“Résumé” Quando i Ds esaltavano «l’etica delle coop»

12/06/2007
    martedì 12 giugno 2007

    Pagina 5 – Primo Piano

    La storia
    Due anni di veleni

      Quando i Ds esaltavano
      «l’etica delle coop»

      Il centrodestra si informava presso Fiorani, a sinistra chiedevano a Consorte

        FABIO MARTINI

          Può sembrare soltanto una battuta spassosa, una delle sue. E’ il 18 luglio 2005, Stefano Ricucci sta chiacchierando al telefono con Nicola Latorre, braccio destro di Massimo D’Alema ed esordisce così: «Eccolo, il compagno Ricucci! Stamattina gliel’ho detto a Consorte, datemi una tessera, perché io non ce la faccio più!». Certo, non sono parole da prendere alla lettera. L’immobiliarista di Zagarolo, oramai si sa, ha sempre avuto una straordinaria creatività per le battute brucianti. Ma quella familiarità tra il “furbetto del quartierino” e l’uomo di fiducia di D’Alema è un’ istantanea esemplare, l’ultima di una lunga storia nella quale politica e affari si sono intrecciati per vie prima inesplorate. La storia di una tentacolare consociazione organizzata per tre grandi scalate poi fallite – Antonveneta, Bnl e Rcs-Corriere della Sera – e che per molti mesi ha finito per coinvolgere, accanto a personaggi poi indagati dalla magistratura, partiti come la Quercia e la Lega, personalità di Forza Italia, l’ex governatore della Banca d’Italia Antonio Fazio e, sia pure indirettamente, anche Silvio Berlusconi e Romano Prodi.

          In casi come questi la data di inizio della storia è una pura convenzione. Si potrebbe per esempio partire dal gennaio del 2004: in quel momento, sull’onda di indignazione per gli scandali Cirio e Parmalat, il presidente del Senato Marcello Pera e quello della Camera Pierferdinando Casini concordano di avviare una indagine conoscitiva. Il Parlamento ha uno scatto bipartisan, il primo e l’ultimo: il governatore della Banca d’Italia deve essere ricondotto al ruolo di arbitro e il suo mandato deve avere un limite temporale. Ma dalla Banca d’Italia iniziano le pressioni. Orecchie sensibili si aprono a destra ma anche a sinistra. La Lega, da sempre anti-Fazio, si converte: la Credieuronord, una banca vicina al Carroccio, è sull’orlo del crac e si offre di darle una mano Gianpiero Fiorani, il patron della Banca popolare di Lodi. Che in cambio ottiene la fine dell’ostracismo leghista verso il Governatore. Personaggio centrale, Fazio. Guardano a lui oltre a Fiorani, anche il finanziere bresciano Chicco Gnutti, Stefano Ricucci e Giovanni Consorte, presidente della rossa Unipol. A cavallo tra il 2004 e il 2005 i quattto stanno organizzando un fantasmagorico risiko finanziario. Fiorani, assieme a Gnutti e a Ricucci, sta tentando di conquistare Antonveneta, una florida banca padovana da 10.000 dipendenti e un migliaio di filiali; sempre Ricucci, assieme al solito Gnutti e Consorte stanno provando a scalare Bnl, una banca romana di cui è presidente Luigi Abete, vicino alla Margherita di Francesco Rutelli; Ricucci, assieme ad altri immobiliaristi romani, tenta addirittura la scalata a Rcs.

          Imprese inaudite. La Bpl di Fiorani e la Unipol sono troppo piccole rispetto alle banche che vogliono incamerare. Servono aiuti, anche politici. Unipol bussa alla porta dei Ds. Che si espongono. Il 22 giugno del 2005 Piero Fassino difende Ricucci: «E’ incomprensibile la puzza sotto il naso» e lo «snobismo» col quale vengono trattati i furbetti del quartierino, «non c’è un’attività imprenditoriale che sia pregiudizialmente peggiore o migliore di altre». I Ds sono interessati alla scalata Unipol a Bnl e il 5 luglio Fassino, che di lì a poco deve incontrare il presidente della Bnl Abete, chiede cosa gli debba dire. Due giorni dopo Consorte lo spiega bene al dalemiano Latorre e i due concordano: «Abete e Della Valle devono restare fuori dalla Bnl». Sono ore bollenti, Consorte si fa cercare Fassino: «Abete è andato da Prodi…». Non basta. A tenere in ansia partito e Unipol c’è anche la quota in Bnl di Caltagirone e Consorte dice: «Sarebbe meglio che D’Alema gli telefonasse…». Di sera si fa luce. Alle 20,46 Consorte informa Latorre: «Caltagirone è pronto a vendere!». Il traguardo è vicino e alle 23,19 un euforico D’Alema parla con Consorte: «Facci sognare!».

          Poche ore prima Ricucci si è sposato e sua moglie Anna Falchi sfoggia un’invidiabile sapienza politica: «Stimo D’Alema e Berlusconi, sono persone perbene. E anche il dottor Fassino». Siamo al 12 luglio, fiati sospesi per l’acquisizione di Antonveneta, finché alle 0,12 il governatore Fazio telefona a Fiorani: «Ho appena messo la firma!». Fiorani: «Ti darei un bacio sulla fronte». Un’ora dopo Gnutti telefona ad un certo Ivano, lo informa che anche Berlusconi sa («sono commosso», ha commentato il Cavaliere) e assicura: il presidente del Consiglio è favorevole anche all’operazione Unipol-Bnl «per una questione di equilibrio». Senonché due giorni dopo la moglie di Fazio informa il marito: «Fiorani ha paura» di parlare al telefono e anche il senatore Luigi Grillo di Forza Italia «è preoccupatissimo». Hanno paura perché c’è stata una soffiata? Impossibile stabilirlo sta di fatto che quella sera anche D’Alema invita Consorte a «stare attento alle comunicazioni».

          Ma il presidente ds continua ad usare i telefoni, è così attivo sul fronte che il 14 luglio racconta a Consorte: l’Udc Vito Bonsignore, possessore di alcune quote in Bnl, vuole contropartite per restare nel patto. Siamo quasi sul filo del traguardo. Alle 23,23 del 17 luglio Consorte annuncia a Latorre: è tutto chiuso. L’indomani Fassino richiama Consorte: «Allora abbiamo una banca?». Ancora pochi giorni e le intercettazioni finiscono sui giornali. D’Alema riconosce di aver parlato con Consorte («Ci conosciamo da 25 anni, ci siamo sentiti per dirci dove saremmo andati in vacanza») e aggiunge: «Le coop sono quasi una riserva di etica protestante». Oramai il governatore Fazio è scaricato anche dal governo, ma il 7 settembre il ds Pierluigi Bersani dice: «Andarsene in queste condizioni sarebbe come cedere ad una confusa canea». Mancano 9 giorni al parere della Banca d’Italia alla scalata di Unipol.