“Retroscena” Il nome è già pronto: sarà il «Partito della Libertà» (A.Minzolini)

27/04/2005

    mercoledì 27 aprile 2005

    Retroscena

      L’OPERAZIONE ANNUNCIATA DAL CAVALIERE ERA GIA’ STATA ANTICIPATA DALLA FONDAZIONE LIBERAL DI ADORNATO
      Il nome è già pronto: sarà
      il «Partito della Libertà»
      Presto comincerà una raccolta di firme in Parlamento

      Augusto Minzolini

        ROMA
        L’IDEA del partito unico del centro-destra l’ha tirata fuori tante volte, in privato, e l’ha riposta altrettante, sempre in privato. Eppure, non si sa se per convinzione o per necessità, questa volta Silvio Berlusconi ci crede di più.

        Forse per questo ha ritirato fuori una proposta che fu ventilata nei primi anni di questa legislatura (la Fondazione Liberal dedicò al tema un intero convegno di Todi nel 2003), ma questa volta in un’occasione solenne come il discorso di fiducia per il suo terzo governo alla Camera. Una mossa studiata, tant’è che ieri arrivando a Montecitorio il premier, prima di entrare in aula, ha subito spiegato ai cronisti nel corridoio dei passi perduti che quell’argomento sarebbe stato il cuore del suo intervento. Con una premessa ovviamente: «Sarò io – ha ribadito il premier – il candidato alle prossime politiche. Ma vedrete grandi cose. Vi farò delle grandi sorprese. Farò un grande partito unico del centrodestra di cui comincerò a parlare già oggi».

        Appunto, «grande» è l’aggettivo che il Cavaliere ripete di più in questi giorni dedicati interamente al training autogeno. E in aula, per parlare del nuovo partito il premier è tornato a definirlo «grande» e figlio di un «grande sogno». Il punto vero, però, è che il Cavaliere deve smuovere le acque e puntare a realizzare questa ipotesi prima che diventi una barzelletta. Enunciarlo solo serve a poco o, addirittura, potrebbe rivelarsi controproducente. Insomma, il premier si trova di fronte al solito bivio: forzare, con i rischi che comporta una simile decisione, o non provarci per niente.

        Come la pensano i suoi alleati, infatti, non è un mistero. Ieri nell’aula di Montecitorio Marco Follini e metà dei deputati dell’Udc, sono rimasti platealmente seduti mentre tutti gli altri parlamentari del centrodestra si sono alzati per applaudire il discorso del premier. Anzi, il segretario degli ex-Dc ha fulminato con gli occhi il capogruppo del partito, Volontè, che ignaro delle ire in cui sarebbe incorso, ha avuto l’ardire di seguire l’esempio dei gruppi di An e di Forza Italia. Un atteggiamento, quello di Follini, che ha fatto inalberare anche qualche deputato di azzurro, come Osvaldo Napoli, che pure è di provenienza scudocrociata: «Ha avuto un comportamento che mi ha fatto schifo».

        Che questo sia lo stato dei rapporti con gli ex-Dc, non se lo nasconde neppure più il Cavaliere. Ieri mattina il premier ha sentito più volte Follini, per metterlo al corrente dei passi principali del suo discorso e per concordare i nomi degli ultimi sottosegretari. Berlusconi ha tentato di essere collaborativo, ma invano. «Questi dell’Udc – si è sfogato con qualcuno dei suoi – non mi lasciano mai in pace. Mi tengono su una corda di violino. Come se fossi un ostaggio. Questo governo avrebbe bisogno di serenità, invece, mi costringono ogni giorno a trattare su qualche cosa».

        L’idea del partito unico sarebbe uno dei modi per risolvere questa conflittualità permanente e questo contrattualismo esasperato tra i partiti della coalizione. Un’analisi che il premier non ha nascosto neppure al suo avversario nelle politiche del prossimo anno, Romano Prodi: «Con Prodi – ha raccontato ieri il Cavaliere – ho parlato dei problemi delle coalizioni, dove spesso capita che un partito del 5% può bloccare l’azione di tutti gli altri partiti. Ebbene, uno dei modi per risolvere questo problema è il partito unico».

        E’ naturale, però che chi detiene questa possibilità di veto, non voglia perderla. Certo c’è chi per calcoli o per convinzione è pronto anche a giocare la partita con il Cavaliere. «Fini ci sta – spiega Andrea Ronchi, consigliere del ministro degli Esteri, parlando delle posizioni interne – mentre la destra sociale no». Anche tra gli ex-Dc qualcuno potrebbe stare dalla parte del premier.

        Sabato scorso Rocco Buttiglione ha addirittura spronato Berlusconi a lanciarsi in questa avventura: «Io sono con te sul partito unico. Se leghi il tuo nome a questo governo rischi di farti bollire. Legalo ad un progetto più ambizioso come questo». Gli ostacoli veri, invece, vengono da Follini, anche se non si sa se in questo suo rifiuto il segretario dell’Udc abbia la solidarietà di Pier Ferdinando Casini. Un’opposizione ostinata che ieri ha spinto il premier ad andare per le spicce pubblicamente: «Follini è contrario? E’ una sua opinione. Vorrà dire che chi ci sta, ci sta».

        In fondo lo stato d’animo con cui il Cavaliere dovrebbe gettarsi in questa avventura dovrebbe essere proprio questo. Lo schema è già pronto, da tempo. L’obiettivo del premier sono le politiche del 2006. «Ci mancherebbe altro – si sfoga Adornato – questa idea è stata messa in piedi prima che nascesse l’Unione e prima che ci fosse la sconfitta elettorale, i tempi non possono che essere le politiche del prossimo anno». Addirittura i «pasdaran» del partito unico, di cui Adornato è uno dei teorici, hanno già in mente il nome, Partito della Libertà, seguito dalla sigla del Ppe. E la prossima settimana l’operazione, dopo aver ricevuto la benedizione di Berlusconi, avrà un’accelerazione: comincerà una raccolta di firme tra tutti i parlamentari dei partiti che compongono la Casa delle Libertà.

        L’operazione, quindi, potrebbe nascere dal basso, come è già avvenuto per l’Unione. Qualsiasi altra strada, infatti, potrebbe incappare nello scetticismo dei vertici dei vari partiti. Anche dentro Forza Italia, infatti, ci sono personalità molto vicine al premier che la considerano «una fuga in avanti».

          Ma anche per gli azzurri questo «sbocco» potrebbe rivelarsi la classica ciambella di salvataggio. Anche dentro Forza Italia, infatti, le alleanze interne cominciano a farsi sentire e a combinare guai: da una parte Tremonti e Scajola; dall’altra Pisanu, i laici, Frattini e Cl. Il partito unico potrebbe dare a queste tensioni una camera di compensazione più grande. Rimane, però, il solito problema, Berlusconi avrà il coraggio, la forza e la decisione per andare fino in fondo.