Relazione M.G. Gabrielli Comitato Direttivo FILCAMS CGIL, 13-14/10/2015

Care/i compagne/i

Molte sono le situazioni su cui è necessaria una discussione e l’assunzione di alcune decisioni nell’ambito di questo Direttivo.

La prima riflessione riguarda la città di Roma e le dimissioni del Sindaco Ignazio Marino. Si possono anche qui fare molte considerazioni su quello che è avvenuto e come è avvenuto, ma la preoccupazione che voglio sottolineare è sullo stato complessivo di questa città, per ciò che è stato scavato nei mesi precedenti; il rapporto malato politica – corruzione – mafia che ha pervaso le istituzioni e la modalità di gestione della cosa pubblica.

L’attenzione su Roma si fa più alta perché qui, dai prossimi mesi, avrà inizio il Giubileo e le preoccupazioni in merito a tale evento – in una fase di assenza del Governo della città – non possono che essere forti.

Per aspetti organizzativi diversi, siamo difronte a un evento di grandi dimensioni, come di grandi dimensioni è stato per Milano l’evento di Expo.

Per questo, credo che il lavoro della FilcaMS di Milano e della Filcams di Roma devono avere, da parte di tutti, un supporto e un’attenzione particolari perché nello sviluppo di questi due eventi “simbolo” si concentra la necessità di produrre dei risultati e un sistema di controllo a partire dalle condizioni di lavoro.

L’autunno vede l’avvio della discussione sulla “Legge di Stabilità”. Com’è noto non sono a disposizione tutti i tasselli per compiere una valutazione di merito complessiva ma gli aspetti che già emergono sono di assoluta rilevanza.

Intanto, credo sia utile riposizionare alcune valutazioni sulle questioni poste dal Governo a partire dall’abolizione dell’IMU e la notizia di ridurre il carico fiscale per gli anni successivi al 2016.

La tassa sulla prima casa è un “fatto simbolico” rilevante, di straordinaria portata mediatica. In questo non voglio fare nessuna sottovalutazione sapendo che, un’alta percentuale di lavoratrici e lavoratori, pensionate e pensionati, hanno lavorato una vita per costruire quel bene per se e per la propria famiglia.

Con questa operazione però, indistintamente, si mettono insieme case modeste con ville di lusso, la periferia delle città con vie di pregio in centro storico e, soprattutto, non si dice, dove il taglio di questi introiti derivanti dall’IMU saranno recuperati o come saranno coperti.

Quando non si vuole affrontare la questione delle disuguaglianze e della concentrazione delle ricchezze attraverso una patrimoniale vera e si programma l’abolizione, senza criterio, di un’imposta come l’IMU, significa voler continuare a non affrontare i problemi e scegliere la via semplice della risposta elettorale.

Salvo poi, come già avvenuto, vedere che il minor gettito nelle casse si concretizza in un altro taglio delle prestazioni e dei servizi che però, sarà trasformato in una operazione di razionalizzazione ed efficentamento della pubblica amministrazione!

Secondo aspetto allarmante è quello legato alla Sanità. Il percorso di razionalizzazione paventa una ulteriore riduzione dell’accesso al diritto di cura e tutela della salute.

Un tema sensibile, se pensiamo che già oggi i dati forniti ci parlano di una crescita della popolazione che rinuncia a curarsi e che i problemi della non autosufficienza piuttosto che quelli delle liste di attesa per esami e cure hanno visto un peggioramento notevole.

La Legge di stabilità doveva vedere anche la discussione sulle pensioni con una revisione delle “norme Fornero”. La soluzione definitiva del caso degli Esodati, la previsione di mantenere la flessibilità di uscita con “Opzione Donna”, sono tra gli aspetti fondamentali da affrontare ma passando anche attraverso un intervento strutturale.

Sul tema delle pensioni, com’è noto, avevamo già avviato un percorso unitario con CISL e UIL che viene quindi mantenuto e riproposto.

Le richieste Confederali pongono l’esigenza di modifiche prioritarie in merito all’abbassamento dell’età di accesso alla pensione, reintroducendo una vera flessibilità in uscita e intervenendo sui lavoratori precoci. Una modifica che potrebbe anche favorire il turn over e quindi produrre un incrementare dell’occupazione giovanile. Inoltre è necessario varare la settima salvaguardia per i lavoratori esodati e consentire l’applicazione dell’opzione donna, oltre alla soluzione di quota 96 per la scuola.

Rispetto al rapporto con il Governo, non c’è dubbio che se anche in questa Legge di Stabilità non viene affrontato il tema della “revisione della Fornero”, si sceglie di continuare a produrre dei danni per una ampia platea di lavoratrici e lavoratori e dall’altro, la prospettiva di interventi con l’adozione solo di soluzioni tampone.

Certo, anche se tra le Confederazioni abbiamo valutazioni convergenti rispetto all’obiettivo pensioni, c’è ancora un lavoro da fare per affrontare e risolvere dei distinguo non di poco conto per arrivare a una proposta organica.

L’azione dei presidi unitari nei territori promosso da CGIL – CISL – Uil dal 5 Ottobre al 15 Ottobre è un momento di mobilitazione che dobbiamo supportare, ancora con più forza, anche nei prossimi giorni, data la rinuncia già ufficializzata, da parte del Governo, a discutere del problema rinviandolo al 2016.

Abbiamo però sicuramente bisogno di una azione incisiva e soprattutto, non dare per scontato il tasso di consapevolezza dei lavoratori e delle lavoratrici su questo tema.

Credo sia complicato per la FILCAMS parlare di pensioni e quindi di prospettiva futura per una generazione che vive quotidianamente la precarietà e la scarsità di lavoro. Una vasta platea di lavoratori che è preoccupata di come sostenere il proprio presente tanto da mettere quasi in secondo piano la prospettiva di un domani percepito come troppo distante.

In realtà, le due condizioni sono conseguenziali e le battaglie che si impongono oggi per il lavoro e per le condizioni di lavoro sono necessarie anche per il futuro.

Per questo, il nostro impegno a discutere e non considerare un’appendice la “questione pensioni” è importante e dobbiamo produrre uno sforzo di informazione e coinvolgimento a partire dai presidi messi in campo.

Parlare di pensioni non è parlare di altro ma significa coerenza nei nostri percorsi e obiettivi.

Altro tema dirimente nell’ambito della Legge di Stabilità è quello degli Ammortizzatori Sociali.

Nei giorni scorsi abbiamo inviato come FILCAMS una richiesta di incontro specifica alle Commissioni lavoro di Camera e Senato per porre il problema della NASPI sui lavoratori stagionali e sulla penalizzazione delle lavoratrici colf e badanti con contratti prevalentemente part time.

Permangono problemi per l’accesso e la copertura della Cassa Integrazione, come per la riduzione di strumenti importanti dati dai Contratti di Solidarietà e per la copertura dei periodi di sospensione dal lavoro proprie di alcuni settori, in particolare nell’artigianato.

Anche sul tema degli ammortizzatori partiamo dalla consapevolezza che è un terreno di azione importante per la FILCAMS come per molte altre categorie, per gli effetti riduttivi che vengono prodotti e, perché, resta nei fatti insoluto il problema della reale copertura di tutti i soggetti e quindi il tema dell’universalità delle garanzie quando si vive in un’azienda in crisi o si perde il lavoro.

Mentre dobbiamo far crescere, anche a partire da questi due temi, un ulteriore fronte con le lavoratrici e i lavoratori, faremo con la Confederazione le valutazioni sul merito e sulle iniziative che si renderanno necessarie appena conosciuto il contenuto complessivo della Legge di Stabilità.

È però fondamentale su tutti questi temi e problemi aperti, in un clima ostile al lavoro e al sindacato, discutere e decidere di riattivare percorsi incisivi di comunicazione e mobilitazione più continue nel rapporto con le persone.

Nei giorni scorsi è emerso il nodo dei Contratti e del Modello Contrattuale.

Il posizionamento di Confindustria ha fornito un assist al Governo pericoloso e che mette in rilievo l’obiettivo essenziale delle imprese, mascherato da una nuova luce di modernità.

Lo scontro tra orientamenti e obiettivi diversi è in corso ormai da molti mesi e il grado di complicazione è dato non solo dal rapporto Sindacati – Confindustria – Governo ma dallo stesso rapporto con CISL e Uil.

Abbiamo assunto un orientamento che si riferisce al fatto che la nuova discussione sul Modello Contrattuale non doveva interrompere le trattative per i rinnovi in corso o che si stavano aprendo. Quindi non doveva costituire un ostacolo al ruolo negoziale.

Un punto su cui vedremo gli sviluppi nei prossimi appuntamenti. Ma, la questione essenziale, che non ha consentito il raggiungimento di un’intesa, resta la distanza sulla ricerca dei contenuti e dei parametri che possono costruire un nuovo modello contrattuale.

L’impianto che vuole l’introduzione di un salario minimo per legge perché non tutti i lavoratori sono ricompresi nel campo dei Contratti Nazionali non ci convinceva e non ci convince; come non convince l’idea che questa nuova modalità non intacchi i Contratti Nazionali.

Il rischio di un salario minimo insieme con un investimento sulla contrattazione di secondo livello, se guardato dalla Filcams, mette in luce tutte le contraddizioni e il processo di impoverimento che ne deriverebbe.

A oggi, possiamo discutere molto dei limiti dell’attuale contrattazione che non ha visto un’espansione sostanziale del secondo livello ma, anche partendo da questa condizione, è comunque difficile intravedere come l’introduzione di una normativa ad hoc possa produrre un risultato diverso.

In realtà, il rischio, è di vedere un livello ancora più parcellizzato costituito da settori o aziende leader che eserciteranno, potenzialmente, la contrattazione aziendale e un vasto strato di lavoratrici e lavoratori che ne resteranno escluso.

Perché è indubbio che la dinamica contrattuale vede una nostra grade responsabilità ma è legata anche a fattori di disgregazione e parcellizzazione delle associazioni datoriali che, già oggi, hanno dimostrato incapacità di gestione e distanza rispetto al tema del secondo livello.

Partendo dalle nostre realtà, è sufficiente analizzare anche lo stato della Contrattazione Integrativa più strutturata per comprendere che un maggiore o normale processo negoziale, sul secondo livello, può potenzialmente cogliere degli obiettivi ma solo se si alleggerisce pesantemente quanto previsto dai Contratti Nazionali di Lavoro.

Quest’ultima, è la richiesta ineludibile per le aziende e costituisce l’ostacolo per cui non riusciamo a rinnovare ancora tanti contratti nazionali.

Anche la proposta adombrata dal PD e dal Governo, di supportare una contrattazione innovativa con formule incentivanti e sgravi sul tema del welfare, segna una direttrice precisa riguardo all’obiettivo di depotenziamento dei Contratti e del ruolo negoziale del sindacato; oltre a lasciare aperte molte perplessità.

Se il pacchetto al quale si sta lavorando si traduce in un tutto indistinto di agevolazioni e sgravi alle imprese come avvenuto per il sostegno al Jobs Act e alle assunzioni, in realtà si continua a perpetrare nel vecchio sistema, dove non si indica mai quale “modello di impresa”, si vuole in questo paese. Cioè le agevolazioni sono concesse a tutti senza distinzione tra aziende che garantiscono occupazione, fanno investimenti e rispettano le regole e quelle che magari hanno comportamenti “meno virtuosi”.

Non sfugge che il tema ancora più centrale dell’azione del PD e del Governo sia quello di un pacchetto unico di interventi per colpire la rappresentanza e il diritto di sciopero. E’ evidente che su questi due aspetti, strettamente correlati nell’impostazione del Governo, il punto di riferimento sulla Rappresentanza rischia di non essere quello costruito dalle parti sociali con gli accordi in Confindustria o nel settore cooperativo.

In questo quadro affrontiamo – come è noto – una indubbia complicazione data dalla costruzione di un fronte comune e unitario sul Modello Contrattuale.

Per ragioni diverse le proposte della CISL e della UIL non possono essere viste come un avvicinamento e dall’altro, la conferma di un impianto che dice in sintesi: 1.mantenimento del primo livello a garanzia di condizioni generali e omogene per i lavoratori anche sul fronte salariale; 2. contrattazione di secondo livello a integrazione; 3. rigetto del salario minimo per Legge poiché i livelli minimi di salario sono già presenti e stabiliti dai Contratti Nazionali; rischia di non reggere in questo schema che vede l’articolazione di tante posizioni contrapposte.

Per questo, mantenendo invariata la posizione che le contrattazioni nazionali aperte devono proseguire, una riflessione ulteriore e più approfondita in casa CGIL risulta necessaria. Anche qui, con la consapevolezza che parlare di Nuovo Modello Contrattuale non può significare solo il riferimento ai parametri con cui si definisce la parte salariale di un contratto. Una necessaria riflessione in casa nostra che dovrebbe provare contestualmente a mantenere un’interlocuzione con CISL e Uil perché, non riuscire a produrre un percorso condiviso, apre scenari di incertezza, lascia maggiore spazio di manovra e rende più agevole l’intervento del Governo.

Oggettivamente, a oggi, questo obiettivo unitario non sembra essere a portata di mano.

I contratti nazionali aperti a partire da quelli di Confindustria avevano già misurato le rigidità delle controparti prima della dichiarazione di Squinzi definendo impraticabile le richieste del salario anzi calcolando la necessità di una restituzione del salario precedentemente erogato. A questo si aggiunge il respingimento totale ad aprire a richieste legate alla neutralizzazione del JobsAct e nel caso degli alimentaristi anche a depotenziare le clausole sugli appalti.

Si apre ora, un potenziale secondo tempo per vedere quale decalogo orienterà i posizionamenti delle singole Federazioni di Confindustria.

Ma al netto di quanto gli scenari di Confindustria potranno condizionare i nostri settori, lo stato dell’arte dei nostri Contratti Nazionali ha già fornito prova – in questi lunghi mesi – “della modernità che avanza” nelle imprese.

Siamo ancora con dieci tavoli contrattuali aperti e oggettivamente dobbiamo dirci che non siamo difronte a sostanziali novità o opportunità. Gli scioperi nel settore del turismo non hanno spostato gli orientamenti delle controparti, fatto salvo per FIPE che qualche settimana fa ha formalizzato l’annullamento dal recesso dal Contratto Nazionale come atto distensivo per riprendere la trattativa; dopo tale gesto però siamo nuovamente in assenza di segnali.

L’ultimo incontro con ANGEM che doveva vedere un avanzamento o quanto meno la formulazione di ipotesi concrete di lavoro ha in realtà registrato un ritorno al passato sulle richieste datoriali.

Gli altri tavoli vivono le medesime complicazioni, a partire dal Multiservizi.

E’ evidente che, sulle trattative di ANGEM e Multiservizi, non siamo in condizione di aspettare altro tempo e quindi dobbiamo assumere la determinazione, congiuntamente a Fisascat e Uiltucs, di considerare i prossimi appuntamenti come decisivi o agire il conflitto.

Su Federdistribuzone e la Distribuzione Cooperativa come avverrà anche per Confesercenti, abbiamo unitariamente proclamato lo sciopero generale per il 7 novembre e il 19 Dicembre.

Sulla rilevanza di queste due giornate e sulla loro riuscita credo non ci siano discussioni o approfondimenti da fare. E’ necessario lavorare per la riuscita affrontando lo sforzo più rilevante che è quello della comunicazione e condivisione attraverso le assemblee sindacali, attivi dei delegati e tutto quello che può supportare l’adesione.

Che saremo misurati credo che sia una consapevolezza da parte di tutti.

Nel frattempo, sappiamo che sia le azioni autonome della Uiltucs con l’attivazione dei decreti ingiuntivi che le posizioni della Fisascat non aiutano.

Siamo però riusciti in questi giorni a recuperare una sintonia – dopo alcune settimane di distanza – per costruire comunicazioni unitarie che sempre, in queste fasi, risultano di supporto per la diffusione e la gestione delle assemblee; comunicazioni che cercheremo di chiudere e di inviarvi a breve. Abbiamo iniziato inoltre a ragionare sullo sciopero del mese di Dicembre per non disperdere l’iniziativa ma focalizzarla in manifestazioni visibili all’esterno.

Come saremo in condizione di dare indicazioni di utilizzare al meglio e con fantasia le iniziative, presidi e quanto altro che chiederemo di attivare per la giornata del 7 novembre e che già molte Regioni e Territorio stanno programmando.

Poiché ricorriamo a uno strumento come quello dello sciopero e quindi al sacrificio dei lavoratori, non possiamo permetterci di restare avvitati su iniziative altre e diverse che rappresentano una distrazione dal conflitto che abbiamo attivato.

Come FILCAMS vogliamo recuperare lo spazio per contrattare un rinnovo a condizioni diverse da quelle che ci vengono poste e per sostenere tale rivendicazione teniamo insieme la contrattazione con il conflitto.

Consideriamo nella nostra strumentazione anche il ricorso alle vie legali e a percorsi giudiziari ma collocandoli in fasi ben precise di questo percorso e cioè dopo aver esercitato la mobilitazione e quando questa, da sola, non risulta sufficiente.

Per essere pronti all’attivazione del percorso legale, che ha caratteristiche diverse dalle cause, abbiamo avviato già i pareri legali; si predisporranno le necessarie indicazioni e gli approfondimenti per muoverci in maniera coordinata e per essere pronti quando sarà necessario agire questa leva.

Ovviamente mi riferisco al grado di fattibilità di un’azione legale nei confronti di Federdistribuzione ma che non coinvolge il sistema della Distribuzione Cooperativa poiché, di fatto, quest’ultima, nel rapporto con i lavoratori, può vantare l’ultravigenza del CCNL stesso fino a rinnovo.

Come ultima considerazione su questo aspetto, credo sia chiaro a tutti noi che il Decreto Ingiuntivo e quindi l’azione legale possibile, fornisce una risposta salariale, produce una azione di pressione ma non ci consegna un Contratto Nazionale di Lavoro.

Il percorso indicato non ci esime da un ragionamento più complessivo sugli sviluppi futuri della contrattazione nazionale nei nostri settori. Rispetto al contesto generale che abbiamo esaminato, è oggettivo porsi il problema di come dare un risultato in tempi certi alle lavoratrici e lavoratori.

E in questo quadro credo sia utile porsi la domanda di quale valutazione fanno i lavoratori sul ruolo e lo stato dei Contratti Nazionali e quale grado di consapevolezza c’è rispetto al tentativo di destrutturazione in atto.

Per sintetizzarla ulteriormente, il rischio di non produrre, a breve, risultati contrattuali può rappresentare un ulteriore distacco dal valore del Contratto Nazionale stesso.

Credo che in questa fase, di una messa in discussione sistematica delle condizioni dei lavoratori da parte di chi sventola la bandiera della modernità, debba vedere una nostra maggiore presenza e costruzione di una consapevolezza e condivisione con le delegate e i delegati e con i lavoratori.

Per questo, se le mobilitazioni e le iniziative sui singoli tavoli contrattuali non faranno emergere sviluppi a breve è utile arrivare alla costruzione di una mobilitazione di tutta la categoria sui contratti nazionali aperti.

E’ evidente che questa proposta, deve vedere una maggiore forza attraverso la realizzazione unitaria con FISASCAT e UILTUCS, con cui quindi aprire una discussione di merito. Restando invariata la situazione, se non dovessimo registrare convergenze sulla modalità e gli obiettivi, credo che lo sforzo in questa direzione debba e possa essere promosso dalla sola FILCAMS nelle forme e nei modi che valuteremo.

Anche su questo è necessario assumere un orientamento condiviso perché siamo consapevoli che la costruzione di tali percorsi rappresenta uno sforzo organizzativo e di impatto notevole per i settori che rappresentiamo.

Inoltre, è necessario evidenziare come nel corso di questi ultimi mesi del 2015 arriva in scadenza il CCNL della Vigilanza Privata che è stato siglato separatamente. Anticipo qui tre aspetti:

Come è noto alle strutture, abbiamo avviato un lavoro di costruzione, coinvolgendo anche il coordinamento dei delegati, sui temi prioritari del settore e del rinnovo contrattuale; tra le questioni da affrontare in questo rinnovo c’è quello di riportare a coerenza la parte dei servizi fiduciari che ha costituito il lodo politico di svolta del precedente rinnovo ma che ci ha consegnato una serie di incongruenze e problematiche che vanno affrontate.

Il secondo aspetto è che il settore continua a vivere una situazione di sofferenza e instabilità. L’indifferenza e il poco coraggio delle istituzioni rappresentano un limite operativo in molte città e regioni d’Italia e l’assenza del Ministero competente non fa altro che alimentare la deriva di questa giungla che sempre più sta vivendo il settore.

La terza questione è legata al recupero di un percorso unitario. Abbiamo avviato i contatti con la Uiltucs che ha dichiarato la volontà di una ricomposizione che dovremmo ora provare a misurare nella pratica discutendo di merito. Questo significa, per la Uiltucs, uscire dall’ambiguità del Contratto firmato autonomamente con una delle associazioni del settore e ovviamente costruire il merito della piattaforma per ricondurre tutto il settore a un unico CCNL.

Vedremo nei prossimi giorni gli sviluppi e faremo le conseguenti valutazioni.

Ultima questione in questa stagione contrattuale perenne della FILCAMS è legata alla comunicazione del recesso dal CCNL delle farmacie pubbliche. Conosciamo le complicazioni legate anche al tavolo del settore privato e soprattutto il movimento intorno al riordino del sistema e alle liberalizzazioni. Nei prossimi giorni dovremmo, con FISASCAT e UILTUCS, comprendere quale percorso avviare per un settore che sta vivendo da anni una forte instabilità.

Tra le varie questioni di clima – se così posso provare a definirle –, voglio tornare agli articoli della stampa nazionale sul rapporto sindacato – bilateralità tutti volti a produrre un attacco generalizzato e indistinto al sindacato.

Abbiamo fatto la scelta di non rispondere agli attacchi e alle citazioni che in alcuni quotidiani riportavano anche componenti della struttura FILCAMS Nazionale non per un atto di snobismo ma perché era evidente che l’intento palese era quello di non prendere in considerazione nessun punto di vista diverso da quello che si voleva denunciare o che si voleva attaccare.

Le denunce dei redditi, a partire da quello della sottoscritta, per passare agli altri compagni della struttura nazionale citati negli articoli come di tutti gli altri sono rintracciabili facilmente – credo – ma evidentemente non devono aver suscitato molto interesse da parte dei giornalisti.

Ovviamente, sapere tra di noi che il salario dei Dirigenti della Filcams è quello previsto dal Regolamento della CGIL e null’altro e agire con etica dandosi delle regole di incompatibilità interna ancora prima di averle tradotte negli accordi di Governance, non è sufficiente a costruire il rapporto con tutto quello che è esterno.

Anche per questo, nelle prossime settimane, a partire dalla retribuzione della sottoscritta amplieremo il sito per comunicare quali regole governano il rapporto di lavoro di chi ricopre incarichi in FILCAMS Nazionale.

Questo è certamente un aspetto del problema. La consapevolezza che il sistema della bilateralità aveva bisogno di una forte discontinuità e di recuperare le distorsioni è e resta il tema centrale e il lavoro più impegnativo.

L’accordo di Governance con Confcommercio è la punta più avanzata di questo lavoro: abbiamo reso cogenti le regole delle incompatibilità, trasparenza, efficentamento degli Enti e Fondi arrivando a declinarli in atti concreti. Abbiamo, infatti, deliberato, nei più grandi Fondi Sanitari Est e Quas, il nuovo Statuto che ha tradotto le norme delle Governance (incompatibilità, durata dei mandati, trasparenza, efficentamento, rtc) e abbiamo ridotto da diciotto a dodici il numero dei componenti il Consiglio di Amministrazione.

Abbiamo tradotto le stesse norme nel nuovo Statuto che sarà adottato a breve nell’Ente Bilaterale Nazionale di Confcommercio. Contestualmente abbiamo riformulato il nuovo statuto tipo degli Enti Bilaterali territoriali che dovrà essere adottato nei tempi previsti da tutti gli Enti di derivazione territoriale.

Abbiamo anche lavorato per produrre una prima ricognizione degli Enti Bilaterali che possono essere accorpati e ridotti per produrre maggiore efficienza ed efficacia delle prestazioni.

Il lavoro deve ora vedere il completamento di questa fase per poi proseguire con la verifica dei risultati: la reale capacità di produrre prestazioni e attività che rispondano ai bisogni e alle esigenze di imprese e lavoratori, attenzione prioritaria al rapporto costi gestione/prestazioni, l’uso stesso delle risorse e alla coerenza con le finalità.

Questa nuova fase ha anche bisogno di percorsi di formazione per una gestione coerente e coordinata tra le varie strutture per operare nella bilateralità con maggiore competenza e preparazione.

Per una maggiore trasparenza e vicinanza del sistema bilaterale alle esigenze dei lavoratori, l’altro passaggio su cui è necessario lavorare nei prossimi mesi, come abbiamo già avuto modo di discutere, è quella di avvicinare i lavoratori nei ruoli della bilateralità stessa. Un processo che parte da un’azione formativa mirata nei confronti delle delegate e dei delegati.

Nei prossimi giorni la segreteria fornirà le circolari e i documenti esplicativi rispetto alle nuove previsioni statutarie degli Enti per avviare il coordinamento nei livelli territoriali e gli approfondimenti necessari.

Ultimo argomento riguarda gli accordi sulla rappresentanza; argomento che riprenderà anche Daria nella sua relazione.

Lo stato attuale vede due accordi sottoscritti che riguardano i nostri settori e sono relativi al sistema Confindustria e al Sistema Cooperativo che è stato definitivamente sottoscritto alla fine di luglio.

L’accordo relativo a Confcommercio (settore terziario e turismo e tutti gli altri CCNL di cui Confcommercio è firmataria) dopo una ulteriore battuta d’arresto prima dell’estate ha visto la ripresa del confronto con un testo ultimativo che potremmo arrivare a sottoscrivere nei prossimi giorni.

Rispetto a questo Accordo evidenzio solo alcune particolarità di merito e di metodo:

l’impianto è sostanzialmente quello di Confindustria ma essendo un settore molto più frammentato e costituito da piccole e medie imprese, nella misurazione sono state previste, oltre alle deleghe: le pratiche plurime e collettive depositate presso le DTL o nelle Commissioni degli Enti Bilaterali; le iscrizioni provenienti da pratiche di disoccupazione o ricorso ad ammortizzatori presentate all’INPS.

Dal punto di vista del metodo, l’accordo non è completo poiché Confcommercio ha posto la necessità di concludere prima il Protocollo Generale e poi arrivare a definire il Regolamento RSU. Una posizione che come Filcams e CGIL abbiamo chiesto di superare per avere sin da subito il valore di un accordo immediatamente operativo. Le vicende alterne però di questa trattativa – che ha visto già troppi ritardi e battute d’arresto – credo ci portino intanto alla necessità di mettere il primo tassello per completare, in battuta successiva, quello che sarà il Testo Unico. Intanto, abbiamo già iniziato a lavorare sulla revisione del vigente Regolamento delle RSU con le altre sigle sindacali.

Sul lavoro che si sta producendo, abbiamo un problema che – per semplicità – definisco politico ed è relativo alla richiesta di Confcommercio di avere il riconoscimento di Associazione di Rappresentanza datoriale maggiormente rappresentativa del settore così come abbiamo riconosciuto al sistema cooperativo. Qui, abbiamo osservato che la situazione è ben diversa poiché, in assenza di un criterio di misurazione della rappresentanza datoriale, la richiesta sembra tendere al riconoscimento di una “esclusiva” nel settore che oggettivamente non è dimostrabile. Abbiamo proposto una formulazione di mediazione su cui vedremo la risposta di Confcommercio.

Quando anche l’accordo con Confcommercio sarà concluso, possiamo dirci di aver coperto una parte rilevante dei nostri settori e questo ci richiama alla responsabilità e al lavoro che dobbiamo già avviare per iniziare a mettere in pratica quanto previsto.

Questo è un percorso non facile e non scontato poiché i contenuti degli Accordi prevedono un cambiamento alla modalità con cui siamo strutturati e sul quale ci siamo attestati in questi anni.

Un cambiamento che coinvolge il rapporto con FISASCAT e UILTUCS e soprattutto il rapporto con RSA e RSu e delle stesse delegate e delegati con la loro funzione.

Per questo, pur dovendo registrare un nostro ritardo operativo rispetto agli Accordi sulla rappresentanza già sottoscritti, non appena concluderemo l’accordo con Confcommercio sarà prioritario avviare una forte azione formativa e informativa sui contenuti degli accordi stessi e sui cambiamenti che producono sulla partecipazione, sulla contrattazione, sulla titolarità dei tavoli.

I temi della Conferenza di Organizzazione e gli approfondimenti sulla rappresentanza che affronteremo nel corso di questo nostro direttivo saranno completati dalla relazione di Daria Banchieri.

Buon lavoro