Retroattività della Bossi-Fini

13/06/2003

ItaliaOggi (Giustizia e Società)
Numero
139, pag. 24 del 13/6/2003
di Stefano Corbetta


La Cassazione chiarisce l’applicazione della sanatoria per gli immigrati.

Retroattività della Bossi-Fini

La legge si estende a regolarizzazioni precedenti

La sanatoria prevista dall’art. 33 della Bossi-Fini si estende anche ai datori di lavoro che, prima dell’entrata in vigore della legge, avevano proceduto a regolarizzare la posizione del lavoratore extracomunitario. Il principio è stato affermato dalla Corte di cassazione, in una sentenza (che si segnala per essere la prima in argomento) depositata nei giorni scorsi (n. 18633/03). La vicenda riguardava un’imputata che era stata ritenuta responsabile del reato previsto dall’art. 22 comma 10 dlgs 25 luglio 1998, n. 286 perché, per oltre un anno, aveva assunto alle proprie dipendenze una lavoratrice straniera sprovvista di permesso di soggiorno; solo a seguito dell’istanza di regolarizzazione, presentata dall’imputata all’ufficio competente a norma del dpcm 16 ottobre 1998, alla lavoratrice era stato rilasciato il permesso di soggiorno. Tale circostanza era stata ritenuta ininfluente per i giudici di merito. Di diverso avviso è stata la decisione della Cassazione. La Corte ha infatti esteso la causa di non punibilità prevista dell’art. 33 legge 30 luglio 2002, n. 189 anche al datore di lavoro che non abbia potuto presentare la dichiarazione di emersione di lavoro domestico irregolare avendo già precedentemente regolarizzato la posizione del lavoratore extracomunitario. L’art. 33 comma 1 prevede infatti che chi, nei tre mesi antecedenti la data di entrata in vigore della legge, abbia occupato alle proprie dipendenze personale di origine extracomunitaria, adibendolo ad attività di assistenza a componenti della famiglia affetti da patologie o handicap che ne limitano l’autosufficienza ovvero al lavoro domestico di sostegno al bisogno familiare (le colf e badanti), può regolarizzare il rapporto di lavoro, denunciandone la sussistenza del rapporto di lavoro alla prefettura territorialmente competente mediante presentazione di un’apposita dichiarazione di emersione entro due mesi dalla data di entrata in vigore della legge. Il comma 6 stabilisce che la non punibilità per i datori di lavoro che inoltrano la dichiarazione di emersione ´per le violazioni delle norme relative al soggiorno, al lavoro e di carattere finanziario, compiute, antecedentemente alla data di entrata in vigore della presente legge, in relazione all’occupazione dei lavoratori extracomunitari indicati nella dichiarazione di emersione presentata’.

Secondo la Corte, le disposizione di cui all’art. 33 comma 6 è applicabile ´a tutte quelle violazioni previste dalla precedente normativa concernenti il soggiorno e il lavoro in relazione alla occupazione dei lavoratori extracomunitari limitatamente ai casi in cui il datore di lavoro, pur non avendo presentato la dichiarazione di emersione di lavoro irregolare ai sensi dell’art. 33 legge n. 189 del 2002, abbia comunque regolarizzato la posizione del proprio dipendente in epoca antecedente alla entrata in vigore della suddetta legge’.

Una diversa interpretazione, che circoscrivesse la non punibilità solamente al datore di lavoro che abbia presenta l’istanza a norma dell’art. 33, aprirebbe il varco a dubbi di illegittimità costituzionale.

Secondo la Cassazione, infatti, ´si verrebbe a creare una irragionevole disparità di trattamento tra il datore di lavoro che si trova nelle condizioni di poter presentare la dichiarazione di emersione di lavoro irregolare, in quanto la posizione del proprio dipendente non è ancora stata sanata, e il datore di lavoro che si trova impossibilitato a presentare la suddetta dichiarazione, in quanto la posizione del proprio dipendente è già stata regolarizzata proprio a seguito della richiesta avanzata in precedenza dalla stesso datore di lavoro’. L’imputata, pertanto, in virtù della precedente regolarizzazione, era venuta a trovarsi nell’impossibilità di presentare la dichiarazione di sanatoria con le modalità previste dell’art. 33; nondimeno, ha potuto beneficare della causa di non punibilità dell’art. 33 comma 6. La sentenza è stata perciò annullata senza rinvio per intervenuta regolarizzazione del rapporto di lavoro.