Relazione M.G. Gabrielli Comitato Direttivo FILCAMS CGIL, 27-28/04/2015

Care compagne e cari compagni

Colgo l’occasione di questa prima giornata del Direttivo, che vede la presenza anche di altri segretari e funzionari territoriali, per ringraziarvi, a nome di tutta la segreteria, per il lavoro e il risultato dello sciopero del turismo del 15 aprile scorso.

Quello che abbiamo fatto è parte della nostra normale e quotidiana attività, nulla di straordinario e il ringraziamento, quindi, può sembrare un gesto superfluo.

Invece, credo che in alcuni momenti sia importante anche riconoscere e affermare il lavoro svolto perché so che abbiamo e avete organizzato lo sciopero lavorando nelle assemblee sindacali, parlando con le lavoratrici e i lavoratori, messo in moto tutte quelle iniziative utili alla realizzazione e contemporaneamente, avete continuato a seguire le altre molteplici attività: le crisi aziendali, le trattative nazionali dei vari gruppi, la tutela individuale quotidiana, i cambi appalto e la raccolta delle firme, le riunioni e le iniziative per i rinnovi dei contratti nazionali e molto altro.

Tutto questo, sapendo che, per come è organizzata la Filcams, non c’è chi segue il solo settore del turismo ma, in molti territori, chi ha lavorato per la riuscita dello sciopero e delle iniziative nelle tre piazze di Milano, Roma e Taormina, è lo stesso chiamato a rispondere anche al resto dei problemi e degli impegni.

Tramite voi vogliamo ringraziare tutte le delegate e i delegati del settore del turismo per un percorso sui rinnovi contrattuali che sarà ancora complicato e di cui parleremo nella giornata del Direttivo di domani.

Conferenza d’Organizzazione

Come è noto, il 14 maggio prossimo il Direttivo Nazionale della CGIL è chiamato a svolgere gli adempimenti relativi all’avvio della Conferenza d’Organizzazione il cui percorso preparatorio è stato portato avanti attraverso la Commissione che si è riunita più volte nel corso degli ultimi mesi.

La presenza ai nostri lavori di Nino Baseotto della Segreteria Nazionale CGIL, che ringrazio per la disponibilità, mi consente di affrontare solo alcuni aspetti di merito.

Il primo dato è una sorta di domanda retorica cioè a cosa serve e se serve una Conferenza d’Organizzazione in questa fase; il secondo dato è quale punto di vista e quale chiave di lettura offre la Filcams rispetto alla Conferenza d’Organizzazione.

In realtà siamo a ridosso della Conferenza e quindi abbiamo già una risposta ma il senso della Conferenza richiede un supplemento di lettura del contesto, utile per confermarne tutta la necessità e l’urgenza.

Come Filcams abbiamo ritenuto di utilizzare questa fase che ci accompagna alla Conferenza, valorizzando e portando ad un primo bilancio i contenuti e gli obiettivi oggetto dell’Assemblea Organizzativa del luglio 2013. Il tentativo, prodotto nella bozza di lavoro che vi è stata consegnata, ha due chiavi di lettura:

    1)La prima è quella di valutare quello che siamo diventati e se, quei punti di forza, individuati nel documento del 2013, rappresentano ancora le linee utili per rispondere alle nuove esigenze, ai cambiamenti e alle sfide in una stagione sindacale che resta di grande complessità e, quindi, procedere ad un conseguente aggiornamento.

    2)La seconda è quella di intrecciare le nostre analisi e valutazioni con il Documento Confederale, per poter costruire un contributo al dibattito e alle decisioni che dalla Conferenza arriveranno.

Ripartendo quindi dal 2013 abbiamo provato a produrre un “lavoro personalizzato” sulla Conferenza d’Organizzazione.

Da molto tempo abbiamo avviato un’analisi sulle trasformazioni della politica, sul quadro sociale del paese e sul rapporto tra politica e società. La crisi dei partiti, il malessere, il distacco, la disillusione che convivono con sentimenti e reazioni esattamente opposte, sono trasformazioni che abbiamo registrato e letto.

Abbiamo più volte affermato che questi mutamenti interessavano e coinvolgevano anche le Organizzazioni Sindacali ponendoci l’interrogativo di come, anche noi – pur non trasformando le nostre origini e la nostra natura di organizzazione di rappresentanza del lavoro – avevamo necessità di produrre un cambiamento.

Abbiamo già fatto trascorre molto tempo e, anche questo, è un segnale dei problemi della nostra organizzazione, dove i tempi delle decisioni sono spesso troppo lunghi per un mondo che cambia più velocemente di noi.

Oggi si è deciso di avviare e dare una connotazione a questo percorso che ha come tratto fondamentale quello della volontà di un cambiamento.

Questo è il filo conduttore e per farlo abbiamo preso atto che la nostra Organizzazione ha problemi di burocrazia e verticalizzazione. Si sono ossidati nel tempo meccanismi e modalità di funzionamento e di produzione delle scelte che parlano spesso un linguaggio tutto rivolto al nostro interno.

Per poter riconoscere e superare tale condizione è necessario rimettere al centro oggi il ruolo della CGIL e quale modello occorre per svolgerlo. Anche qui, credo che la discussione Confederale abbia individuato uno degli assi portanti dell’azione sindacale che poggia sulla centralità del territorio e sulla presenza delle Camere del Lavoro e delle categorie nel territorio.

Questo è il primo tratto distintivo di un’organizzazione sindacale che si pone in controtendenza con la politica e con l’allontanamento della politica dalle persone.

Il territorio rappresenta da sempre il punto di forza, il luogo dove ci sono gli insediamenti del lavoro e dove tradurre una necessità mai superata: stare e tornare nei posti di lavoro. Il territorio è il luogo della contrattazione sociale e territoriale, è il luogo dove legare i diritti dei cittadini ai diritti del lavoro. Significa vicinanza ai bisogni delle persone a cui fornire sostegno e risposte anche attraverso la tutela individuale.

Una determinazione – quella assunta con la centralità del territorio – che rende evidente la necessità di lavorare per rimodellare un’organizzazione che ha marcato troppo una struttura piramidale verticistica.

Ciò significa fare lo screening delle funzioni Confederali e di categoria, riposizionarle, evitare duplicazioni e gestire le risorse, a partire da quelle umane, con una maggiore presenza nel territorio e nelle Camere del Lavoro.

Se questo è uno degli obiettivi, bisogna dirlo in maniera esplicita ed agire con modalità altrettanto esplicite e concrete per arrivare a realizzare la trasformazione.

Il territorio è centro di decisione politica e di esercizio contrattuale ma è utile guardare, rispetto all’attività che svolgiamo, a tutti i luoghi delle decisioni che riguardano cittadini e lavoratori dentro ad un sistema molto più ampio e globalizzato.

Molte decisione vengono assunte in luoghi, altri e distanti dal territorio. In questo, riteniamo che il ruolo del sindacato in Europa e a livello internazionale debba essere maggiormente costruito e debba assumere un peso diverso, per incidere sulle materie che intervengono poi negli stati membri in particolare sul lavoro e sui diritti (Esempio in tal senso sono legati al dumping contrattuale tra paesi e tra settori, le direttive sugli orari, Ttip, etc).

Esiste, inoltre, un sistema legato alle aziende multinazionali che per dimensione e presenza anche nel nostro paese necessitano di un interfaccia e un punto di coordinamento tra i tanti territori coinvolti.

Il territorio e i diversi “luoghi delle decisioni” sono il punto centrale su cui lavorare per il processo di riorganizzazione e cambiamento. Un scelta che abbiamo provato a tradurre come Filcams e che sempre più sarà marcata nei prossimi mesi.

Una scelta sui vari livelli delle strutture che non può non coinvolgere anche la struttura nazionale di categoria.

Abbiamo operato in questi anni riorganizzando i livelli regionali e territoriali traducendo le funzioni negoziali in base alla difficile determinazione, nel settore, del loro livello di complessità.

Un processo che dovrà ulteriormente essere perfezionato ma che ci ha portato ad avere un modello di riferimento costruito su livelli regionali con strutture e/o coordinamenti snelli, a cui sono demandate attività contrattuali di secondo livello, un ruolo rispetto alla bilateralità, un ruolo politico di coordinamento e su cui provare a sperimentare anche l’attribuzione di parti della contrattazione con decentramento dal nazionale a tale livello.

Un modello che nel rispondere a criteri di funzionalità e sostenibilità ha risposto anche all’obbiettivo prioritario di redistribuire risorse economiche alle strutture territoriali e aree metropolitane.

La centralità del territorio rende evidente che maggiore presenza e insediamento non può prescindere dalla sostenibilità economica che però, non può diventare l’unico criterio guida delle scelte.

La Filcams ha sperimentato lo scavalco territoriale e ne ha tratto un bilancio positivo ma le forme alternative in discussione, come quello dell’accorpamento funzionale tra categorie, può essere un ulteriore modalità per rispondere al presidio del territorio e alla sostenibilità economica.

In questo caso, però, riteniamo utile dotarci di alcune “avvertenze per l’uso”, volte ad evitare la costruzione di modelli incoerenti: è necessario un coordinamento che guidi la scelta, che sia legata alla filiera o alla omogeneità dei settori, e che deve vedere comunque l’avvio di una riflessione sulla riduzione/accorpamento dei contratti nazionali di lavoro.

Potremmo inoltre, in tale ambito, prevedere sperimentazioni tra categorie con progetti mirati su macro temi trasversali al mondo del lavoro: la catena degli appalti, la stagionalità, il lavoro nero e le campagne di denuncia, la sensibilizzazione sul lavoro irregolare, i migranti, etc.

Nel progetto Confederale come in quello della Filcams, crediamo che la realizzazione di questo riposizionamento dell’azione politica e contrattuale non può essere slegato dalla gestione del quadro dirigente e delle risorse che operano a vario titolo nell’organizzazione.

Un investimento che abbiamo avviato in categoria e che riteniamo utile continui a svilupparsi guardando al nostro quadro dirigente come insieme di RSU/RSA/RLS, giovani dirigenti, migranti, con attenzione alle politiche di genere e dei nuovi diritti, al pluralismo politico.

A corollario di questo processo abbiamo posto la formazione che è costruzione dell’identità, qualificazione, aggiornamento. La centralità data alla formazione, anche dalla Confederazione, non è solo convincente ma è il tratto qualificante e distintivo.

Aumentare il proselitismo ma anche l’identità della propria appartenenza, storia e gestione dei ruoli nell’organizzazione è un insieme di condizioni che non possiamo dare più per scontato in un contesto politico e dei rapporti sociali profondamente modificato.

Per tale valutazione il PNF Filcams, avviato nel 2012, ha incluso nella formazione, oltre al quadro dirigente, gli “apparati tecnici” e tutti coloro che lavorano e svolgono attività anche amministrativa nella categoria.

La discussione fatta nella nostra Assemblea Organizzativa del 2013 indicava come importante svolgere la formazione in sinergia con la Confederazione per evitare la duplicazione di progetti e quindi un dispendio di risorse. Nel confermare questa impostazione, che necessita di coordinamento e di una forte specializzazione/ caratterizzazione del ruolo della categoria e della confederazione, risulta strategico l’utilizzo del libretto formativo, già a regime per tutti i corsi realizzati in Filcams.

Rappresentanza, partecipazione, democrazia

Già nel 2013 ci eravamo posti il problema del reinsediamento e allargamento della rappresentanza come strettamente collegati a democrazia e partecipazione.

Su questo macro tema diventa impossibile sganciarci da una lettura marcatamente legata ai settori della Filcams.

Parlare di reinsediamento ha rappresentato per noi, per un lungo periodo, guardare alla potenziale espansione di settori come quella della GDO e contestualmente non marginalizzare settori a più alta dispersione e frammentazione. Su queste linee, abbiamo concentrato l’attenzione producendo progetti specifici di intervento nel territorio.

Crediamo che pur nelle diversità, oggi abbiamo necessità di superare questa classificazione e considerare ogni luogo e spazio di lavoro come il luogo del nostro insediamento e allargamento della nostra rappresentanza davanti alla scomposizione dei cicli e alla frammentazione del lavoro.

In tal direzione la nostra attenzione è rivolta alla conquista anche di accordi sulla rappresentanza a partire dal settore legato a Confcommercio per rimette al centro la ricostruzione delle RSU.

Un cambio di passo necessario per una categoria che fatica ancora a raggiungere questo risultato ma che nel mettere in campo azioni per la costituzione delle RSU non può sottovalutare il dato fisiologico delle RSA nella maggior parte dei luoghi di lavoro.

Per conformazione, dimensione, specificità dei settori, nel guardare allo sviluppo dei nostri quadri dirigenti di base, le RSA resteranno credibilmente l’unica rappresentanza in grado di costituire un collante tra Organizzazione Sindacale e lavoratori e, come tale, deve essere riconosciuta ed avere un peso specifico a partire dalla costruzione degli accordi in materia.

Inoltre, per la diversità, anche in questo ambito, con le altre organizzazioni sindacali, registriamo ancora difficoltà con le elezioni e la valorizzazione del ruolo degli RLS e RLST sul quale risulta prioritario costruire un’inversione di tendenza.

La costituzione stabile in Filcams di un coordinamento degli RLS ha prodotto una maggiore collegialità e scambio tra le varie realtà, una maggiore condivisione e attenzione alle problematiche connesse alla SSL ma non ha prodotto una maggiore diffusione dei nostri militanti in questo ruolo.

E’ necessario arrivare all’obiettivo di estensione di RLS e RLST, accompagnandolo, in maniera propedeutica, da una campagna informativa, formativa e di sensibilizzazione, come è opportuno creare maggiori sinergie con le Rsa/RSU, per sottolineare il valore partecipativo, rappresentativo e negoziale anche degli RLS.

Il tema della rappresentanza porta con se quello della partecipazione e anche qui riteniamo che l’obiettivo di estendere la partecipazione non possa non tenere conto delle diversità da cui il mondo del lavoro è caratterizzato.

Il punto ricorrente, per una categoria come la Filcams, è come rendere sistematico e non “a corrente alternata” il coinvolgimento degli iscritti e dei lavoratori nelle scelte e decisioni che li riguardano a partire dai Contratti Nazionali e dagli indirizzi politici e contrattuali della categoria.

In settori polverizzati, caratterizzati da piccole, piccolissime realtà dove le agibilità e l’esercizio dei diritti hanno caratteristiche e limitazioni specifiche, resta l’interrogativo di quali strumenti, anche innovativi, possono essere ipotizzati per delineare luoghi di condivisione ed espressione.

Le forme di democrazia in rete, fino ad oggi sperimentate, rappresentano una interessante potenzialità ma resta una soluzione parziale e difficilmente misurabile. Questo problema ci deve sollecitare a ricercare e implementare nuove strade nel rapporto con le lavoratrici ed i lavoratori.

Dentro al tema più generale della partecipazione, crediamo sia utile collocare anche la bilateralità. Riteniamo cioè che al lavoro sulla realizzazione della Governance dobbiamo affiancare un percorso di cambiamento che passa attraverso la formazione di delegate e delegati in grado di partecipare al sistema bilaterale stesso.

Per le problematiche descritte, non è quindi sufficiente e non è inclusivo un riferimento che poggia esclusivamente sulle RSU come, non è riconducibile alla sola elezione dei segretari e delle segreterie, la modalità con cui si sostanzia l’estensione della partecipazione e della democrazia.

Il tratto del cambiamento e la capacità di rappresentarlo non può inoltre prescindere da un “punto di vista generazionale”. Un’organizzazione che non costruisce la propria rigenerazione rischia di rimanere chiusa in linguaggi che allontanano e frappongono distanze.

Nel cercare di raggiungere questo decisivo obbiettivo non si può ignorare che il sistema della rappresentanza così come lo abbiamo immaginato appare già profondamente indebolito ed è destinato ad entrare ulteriormente in crisi con il Jobs Act.

Le possibilità di un ingresso “ordinario” nel mercato del lavoro per un giovane, infatti, rischiano di sparire definitivamente, con evidenti riflessi anche sui percorsi di sindacalizzazione, partecipazione alla vita sindacale e con ulteriori, prevedibili effetti a medio e lungo termine sul rinnovamento della platea dei delegati e dei quadri.

In questa cornice di assoluta complicazione, l’idea di partecipazione dei delegati che si vuole traguardare con la Conferenza rischia di non essere risolutiva.

Il nuovo statuto delle lavoratrici e dei lavoratori deve rappresenta una straordinaria iniziativa di contrapposizione al Jobs Act e di comunicazione e costruzione di un progetto collettivo inclusivo del mondo del lavoro che pone al centro i giovani.

Come anche la contrattazione di sito, rivolta a sperimentazioni in luoghi ad alta presenza giovanile può essere vissuta come azione per l’estensione dei diritti, ricomposizione dei cicli di lavoro ma anche come opportunità di confronto e di partecipazione.

Questo tema che vogliamo provare a chiamare “generazionale” – senza evocare rottamazioni e una errata lettura tutta in chiave anagrafica – resta centrale perché le involuzioni nel mercato del lavoro, il problema delle risorse economiche, il prolungamento dell’età pensionabile derivante dalla riforma Fornero, costituiscono un combinazione di fattori frenanti per cui il ricambio generazionale rischia di essere ai margini e non al centro delle politiche e della prospettiva della nostra Organizzazione.

Non ultimo la questione delle risorse che incidono sulla riorganizzazione. Riteniamo che oltre alle delibere adottate nei mesi scorsi che vanno nella direzione di regole e attenzioni rispetto alla gestione delle categorie e delle confederazioni, la messa in sicurezza e il funzionamento dell’Organizzazione debba trovare un momento di approfondimento.

Per quanto riguarda la Filcams, si conferma e rafforza la strategia basata sulla redistribuzione ai territori della maggior parte delle proprie entrate, utilizzando specifici canali quali i progetti di reinsediamento, i contributi straordinari, i risanamenti di bilancio e le altre forme progettuali sperimentali.

In merito al tema della canalizzazione, si conferma quanto condiviso nel 2013, ponendo un ulteriore riduzione fino a un minimo del 6%.

In questo ambito stiamo costruendo una mappatura dei contributi erogati alle Camere del Lavoro, in aggiunta alla canalizzazione, alla voce solidarietà e spese generali da parte delle Filcams territoriali, ritenendo questo un dato importante da considerare nel dibattito complessivo sullo stato di salute delle strutture, a tutti i livelli.

Più volte all’interno delle discussioni confederali abbiamo trattato il tema del costo tessera. Dobbiamo ribadire l’iniquità di una cifra fissa che non differenzia il reale valore delle deleghe provenienti da settori con retribuzioni molto diverse tra loro. Nel documento abbiamo individuato una possibile proposta alternativa che può riguardare anche la ripartizione dei costi.

Infine, il dibattito in corso sul sistema dei servizi, non può non coinvolgere la FILCAMS la cui attività quotidiana è fatta anche di tutela individuale. Riteniamo sia ormai superata, almeno in Filcams, la contrapposizione tra tutela individuale e collettiva data la coesistenza oggettiva nella pratica sindacale quotidiana.

Da sempre in categoria si è stati in grado di fornire prime risposte e attivamente svolgere pratiche (ad es. assegni di maternità, domanda di disoccupazione o per le detrazioni fiscali, conteggi su buste paga, vertenze), e per questo sarà inevitabile continuare ad investire in progetti mirati, possibilmente in sinergia con la Confederazione, che abbiano come oggetto la tutela individuale.

Da tali valutazioni e su questi assi portanti, come è evidente e dettagliato nel documento presentato, abbiamo ritenuto di proporre la conferma di alcuni indirizzi intrapresi, rafforzare alcune scelte e provare a dare input per rilanciare e concretizzare nuove sperimentazioni.