“Retroscena” Così svanisce il «patto di Parma»

12/04/2005
    martedì 12 aprile 2005

      Pagina 3 – Interni

      Il Retroscena

        Preoccupazione anche tra i banchieri. E la Confcommercio, che puntò sul Cavaliere: pensi alle famiglie
        Così svanisce il "patto di Parma"
        poteri forti in fuga dal premier
        Il numero uno di Viale Astronomia precisa: "Noi pensiamo solo all´interesse del Paese"
        Sorpresa in ambienti vicino a Banca d´Italia: il voto farebbe saltare il decreto competitività

          ROBERTO MANIA

            ROMA – Nel 2001 la Confindustria aveva scommesso su Berlusconi. Ora, quattro anni dopo, chiede le elezioni anticipate se non ci sarà un governo capace di governare. È l´ultimo strappo quello consumato ieri tra il presidente degli industriali, Luca Cordero di Montezemolo, e il leader del centrodestra. E dalla loro parte gli industriali trovano già i commercianti e i sindacati, pezzi di quei "poteri forti" o di quello "Stato parallelo", per dirla con il premier, che ogni giorno fanno i conti con la crisi dell´industria, con la perdita di competitività e di posti di lavoro. È l´emergenza economica il collante di questo nuovo schieramento. La stessa emergenza che preoccupa il sistema delle banche impegnato in una sfida senza precedenti a contenere l´assolto dei gruppi stranieri.
            Montezemolo ha dovuto utilizzare tutto il pomeriggio di ieri per spiegare, anche ai suoi colleghi industriali, che con la "dichiarazione di Legnano" non intendeva affatto far precipitare la Confindustria nell´arena della lotta politica. «Dietro le mie affermazioni – ha ripetuto – non c´è assolutamente nulla. Noi non siamo e non vogliamo passare come quelli che spingono per le elezioni anticipate o che si schierano con una parte.

            Di certo c´è che non possiamo reggere con un governo di galleggiamento. La difficile situazione economica non lo permette». Ma la novità, concordata il giorno prima con il fedelissimo Maurizio Beretta, direttore generale di Viale dell´Astronomia, non è sfuggita a nessuno: aver pronunciato per primo – tra i rappresentanti dei "poteri forti" – la parola "elezioni". Cosa che non aveva fatto nemmeno Guglielmo Epifani, leader della Cgil. Montezemolo lo ha fatto e non, come il leader di Forza Italia, per sfidare i suoi vice Gianfranco Fini e Marco Follini, bensì «nell´interesse del Paese». In sintonia, però, proprio con Fini e Follini.
            Alla vigilia del voto Montezemolo aveva rimproverato al presidente dell´Assolombarda, Michele Perini, di essersi schierato con Forza Italia, raccomandando a tutti i vertici degli industriali di restare fuori dalla contesa. La mossa di ieri – nelle sue intenzioni – è coerente con questa "neutralità" tra i due poli.

            Montezemolo ha deciso di imprimere un´accelerazione dopo le cautele con cui aveva commentato l´esito delle regionali. In un primo tempo, infatti, il presidente della Confindustria e della Fiat (il più grande gruppo industriale del Paese, come sottolineavano ieri le agenzie di stampa internazionali) si era limitato a parlare di priorità dell´economia e della centralità delle imprese nella successiva azione di governo. Tutto in linea con quanto fino ad allora sostenuto, in particolare all´assemblea della piccola industria a Bari, un paio di settimane prima del voto. Ma lo scontro nella Casa delle libertà e le dimensioni del terremoto elettorale hanno fatto maturare nel sistema delle imprese la richiesta di una svolta: o le elezioni o un "governo che governi". Così, ormai, la pensano anche i commercianti che al centrodestra il voto, nel 2001, non l´avevano certo negato. La crisi sta tagliando le gambe anche a loro. «Sarebbe indispensabile – ripete da giorni il presidente Sergio Billé – che la coalizione di governo facesse uno sforzo per "sintonizzarsi" sulla lunghezza d´onda di famiglie e imprese. Di discorsi ondivaghi ne abbiamo abbastanza».

            L´uscita di Montezemolo è stata quasi una liberazione per i sindacalisti, che di elezioni ancora non avevano parlato. Da ieri lo fanno anche loro. La Cisl di Savino Pezzotta, che nel 2001 divise esattamente a metà i suoi consensi tra centrosinistra e centrodestra, non ragiona diversamente dalla Confindustria. «Non compete a noi – spiegava in serata Pezzotta – indicare la strada delle elezioni. Ma se non si va al voto anticipato i problemi sono questi: Mezzogiorno, competitività delle imprese, riduzione del costo del lavoro e tutela dei redditi da lavoro pensione e da pensione. O si affrontano questi nodi o si va alle elezioni ma senza programmi elettorali demagogici. Non si può più nascondere la verità. Montezemolo ha detto cose di buon senso perché siamo proprio in emergenza. Ed è peggio del ‘92. Ma almeno, allora, avevamo davanti la sfida dell´euro». In alternativa al voto anticipato Pezzotta arriva a ipotizzare un accordo bipartisan per uscire dalla crisi.

              Di elezioni, ovviamente, non si parla dalle parti di Via Nazionale, sede della Banca d´Italia. Dopo le dimissioni dell´ex ministro dell´Economia, Giulio Tremonti, i rapporti tra Palazzo Chigi e il governatore sono tornati corretti. Il tentativo di difendere l´italianità del sistema del credito li ha ancor più avvicinati. Resta il fatto che la certezza nell´azione di politica economica è sempre stata considerata una priorità da parte del governatore Antonio Fazio. E ieri, negli ambienti della banca centrale, in molti sono stati colti di sorpresa dalla dichiarazione del presidente della Confindustria. Perché un eventuale ricorso alla urne rinvierà tutto, a cominciare dal pacchetto sulla competitività: cioè quel primo passo che era stato riconosciuto sia da Fazio sia da Montezemolo, ma forse è arrivato fuori tempo massimo.