Relazione Meris Soldati, Rimini 6 giugno 2003

Crisi del modello, sviluppo sostenibile
Convegno sul Turismo organizzato dalla CGIL di Rimini
Venerdì 6 giugno 2003
Hotel Le Meridien – Rimini

Relazione di Meris Soldati – Segretario generale CGIL Rimini

Il 1° maggio del ’51, venne celebrato con l’occupazione simbolica del Grand Hotel da parte dei lavoratori. Con questa azione eclatante, la Camera del Lavoro proponeva uno sviluppo orientato verso il turismo popolare in alternativa al turismo di élite. Sarà, l’allora Giunta di sinistra, a portare avanti una politica di sviluppo del turismo di massa, cogliendo così sia l’idea del turismo popolare, sia il bisogno di dare lavoro alla gente.

Da allora il sindacato si è posto il compito non facile, di migliorare le condizioni delle persone che lavorano e di denunciare i rischi di un sistema basato sullo sfruttamento delle risorse umane e del territorio, invece che sulla loro valorizzazione.

Fin dagli anni 60 e 70 la CGIL riminese poneva i temi della riqualificazione delle strutture e dei servizi, del sociale, del territorio nel quadro di un mantenimento del turismo di massa ma senza che gli effetti negativi venissero scaricati sui lavoratori e sulla qualità della vita nel nostro territorio.

Una posizione che oggi possiamo definire lungimirante, che anticipa quello che poi sarà il concetto di “citta dolce” che attualmente viene da tutti riconosciuta come una assoluta necessità.

Ed è proprio al turismo, che riteniamo essere la parte più importante dell’economia del nostro territorio, che abbiamo dedicato questo convegno che si colloca nel programma di celebrazioni del Centenario della CDL di Rimini.

Vogliamo in primo luogo affrontare i temi connessi al lavoro e alla sua valorizzazione.
Non mancano certo, nella nostra realtà, momenti dove le istituzioni, le associazioni di categoria, la politica affrontano i problemi connessi al nostro sistema turistico, ma quello che emerge sempre, in queste analisi, è la sottovalutazione, se non la totale assenza, delle problematiche connesse al fattore lavoro.

Allora, di qui la CGIL intende partire, non per un semplice seppur dovuto dovere di rappresentanza, ma nella convinzione che il fattore lavoro e la qualità del lavoro rappresentano un elemento ineludibile in qualsiasi analisi relativa a qualsiasi sistema economico.

La centralità del lavoro, il suo valore sociale, i suoi diritti e con essi la dignità delle persone, sono i capisaldi su cui costruire la qualità dello sviluppo sia che si tratti di temi dello sviluppo più generali, di politiche economiche a livello nazionale o internazionale, sia che si tratti di politiche a livello locale.

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Una competizione del nostro sistema produttivo, e questo vale anche in chiave locale, non giocata al ribasso ma puntando, piuttosto, su quella che abbiamo definito una via alta dello sviluppo.

Nel settore del turismo il rispetto dei contratti di lavoro, delle leggi e dei diritti più elementari delle persone che vi lavorano, rappresenta ancora una rara eccezione.

E’ un problema che riscontriamo nell’intera costa romagnola, e riguarda gli oltre 50.000 addetti delle imprese turistiche della nostra costa. Parte da queste considerazioni il documento regionale della CGIL dell’Emilia Romagna e della Filcams, elaborato recentemente, e che in questa sede intendiamo ribadire.

Vogliamo riaffermare con forza il concetto che il superamento di vere e proprie forme di sfruttamento della manodopera, del lavoro nero ed irregolare, deve costituire, la condizione e il vincolo per ogni ipotesi di sviluppo del settore turistico.

Sul tema del lavoro nel settore del turismo, sulla sua qualità, sulle sue trasformazioni, sia sul versante dell’impresa che del lavoro dipendente, assistiamo a una sottovalutazione in termini di ricerca e analisi. Noi riteniamo, al contrario, che per mettere in campo politiche tese alla riqualificazione del sistema, occorra partire da uno studio anche delle dinamiche in atto di un mercato del lavoro che è caratterizzato da una forte presenza di lavoratori stagionali e immigrati. Così come va analizzata a fondo la composizione dell’offerta di lavoro.

Proponiamo, in sostanza, una vera e propria ricerca sul campo allo scopo di ricostruire uno sfondo quali-quantitativo in cui collocare il mercato del lavoro riminese, una ricerca che deve vedere l’impegno in primo luogo delle istituzioni locali e regionali, con le quali siamo disponibili a confrontarci, in termini di idee e proposte.

Il tema dell’occupazione nel settore turistico va affrontato, non solo in chiave di crescita numerica, ma soprattutto di quali professionalità, di quali competenze ha bisogno il nostro sistema per svilupparsi in chiave qualitativa. In questo senso la formazione rappresenta un fattore determinante.

La formazione, intesa come formazione continua, consente di accrescere professionalità, favorisce la fidelizzazione degli operatori al settore ed è una leva essenziale per qualificare il nostro sistema turistico.

Nel settore siamo in presenza di una pluralità di sistemi formativi, pubblici e privati e la stessa Università rappresenta un importante e decisivo soggetto.

Bisogna agire in direzione di un modello integrato di formazione attraverso un maggior coordinamento dell’offerta e della domanda. Per rispondere alle esigenze del continuo cambiamento in atto, si tratta di costruire una vera e propria rete tra i vari centri di formazione.

La realizzazione di un polo della formazione e della ricerca andrebbe a sostegno dell’intero settore per costruire una moderna politica del turismo, per la creazione di nuove e più qualificate imprese, di nuova occupazione e di nuove professioni.

La Ricerca

Sul tema della ricerca, occorre rilevare come non esista un sistema integrato di ricerca sul settore. Assistiamo a tante ricerche, anche divergenti tra loro, spesso commissionate da singole istituzioni o categorie economiche. Una miriade di analisi eterogenee impossibili da portare a sintesi, mentre ciò che manca è una cultura nuova del sistema della ricerca in questo settore.

A nostro parere la ricerca, elemento fondamentale per qualsiasi sistema produttivo e per la conoscenza e lo sviluppo dei sistemi economici, lo è altrettanto nel sistema del turismo. Pertanto, in questa sede, intendiamo lanciare un modo nuovo di affrontare questo tema e ci rivolgiamo principalmente alle istituzioni, proponendo la creazione di un Centro Studi Superiore del Turismo che affronti le politiche trasversali legate al sistema turistico.

Dinamiche dei flussi turistici
Dinamiche del mercato del lavoro
Dinamiche ambientali e del territorio
Dinamiche economiche e finanziarie.

Si tratterebbe della costituzione di un Centro che effettua ricerche su questi fattori uscendo dalle logiche parziali fin qui adottate.

Inoltre, un polo di ricerca di questa natura, avrebbe le caratteristiche per accedere ai bandi nazionali e internazionali per il reperimento delle risorse. L’Università, come istituto già vocato alla ricerca, potrebbe assumere questo ruolo, in particolare l’Università di Bologna, nella sede di Rimini, potrebbe essere il riferimento naturale per la creazione di un polo ricerca nel campo del turismo.

Con questo convegno la CGIL intende aprire una fase di analisi, di riflessione e proposta sul sistema turistico riminese, partendo dal modello attuale e dai problemi che tale modello manifesta.

Questa riflessione si colloca in un contesto segnato da una fase recessiva dell’economia internazionale, da difficoltà e da segnali di arretramento del sistema economico Italiano e locale.

Ogni anno, a fine stagione, assistiamo a valutazioni diverse tra coloro che sostengono che la stagione è andata più o meno bene e coloro che sostengono che è andata male. Ogni anno subentrano vari fattori, dal clima, alle problematiche relative alla salute del mare, ecc., ora si aggiunge l’incertezza dei mercati internazionali e nazionali per l’effetto della crisi economica e della crisi internazionale.

Puntualmente, nelle analisi sull’andamento della stagione, i più si limitano a ricercane cause in aspetti congiunturali ed episodici senza considerare i fattori ciclici della crisi economica, che gia dal 2002 e agli inizi del 2003, si presenta ulteriormente aggravata.

Il nostro Paese, infatti, sta vivendo una preoccupante crisi economica. Gli ultimi dati ISTAT presentano un arretramento della nostra economia o addirittura un declino, come da tempo la CGIL ha denunciato.

In una fase complicata come quella attuale, di fronte all’economia che non cresce, il Governo di centro destra ha scelto la via bassa della competitività, con interventi che non rispondono agli interessi del Paese.

Hanno pensato che l’unica strategia possibile fosse quella di agire sui costi del lavoro, sulla spesa pubblica e su quella sociale, su fisco e tasse, per ottenere un rilancio del sistema produttivo.

Oltre alle azioni che la CGIL ha messo in campo a livello nazionale, riteniamo sia fondamentale affrontare i temi dello sviluppo anche in chiave locale, nei territori, e per questo poniamo grande attenzione al ruolo che il sistema delle autonomie locali può svolgere. Chiediamo perciò al sistema delle autonomie di svolgere un ruolo importante verso il sistema delle imprese e verso i lavoratori, adottando politiche selettive che incentivino le imprese e premino progetti che rifiutano, non la flessibilità contrattata, bensì la precarietà e la frantumazione dei diritti e dei rapporti di lavoro, perché la qualità è un tema non solo delle imprese, ma anche della vita sociale di un territorio.

La domanda turistica è legata al reddito disponibile delle famiglie, al loro potere d’acquisto, alla possibilità di crescita e alla fiducia dei consumatori rispetto al futuro economico del Paese.
E gli effetti dell’arretramento si vedranno, e saranno pesanti, anche sull’industria delle vacanze. E’ di questi giorni un’indagine di Federalberghi che preannuncia che quest’anno meno di un italiano su due ha deciso di andare in vacanza confermando una drastica stretta dei consumi.

Il 2002 si è chiuso con un una crescita di appena lo 0.4% del PIL. Segnali di crisi permangono anche a livello europeo ed internazionale, crisi economica ulteriormente aggravata dalla guerra in IRAQ.

Il quadro attuale si presenta, quindi, complicato e denso di incognite. Si confrontano due schieramenti: chi vive con preoccupazione questo momento e ne vede gli effetti negativi per il nostro sistema turistico, e chi invece magari pensa che il conflitto prima, il terrorismo internazionale poi, lo stesso rischio determinato dalla sars, favoriscano il turismo di prossimità con i relativi vantaggi per la destinazione turistica italiana.

Ma continuare a puntare sulla fortuna nostra e sulla sfortuna degli altri non ci aiuta ad affrontare gli aspetti di crisi strutturale che a nostro parere sono presenti nel modello turistico riminese.

Per questo occorre uscire dalla logica del breve periodo o degli aggiustamenti, con analisi e proposte in grado di rilanciare il sistema su presupposti nuovi, dove ammodernamento, innovazione e via alta dello sviluppo siano buone pratiche condivise ed assunte da tutti gli attori economici, istituzionali, sociali e politici della comunità locale.

Al fondo restano gli annosi nodi irrisolti: l’innovazione e la qualità dell’offerta turistica, la destagionalizzazione, i problemi dell’ambiente, della sostenibilità del sistema, della viabilità e della sicurezza, i diritti, le tutele e le condizioni del lavoro, l’evasione fiscale e contributiva. Tutti limiti del modello attuale che non può più continuare a sostenersi su uno sfruttamento intensivo delle risorse ambientali e del territorio, sull’evasione e sull’abbattimento del costo del lavoro attraverso la negazione di diritti e tutele dei lavoratori, su un’economia turistica che punta ancora ai grandi numeri.

Non sto qui ad elencarvi questi grandi numeri che forse già conoscete e che troverete comunque ampiamente riportati nel materiale predisposto per il convegno.

Per quanto riguarda il lavoro nero e irregolare una nostra analisi sui dati dell’Ispettorato del Lavoro di Rimini che rileva, attraverso gli Organi di Vigilanza, le irregolarità contributive dei lavoratori dipendenti, evidenzia che oltre un terzo dei lavoratori dipendenti nella nostra provincia è irregolare, oltre il 63% delle aziende controllate non è in regola, le aziende irregolari a carattere stagionale sono circa il 90%.

Il tema del lavoro nero e irregolare rappresenta ancora un fenomeno grave del sistema turistico riminese e dell’intera costa emiliano romagnola.

Avevamo condiviso ed apprezzato l’iniziativa del Comune di Rimini che ha predisposto un progetto che prevede l’istituzione di un gruppo della Polizia Municipale finalizzato a collaborare con gli organi preposti al controllo e repressione dei fenomeni di lavoro irregolare. Una iniziativa che ad iniziare dalla presa di posizione del direttore della Direzione Regionale del Lavoro dell’Emilia Romagna, potrebbe essere compromessa anche se speriamo non definitivamente.
Vorremmo a questo punto capire cosa ha fatto e cosa farà il direttore generale in alternativa?

Restano gravi le carenze nel sistema dei controlli e della repressione al lavoro nero e irregolare. Occorre che le istituzioni trovino una soluzione alla grave carenza d’organico del personale dell’Ispettorato del lavoro, problema ormai di vecchia data. Ritardi che riteniamo non più giustificabili salvo

Una nostra recente indagine sugli andamenti economici di un panel di imprese riminesi riferito al periodo tra il 1997 ed il 2001, ha evidenziato che nel 2001 nelle imprese del turismo è stata realizzata per la prima volta una perdita di esercizio, il peggiore risultato dagli inizi degli anni ’90, mentre il settore dell’industria manifatturiera e dell’economia pubblica ha presentato uno sviluppo notevole dei propri indicatori economico finanziari.

Attraverso questi elementi di analisi possiamo considerare il sistema produttivo riminese attuale come un sistema economico in cui il comparto del turismo, pur mantenendo il ruolo di economia prevalente, deve fare i conti con il crescente peso economico dell’industria manifatturiera, dell’artigianato di produzione, dei servizi privati alle imprese e della “cosiddetta” economia pubblica dei servizi locali.

Conti positivi che indicano l’evoluzione del sistema produttivo locale da un modello di sviluppo di monocultura turistica verso un modello di sviluppo economico pluriculturale sia dal punto di vista del valore aggiunto prodotto, sia dal punto di vista dei livelli occupazionali e del mercato del lavoro.
Il turismo, che dal dopoguerra ha agito da volano per l’economia locale, oggi è tempo che razionalizzi e perfezioni il suo modello, che rallenti lo sfruttamento esasperato di risorse umane e ambientali, che condivida, con altri comparti economici maturi, la produzione di ricchezza ma anche di benessere per l’intera collettività. Il pericolo, altrimenti, è che gli effetti negativi più macroscopici del turismo (legati all’ambiente, alla viabilità, alla sicurezza, ecc.) creino disaffezione, fastidio, ostilità da parte dei cittadini.

Mettere al centro del dibattito il tema dello sviluppo del sistema vuol dire continuare con politiche tese alla destagionalizzazione. Significa investire sui “turismi”, che non sono soltanto quello fieristico e congressuale, significa rilanciare la valorizzazione del nostro entroterra, incentivare il turismo enogastronomico, culturale, sociale, sportivo e dello shopping commerciale.

L’obiettivo che dobbiamo porci quindi non è di incrementare arrivi nei momenti di maggior flusso, ma di agire all’opposto, abbattendo picchi nell’alta stagione e spalmando su un periodo lungo le presenze.

Il permanere di forti picchi limitati nel tempo, produce due effetti entrambi negativi: il primo riguarda l’impatto sul territorio, insostenibile e problematico, il secondo è quello della redditività dell’impresa economica che di fronte al permanere di picchi relativamente brevi, all’aumento del cosiddetto “mordi e fuggi”, risponde con bassa qualità e basso livello di investimenti.

Infrastrutture e mobilità

Il nostro territorio sconta ritardi cronici e inaccettabili sul piano della viabilità e delle infrastrutture. Ciò, come abbiamo detto, comporta gravi ricadute sulla sostenibilità del nostro sistema, impatto ambientale e di qualità della vita in senso lato, ormai ai limiti della tollerabilità.

Se non si aggredisce il problema con serie politiche di rilancio su mobilità e infrastrutture, l’intero sistema riminese rischia di pagare un prezzo alto, in termini di coesione sociale e vivibilità.

Viene da chiedersi: è mai possibile che una realtà come la nostra, che ha fatto del turismo il pezzo forte della sua economia, sconti ancora un grave gap rispetto a un moderno sistema di mobilità?

Gli obiettivi sono importanti ed è urgente che i livelli istituzionali, la politica, assumano questa come la vera priorità. Il traffico registrato nel wek end del 2 giugno e lì a raccontarci ancora una volta la gravità della situazione. Non sappiamo quando e se il TRC vedrà la luce, ma penso anche alla SS16, alla terza corsia, alla nuova Romea e alla messa in sicurezza e fluidificazione del traffico, verso e dal, nostro entroterra. Mi riferisco ai piani di edificazione, mai abbastanza lungimiranti, che continuano a favorire la cubatura piuttosto che la fluidità del traffico e la sicurezza stradale, vedi ad esempio la nuova Fiera.

Occorre anche su questo tema della viabilità e più in generale della mobilità delle persone, un progetto complessivo di sistema che riguardi l’intera area della costa e ne affronti in modo decisivo i nodi, sempre che ci si voglia scrollare di dosso il marchio della riminizzazione per assumere quello di città dolce.

Uno sviluppo di qualità

Spesso si affronta il tema della qualità nel turismo, credendo che l’unico fattore indispensabile per uno sviluppo qualitativo del settore sia l’impegno istituzionale sul piano degli investimenti, del miglioramento dell’immagine e dell’incremento di eventi a favore del turista.

Spesso, la parte imprenditoriale non si sofferma a sufficienza ad analizzare gli aspetti riguardanti l’incremento della qualità delle singole imprese turistiche, mentre invece, in un settore come quello turistico, la qualità del servizio, ha un impatto diretto ed immediato con il cliente, il quale, sulla base della qualità, giudica e valuta.

L’economia turistica riminese, si basa principalmente su un sistema di micro e piccole imprese, che hanno indubbiamente svolto un ruolo determinante nella costruzione del sistema turistico locale, ma oggi, di fronte alla necessità di investimenti, innovazione, e sviluppo di qualità, la dimensione d’impresa che conosciamo incontra grandi difficoltà e non è in grado di competere.

Le micro imprese, per mantenere un minimo di equilibrio economico, si basano sull’economia famigliare, sullo sfruttamento della forza lavoro violando diritti e tutele e sull’evasione fiscale e contributiva.

Il tema del lavoro nero, o grigio, della violazione dei diritti e delle tutele dei lavoratori, rappresenta ancora per la nostra realtà una inaccettabile condizione non più giustificabile.

Un modello così concepito è incompatibile con la nostra idea alta dello sviluppo.

Proponiamo, dunque, di adottare un marchio di qualità sociale, attraverso un sistema di certificazione, come elemento fondante per la promozione del nostro prodotto turistico e come elemento strategico per la riproduzione di quel particolare intreccio tra crescita economica e coesione sociale che genera sviluppo, incremento del benessere diffuso e redistribuzione della ricchezza. Anche questo punto verrà approfondito nel corso degli interventi.

La sfida della qualità sociale, le strategie per lo sviluppo sostenibile, sono emerse nella Conferenza Internazionale del 2001, che ha prodotto la “Carta di Rimini”, si tratta ora per noi di fare una prima riflessione sui temi e sulle raccomandazioni della “Carta”, su quali e quante azioni sono state promosse e quali strategie messe in campo.

La Carta viene ritenuta come uno strumento utile per la sostenibilità del turismo, riguarda tutti i paesi dell’area mediterranea e anche la nostra. Aree definite a “turismo maturo” che dovrebbero ripensare i propri modelli e strategie di sviluppo innovando i prodotti, affermando la propria identità e diversità culturale, valorizzando i prodotti e le risorse umane ed economiche locali, nella direzione della sostenibilità sociale, economica ed ambientale del turismo e della qualità ambientale del territorio.

Ecco, su queste indicazioni, che riassumono i principi che ha adottato la Carta, la Provincia e il Comune di Rimini hanno avviato il programma di “Agenda 21 locale”. Consideriamo questo un importante avvio, quello che chiediamo è che vi sia attenzione e impegno alla realizzazione di tutte le raccomandazioni della Carta e che si possa procedere con impegni politici e azioni concrete in tempi davvero brevi. La nostra realtà, il nostro territorio, non hanno tempo per aspettare ancora e attendono un cambio di direzione verso un sistema che sia davvero di sviluppo sostenibile.

La costruzione di un modello di turismo di qualità passa anche attraverso azioni in grado di creare un turismo per tutti, attraverso l’abbattimento di tutte le forme di barriere che impediscono la fruibilità dei luoghi e dei servizi turistici.

Una società evoluta deve invece porsi l’obiettivo di riconoscere a tutte le persone, abili e disabili, il loro diritto all’autonomia, autonomia quindi come diritto della persona: un processo culturale che va costruito con politiche mirate.

Il 2003 è stato proclamato “l’anno europeo dei disabili” va colta questa occasione per far sì che si adottino politiche e comportamenti per rendere effettivo per tutti il diritto alla vacanza.

Investimenti

Nella nostra Regione sono stati fatti notevoli passi avanti nel settore turistico attraverso l’adozione di significativi strumenti legislativi che, assieme al Programma d’area città della costa, racchiudono un insieme di norme mirate a creare nuove opportunità per la innovazione e la riqualificazione dei prodotti, dei servizi, dei territori a vocazione turistica favorendo investimenti concertati tra pubblico e privato.

Occorre agire affinché tutte le opportunità date vadano colte appieno sia da parte degli imprenditori che da parte delle Pubbliche Amministrazioni.

I piani degli arenili rappresentano degli strumenti nuovi per la riqualificazione e sono un’importante occasione per mettere al centro la valorizzazione ambientale della spiaggia, ma vanno adottati rifuggendo da discutibili imitazioni di altri modelli. Qualche mese fa teneva banco il dibattito piscine sì piscine no, ognuno ha la sua ricetta, noi pensiamo che si debba tenere alta la nostra identità, il nostro mare e il suo risanamento, non cercare palliativi e trasfigurazioni.

Ma, restando al tema degli investimenti, vogliamo porre in evidenza, come abbiamo già fatto nel documento regionale della CGIL, il problema della diffusa gestione in affitto delle strutture alberghiere, che pone queste strutture in una condizione di bassa redditività, spesso scaricata sul costo del lavoro. Fermo restando quanto questo sia da respingere, resta il problema della redditività, dunque, occorre agire affinché si ricerchino forme e strumenti per favorire il passaggio dalla gestione in affitto alla proprietà.

Va altresì rilevato che i guadagni dell’impresa turistica vengono reinvestiti in maniera insufficiente per la riqualificazione dell’impresa stessa. E’ più facile che tali guadagni vengano riposti in modo più sicuro e immediatamente redditizio, per esempio nel mercato immobiliare. La situazione è in movimento e pare stia emergendo, soprattutto tra i giovani, una nuova spinta al rischio di impresa. Spetterà al buon governo dell’amministrazione incanalare queste energie positive.

Risorse

La questione delle risorse assume sempre più un aspetto che va affrontato in una nuova ottica. Da un lato siamo ancora in assenza di una vera riforma fiscale in senso federale e ciò crea i noti problemi alle autonomie locali che si trovano con sempre minori disponibilità finanziarie; dall’altro non è più sostenibile che sia esclusivamente la Pubblica Amministrazione, con risorse che appartengono alla collettività, a sostenere investimenti e costi finalizzati allo sviluppo turistico.

A nostro parere, quindi, occorre prevedere forme di compartecipazione agli investimenti per lo sviluppo del sistema turistico su progetti concertati e condivisi con gli attori economici locali, con un impegno economico diretto da parte delle imprese che da quegli investimenti traggono il maggior beneficio in termini di redditività.


LA SICUREZZA

Il tema della sicurezza, anche quest’anno, non ha mancato di riempire le pagine della stampa locale. Se da un lato è emersa ancora una volta tutta la problematicità relativa ai rinforzi estivi, prima negati poi confermati, resta un obiettivo da raggiungere ed è quello di un’organica soluzione.

Vi è quindi la necessità di un potenziamento complessivo delle forze dell’ordine che dia risposte a un territorio che in diversi periodi dell’anno si carica di presenze, ma vi è anche il pericolo che passi la logica che per avere più sicurezza bisogna militarizzare il territorio.

Questo problema che a volte viene affrontato con eccessiva leggerezza, anche con una qualche forma di demagogia, deve essere invece affrontato con un approccio completamente nuovo, che ponga in primo piano azioni di inclusione dei soggetti a rischio e di prevenzione e contrasto della delinquenza, in un contesto di un forte e diffuso livello di legalità.

Tema questo certamente complesso e che per le città della riviera romagnola rappresenta un punto su cui come CGIL delle città costa, come CGIL dell’Emilia Romagna in collaborazione con il SILP (sindacato polizia della CGIL), intendiamo promuovere una specifica iniziativa da collocarsi alla fine dell’estate.

Sul fronte della legalità, un argomento “bollente” resta l’evasione fiscale. Pochi mesi fa emergeva da una ricerca sui redditi dichiarati dai riminesi nel 2000 che Rimini e Riccione rientravano tra le città più povere della Regione. E’ noto a tutti che così non è e denunciammo questa falsità.

E’ noto altresì a tutti che siamo di fronte ad una forte presenza di economia sommersa che produce un’elevata evasione fiscale, e di conseguenza danni rilevanti all’intera collettività, sia in termini economici, pensiamo ad esempio alla compartecipazione dell’IRPEF ecc., sia in termini culturali.

Va detto che i recenti provvedimenti del Governo sui condoni non favoriscono certo l’emersione del fenomeno dell’evasione fiscale, anzi, i condoni premiano proprio chi ha evaso. Così come chi non sta alle regole penalizza chi si pone in maniera legittima sul mercato.

Vi è una correlazione tra un modello che si fonda su piccole e micro imprese, ed evasione fiscale e lavoro nero? E questa correlazione c’e qualcuno che intenderebbe legittimarla? Noi ovviamente no.

E anche l’abusivismo commerciale, ad ogni inizio stagione, torna all’attenzione.

Anche quest’anno la confusione e l’improvvisazione non ce le siamo fatte mancare, circa l’adozione di un piano efficace di contrasto all’abusivismo commerciale.

Tra pattuglioni, apertura di mercatini, guardie private fai da te ecc., anche quest’anno vedremo di tutto, e questo perché manca una sede autorevole che ponga in essere azioni efficaci di contrasto all’abusivismo.

Fenomeno in continua evoluzione, si tratta di una attività illegale inserita in una filiera malavitosa, che si basa sullo sfruttamento delle persone, spesso minori che lavorano clandestinamente o in nero, per garantire questo commercio.

Questo fenomeno va combattuto, non tanto e non solo per difendere gli interessi pure legittimi dei produttori e commercianti regolari, ma soprattutto perché va rotta la catena di sfruttamento e di ingiustizia che sta a monte.

Noi riteniamo che si debba continuare l’azione di prevenzione e repressione contro ogni forma di illegalità e abusivismo, come pensiamo sia utile anche la sensibilizzazione dei consumatori perché comprendano che l’acquisto, vissuto spesso come una cosa poco importante, o un gesto di carità e di aiuto, è in verità un prezzo pagato allo sfruttamento.

Siamo consapevoli del dramma umano che spesso accompagna l’immigrazione clandestina, dei cittadini dei paesi poveri che vengono nei nostri paesi, spesso visti come ricchi e opulenti, che spingono ai nostri confini per cercare una speranza, forse un futuro, ma è evidente che la soluzione non si trova qui a Rimini o nella riviera, è un problema politico generale che appartiene all’intera umanità dei paesi ricchi. Ciò che spetta a noi è il controllo del territorio.

La CGIL è in campo con una straordinaria battaglia sui diritti delle persone e per la loro estensione per chi oggi né è privo, prospettando un’idea innovativa, alternativa alla politica del Governo e di Confindustria, assumendo come centrali i diritti e il valore del lavoro per alimentare i processi d’innovazione dei sistemi produttivi e sostenere politiche di ricerca e di formazione