    pagina 7

    Retroscena

      OGGI IL CONVEGNO PREPARATO DAL «COMITATO DI TODI» DI ADORNATO PER LA NUOVA FORZA DELLA CDL
      Intese sul modello tedesco
      per il Partito della Libertà
      Sarà presentato un manifesto in dieci punti con i valori di riferimento
      Molti «numi tutelari», da De Gasperi e Einaudi al «patriottismo civile»

        Augusto Minzolini

          ROMA
          UN dato è certo, Silvio Berlusconi non demorde dall’idea di dare una nuova forma al centrodestra, di perseguire fino in fondo l’ipotesi del partito unico, magari federato con altri movimenti locali e non. «A questo punto – continua a ripetere il Cavaliere – non si può più tornare indietro. Noi sentiremo i nostri alleati, saremo disponibili, anche altruisti, ma alla fine andremo avanti anche da soli». Appunto, il progetto di cui si comincerà a parlare oggi in un grande convegno promosso da diverse riviste del centrodestra e al quale parteciperà tutta la nomenklatura della Cdl, è destinato a decollare anche se non mancheranno le resistenze. Le prime avvisaglie si sono viste ieri quando per tutta la serata la partecipazione del segretario dell’Udc, Marco Follini, si è tinta di giallo: mentre il suo uomo ombra, Paolo Messa, dava per sicura presenza e intervento, Bruno Tabacci ha continuato a confidare a mezzo mondo che avrebbe parlato al suo posto.

            Misteri democristiani. Appunto. E in fondo, l’idea di una nuova forma partito che rappresenti serve proprio a rendere più limpido il confronto politico nel centrodestra, un confronto che nell’ultimo anno si è fatto oscuro e di difficile interpretazione. Una bozza del nuovo partito è già emersa nel dibattito interno al comitato di Todi nel quale sono presenti esponenti di rilievo di Forza Italia, An e Udc. Si va dall’animatore Ferdinando Adornato, a esponenti di primo piano del partito del premier, come Sandro Bondi e Fabrizio Cicchitto, a personaggi di rilievo di An come Maurizio Gasparri, Antonio Landolfi, o dell’Udc come Rocco Buttiglione e Francesco D’Onofrio.

              Intanto tutti hanno fatto presente l’importanza dell’operazione. Per dirla con Adornato «è una necessità storica» o per vincere le prossime elezioni, o per impedire che una sconfitta metta a rischio la continuità politica della Cdl e dello stesso bipolarismo italiano. In secondo luogo, un nuovo partito è l’unico modo per dare «una sintesi unitaria alle diverse istanze che vengono da una Cdl divisa, ad esempio, tra chi vuole riformare lo Stato sociale e chi invece vuole accentuare la tutela sociale di fronte alla crisi economica».

                Quindi, l’obiettivo dei promotori è quello di una forza che punti a raggruppare almeno il 40% dei consensi di ispirazione «liberale, popolare, nazionale, riformista» che potrebbe chiamarsi Partito o Alleanza della libertà. Un partito federato anche con movimenti locali sull’esperienza che si è dimostrata vincente nelle ultime elezioni di Catania. Uno schema che è stato ipotizzato da Roberto Formigoni e che oggi sarà proposto da Adornato a nome del comitato di Todi nella relazione introduttiva del convegno: «Un grande partito nazionale che abbia la capacità di stringere patti federativi con identità politiche regionali o macroregionali sul modello tedesco (Cdu-Csu)».

                  E’ già pronta anche la galleria dei numi tutelari dell’identità politica del nuovo partito, che mette insieme mostri sacri dell’umanesimo cristiano e laico. C’è di tutto: si parte da De Gasperi ed Einaudi, si passa per Cattaneo e Sturzo fino ad arrivare a Calamandrei, Maranini, Malagodi, Ugo La Malfa, Saragat e Craxi. Oppure ci si rifà al «patriottismo civile» che va da Vico a Leopardi, da Gioberti a Mazzini, da Gentile a Croce e a Longanesi, o «all’amore per la nazione e per la terra», per dirla con Adornato, di Dante e Manzoni. E, ovviamente, hanno un posto di rilievo anche i filoni culturali, sempre secondo Adornato, emarginati dall’egemonia culturale della sinistra: da San Tommaso a Locke, a Tocqueville, da von Hayek a Hannah Arendt, da Orwell a Furet, da Nicola Chiaromonte a Renzo De Felice.

                    Insomma, di tutto e di più. Non poteva mancare un manifesto dei valori racchiusi in dieci punti che a nome del comitato di Todi, Adornato elenca come se fossero i dieci comandamenti: la centralità della persona nella storia contrapposta a quelle proposte in passato dala politica, come la razza o lo Stato che hanno dato vita ai totalitarismi; il rilancio del’Occidente che viene messo in relazione con l’azione politica di Bush e quella spirituale di Wojtyla e di Benedetto XVI; un’Europa che si muove in uno stretto rapporto di solidarietà con gli Usa; il legame inscindibile della parole Pace e Libertà, l’una non esiste senza l’altra per cui è un dovere combattere le dittature; la civiltà del dialogo che punta all’integrazione con le altre civiltà del mondo ma non dimentica che «il sistema democratico-liberale è superiore a qualsiasi altro sistema politico»; l’economia sociale di mercato; un’idea di progresso che salvaguardi un costante equilibrio «tra diritti individuali, diritti naturali, diritti della comunità e diritti della specie» in contrapposizone a quella della sinistra che, secondo Adornato, si basa «su una strana miscela che mette insieme statalismo economico e liberismo morale»; il superamento della contrapposizione tra laici e cattolici; un’identità della nazione che si basi «non solo sull’anti-fascismo ma anche sull’anti-comunismo»; una forza che faccia della «moderazione» il suo Dna.

                      Rimane infine la disputa sui riferimenti internazionali del nuovo partito. Secondo Adornato e il comitato di Todi, visto che il «nuovo» partito deve rifarsi alle grandi forze europee, il suo posto non può che essere nel Ppe, però un Ppe che non deve essere più considerato come l’esclusiva casa dei democristiani, ma come il riferimento di «forze popolari, liberali, conservatrici, golliste e riformiste». Una visione, insomma, che accontenti anche Gianfranco Fini.