“Report” Gli uomini d’oro dei Cda pubblici

24/10/2006
    marted� 24 ottobre 2006

    Pagina 18 l’ultima

    Il testo integrale del programma
    si pu� consultare sul sito internet
    http://www.report.rai.it/

      Televisione
      L’inchiesta di Report sulla piovra dei �cattivi consigli�

        Gli uomini d’oro dei Cda pubblici

          Riproponiamo ampi stralci del programma di Raitre dedicato ai compensi �eccellenti� dei consiglieri di amministrazione degli enti pubblici. Dalle autostrade alla Rai

            Report – L’Enel Poste Italiane, L’Anas, Ferrovie Dello Stato, Alitalia, sono le pi� grandi aziende pubbliche italiane. Nei loro consigli d’amministrazione siedono i manager che fanno funzionare i servizi primari del paese. Il numero di membri minimo previsto dalla legge sarebbe 3. Alle poste i consiglieri sono 11. La Rai ne ha 9, il Poligrafico dello Stato 10. Alitalia e Ferrovie 5. Gestore della rete elettrica 7, all’ Eni sono in 12, all’Enel 9.Quanto costa il consiglio di amministrazione di Enel?

              Paolo Scaroni, vicentino, studi alla Bocconi e a New York, all’inizio degli anni ’90 � Amministratore Delegato della Techint ma inciampa nell’inchiesta Mani Pulite e viene arrestato per aver pagato tangenti ai partiti per ottenere appalti da Enel. Patteggia la pena e va in esilio in Inghilterra dove si ricicla come manager della Pilkington. Poi torna in patria e il governo Berlusconi e lo nomina Amministratore Delegato proprio di Enel. Nei tre anni della sua gestione secondo i dati Istat la nostra bolletta � aumentata del 3,5 %. . Sulle fonti alternative per� non abbiamo fatto nulla. Inoltre Scaroni ha venduto impianti, aziende ed immobili, in sostanza ha arricchito l’azionista e impoverito l’Enel. E questo sarebbe il miglioramento di gestione che spiega la milionaria buonuscita. Nel 2005 Scaroni va all’Eni, il suo stipendio � di 1 milione e mezzo di euro l’anno. Il consiglio di amministrazione costa 2milioni 600 mila euro l’anno ma, come all’Enel, la cifra sul bilancio � pi� alta perch� comprende incentivi per gli amministratori e 9 milioni 649mila euro di liquidazione a Vittorio Mincato, il predecessore di Scaroni. Ed � vero che se Scaroni andasse via anche da ENI prenderebbe un’altra liquidazione di pi� o meno 8 milioni?

              Roberto Ulissi, Direttore affari societari Eni – Queste previsioni sono contenute nel contratto.

                Report – Il contratto dice che se il mandato non viene rinnovato saranno pagati altri 3 anni di stipendio. Scaroni decide lui di andare all’ Eni ma esige comunque dall’ Enel i 3 anni di buonuscita. Giancarlo Cimoli se ne and� da Ferrovie nel 2004. Il suo mandato era scaduto e non fu rinnovato. Ebbe una buonuscita di 6,7 milioni di euro. Lunardi lo manda a risanare Alitalia, gia’ sommersa dai debiti: aveva previsto che il 2006 sarebbe stato l’anno del pareggio invece, dopo 2 anni dal suo arrivo, Alitalia � sull’orlo del fallimento.

                  Andrea Cavola, Sindacato Unitario Lavoratori Trasporti - La semestrale di quest’anno parla di 221 milioni di passivo, le previsioni a fine anno sembrerebbero 350 milioni di passivo, negli ultimi 2 anni oltre 3mila lavoratori hanno lasciato l’azienda, i nostri contratti sono bloccati da anni quindi il costo del lavoro � stato attaccato pesantemente ed � uno dei pi� bassi rispetto ai nostri competitor europei.Dati ufficiali iscritti a bilancio: l’Ad di Air France guadagna 30mila euro al mese, quello di KLM 45mila, quello di British 64mila e parliamo di 3 compagnie in attivo. Il nostro amministratore delegato prende 190.000 euro al mese.

                    Report – Il consiglio di Ferrovie costa circa 2 milioni di euro l’anno. L’amministratore delegato, Elio Catania, � stato costretto a dimettersi, e come prevede il contratto si � portato via il risarcimento. A quanto ammonta lo abbiamo chiesto all’azionista ma il Ministero del Tesoro ci ha scritto che non possono essere rese note per una clausola di riservatezza. Quel che � noto � che Catania era arrivato due anni fa, doveva far viaggiare le ferrovie e invece lascia Trenitalia con un buco di 1 miliardo e 700 milioni di euro.

                      Sergio D’Antoni, Sottosegretario allo Sviluppo Economico – Io non li avrei dati.

                        Report - Anche perch� Catania ha lasciato un buco di 1 miliardo e 6?

                          Sergio D’Antoni – Sono contrario a dare soldi per fare andar via le persone assolutamente. Perch� mi pare che questo sia un errore. � stato fatto: Amen.

                            Report – Ma chi stabilisce le regole d’ingaggio? Il consiglio d’amministrazione presieduto da loro stessi e quando una poltrona si sfila di solito ce n’� una pronta. L’Anas ha una rete stradale di 20.182 chilometri e oltre 6.000 dipendenti. � l’azienda che decide come fare una strada o un’autostrada. L’ Anas � appunto la viabilit�. Per ampliare e risanare le nostre infrastrutture il presidente del consiglio aveva promesso in diretta tv, l’8 maggio 2001, 158 miliardi di investimenti. E nel 2003 ribadiva l’impegno.Siamo a settembre 2006 e sulla tangenziale di Mestre ci sono i 4 chilometri di coda di sempre. Mestre era 1 delle grandi opere della legge obiettivo del 2001: il passante costa 750 milioni, ne abbiamo spesi 150 ma solo 63 per i lavori. E siamo fermi. Per le Grandi opere mancano pi� di 100 miliardi di euro e nemmeno il 30% risulta finanziato. Ci sono state anche finte inaugurazioni come la Palermo Messina. Secondo i magistrati gli ultimi 41 km non avevano i requisiti minimi di sicurezza: semafori, vie di fuga e cos� via. Gli indagati sono 8. Azionista unico di Anas � il Ministero del Tesoro che decide chi la deve dirigere insieme al Ministero delle Infrastrutture, con il nuovo governo Lunardi se ne va e arriva Di Pietro. Chiede la verifica dei conti e i conti non gli tornano. Non ci sono i soldi per andare avanti con i cantieri. Consegna i dati alla Procura e invita il Consiglio di Amministrazione dell’ Anas ad andare a casa.

                              Antonio Di Pietro – Ministro delle Infrastrutture L’Anas ha cercato di moltiplicare pane e pesci per cercare di venire incontro alle persone politiche per fare le opere non avendo i soldi ha dato anticipi in relazione a opere non coperte completamente.

                                Report – Il cdao di Anas si � dimesso. Di Pietro dice che il buco � di 5 miliardi di euro e parla di consulenze e buonuscite per i manager e sospetta il falso in bilancio.

                                  Mario Virano – Consigliere Anas fino al 2006 - Il falso in bilancio non esiste. Questi rilievi sono stati controdedotti dalla direzione generale, dal collegio sindacale, dalla Corte dei Conti e sono stati riassunti all’interno di un bilancio che � stato certificato dalla Kpmg senza riserve.

                                    Antonio Di Pietro - A un certo punto � stato detto siccome quelle opere di cui ai residui passivi non si fanno pi� con quei soldi ci facciamo un’altra cosa. In realt� con quei soldi ci stavano gi� facendo la prima cosa. Sicch� con gli stessi soldi ci hanno fatto due cose contemporaneamente, ma siccome i soldi erano sempre quelli ci siamo trovati con un debito. Con un indebitamento di 3 miliardi e mezzo di euro circa.

                                      Report - Ma allora perch� questo consiglio di amministrazione dell’Anas non ha detto prima non abbiamo i soldi?

                                        Mario Virano- Nel momento in cui il governo impone con legge finanziaria un tetto di 1,9 miliardi di euro si sa che con quella somma l� si arriva poco pi� che a met� anno dopodich� ci si deve bloccare. Questo lo si sapeva al momento della promulgazione della legge finanziaria, � stato immediatamente segnalato all Presidente del Consiglio, al ministro Tremonti, al ministro Lunardi, cio� a tutto il governo.

                                          Report- Quindi tutti zitti e al loro posti fino alle elezioni. Era andata cos� anche nel 2001, con l’arrivo di Lunardi tutti a casa, addirittura lui li paga molto pi� del dovuto perch� lascino libere le poltrone. D’Angiolino, ex ufficiale della Gdf, era il presidente. Da contratto avrebbe dovuto restare altri 4 anni, ma Lunardi lo manda a casa. Lei ha una liquidazione di 2 miliardi e 800 milioni circa?

                                            Giuseppe D’Angiolino- Presidente Anas fino al 2001 – Il contratto non � stato rispettato, io non ho ricevuto, gli importi che erano indicati sul contratto di risoluzione del rapporto di lavoro e dovr� chiedere conto a chi ha firmato il contratto con me: il ministro Lunardi.

                                              Report – Lunardi li manda a casa in fretta in cambio di una buonuscita o risarcimento: 2 miliardi e 8 per il presidente, 650 milioni per ogni consigliere, in totale sono quasi 6 miliardi di lire. Le lettere arrivano sul tavolo di tutti i consiglieri il 19 ottobre 2001, la firma � di Pietro Lunardi. Si liquida un cda e si paga per intero intanto se ne assume un altro che si paga per intero. � una doppia spesa con soldi pubblici o sbaglio?

                                                Ivan Cicconi – Consigliere Anas fino al 2001 – Esatto!

                                                  Report – Ma lei lo sa che il ministro che l’ha preceduta per mandare via il precedente consiglio d’amministrazione di Anas aveva dato pi� di 5 miliardi e mezzo di lire. Lei ha dato dei soldi a questi per andarsene?

                                                    Antonio Di Pietro – Manco una lira! Ho chiesto alla corte dei conti di valutare. Non so se mi spiego. Glielo ripeto: perch� io ho l’impressione che questi soldi chi li ha presi li deve rimettere, quelli della scorsa amministrazione. Ho chiesto alla Corte dei Conti di farseli ridare.

                                                      Report - Da Lunardi che ha dato l’ordine come se fossero soldi suoi, da chi li ha incassati o dal ministero.

                                                        Ivan Cicconi - Personalmente dal ministro delle infrastrutture, dall’ing. Pietro Lunardi perch� il cambiamento � avvenuto solo per un interesse personale del ministro Lunardi. Ce l’aveva a morte con D’Angiolino perch� quando era Presidente Anas gli revoc� degli incarichi.

                                                          Report – Per tutta la storia Rocksoil?

                                                            Ivan Cicconi-Si lui era consulente dell’Anas per un paio di gallerie e normalmente quando interveniva Lunardi i costi aumentavano a dismisura. Lui gli revoc� un paio di incarichi e gliela teneva carica e appena � andato l� gli ha chiesto le dimissioni.

                                                              Report - La famiglia Lunardi ha una societ� che costruisce gallerie, � la rocksoil. Per eseguire i lavori occorre l’autorizzazione dell’anas. Secondo d’Angiolino, presidente di Anas, qualche progetto della Rocksoil � troppo caro e chiede a Lunardi di abbassare il preventivo.

                                                                Giuseppe D’Angiolino - Ricordo un progetto particolarmente costoso arrivato alla mia firma, la firma finale. L’avevo ritenuto eccessivamente costoso e non lo lasciai passare. Lo feci rivedere e il costo dell’opera venne abbastanza ridimensionato.

                                                                  Report – Poi Pietro Lunardi diventa ministro e cede la Rocksoil ai figli Martina e Giuseppe. Interpellanze parlamentari, una era finita in procura: quella sugli appalti per un raccordo autostradale in Val d’Aosta. Un’altra riguardava una consulenza per la Torino-Lione. Lunardi fece sapere che quel rapporto era chiuso. Altre interpellanze, riguardano Ergotecna che fa progettazione e direzione. Il cugino di Lunardi, Giacomo Rozzi, ha il 65%. Invece la stone di Milano, che era dei Lunardi, viene venduta e da quando passa di mano diventa una delle pi� potenti societ� per i lavori in galleria. Il responsabile � Mario Cangiano, socio del cugino di Lunardi in ergotecna. Non conosciamo la versione di Lunardi sulla vicenda perch� non accetta l’intervista.

                                                                    Report - Lei come ci � entrato nel Cda dell’Anas?

                                                                      Ivan Cicconi – Nominato dal ministro dei lavori pubblici Nerio Nesi.

                                                                        Report – Poteva aspettarselo che se cambiava governo la mandavano via.

                                                                          Ivan Cicconi – Potevo aspettarmelo per� non c’erano i presupposti per un ministro che si fosse comportato rispettando la legge. Chiedere le dimissioni e obbligare alle dimissioni e pagare i dimissionari. Direi che � la prima volta che capita questo caso dell’Anas di 5 anni fa.

                                                                            Report – Si considera deplorevole essere mandati a casa dietro compenso ma nessuno rifiuta di incassare. Anche con Di Pietro il CDA dell’Anas ha dovuto dimettersi senza per� sborsare una lira. Ma quanto costa il consiglio di amministrazione dell’Anas? Il presidente Vincenzo Pozzi, appena uscito, nel 2005 ha dichiarato 438mila euro di reddito. Quanto prendeva invece D’Angiolino 4 anni prima? 350 milioni all’anno, ora siamo passati a 400 mila euro, lo stipendio del presidente � raddoppiato. Mentre l’Anas perdeva 496 milioni.

                                                                              Ivan Cicconi - I consiglieri di amministrazione prendevano 150 milioni all’anno lordi. Era prevista una riunione ogni settimana.

                                                                                Report - E voi quanto prendete?

                                                                                  Giovanbattista Papello, Consigliere Anas fino al 2006 – Il compenso diciamo era articolato e andava da 40.000 a 140.000 euro a seconda diciamo…

                                                                                    Report - 40.000 pi� 140.000 no?

                                                                                      Giovambattista Papello - 40mila pi� 140mila per le attivit� che si svolgevano sotto forma di delega o incarico.

                                                                                        Paolo Brutti – senatore DS - Il punto � che l’Anas � un organismo unitario, con tanto di strutture tecniche, direttore generale, direttori centrali. A che serve uno che tratta il personale quando c’� un direttore del personale? A che serve uno che tratta i lavori nel mezzogiorno quando c’� un direttore generale dei lavori del mezzogiorno?

                                                                                          Report – Una lettera all’ex Presidente Pozzi dell’allora Ministero dell’Economia dice che le deleghe non sono opportune. Dovete vigilare sui soldi e invece poi lavorate dentro. La delega dell’ing. Papello dice che deve coordinare e monitorare la direzione centrale dei lavori compresi quelli sulla Salerno- Reggio Calabria. E lui � calabrese.

                                                                                            Paolo Brutti – C’� una struttura centrale presso Anas che si occupa dei lavori relativi a questa infrastruttura. Non c’era nessun bisogno della nuova delega se non per dare un potere di intervento e avere un santo in paradiso come si dice…

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                                                                                                  Norma Rangeri

                                                                                                  E non abbiamo avuto lo spazio sufficiente per deliziare il lettore con le pingui storielle di altri celebri Consigli di amministrazione, eccellenti in debiti e autopromozioni. Manca il gioiello di Sviluppo Italia, la societ� che avrebbe dovuto attirare finanziamenti dall’estero e che invece tratta affari per conto di onorevoli clientele. Manca la fotografia del Cda della societ� marchigiana Quadrilatero, che pensa alle opere pubbliche stradali, un doppione indecente di Anas. Mancano i consigli di amministrazioni zeppi di parlamentari di tutti i partiti, che anzich� provvedere alle leggi amministrano e si fanno controllori di se stessi. Manca l’affresco del Cda della scuola di cinema, dove le relazioni pericolose seguono sceneggiature tutte politiche. Negli ampi stralci che sintetizzano una parte del programma di Milena Gabanelli non c’� nemmeno la perla del finale, dove l’autrice di Report cita il caso, altrettanto clamoroso del Cda della Rai, dove grazie al voto dei consiglieri di maggioranza (berlusconiana) pende sul servizio pubblico (cio� sulle nostre tasche) una multa milionaria per aver nominato un direttore generale, Alfredo Meocci, compatibile solo con gli accordi di sottogoverno. Niente di nuovo, ma l’inchiesta di Giovanna Boursier, mettendo in fila la catena delle sanguisughe, ha disegnato l’immagine di un paese senza dignit�. Lo stesso che vede i partiti di ogni schieramento associarsi ogni volta che generose prebende si affacciano all’orizzonte. E neppure stupisce che questo o quel nome del firmamento dei consiglieri d’oro si risetna e dichiari alle agenzie tutto il suo sdegno. Del resto, di fronte all’inchiesta di Michele Santoro su mafia e politica in Calabria, si sono levate le proteste del presidente Loiero. Se uno indica la luna c’� sempre chi se la prende con il dito.

                                                                                                  Testo integrale su
                                                                                                  http://www.report.rai.it/