“Retroscena 1″ La strategia del Cavaliere (A. Minzolini)

28/04/2005
    giovedì 28 aprile 2005

    Retroscena

      AGLI AZZURRI HA SPIEGATO CHE VUOLE SPIAZZARE UDC E AN
      La strategia del Cavaliere
      «contro chi mi vuol sfinire»
      «Non sono un tipico prodotto della politica italiana»

      Augusto Minzolini

      ROMA
      IERI nell’aula di Montecitorio Silvio Berlusconi ha dissertato a lungo per far comprendere ai suoi deputati più fidati la «ratio» del partito unico. «L’ho fatto – ha spiegato all’azzurro Luigi Casero – perché era l’unico modo per spiazzare l’Udc e An. Per cambiare uno schema che ci vedeva assediati. Su questa proposta, invece, ora saranno loro a doverci rincorrere. Inoltre il dato essenziale in questo momento è ridare entusiasmo ai nostri elettori e l’entusiasmo non si suscita solo con un programma».

        A Maurizio Lupi, altro deputato forzista dell’area di Cl, invece, il premier ha assicurato che proseguirà in questo progetto fino alla fine. «Qui bisogna smuovere le acque – si è quasi sfogato -. Non si può andare avanti con trattative estenuanti che alla fine rovinano le immagini di tutti. Io sono quello che sono, non sono un prodotto della politica italiana e per stare appresso all’Udc e agli altri partiti mi tocca leggere sui giornali che ho superato il settimo governo Andreotti come numero di sottosegretari. Altro che monarca! Quelli che mi costringono ad aumentare il numero dei sottosegretari, che premono fino a sfinirmi – ha quasi gridato – sono gli stessi che poi mi fanno la rampogna moralista nelle aule parlamentari e fuori. Sono capaci di tutto. E questo problema si risolve solo con un partito che riunisca tutte le anime della coalizione, smorzando la competizione e la conflittualità tra loro».

          Questo ragionamento il premier lo ha fatto con una certa passione, ma la vera fotografia dell’operazione, e dei suoi eventuali rischi, l’ha realizzata Lupi: «Caro presidente, se partiamo però dobbiamo arrivare fino in fondo – ha osservato -. Costi quello che costi. Non possiamo permetterci l’immagine di quelli che fanno una sfuriata oggi e un’altra domani eppoi si fermano solo per tenere buoni gli alleati. Se si intosta, si intosta».

            Questo è il vero pericolo che corre Berlusconi. E forse proprio per non dare l’impressione della falsa partenza ieri il premier è andato avanti come un treno. Ha rilanciato l’idea, gli ha dato un nome – Partito delle Libertà – e ha avvertito chi volesse rimanerne fuori nel centrodestra che «il nuovo partito non si allea con nessuno, andrà da solo alle elezioni». Come dire, che chi non ci sta deve trovarsi un’altra strada per essere eletto. Poi, per sedurre i suoi interlocutori, ha fatto presente che questo progetto dovrebbe interessare soprattutto «i cinquantenni». Ha rimarcato che la candidatura per la premiership sarà decisa attraverso dei meccanismi democratici come le primarie. E in questo schema ha precisato che nulla è scontato: «Ci possono essere tanti cinquantenni validi che possono prendere il mio posto».

              L’affermazione, però, non deve ingannare. E’ evidente che se si vuole spingere gli alleati ad accettare l’idea del partito unico il premier non può presentarsi con la sua leadership già servita su un piatto, ma deve accettare l’idea di una nuova investitura. «E’ un passaggio essenziale» fa presente uno dei teorici del partito unico, Ferdinando Adornato. Un’investitura che deve venire – ha rimarcato Berlusconi – «dal basso». Inutile aggiungere, però, che il Cavaliere dà per scontata la conferma della sua candidatura. Anzi, tutta l’operazione serve proprio a ridargli smalto. Mentre il premier dice in pubblico di essere disposto a fare il panchinaro, infatti, i suoi danno interpretazione diversa delle sue parole. «Se esce un terzo non lo so – osserva uno dei suoi consiglieri personali – ma non credo che Berlusconi si faccia da parte per aprire la strada a Casini o a Fini».

                Già, la mossa del Cavaliere oltre a rispondere ad un’esigenza politica – quella di ridare «appeal» a un centrodestra che segna il passo – può essere paragonata sul piano interno anche ad una tecnica militare: invece di star fermo, con il rischio di diventare un bersaglio troppo facile per i suoi avversari, il Cavaliere si è messo a correre e gli altri ora debbono stargli dietro. Del resto la proposta che poteva morire il primo giorno, non è morta affatto. E’ appoggiata da tutta Forza Italia; dai due terzi di An, a parte la destra sociale,e con Fini alla finestra; la Lega non ha detto «no». E anche una parte dell’Udc, a partire da Rocco Buttiglione, è pronta. Rimane fuori solo Marco Follini con i suoi. Ieri, però, il suo nume tutelare, Pier Ferdinando Casini, lo ha convinto ad accettare un confronto e a non rispondere subito di «no». Per di più il segretario dell’Udc ha dovuto sudare sette camicie per far rispettare ai suoi deputati la direttiva di non dimostrare troppo entusiasmo per la replica in aula del Cavaliere.

                  Così, con questa idea il premier da preda si è trasformato in cacciatore. Il punto vero, però, è comprendere quanto sarà spietato. Il premier, infatti, peccherebbe di ingenuità se pensasse davvero di poter imporre un progetto del genere, che interviene sull’identità dei partiti, solo con le pacche sulle spalle. Dovrà usare anche la forza. Ieri, ad esempio, ha lanciato un nuovo segnale: «Nel nuovo partito ci sarà una Lega del Nord e una Lega del Sud». Un riferimento neppure tanto velato ad un’ipotesi che il suo vicerè in Sicilia, Gianfranco Miccichè, ha già bello e pronto: si tratterebbe di dar vita fondendo Forza Italia e l’Udc siciliana ad un nuovo gruppo denominato Centro Siciliano Unito, che il nuovo ministro per lo sviluppo del meridione ha già definito per l’appunto «una nuova Lega del Sud». Il progetto sta lì e potrebbe partire da un momento all’altro : «Io – ha spiegato ieri in Transatlantico lo stesso Miccichè – ho la cartellina pronta. Finché la coalizione è unita non è necessario. Se qualcuno comincia a remare contro, invece, il giorno dopo l’iniziativa diventa una realtà. Se ci sono degli interlocutori nell’Udc siciliana pronti a seguirmi? Per quanti sono, dovrebbero prendere il numeretto come dal salumiere».