Renault condannata per il suicidio di un dipendente

18/12/2009

Almeno una parte della colpa per il suicidio di Antonio B., ingegnere informatico che il 20 ottobre del 2006 si è lanciato dal quinto piano del Centro tecnologico di Guyancourt, dev’essere attribuita a Renault. Lo ha deciso il tribunale per le questioni di sicurezza sociale di Nanterre,che ha condannato la casa automobilistica per «colpa grave».Una vittoria inattesa per la famiglia, che fin da subito aveva indicato come causa del tragico gesto l’eccessivo stress professionale a cui la vittima, 39 anni appena, era sottoposta.
«Finalmente viene resa giustizia a mio marito – ha commentato la vedova, non presente in aula al momento della sentenza – Viene riconosciuto ciò che ha subito, sopportato per colpa della Renault. Spero che sia un segnale forte per tutte quelle imprese che sacrificano ogni cosa sull’altare della redditività, e per i dipendenti, che sapranno di avere la giustizia dalla loro parte». Concetto ribadito anche dall’avvocato della famiglia, Rachel Saada, che invita le aziende a «smettere di invocare la vulnerabilità delle persone per spiegarne i gesti estremi».
Rinvia invece ogni commento la Renault,che per bocca del proprio legale, Beatrice Pola, si limita a «prendere atto» della decisione del tribunale, senza precisare se ci sarà un ricorso in appello.«Leggeremo le motivazioni della sentenza e ci prenderemo il tempo necessario, l’affare è delicato».