Retribuzioni: più 2,2% ma l´inflazione ha limato gli stipendi

29/01/2004


GIOVEDÌ 29 GENNAIO 2004

 
 
Pagina 32 – Economia
 
 

Retribuzioni, più 2,2% nel 2003
l´inflazione ha limato gli stipendi
Sindacati e consumatori: famiglie più povere, irreali i dati Istat
          I prezzi sono aumentati del 2,7%. Scioperi, in 10 mesi dello scorso anno persi 11,4 milioni di ore.

          La Uil: come giudicare il "paniere" quando assegna alla casa un peso del 9%?
          Confindustria: il potere d´acquisto è stato protetto dai rinnovi contrattuali

          ALDO FONTANAROSA


          ROMA – L´anno scorso – euro più euro meno – gli italiani hanno sofferto, ma limitando i danni. Gli stipendi sarebbero aumentati del 2,2 per cento contro un´inflazione pari al 2,5. L´Istituto nazionale di statistica (Istat) nota che il rapporto addirittura si capovolge nel mese di dicembre, quando le retribuzioni crescono ad un ritmo superiore ai prezzi. Non solo: i rinnovi contrattuali già incassati garantiranno ai lavoratori una crescita in busta paga di un altro 1,6 per cento, questo nel 2004. Come metodo, l´Istat lavora sull´indice Foi (che misura l´inflazione esclusi i tabacchi); e sulle retribuzioni orarie contrattuali (ricavati dai 60 contratti in vigore nel 2003, di cui beneficiano 8,7 milioni di lavoratori).
          Il quadro, dunque, è critico. Ma c´è anche qualche luce in tanta ombra, sempre che si vogliano prendere per buoni i numeri dell´Istat. Sindacati e consumatori dicono chiaramente di non crederci e parlano di dati utili per la Luna (o per Marte, a seconda dei gusti spaziali). Adriano Musi, segretario confederale della Uil: «Le analisi dell´Istat servono solo ad arricchire la sua biblioteca. Questi sono giochi statistici, l´inflazione vera è quella che le persone vedono e vivono tutti i giorni. Come giudicare il paniere dell´Istituto», chiede ancora Musi, «quando assegna alla spesa per la casa un peso del 9 per cento?». Marigia Maulucci ricorda che il contratto di 5 milioni di persone è ormai scaduto. Lavorano nel commercio, nei settori tessile e dell´edilizia, nelle banche, nella produzione della gomma plastica, infine in interi comparti pubblici. Morale della favola: le categorie che hanno un contratto rinnovato «soffrono per una perdita secca del potere di acquisto: anche a voler credere all´Istat, l´inflazione galoppa più forte»; quelle che non hanno un contratto perdono due volte, il danno e la beffa. Raffaele Bonanni (della Cisl) dice che prenderà i dati «con le pinze. A noi risulta che, in pochi anni, la produzione è salita del 4 per cento, mentre i salari si depauperavano di una quota identica». «Le ultime analisi dell´Istat arrivano da Spirit, la sonda che si trova su Marte», ironizza Renata Polverini dell´Ugl, «sarebbe ora che il governo combattesse il carovita agendo sulle tariffe che controlla. A partire dalle autostrade, dove rischiamo l´ennesimo ingiustificato aumento dei pedaggi». Dall´Intesa dei consumatori, Elio Lannutti invita i sindacati alla mobilitazione per costringere l´Istat a un paniere più veritiero.
          Gli industriali la pensano in maniera opposta. Il Centro Studi della Confindustria è felice che la «dinamica dei rinnovi contrattuali» protegga il potere d´acquisto dall´erosione dell´inflazione. Tra l´altro, l´Istat si basa sui soli aumenti contrattuali mentre gli aumenti di fatto, che comprendono tutte le voci salariali, sono più alti di un altro mezzo punto. Un simile scenario, considerata la «debolezza del ciclo», può risvegliare la voglia degli italiani di spendere e aiutare la ripresa economica.
          A sostegno della sua tesi, il Centro Studi cita anche i numeri degli scioperi, che sono in calo. Segno che i lavoratori sono contenti e non sentono l´urgenza di scendere in piazza se si escludono «alcuni recenti episodi di conflittualità corporativa», ancora più «gravi e preoccupanti».
          A proposito di scioperi, l´Istat calcola in 11,4 milioni le ore non lavorate nel 2003 (rispetto all´anno prima). Il calo è del 63,9 per cento. Bisogna aggiungere, però, che sono in aumento (del 39,1) le ore non lavorate per vertenze legate al rapporto di lavoro. Si sviluppano soprattutto nell´industria per chiedere il rinnovo dei contratti, norme più eque o aumenti in busta paga.