Relazione Segretario nazionale Cristian Sesena – Roma, 12/11/2012

Si conclude oggi un passaggio essenziale del percorso di rinnovo del contratto nazionale del turismo.
L’ ipotesi di piattaforma assume la sua versione definitiva e ufficiale e nella sua versione ufficiale e definitiva verrà presentata nelle prossime settimane alle controparti.
La genesi delle nostre rivendicazioni è stata articolata e ponderata a tutti i livelli. Siamo partiti all’inizio del mese di luglio con i gruppi di lavoro composti dai vari compagni che in tutti i territori seguono quella galassia che è a fatica ricompresa nel Contratto. Quegli incontri sono stati utili per orientare e condividere prima di tutto un perimetro riconosciuto e successivamente i contenuti di quel perimetro.
Il documento riassuntivo che è scaturito dal lavoro di tutti ha costituito l’architrave di quella che poi si è vestita dei tratti più classici di piattaforma e che è stata posta in consultazione nelle assemblee sino ad oggi tenute.
Non a caso uso il termine “sino ad oggi tenute”. Il report che vi è stato consegnato non evidenzia di certo un risultato eclatante in termini di lavoratrici e lavoratori coinvolti, un risultato tra l’altro di certo inferiore all’ultima consultazione, un risultato su cui riflettere, senza scomodare categorie improprie come quella del “vulnus democratico” o ancor peggio ricorrendo a criteri di misurazione dell’impegno e dello sforzo ancor più impropri, ma al contrario, attuando un percorso di sana riflessione e autocritica.
Sino ad oggi si sono tenute 819 assemblee. I votanti sono stati 17.177. I favorevoli 16495. I contrari 247. Gli astenuti 434. La percentuale di consenso registrata sull’ipotesi è del 96,03%.
Sapevamo sin dall’inizio che i tempi stretti della consultazione e l’epoca in cui questa consultazione andava a collocarsi avrebbero giocato a nostro sfavore. Un mese è sicuramente un lasso di tempo breve per effettuare assemblee e attivi che, lo sappiamo, si sono andati a sovrapporre alla attività ordinaria che da un paio di anni è divenuta strutturalmente straordinaria a causa delle frustate ( non mi viene un termine migliore) della Crisi.
La Crisi sì è un elemento utile a valutare e leggere molti aspetti della nostra vita sindacale tra cui anche l’andamento di questa consultazione.
Pensiamo ad alcune realtà funestate da disdette degli accordi integrativi e da durissime riorganizzazioni aziendali che in molti casi hanno procurato licenziamenti e massiccio ricorso ad ammortizzatori sociali.
In quei contesti in cui le assemblee si sono tenute pressoché settimanalmente e su temi di vitale importanza non è stato semplice tornare a discutere del rinnovo del contratto nazionale e quando lo si è fatto con grande abnegazione, non si è trovato un livello di partecipazione e di attenzione pari al passato. Nel mare magnum di problematiche e urgenze che la Crisi comporta è normale che ognuno soppesi quelle problematiche e crei un ordine di priorità.
Negli Hotels della Catena Alberghiera NH, o negli appalti di alcuni colossi della ristorazione collettiva, ci si poteva aspettare che si desse la precedenza all’emergenza occupazionale rispetto ad una discussione approfondita nel merito alla nostra piattaforma.
Quindi va bene così? E ci accontentiamo di quello che siamo e della fotografia minimale che siamo riusciti a scattare in questo mese di corse da un cantiere all’altro, da un hotel all’altro?
Ovviamente come non siamo desiderosi di proporre condanne facili allo stesso modo non sposiamo la via di assoluzioni altrettanto facili.
Non credo giustificabili ad esempio il fatto che certe intere colonne siano rimaste bianche anche se ciò fosse da imputarsi solo al non invio in tempi congrui dei verbali di assemblee. Non è solo una questione di “quanto” ma anche di “come” il nostro lavoro si dipana.
La Filcams è una categoria che non ha paura di fare i conti con limiti e fragilità. Diciamo che i suoi momenti più alti li raggiunge proprio quando riesce a trasformare i suoi limiti in orizzonti e le sue fragilità in forza.
L’epoca drammatica che stiamo faticosamente attraversando ci impone oltre che responsabilità anche uno sforzo di innovazione. Ecco perché ritengo che aldilà del dato di oggi dovremmo pensare e ipotizzare una sorta di consultazione in progress nel tempo che ci permetta di raggiungere anche in momenti successivi i lavoratori di modo da ampliarne non solo il numero ma anche di approfondirne il livello di consapevolezza e partecipazione.
I limiti poi che la morfologia del settore ( polverizzato, disarticolato, frammentato) impone rendono sempre parziale quel dato che oggi siamo chiamati a valutare. Su come estendere la nostra rappresentanza e come arrivare anche ai confini di questo impero estesissimo ma difficilmente percorribile, dovremmo anche riflettere magari chiedendo a questo rinnovo di fornirci qualche strumento contrattuale in più.
Sottolineo infine l’utilità e il successo degli attivi provinciali e regionali ad alcuni dei quali ho avuto il piacere di essere invitato: sono stati momenti di confronto molto utili, sedi vitali di scambio approfondimento. Anche gli attivi come le assemblee dovranno rappresentare un appuntamento costante di incontro e verifica per tutto l’arco di questo negoziato.
La piattaforma rivendicativa su cui mi soffermerò fra breve dovrà fare del metodo un suo ulteriore contenuto non tanto rivolto alle controparti ma a noi stessi. La democrazia intesa oltre le ritualità classiche. La democrazia come metodo appunto. Metodo di lavoro che si può innovare ma mai sacrificare.
Avremmo tutti voluto oggi discutere di una piattaforma unica e unitaria. Sarebbe stato senz’ altro interessante essere messi nelle condizioni di provare a condividere con Fisascat e Uiltucs quel metodo cui prima si accennava. Non è stato possibile. Ci siamo riusciti solo in parte, pur provandoci fino all’ultimo.
Le piattaforme hanno tratti similari e su temi importanti e che saranno centrali in questo rinnovo: cito solo quelli della salvaguardia dell’occupazione nei cambi di appalto e delle terziarizzazioni negli alberghi. Questo è abbastanza incoraggiante.
Su altre registriamo diverse sensibilità che speriamo possano comporsi in sintesi. Su altre infine le differenze vengono da lontano come ad esempio sulla richiesta salariale dove la non condivisione del protocollo sul modello contrattuale espressa a suo tempo dalla CGIL, e da noi ovviamente sostenuta, ci ha portato ad utilizzare l’ IpCa solo come mero riferimento di calcolo e non come indicatore indiscutibile nella determinazione del quantum economico.
Per il resto la FILCAMS opererà per unire e non spaccare perché l’unitarietà in tempi come questi è un bisogno primario delle lavoratrici e dei lavoratori che tutto desiderano fuorché un sindacato diviso, litigioso, incapace di fare il loro interesse.
Ci attendiamo da FISASCAT e UILTUCS il medesimo atteggiamento innanzitutto di responsabilità verso i lavoratori e di rispetto verso le nostre idee e posizioni. Siamo disposti a farlo con le loro, purché ci si confronti per trovare posizioni comuni e non per prevaricare gli uni sugli altri. Un epilogo come quello conosciuto nel Terziario sarebbe nel Turismo ancora più grave. Noi faremo di tutto per evitarlo. Ci auguriamo e ci basterebbe che gli altri non lavorassero per procurarlo.
Allarmano i segnali che arrivano dal confronto sulla produttività in corso anche stamattina fra le parti sociali. Un accordo separato, un accordo senza la CGIL, avrebbe pesanti ripercussioni sui nostri rinnovi fino a preconfezionarne l’esito.
Va comunque valorizzato il fatto che la premessa politica alla piattaforma sia stata scritta dalla Filcams e presa e trasportata senza modifiche da Fisascat e Uiltucs nelle loro.
E’ una premessa che vuole mandare un chiaro messaggio politico alle controparti ma soprattutto alla politica e alle istituzioni. In questo paese prostrato dalla crisi economica, dal rapido sfaldamento del tessuto produttivo, una delle poche strade certe per crescita e sviluppo sarebbe l’investimento nel turismo. Perché ciò non è stato fatto e perché ciò non viene ancora fatto è un mistero che più che buffo si colora di venature tragiche.
La riforma del titolo V della Costituzione che ha reso le regioni sovrane nella determinazione delle politiche di sviluppo di settore ha dimostrato negli anni la sua insufficienza.
Non si è mai usciti dalla estemporaneità e dallo spontaneismo.
E’ mancato e manca un coordinamento nazionale ed una voce di spesa certa per rilanciare con interventi attivi e non lanci pubblicitari e spot televisivi il “ Marchio Italia”.
Un contratto nazionale può caricarsi anche di questo improbo compito? Noi crediamo di sì e vorremmo che assieme a Cisl e Uil Confcommercio, Confindustria e Confesercenti riuscissimo partendo dal fattore lavoro a parlare a politica ed economia.
Pensiamo ad esempio ai disastri che la riforma Fornero comporterà per i lavoratori stagionali che stante l’attuale quadro normativo percepiranno ad anni alterni la MiniAspi. Un segnale e forse più di un segnale va dato a chi quel quadro potrà modificarlo.
Il “lavoro” appunto. La difesa del lavoro nella crisi sarà uno dei punti centrali di quello che si annuncia una trattativa quanto mai difficile.
L’ occupazione è minacciata sotto parecchi fronti a partire dal tema delicatissimo dei cambi d’appalto, delle concessioni, delle terziarizzazioni.
In quello che si configura come un aspetto dinamico del mercato ( i subentri in regime di appalto) il lavoro, o meglio, la tutela occupazionale vengono visti come un elemento statico, ossia un ostacolo al dinamismo delle imprese.
La Spending Review del Governo Monti è il motivo, a volte il pretesto, per giustificare questa teoria.
Nella ristorazione collettiva i segnali di allarme non mancano. Vorremo dire ad Angem che ha minacciato la disdetta delle clausole sociali che regolano appunto la tutela dell’occupazione, che quello sarebbe un atto irresponsabile e che anche la sola minaccia pregiudica ogni possibilità di negoziato.
Non siamo disposti a ragionare con pistole alla tempia. Non siamo disposti a negoziare la perdita di posti di lavoro, per poi ritrovarci a contare i caduti di quella che sarebbe una intollerabile guerra per la sopravvivenza.
Partendo dal principio che nei cambi di appalto l’occupazione va difesa e protetta, siamo pronti a capire come fronteggiare l’onda d’urto del combinato disposto di crisi e interventi al taglio della spesa operati dal Governo .
Ma il lavoro non può essere messo in discussione come fosse una variabile dipendente del mercato.
Lo stesso dicasi nelle concessioni autostradali o nella ristorazione commerciale dove non siamo più disposti a tollerare passaggi non trasparenti che spesso si nascondono dietro i franchising o le finte cessazioni con conseguenti licenziamenti dei dipendenti e successive nuove aperture, solo apparentemente, non legate fra loro.
La crisi non può giustificare ogni cosa, a partire dal fatto che le imprese abdichino in tutto o in parte alla loro responsabilità sociale. La crisi economica non può travolgere l’etica e la responsabilità di chi fa impresa e nel fare impresa deve creare occupazione stabile.
Sul tema delle terziarizzazioni alberghiere il bilancio è impietoso. La procedura introdotta nello scorso rinnovo che cercava di recuperare una situazione già di per sé fortemente compromessa non è bastata. Il crollo del turismo domestico, cartina tornasole dell’impoverimento di una sempre più larga parte della popolazione di questo paese, ha facilitato le fughe in avanti e il recupero di costo attraverso l’esternalizzazioni.
La vicenda NH Hotels se qualcosa può insegnarci, è che di fronte al furore di chi licenzia disdetta e terziarizza la prevenzione non basta più e bisogna passare alla cura.
Se da un lato dobbiamo riconfermare che esistono vie alternative all’esternalizzazioni che alcune grandi catene hanno scelto di percorrere del tutto o in parte e guarda caso si parla di alberghi a 5 stelle, dall’altro bisogna iniziare a ricostruire per via negoziale il ciclo produttivo spezzatosi per effetto dell’appalto di servizio e il primo tassello è l’obbligo di applicazione del CCNL Turismo anche per reparti/settori appaltati.
La piattaforma poi mira a promuovere un utilizzo nuovo e virtuoso degli strumenti che la bilateralità offre a partire dal sostegno al reddito, al supporto nella applicazione delle norme di prevenzione salute e sicurezza, alla formazione nell’ottica anche di facilitare il reinserimento dei lavoratori precari e disoccupati.
Sul mercato del lavoro vorremmo far passare il concetto che la flessibilità deve essere contrattata e che nell’ottica di sradicare il fenomeno endemico del lavoro nero e irregolare, non abbiamo paura di confrontarci serenamente su istituti come il lavoro a chiamata purché dall’ abuso si rientri nella categoria dell’uso e alla contrattazione venga affidato un ruolo di miglioramento e non di mero recepimento della norma.
Abbiamo poi rivendicato diritti individuali che non costano di principio tanto ma che possono qualificare il lavoro e il quotidiano dei lavoratori.
L’aspettativa non retribuita in caso di patologie gravi non oncologiche, i permessi per i lavoratori migranti in caso di disbrigo pratiche per permesso di soggiorno o ricongiungimento famigliare sono norme di civiltà e di dignità. Come il miglioramento del diritto allo studio: il lavoro nel turismo è troppo spesso liquidato come poco professionalizzato. Questo è talora vero, ma non per difetto dei lavoratori che debbono essere messi nelle condizioni di accrescere la propria conoscenza e la propria cultura personale.
Infine la richiesta di includere fra le materie negoziali il tema della conciliazione tempi di vita e di lavoro è una sfida che non va sottovalutata. Donne, Giovani, Migranti costituiscono la maggioranza della nostra platea occupazionale. Sono portatori di esigenze e istanze che vanno valutate e armonizzate nell’ottica dell’equilibrio possibile fra tempi di vita e tempi di lavoro.
Troppo spesso ci si è limitati riflettere in quest’ottica di Grande Distribuzione Organizzata e di Barriere Casse di Ipermercati. I Nostri settori hanno strutture organizzative diverse ( pensiamo solamente agli orari di lavoro nelle mense ospedaliere o scolastiche) ma non per questo meno potenzialmente foriere di disagi.
Esplorare questi temi e abbozzare progetti e soluzioni potrebbero costituire un orizzonte nuovo per la contrattazione.
La contrattazione. Quale contrattazione si può ipotizzare se lo schema attuato dalle nostre controparti di ogni ordine e grado pare essere qua come altrove l’utilizzo della disdetta seriale per ottenere la desertificazione di diritti acquisiti negli anni e da lì. con agio, nel caso, iniziare una nuova discussione?
Il bilancio della contrattazione territoriale fatta o provata a fare nell’ultimo triennio, nonostante il convinto intervento in suo favore promosso lo scorso rinnovo non è sicuramente lusinghiero.
Anche la contrattazione aziendale ha registrato preoccupanti stalli e inquietanti fasi di regressione.
La crisi ci ha spinti in un angolo con una violenza inaudita. Di fronte al dramma di una emorragia di posti di lavoro che pare non arrestarsi, abbiamo tentato correttamente di arginare in primis quella.
Ma la crisi non può continuare a comprimere il nostro spazio e il nostro bisogno di elaborazione politica e contrattuale. Dobbiamo imbastire una tattica nuova che permetta di uscire dal cono d’ombra in cui questa fase storica senza precedenti ci ha spinto.
Rilanciare il nostro potere negoziale, dimostrando che contrattazione è innanzitutto esercizio di diritto di proposta, e non solo di rivendicazione. Ai problemi oggettivi si può cercare di rispondere proponendo soluzioni diverse, piuttosto che accettando, modificando, respingendo quelle preconfezionate dei padroni.
L’ atteggiamento nel contempo arrogante e miope della Federazione Italiana Pubblici Esercizi che ha invitato le sue propaggini territoriali a soprassedere al pagamento della quota di garanzia pari a 125 euro lordi una tantum, è un nitido esempio di quella tendenza tutta italica a furbeggiare di fronte le Catastrofe.
Se la Crisi è un fatto innegabile, non è però tollerabile che cresca e si alimenti una categoria di Furbetti della Crisi, che provano ad arrangiarsi e vivacchiare fra le sue pieghe.
Abbiamo assunto una posizione dura che manterremo rispetto a questo urticante comportamento, nontanto per la cifra in sé ma per il principio per cui un accordo nazionale possa essere disatteso in una sua parte economica con tanta disinvoltura.
Tralasciamo il rapporto inesistente fra entità della cifra e insostenibilità della stessa da parte delle imprese che è argomentazione palesemente grottesca.
Sottolineiamo per dovere di cronaca, come Federalberghi, che siede allo stesso tavolo e dalla stessa parte, si sia mossa in modo opposto consegnandoci però il ritratto di una controparte non certo coesa e granitica nelle sue parti costituenti. E questo non è un segnale positivo.
Aldilà quindi di tutti i fattori di negatività che hanno pesato e pesano sulla contrattazione noi ne rivendichiamo il rilancio e un nuovo investimento che ne comporti l’estensione.
La contrattazione è l’essenza del sindacato. Un sindacato che non fa contrattazione si sclerotizza e implode nella burocrazia.
La contrattazione che ci attende non potrà certo essere un agile cavalcata verso la conquista di nuovi diritti e tutele. Sarebbe disonesto vendere questi scenari come alla portata di mano.
Quello che dobbiamo pretendere è il diritto alla contrattazione per affrontare problemi e difficoltà che troppo spesso le imprese tendono a volersi risolvere da soli. Rivendicare innanzitutto uno spazio certo per il dialogo e per il confronto, che obblighi le parti ad ascoltarsi e a costruire, di fronte al dilagare della tendenza padronale di distruggere a prescindere.
Si sente con una ritmica regolare la litania che i consumi sono in calo e che le politiche di rigore del governo continuano a deprimerli invece che incentivarli. Niente di più vero.

Una delle voci che più spesso intona questo mantra è Confcommercio.
La nostra richiesta salariale nasce da qui da una riflessione apparentemente scontata ma che non viene ripetuta a sufficienza e con la stessa regolarità dell’altra.
Se i consumi non decollano è perché i bassi salari non permettono ai cittadini di “far girare l’economia”.
Confcommercio ha tutte le ragioni a denunciare le mancate entrate ma non può però poi essere la prima ad alimentare il circolo vizioso che dalla moderazione salariale porta dritto alla depressione del potere di acquisto.
130 euro sono una cifra importante è inutile girarci intorno.
L’abbiamo definita però ragionando politicamente, tenendo presente una serie di fattori in rapporto fra loro tra cui l’ IPCA , le rivendicazioni della scorsa tornata, quanto si è effettivamente portato a casa e quanto potrebbe rendersi necessario recuperare in massa salariale nel corso di una trattativa che non ci consente di lanciarci in nessuna previsione rassicurante.
E’ una richiesta politica che tenta di fornire una risposta adeguata alla precarietà salariale di più di un milione di lavoratori e di circa 300 000 lavoratori stagionali che la crisi ha acuito in modo impressionante.
Care Compagne e Cari Compagni, la stagione contrattuale che oggi si inaugura sarà complessa, priva di termini di raffronto, e aperta ad ogni esito, anche il meno scontato.
La Filcams intende stare in campo e giocare fino in fondo la partita senza arroccamenti ma anche senza cedimenti alla rassegnazione politica e negoziale.
Nella difesa ostinata di alcuni punti fermi quali l’occupazione, la sua salvaguardia e il suo accrescimento, crediamo sia necessario adottare fin da ora un impegno che è essenzialmente strategia d’ attacco.
Questa vertenza dovrà incontrare la costante direi pressoché quotidiana partecipazione di tutta la categoria, di tutti i delegati, di tutte le lavoratrici e i lavoratori, che dovranno vivere il negoziato “dal vivo”, in tutte le sue fasi.
La Segreteria si impegna a promuovere coltivare, estendere l’informazione che è il primo ingrediente per ravvivare una cultura della democrazia e, appunto, della partecipazione ,che mai come oggi è messa sotto pressione e in discussione a partire dal disamore verso la politica per arrivare al malcelato disprezzo del valore della rappresentanza e del suo ruolo.
E’ inimmaginabile pensare di riuscire a sostenere il peso di quanto accadrà nei prossimi mesi senza il ferreo convincimento che ci si assume la responsabilità di decidere solo se si decide assieme e si condivide assieme i passi in uno scambio costante che è crescita e rafforzamento continuo del nostro essere Filcams.
Da oggi pertanto e per tutta la durata del negoziato dobbiamo ritenerci tutti in assemblea permanente.
Grazie

Roma 12 novembre 2012