Resca, da Mc Donald´s alla tv

27/02/2003



27 febbraio 2003

 
 
Pagina 5 – Interni
 
 
Ecco i sei nomi per il nuovo consiglio usciti dal vertice del Polo. Il possibile numero uno: "Sono un uomo d´azienda"
Resca, da Mc Donald´s alla tv

Il presidente designato è anche nel cda Mondadori
          ROBERTO RHO

          MILANO – «Basta con la politica romana, alla Rai voglio uno con cui ci si possa capire al volo», aveva confidato Silvio Berlusconi ai suoi uomini in uno dei giorni di massimo sconforto della presidenza Baldassarre. Eccolo – se i presidenti delle Camere non avranno un sussulto d´orgoglio – l´uomo con cui il presidente del Consiglio conta di capirsi al volo: è Mario Resca, classe 1945, ferrarese, bocconiano con un curriculum lungo come l´elenco del telefono. Nella vita ha fatto davvero di tutto: il manager (Sambonet, Kenwood, Lancome), ma anche il cacciatore di teste e, in anni più recenti, l´imprenditore. Alle cronache è noto come l´uomo che ha portato i McDonald´s in Italia: all´inizio quattro negozi come semplice licenziatario, poi vero e proprio colonizzatore del fast food, artefice dell´acquisto e della cancellazione dal mercato della catena concorrente, Burghy, protagonista dell´espansione dei McDonald´s in ogni angolo d´Italia. Contestato dagli ambientalisti per la cattiva abitudine di piazzare i suoi maleodoranti "ristoranti" nelle piazze artisticamente più pregiate d´Italia.
          «Sono sorpreso e lusingato, io sono un uomo d´azienda», è stato il suo primo commento. Resca non è un dipendente di Berlusconi, almeno in senso stretto. Della Mondadori è "solo" consigliere. E dunque percepisce non uno stipendio, ma un "gettone". È altresì consigliere dell´Eni di Roberto Poli (un altro superconsulente berlusconiano), carica alla quale è stato designato da Giulio Tremonti. È consigliere dell´Upa, l´associazione delle aziende che investono in pubblicità (e qui l´intreccio di interessi con l´imprenditore televisivo Berlusconi è evidente) ed è presidente della American Chamber of Commerce in Italia, ovvero uno degli snodi cruciali degli affari transoceanici tra Italia e Stati Uniti. Non a caso due anni fa, prima di ricevere i cortesi solleciti dell´Avvocato Agnelli che portarono alla nomina di Renato Ruggiero, e poi ancora nei mesi scorsi, prima della nomina di Franco Frattini, quello di Mario Resca era il nome che "ballava" nella mente del presidente del Consiglio per la poltrona di numero uno della Farnesina.

          Ma c´è un filo invisibile che lega ancora più strettamente Resca al Cavaliere. Un filo che ha un nome e un cognome: Bruno Ermolli. Della sua esistenza si ebbe notizia alla fine del 2000: si combatteva per il controllo della Fondazione Cariplo, il ricco forziere milanese che distribuisce ogni anno quasi 150 milioni di euro e che controlla una quota importante nella Banca Intesa del "nemico" Bazoli. Ermolli era il candidato berlusconiano alla presidenza, Resca uno dei suoi fidati scudieri, designato per la stanza dei bottoni di Intesa. Il blitz fallì, la Fondazione Cariplo restò nelle mani di Giuseppe Guzzetti e Resca non entrò nel cda della banca di Bazoli.
          Quello con Ermolli, eminenza grigia delle nomine governative, è evidentemente un rapporto solido, visto che Resca entra puntualmente in tutti i toto-candidati. Ultima in ordine di tempo la candidatura a sindaco di Ferrara, cortesemente rifiutata. Con Ermolli, e con Ennio Doris, altro manager della più ristretta cerchia berlusconiana, Resca si è ritrovato poi all´inizio di giugno nella lista dei 25 nuovi Cavalieri del Lavoro nominati dal presidente della Repubblica. Proprio come Berlusconi, a 25 anni di distanza… Affinità elettive, che evidentemente Berlusconi aveva ben impresse nella memoria quando, la notte tra martedì e mercoledì, seduto intorno a un tavolo con Fini e Follini, disegnava il profilo del suo candidato ideale alla presidenza Rai: «Voglio un manager, un uomo d´azione, che abbia anche un profilo internazionale». Per trovarlo non ha dovuto andare troppo lontano.