“Retroscena” Il Cavaliere pensa a una federazione di partiti (A.Minzolini)

18/05/2005
    mercoledì 18 maggio 2005

      Retroscena

        PER SUPERARE IL GAP ELETTORALE CON IL CENTROSINISTRA
        Il Cavaliere adesso pensa
        a una federazione di partiti
        Dopo il successo di Catania, Berlusconi vorrebbe unire in un unico
        soggetto politico i partiti della Casa delle Libertà e i movimenti locali

          Augusto Minzolini

            ROMA
            L’IPOTESI sta lì e più passano le ore e più potrebbe trasformarsi in una vera tentazione: una federazione di partiti, anche locali, con al centro Forza Italia e gli altri partiti della Casa delle Libertà o, ancora meglio, un partito federato che potrebbe mettere insieme soggetti politici diversi, il ceppo storico della Cdl unito in un unico soggetto con i movimenti locali che potrebbero nascere su base regionale. L’operazione ovviamente è tutta da studiare ma l’embrione è nell’esperienza catanese, che potrebbe essere reinterpretata in modi diversi per renderla esportabile in tutto lo Stivale. Un progetto ancora indefinito ma che potrebbe integrarsi con la proposta del partito unico del centro-destra. Anzi, addirittura ne offrirebbe un’immagine più elastica e, quindi, più realizzabile. E’ una questione che Berlusconi non ha ancora affrontato in concreto, ma ieri sera a cena ne ha discusso con alcuni esponenti di Forza Italia proprio mentre snocciolava i nomi di quelli che potrebbero diventare i nuovi coordinatori: la Gelmini per la Lombardia, Beatrice Lorenzini per il Lazio e Nicola Cosentino per la Campania.

              Già, per adesso il premier preferisce godersi la boccata di ossigeno che gli è arrivata da Catania e rilanciare l’azione del governo (ieri ha occupato metà pomeriggio a mettere d’accordo il ministro dell’Economia Siniscalco e quello delle Infrastrutture Lunardi sugli investimenti da fare nel settore dell’Anas e dei porti). In più si sta concentrando sul partito, ben sapendo che ogni ipotesi di dare una forma diversa alla coalizione del centro-destra, più compatta e più unita dell’attuale, passa necessariamente per il rafforzamento di Forza Italia. E i dati delle elezioni di domenica scorsa confortano il Cavaliere, almeno da questo punto di vista. «Il nostro – ha ripetuto in più di un’occasione ieri – è il partito più compatto e più unito della coalizione. Gli altri, invece, sono spaccati. Le divisioni dentro An sono sotto gli occhi di tutti, mentre l’Udc addirittura è stata svuotata in quella che è tradizionalmente la sua roccaforte elettorale, la Sicilia. Adesso è Follini quello che ha i problemi maggiori. Senza i siciliani, cioè Lombardo e Cuffaro, non so quale sia il suo peso a livello nazionale. A sentire Gianfranco (Miccichè, ndr) l’Udc non arriverebbe neppure al 4%».

                Proprio questa condizione dei partiti alleati potrebbe favorire i progetti che puntano a trasformare il centro-destra in un soggetto politico più compatto ma su base federata. L’ipotesi entrerà nella discussione dei due convegni organizzati nel centro-destra sulla questione del partito unico. Oggi Emerenzio Barbieri e Sandro Fontana, dell’Udc, ne daranno un’interpretazione legata al Ppe: «Dobbiamo dar vita a un unico partito – spiega Barbieri, democristiano di carriera in forza all’Udc – che rappresenti la sezione italiana del Ppe, un partito che potrebbe federarsi con altri 21 movimenti organizzati su base regionale. Il partito centrale dovrebbe individuare non più del 20% delle candidature per le politiche, mentre il restante 80% dovrebbe essere selezionato a livello locale. Del resto basta guardarsi in giro e si scoprirà che, per ragioni diverse, queste esperienze già stanno nascendo spontaneamente. C’è Lombardo in Sicilia, Carollo nel Veneto…». Domani, invece, Ferdinando Adornato, uno degli architetti del partito unico messi in campo dal Cavaliere, aprirà il convegno di due giorni a cui dovrebbero partecipare tutti i leader della maggioranza, facendo un’apertura all’idea del partito federato. «L’ipotesi del partito unico del centro-destra – spiega – è tranquillamente coniugabile con quella di un partito federato con diversi movimenti locali che magari, in un futuro prossimo, potrebbero trasformarsi nelle correnti del nuovo soggetto politico».

                  L’esperienza catanese, quindi, sta suggestionando un centro-destra alla ricerca spasmodica di modelli nuovi che gli permettano di recuperare il «gap» elettorale che lo divide dal centro-sinistra. «Io – ammette l’ex dc di Forza Italia Giuseppe Gargani – ci sto lavorando da sei mesi. Si potrebbe creare una sorta di Lega del Sud con Forza Italia dentro. O qualcos’altro. L’importante è dare voce alle istanze che provengono dal territorio». Angelo Sanza, invece, altro forzista di provenienza scudocrociata, preferisce dei movimenti regionali: «Ci sono i partiti tradizionali, accanto a movimenti regionali organizzati da personalità del centro-destra radicate sul territorio. Ad esempio, io potrei metterlo in piedi in Basilicata». E, ovviamente, il partito federato piace anche ai leghisti. «Potrebbe esserci – sogna il ministro del Carroccio Roberto Calderoli – una Lega della Calabria, una campana, una pugliese. O addirittura una Lega del Sud. Che si potrebbe alleare con il partito unico e la Lega del Nord». Un ragionamento che neppure tanto tempo fa si poteva sentire dalla bocca di Miccichè, vicerè del Cavaliere in Sicilia.

                    Insomma, la tentazione c’è ma bisogna vedere quanta voglia abbia il Cavaliere di gettarsi in un’avventura del genere. Di certo il «partito federato» rivoluzionerebbe gli schieramenti interni del centro-destra e insidiando gli attuali partiti nazionali (Lombardo insegna) li spingerebbe ad unirsi. Inoltre svuoterebbe il potere di una nomenklatura (vedi l’attuale corso dell’Udc) che ha un grande potere politico, addirittura, per usare l’espressione del Cavaliere, un diritto di veto basato, però, su percentuali di consenso esigue. «Il problema del centro-destra – è una frase che il premier non si stanca di ripetere dopo le elezioni di Catania – sono quelli che hanno tanto potere, ma hanno pochi voti. Sono gli stessi che addirittura sono arrivati a reclamare la leadership dello schieramento. Da noi davvero la logica si è capovolta».