Resta la divisione fra Cgil, Cisl e Uil

10/02/2003




(Del 9/2/2003 Sezione: Economia Pag. 5)
ANGELETTI: NON CI SONO LE CONDIZIONI PER L’UNITÀ. EPIFANI: IL RIAVVICINAMENTO SEMPRE GRAZIE A NOI
Si incontrano ma non si ritrovano
Resta la divisione fra Cgil, Cisl e Uil

        BOLOGNA
        Altro che prove tecniche di unità sindacale. Giunti a Bologna per confrontarsi sulla ricerca dei Ds sul «Lavoro che cambia», i segretari nazionali di Cgil, Cisl e Uil hanno ribadito tutte le distanze che li separano, anche se il segretario della Quercia Fassino, al termine dell´incontro, faceva notare che qualche segnale positivo in fondo ci deve essere: «L´unità sindacale è un percorso da seguire con grande determinazione, non possiamo rassegnarci alla divisione, ci sono fatti positivi come il recente sciopero unitario in Sicilia e tante altre esperienze del genere in Italia. Questa poi è la quarta volta nel giro di un anno che ci incontriamo coi tre segretari di Cgil, Cisl e Uil». Dalle dichiarazioni di ieri di Guglielmo Epifani, Savino Pezzotta e Luigi Angeletti, però, è uscito un panorama desolante dei rapporti fra i sindacati, che sembrano vicini solo sull´inopportunità del referendum sull´estensione dell´art. 18 alle piccole imprese. Ha cominciato il leader della Cisl, ancora prima di entrare nell´affollatissima sala del dibattito: «Non sono qui per una prova di unità sindacale, cerchiamo di essere seri ? ha esordito Pezzotta ?. Non credo che ce ne siano le condizioni, e qualcuno ha già deciso di fare uno sciopero da solo, legittimo». Quindi la palla è passata a Guglielmo Epifani, che ha riconosciuto: «Le divisioni che ci separano da Cisl e Uil non sono mai state così prolungate, ma il sindacato della vocazione unitaria è e resta la Cgil, lo dice anche la ricerca dei Ds». Palla al centro, a Luigi Angeletti della Uil: «Non mi sembra che oggi ci siano le condizioni per una prospettiva di unità, e il patto per l´Italia va certamente avanti». Gli interventi successivi hanno confermato che di riavvicinamento non si parla neanche. Angeletti, il più diplomatico: «L´unità del sindacato va costruita senza scorciatoie, sulla capacità di costruire una politica vincente, e non una politica che voglia far vincere una parte sola». Pezzotta passa alle ragioni del distacco: «Le divisioni non sono solo un dato negativo, ma appartengono alla dimensione della situazione attuale. Noi abbiamo un sommerso enorme, la flessibilità, magari in modo non ortodosso, può farlo uscire alla luce. Alcuni contenuti della legge delega sul lavoro, poi, non mi dispiacciono. Sono molte le questioni che ci dividono, e non sono di poco conto. Penso anche che vedere la realtà con tre occhi diversi è meglio che vederla con uno solo. Non chiudo la porta, ma le diversità ci sono e vedo speranze molto lontane». La proposta della Cisl, che annuncia la sua contrarietà al referendum proposto da Bertinotti, riguarda le nuove tutele: «Non vanno create pensando solo alle imprese, ma al mercato del lavoro, in modo che accompagnino il lavoratore lungo tutta la sua vita, anche quando cambierà più impieghi. Quindi lo statuto dei lavori è lo strumento vero, poi magari litighiamo su come farlo». Ma Epifani non raccoglie, anzi ricorda che «quando ci siamo divisi è sempre stato merito dei segretari della Cgil se poi è stata ritrovata l´unità. Non sono d´accordo con Savino (Pezzotta, ndr), nel momento in cui dice che da culture diverse vengono risposte diverse: abbiamo culture diverse eppure, per tanti decenni, abbiamo dato risposte uguali. Ci sono terreni su cui devono scegliere tutti i lavoratori, non solo i tuoi iscritti. Il ministero del Lavoro ha invitato tutti alla Conferenza sulla disabilità tranne l´Ufficio handicap della Cgil. Mi piacerebbe che a questo riguardo arrivasse un reclamo anche da amici e compagni di Cisl e Uil». Distanti nelle posizioni come nella lettura della realtà. Epifani si rivolge a Fassino: «La ricerca dei Ds parla dell´insicurezza dei lavoratori: di fronte alle grandi incertezze del mercato l´impresa trasferisce i rischi sui lavoratori. Problemi su cui mi piacerebbe che ragionasse un partito importante: perché si trasferiscono solo i rischi e non i poteri? Perché non c´è trasparenza nei mercati finanziari? Perché altri, sempre meno, decidono per tutti? Riguardo alla guerra in Iraq, l´80% dei cittadini direbbe di no, e sulle pensioni i sondaggi avvertono che la gente non vuole che il sistema sia cambiato». Tocca a Fassino tirare le somme con il rituale invito all´unità sindacale, ma più tardi ci pensa Pezzotta, da San Daniele del Friuli, a gelare qualsiasi ipotesi di pace: «La rottura è avvenuta per atti unilaterali della Cgil, e se la Cgil ha la presunzione di continuare a dire che loro sono nel giusto e altri nell´errore, l´unità sindacale non si farà». E sullo sciopero indetto dalla Cgil per il 17 febbraio il leader della Cisl aggiunge: «Ci sono metodologie diverse dallo sciopero per affrontare i problemi. Sulla questione del settore industriale abbiamo detto chiaramente che eravamo pronti a fare un’analisi della situazione insieme, e fare una proposta alle controparti. Sulla base delle risposte ci si mobilita, non si fa uno sciopero contro il declino industriale, è come fare uno sciopero contro il temporale».

Franco Giubilei