«Resistere», anche se il prezzo è alto

02/07/2002





retroscena
Augusto Minzolini

Del 2/7/2002 Sezione: Interni Pag. 2)
IL PREMIER AGLI ALLEATI: CI FACCIAMO TUTTI MOLTO MALE SE LO LASCIAMO ANDARE VIA
«Resistere», anche se il prezzo è alto

ROMA

FORSE, per comprendere un´uscita che non ha senso, bisogna usare la psicologia. Claudio Scajola, ministro dell´Interno fedelissimo di Berlusconi, negli ultimi tempi ha alimentato molto il suo «io». Succede a tutti gli aspiranti «delfini» del Cavaliere: l´aureola del possibile prescelto aumenta la sicurezza dell´interessato fino a farla sconfinare in sicumera e, conseguentemente, questo atteggiamento determina infortuni e moltiplica i nemici. E´ successo a Scajola e in futuro potrebbe capitare a qualcun altro. Negli ultimi dieci giorni, infatti, il ministro dell´Interno ha avuto più di un motivo di soddisfazione. Ha riunito i suoi fedelissimi in una villa di Frascati per assistere alla sua beatificazione. Qualcuno ha usato la parola «corrente» ma il nostro, che è più berlusconiano di Berlusconi, ha fatto capire a tutti che non era il caso. Questo non lo ha distolto, però, dal perseguire l´obiettivo di diventare il numero due. All´assemblea del gruppo della scorsa settimana ha maltrattato tutti quelli che volevano la rifondazione di Forza Italia, cioè del partito «made in Scajola», e addirittura si è proposto come il punto di riferimento di un possibile equilibrio: «Dobbiamo tenere insieme le due anime di Forza Italia, quella cattolica e quella laica – ha spiegato -. E basta con questa storia che sono democristiano. Per me, ad esempio, la legge sulla fecondazione è stata addirittura troppo bacchettona». Quindi, al consiglio dei ministri lampo senza Berlusconi della scorsa settimana, a dire dei presenti, il responsabile dell´Interno ha guidato la rivolta dei ministri contro un altro potenziale delfino, Tremonti. Insomma, uno, due, tre Scajola nelle ultime settimane ha visto crescere il suo seguito e il suo peso nel movimento. Troppo. E forse proprio la troppa sicurezza lo ha spinto a quell´uscita su Biagi, che non ha nessuna, ma proprio nessuna, spiegazione razionale. «Un´assurdità», per usare le parole del premier, seccato come non mai perché le parole di Scajola hanno messo in secondo piano quelle usate dal povero Biagi su Cofferati. Di fronte a un errore così macroscopico il ministro dell´Interno ha detto l´unica cosa che poteva dire: «Ho sbagliato». Si è anche dimesso e poco importa se il suo gesto era stato concordato con Berlusconi. A questo punto quello che conta è che il premier lo vuole al suo posto anche perché non può accettare che le colpe sul caso «Biagi» trovino un unico imputato in un suo uomo: se Cofferati ha il coraggio di rimanere al suo posto, tanto più ci rimarrà Scajola. «Anche gli errori più madornali – ha spiegato il premier – non possono far dimenticare i fatti». Insomma è la vecchia logica, quasi una legge della politica che governa la Seconda Repubblica come ha governato la Prima, per cui un governo non può abbandonare al suo destino un ministro attaccato dall´opposizione. «Se mollassimo Scajola ci faremmo tutti più male» ha spiegato Berlusconi ieri agli alleati. E tutti, più o meno convinti e per ragioni diverse, hanno accettato lo «schema». Casini ha annunciato ai suoi: «Per Berlusconi il caso è chiuso». Bossi ha spiegato il congelamento della situazione a suo modo: «Un rimpasto adesso potrebbe portarmi Casini nel governo, cosa che non voglio». E Fini non ha avuto ragione d´opporsi: «Non rendiamo la situazione peggiore di quello che è», ha osservato il ministro Urso. Per cui da qui a domani il ministro dell´Interno dovrà accettare ancora tante critiche, ma poi alla fine si salverà. Almeno questa partita è chiusa. Magari si riaprirà tra l´autunno e fine anno quando forse arriverà a maturazione un possibile rimpasto. Ma da qui ad allora, i molti nemici che ha dentro e fuori Forza Italia, useranno «l´errore» per logorarlo. In un partito che si sta attrezzando per affrontare il «dopo Berlusconi», in cui tutti quelli che ambiscono alla successione si stanno organizzando, quest´occasione di «ridimensionare» uno dei favoriti è troppo ghiotta. I vari aspiranti dentro e fuori Forza Italia faranno pesare al ministro dell´Interno l´accaduto. In fondo nessuno di loro vuole per il momento Scajola fuori dal governo, ma tutti lo vogliono «dimezzato», sotto schiaffo. E lui? Si rimetterà ai voleri del Cavaliere, come ha sempre fatto. Del resto la qualità su cui il ministro dell´Interno ha costruito il suo potere dentro Forza Italia è stata l´assolutà fedeltà al capo. «Io le dimissioni le ho date seriamente – è tornato a dire ieri a Berlusconi – se sono utili a te e al governo puoi accettarle quando vuoi». Per Scajola è una strada obbligata. Anche se non vuole essere più definito «democristiano» il personaggio non ha dimenticato una regola aurea in voga nello scudocrociato, cara a Forlani e Andreotti: per ricominciare a tessere la tela è indispensabile far passare la buriana. In fondo c´è ancora tanto tempo: tra le molte cose che ha insegnato questa vicenda è che chi vuole aspirare a succedere al Cavaliere deve percorrere ancora un bel po´ di strada.