“Reportage 1″ Come cambia la Sardegna dei veri ricchi

30/06/2004





 
   
30 Giugno 2004
REPORTAGE




 
Le grandi manovre dell’affarismo immobiliare. Col plauso di Berlusconi
Come cambia la Sardegna dei veri ricchi
La Costa Smeralda ha un nuovo padrone e nuovi piani per il futuro. Verniciati di ambientalismo. Quel che non cambia è l’estraneità al resto della regione, che continuerà a non vedere niente dei lauti profitti che si preparano


ANDREA FABOZZIIN

IVIATO A OLBIA

Eccoli che tornano. Il tempo di mandare all’aria un campionato europeo, scansare una crisi di governo, raccogliere promesse da un capostruttura Rai, tirare a bestia l’ultimo gran premio, e i fenomeni dell’estate tv sono già qui, in Costa Smeralda. Un po’ appesantiti, magari annoiati, sempre gli stessi davanti agli obiettivi. Ha riaperto anche il solito posto. La stagione può iniziare. Sarà brevissima, anche quest’anno. I turisti di plastica spariscono quando il calendario si avvicina un po’ troppo alle ferie di massa. Ma il loro lavoro lo fanno. La truppa segue, e con il furore dei vent’anni occupa distese di mono e bilocali, trenta metri quadri, 4x, 8x, 12x. Il paradiso vip si può raggiungere con solo un paio di centinaia di euro a settimana, se sei disposto a spostare i bagagli in auto prima di andare a (divano) letto. E magari la frutta la porti da casa. Nessun rischio di incrociare i veri ricchi. I proprietari delle ville restano nascosti più dei loro tetti. Neanche li guardano i turisti da residence, e sopportano poco anche calciatori, veline, sottosegretari e proprietari di night club. Anche loro portano tutto da casa. Non la frutta, ma bambinaia, autista, marinai e camerieri. Sono in Sardegna ma potrebbero essere su Marte.

Quaranta chilometri di costa, un mondo a sé con principi e plebei che si incrociano ma non si toccano mai, tra marciapiedi rosa e auto parcheggiate al sole, rocce affioranti e coda per il gelato, yacht club e angolo cottura. L’isola e i suoi abitanti stanno a guardare. E quel che peggio aspettano invano l’incasso. Sfiora appena l’economia sarda il turista mordi e fuggi, se ne tiene altezzosamente lontano il proprietario di villa.

Intonaci che volano

Se il modello è in crisi è innanzitutto una questione economica. A Porto Cervo il vento porta via gli intonaci. A settembre il circo chiude, ogni anno un po’ più presto. I soldi li muovono gli alberghi, ma sono troppo pochi, cinque nel Consorzio Costa Smeralda e tutti a cinque stelle. I soldi li muove il mattone, ma da anni si costruisce poco o niente, solo quel che è già stato autorizzato. Bisogna cambiare e il nuovo proprietario è qui per questo.

Thomas J. Barrack Jr., per tutti Tom, fondatore, presidente e direttore generale di un fondo di investimento piuttosto esplicito già nella ragione sociale – Colony Capital – in Costa Smeralda ha comprato tutto quel che poteva, una sola cosa ha venduto: 40 ettari di prezioso terreno confinante al proprietario della villa «La Certosa» di Porto Rotondo, Silvio Berlusconi. L’avvocato intermediario dell’affare, Renzo Persico, è ora il presidente del Consorzio Costa Smeralda: per la prima volta un sardo alla guida dell’ex impero dell’Aga Khan. Il presidente della società che conduce le operazioni immobiliari, Smeralda holding, è invece Franco Carraro, presidente anche della Federazione del pallone, uno tra i massimi esperti di longevità politica.

Il californiano Barrack si muove con grande attenzione, non solo in Sardegna, ma anche sul continente, tanto che ha deciso di spostare a Roma, a palazzo Pecci Blunt, la sua sede europea. Non ha faticato a trovare 340 milioni di dollari per comprare dalla Starwood gli alberghi, il cantiere nautico e il golf club che erano del principe Karim, e soprattutto la quota di maggioranza nella proprietà di 2.400 ettari di terreno tra Capo Ferro e Petra Ruia.

Il primo incontro tra l’avvocato Persico e gli ambientalisti è avvenuto alla fine dell’anno scorso sulla spiaggia di Liscia Ruia, tutt’intorno i volontari della pulizia agitavano palette e sacchetti di plastica. Racconta Martino Luciano, piccolo editore di Arzachena e responsabile di Legambiente in Gallura: «Lo vedo interessarsi alla pulizia dello costa, allora mi avvicino e gli dico: ‘qui non bisognerebbe costruire niente, qui si dovrebbe fare un parco naturale’. Lui ci pensa un po’ e poi mi dice: va bene». Poi i parchi diventano addirittura cinque, tanto che al tennis club di Porto Cervo arrivano presidente e presidente onorario di Legambiente, Della Seta e Realacci, a benedire il progetto Barrack. Un piano «ecologista».

«Troppo veloci ad abbracciare Barrack? Non direi. Il fatto è che il vecchio `master plan’ dell’Aga Khan prevedeva la costruzione di milioni di metri cubi e aveva il suo cuore proprio dietro la spiaggia di Liscia Ruia. Per questo l’abbiamo combattuto negli anni. Se arriva uno che ci dà ragione è naturale che vogliamo tenercelo stretto», dice Vincenzo Tiana, che di Legambiente è il responsabile regionale.

Barrack si muove abilmente, ma se a palazzo Chigi ha un amico, a villa Devoto, sede a Cagliari della regione Sardegna, ha un problema. Il nuovo presidente Renato Soru in campagna elettorale ha detto chiaramente di voler puntare sul turismo, ma quando ha citato la Costa Smeralda l’ha fatto per indicare un esempio negativo: «Non è il modello di sviluppo che noi vogliamo». Il compito di smussare gli angoli è affidato a Manuela Rafaiani, che ha fatto l’assessore a Ferrara e nel `96 ha lavorato anche per Prodi quando il professore partì in pullman alla conquista di palazzo Chigi. Adesso è la portavoce del consorzio nella trincea superlusso dell’hotel Cala di Volpe, non meno di duemila euro a notte.

«Convinceremo Soru»

«Abbiamo fiducia che riusciremo a convincere anche Soru della bontà del nostro progetto» – dice Rafaiani. «Il consenso degli ambientalisti ci fa ben sperare. Aspetteremo, ma non all’infinito. Perché l’investimento ha bisogno di un ritorno in tempi certi, e non possiamo permetterci di finire nella palude dei veti politici».

Ecco allora la prima mossa del finanziere americano. Riguarda solo Porto Cervo, prevede abbattimenti e ricostruzioni senza eccedere le volumetrie, un centro congressi al posto del vecchio cantiere nautico, un teatro, una piazza, un parco. Un biglietto da visita scelto con attenzione. Il consiglio comunale di Arzachena l’ha già ricevuto e il sindaco ha dato segni di apprezzamento. Barrack parla da politico: «E’ solo un restyling, sono pronto a chiarire tutti i dubbi al governatore, vogliamo uscire da una visione chiusa del turismo, il concetto di `nicchia di prestigio’ è sorpassato».

Raccontano che queste dichiarazioni del nuovo padrone abbiano spaventato più di un proprietario, terrorizzato dalla «calata dei barbari» nei preziosi territori del consorzio. Barrack però ha rassicurato tutti. Del resto è un politico, oltre che un imprenditore. Repubblicano, già nell’amministrazione Reagan, è in ottimi rapporti con il clan Bush. Il consiglio comunale di Arzachena non deve fargli troppa paura.

Disney World ad Arzachena

Se ha fatto un errore, è aver affidato il progetto per la Costa Smeralda allo studio americano Hart Howerton, che ha clienti in tutto il mondo ed è specializzato nelle architetture di grandi paesaggi, ma è famoso soprattutto per aver progettato il Disney World a Orlando, in Florida. La paura che a nord di Olbia possa prosperare qualcosa di vagamente disneyano va oltre la burbera contrarietà del nuovo governatore. Tanto più che il territorio è già costellato di costruzioni eclettiche. Che hanno fatto scuola, come dice l’architetto Sandro Roggio: «Lo stile Costa Smeralda alligna in qualsiasi costa o campagna della Sardegna, le famiglie più in vista dei paesi e delle città lo adottano con orgoglio. Anche i manufatti abusivi più improvvisati non fanno a meno di ricorrere a una citazione – un arco imperfetto, un comignolo malfermo, una recinzione grezza – per richiamare quel mondo fantastico».

Allargare gli orizzonti della Costa Smeralda è proprio quel che Barrack vuole. Ha puntato sulle terme di Tempio Pausania, poi sulla Maddalena, non dimentica il Sulcis. Dopo Porto Cervo, in autunno, calerà il primo asso: il piano generale per i 2.400 ettari del consorzio. La regione ha una buona legge di tutela del territorio, vecchia di 15 anni. Ma non ha più i piani paesistici, tutti bocciati per un ricorso amministrativo. Se deciderà di andare allo scontro dovrà partire con l’handicap.

(1- segue)