“Retroscena” Il premier: se mi metto in gioco i risultati si vedono (A.Minzolini)

17/05/2005
    martedì 17 maggio 2005

    Pagina 7

    Retroscena

      IL PREMIER: «OCCORRE ADESSO GARANTIRE UNO SFORZO UNITARIO NELLA COALIZIONE»
      Il premier: se mi metto
      in gioco i risultati si vedono
      Il Cavaliere punta a ricontrattare da posizione di forza il rapporto
      con i centristi: «Tutti debbono favorire l’azione del governo»

        Augusto Minzolini

          ROMA
          ARCORE, intorno alle 20 di ieri sera. Ancora non si sa se sarà il medico personale del Cavaliere, Scapagnini, o Enzo Bianco il nuovo sindaco di Catania e già Silvio Berlusconi telefona ai suoi luogotenti nella città siciliana per esternare il suo buonumore. Il premier aspettava da troppo tempo una boccata d’ossigeno, un dato rassicurante in controtendenza dopo le ultime sconfitte elettorali, che non attende neppure l’esito finale del voto prima di dire la sua. «Ora – si sfoga il Cavaliere con i suoi – voglio vedere cosa dirà Follini, se storcerà ancora il naso sulla mia leadership!

          In queste elezioni mi sono messo in gioco in prima persona e i risultati si sono visti. La verità è che quando ci presentiamo uniti, quando tutti gli alleati si dimostrano leali – e Cuffaro e Lombardo hanno dimostrato di esserlo -, vinciamo o, comunque, ce la giochiamo. Quando, invece, c’è qualcuno che punta solo ad esaltare le divisioni, a spargere pessimismo o a logorare l’immagine del sottoscritto si perde. In realtà, è proprio quel qualcuno che vuole perdere, che punta alla sconfitta. E’ ora di finirla: a questo punto dobbiamo solo pensare a governare bene e a vincere le prossime elezioni».

          Stessa ora a via due Macelli, nel palazzone che ospita la direzione nazionale dell’Udc. Chi interroga sul voto di Catania i dirigenti che sono lì dentro, quelli della stretta cerchia di Marco Follini e Pierferdinando Casini, si sente dare la stessa risposta che esce dalla bocca dei vari Prodi, Rutelli e Fassino: «Non è ancora detto che vinca Scapagnini». E il tono non è quello dei preofessionisti della politica che predicano prudenza visto che i risultati non sono ancora definitivi, ma piuttosto dei tifosi che sperano ancora in un capovolgimento del trend che sta premiando Scapagnini. Appunto, i tifosi della sconfitta.

          In fondo una ragione c’è e neppure tanto imperscrutabile: nella testa di Casini e Follini la batosta di Catania era la classica ciliegina sulla torta, quella che avrebbe messo definitivamente in crisi la leadership del Cavaliere. E, invece, se il risultato finale avrà confermato il vantaggio di Scapagnini, la premiata coppia che guida i democristiani del centro-destra dovrà rivedere tutti i suoi piani: non solo l’immagine del premier riceverebbe di fatto un’iniezione di fiducia, ma anche l’Udc siciliana – quella dei Cuffaro e dei Lombardo -, che Follini ha combattutto fino alla morte, dimostrerebbe di disporre di percentuali elettorali bene al di sopra di quelle che gli altri ex-dc del centro-destra riescono a mettere in campo nel resto del paese (anche a Catania le quattro liste autonomiste di Lombardo avrebbero il triplo dei voti della lista ufficiale dell’Udc). E, in fondo che già ieri sera le cose abbiano preso una piega diversa rispetto alle speranze di Follini, lo dimostra la laconica dichiarazione di Lorenzo Cesa. A una settimana dal «non possiamo abbonarci alla sconfitta» del segretario dell’Udc, il suo braccio destro ha lanciato uno slogan che è l’esatto contrario: «La partita è ancora aperta». Parole che i leader ribelli dell’Udc in Sicilia, Cuffaro e Lombardo, hanno chiosato con dei messaggi in codice al Cavaliere. «Ora dobbiamo puntare – ha detto il primo – alle elezioni anticipate in Sicilia per offrire un trampolino di lancio alla riscossa del Cavaliere». Il secondo, invece, è andato subito all’incasso: «Con il progetto delle liste autonomiste che ho messo in campo a Catania, ho lanciato una straordinaria ciambella di salvataggio a Berlusconi».

          Già, se al comune di Catania sarà confermato Scapagnini, la discesa del Cavaliere sul piano inclinato che lo stava portando ad un triste epilogo finale, potrebbe arrestarsi. «Le operazioni messe in campo per farlo fuori – osserva uno dei suoi consiglieri, Fabrizio Cicchitto – verrebbero bloccate e si dimostrerebbe ancora una volta che la leadership di Berlusconi nel centro-destra è ancora vincente. Inoltre il risultato conforterebbe una delle convinzioni di Berlusconi: che il centro-destra perde, soprattutto, per le sue divisioni. Un dato di fatto che obbligherebbe tutti i partiti dell’alleanza a dimostrare un maggior senso di responsabilità». Un concetto ripreso anche da uno degli artefici del successo di Scapagnini, il coordinatore di Forza Italia in Sicilia Angelino Alfano: «Il progetto che emerge dalle elezioni di Catania è coniugabile solo con questo schieramento di centro-destra e con la leadership di Silvio Berlusconi».

          Insomma, una vittoria a Catania porrebbe fine al dibattito sulla successione al Cavaliere e gli permetterebbe di riprendere fiato. Inoltre gli darebbe modo di arrivare ad un chiarimento definitivo con l’Udc da una posizione di forza: dato che l’unità della coalizione si dimostra un ingrediente essenziale per la vittoria elettorale, il premier d’ora in avanti sarà sicuramente meno accomodante con chi la metterà a rischio. «A questo punto – ha detto ieri sera Berlusconi nei momenti di maggiore euforia – si cambia registro. Basta con il pessimismo, tutti quelli che vogliono concorrere alla vittoria debbono fare per intero la loro parte.
          C’è un Dpef da approvare in tempi brevi, una modifica alla legge elettorale da studiare, una “par condicio” da riformare. Chi nel centro-destra non vuole essere della partita lo dica adesso e si tiri fuori».

            Il premier, quindi, ha tutta l’intenzione di imprimere maggiore vigore alla sua politica e di chiedere agli alleati una prova di lealtà. Se le risposte dei partners di governo saranno positive, se tutti, a cominciare dagli ex-democristiani, collaboreranno, è probabile che il premier accetti anche di concordare uno schema che accontenti tutti i protagonisti in campo già prima delle elezioni. Berlusconi, infatti, che si considera ancora il candidato più competitivo del centro-destra nella corsa alla premier-ship, dopo aver guidato la coalizione alle elezioni, in caso di vittoria, potrebbe puntare al Quirinale lasciando Palazzo Chigi a Casini, e a Fini il ruolo di federatore del nuovo partito del centro-destra (o viceversa). «Ho sempre detto – è tornato a ripetere ieri il premier – che in caso di vittoria c’è posto per tutti. Ma per centrar l’obiettivo tutti debbono favorire l’azione del governo e non ostacolarla, tutti debbono comportarsi con lealtà e garantire uno sforzo unitario».