“Retroscena” Destra e centristi, scissioni in vista verso la nuova Dc

29/04/2005

    venerdì 29 aprile 2005

      Retroscena

        ALCUNE STRANE ASSENZE A MONTECITORIO DURANTE IL VOTO DI FIDUCIA HANNO APERTO I «BOATOS»
        Destra e centristi, scissioni
        in vista verso la nuova Dc
        Publio Fiori, Raffaele Lombardo e Paolo Cirino Pomicino forse si preparano
        a passare nella forza politica fondata da Rotondi, ma il progetto è rischioso

        Fabio Martini

        ROMA
        ALLA prima chiama non ha risposto. E neppure alla seconda. «Fiori…». Assente. Mercoledì 27 aprile quando i deputati sono stati chiamati a votare la fiducia al governo, non c’era più traccia dell’onorevole Publio Fiori, un ex Dc che è stato tra i fondatori di An. Un’assenza passata inosservata ma curiosa. Difficile abbia motivazioni casuali, non politiche. Soprattutto per un personaggio come Fiori che, nella sua qualità di vicepresidente della Camera, poche ora prima del voto di fiducia aveva presieduto l’assemblea ed aveva anche preso la parola durante il dibattito. L’improvvisa assenza potrebbe spiegarsi con un progetto, sinora rimasto sotto traccia e al quale stanno lavorando da diverse settimane tre personaggi: Fiori stesso, Raffaele Lombardo, potente notabile dell’Udc siciliana e Paolo Cirino Pomicino, europarlamentare eletto nelle liste dell’Udeur e recentemente espulso da Mastella.

        In un centrodestra trasformato in pochi giorni in un cantiere, non si capisce ancora se in costruzione o in disfacimento, i tre vagheggiano la rinascita di un partito super-democristiano, un partito che si richiami alla Dc senza le timidezze dell’Udc. Come contenitore e come bandiera il trio Fiori-Lombardo-Pomicino scommette sulla Nuova Dc di Gianfranco Rotondi, che ha già detto ai tre di essere pronto ad accoglierli. A prima vista un progetto velleitario, un bis di Democrazia europea: nel 2001 D’Antoni e Andreotti, non avendo raggiunto il quorum del 4%, non entrarono in Parlamento, vanificando e mandando al macero 883.471 voti.

        Certo in queste ore grande è la confusione sotto il cielo della destra e il rischio flop è appesantito da un handicap serio. I quattro ex Dc non hanno ancora raggiunto un accordo su un punto essenziale: la Nuova Dc dovrà avere le mani libere, dovrà tenere la porta aperta anche all’Unione (la tesi di Lombardo e in parte di Rotondi e Pomicino), oppure dovrà allearsi con il centrodestra? Certo, bizantinismi. Ma l’eventuale, contemporanea uscita di Publio Fiori da Alleanza nazionale e di Raffaele Lombardo dall’Udc costituirebbe una ferita per entrambi i partiti.

        Soprattutto per Alleanza nazionale, che dopo dieci anni di vita, si ritrova con un gruppo dirigente integralmente ex missino. Si è via via spenta l’enfasi che nel 1993 circondava i nuovi arrivati, personaggi come Domenico Fisichella, Publio Fiori, Gustavo Selva, Gaetano Rebecchini, il generale Luigi Ramponi. Nel primo governo Berlusconi, Fiori diventò ministro, ma al secondo giro, nel 2001, i non-missini sono restati tutti fuori e i posti da ministro sono stati assegnati da Fini a chi era cresciuto nel Movimento sociale.

        Per questo motivo l’inquietudine di Fiori non è soltanto una questione personale. Fiori rappresenta un pezzo di storia della Dc, un pezzo del mondo andreottiano che dopo il crollo della Prima Repubblica si è riparato sotto i muri della destra. Il 26 aprile, 24 ore prima del voto di fiducia al nuovo governo, Fiori ha partecipato ad un filo diretto con Radio radicale e ha usato parole poco convenzionali: «Io sto subendo un processo di estraniazione nei confronti di An che non so quali risultati darà», «assisto smarrito alla degenerazione correntizia di An», «penso che sia stato un grave errore politico aver dato in appalto il partito alle correnti».

        Parole forti. Dunque Fiori si prepara ad uscire da An? Risponde lui stesso: «La mia riflessione è serissima. Devo capire se la deriva di An sia irrecuperabile». Senza escludere nulla? «Senza escludere nulla. C’è stato un deragliamento rispetto al progetto di Fiuggi su almeno tre piani. Nel metodo di lavoro: arriviamo a decisioni strategiche – come il varo del nuovo governo e del nuovo programma – senza che nessun organo del partito sia stato convocato. Nell’emarginazione di chi non era di provenienza missina. E nel progetto politico: le istanze sociali che si richiamano alla dottrina sociale cristiana si sono via via disperse». Ma Fiori smentisce che il giudizio negativo su An possa portarlo su altre sponde, magari verso la Margherita come raccontavano alcuni boatos.
        «Come finirà tutta questa vicenda non lo so – dice Fiori – ma una cosa posso escluderla: che io possa finire dall’altra parte». Dentro An c’è chi maligna: Fiori vuole il secondo posto nel proporzionale Lazio e se lo ottiene resta».

        Ma la preparazione di un progetto alternativo, di un nuovo contenitore neodemocristiano è già avanzato, tanto vero che Pomicino, a nome degli altri due sodali Fiori e Lombardo, ha chiesto a Gianfranco Rotondi di rinviare il congresso della Nuova Dc dal 14 al 21 maggio. Richiesta accordata. Giusto il tempo di mettersi d’accordo su un minimo comun denominatore.