Relazione M.G. Gabrielli Assemblea Generale Filcams Cgil, 9-10/02/2016

Ci eravamo lasciati nel Comitato Direttivo di Dicembre indicando la prima riunione dell’Assemblea Generale quale appuntamento per discutere le linee programmatiche e di indirizzo dell’attività sindacale della Filcams per il 2016. Ci occuperemo di questo provando a proporre un approccio diverso.

Il nostro obiettivo è quello di coinvolgere maggiormente l’Assemblea Generale nella discussione e nelle iniziative della categoria per alimentare il contributo al dibattito e alla costruzione delle iniziative stesse.

Partendo da questa premessa vogliamo provare a tracciare il filo conduttore del piano di attività 2016, che è in continuità con quanto già sviluppato lo scorso anno, per consegnare gli approfondimenti ad un ulteriore appuntamento dell’Assemblea e concentrarci oggi su alcune priorità.

Prima di tutto, voglio però ricordare che venerdì si svolgerà il funerale di Giulio Regeni, il giovane ricercatore universitario ucciso al Cairo. Quello che sappiamo è che Giulio Regeni era una persona attenta ai problemi sociali e viveva con interesse e passione le vicende del paese dove stava lavorando. Lo dimostrano la sua vicinanza ai problemi dei lavoratori e dei sindacati egiziani che vivono il clima di terrore messo in atto dal regime.

Quanto avvenuto e come è avvenuto tocca la nostra sensibilità e dedicando un pensiero a lui e alla sua famiglia vogliamo ricordare anche le 1700 persone scomparse in Egitto nel 2015. Tante, infatti, sembrano essere i desaparecidos secondo le fonti di alcune Organizzazioni non Governative che operano nel territorio egiziano.

L’Egitto è nei fatti oggi uno stato di polizia che per mantenere la stabilità del regime reprime nel terrore e con violenza ogni forma di movimento politico, ogni pensiero alternativo. Anche per questo la verità sull’omicidio Regeni sarà complicato e, come si legge oggi dalla stampa, il caso viene già liquidato dalle autorità come criminalità comune.

Questo è l’epilogo di un paese che aveva dato vita – il 25 gennaio del 2011 – alla speranza e alla rivolta di Piazza Tahrir per liberarsi dalla dittatura di Mubarack e che oggi soffoca sotto una nuova dittatura dopo il colpo di stato militare.

La condizione dell’Egitto, sta insieme ad una area vasta di dittature, conflitti, guerre che rendono una polveriera l’intero medio oriente e dove ormai il termine terrorismo internazionale è entrato nel nostro vocabolario perché il coinvolgimento non ha più confini come stanno purtroppo a dimostrare i recenti attacchi terroristici di Parigi.

Un assetto geo-politico complicato che non può essere ridotto a semplificazioni o slogan ma che per le implicazioni date ha necessita di essere conosciuto e compreso.

Crediamo, per la stessa ragione che sia necessario comprendere meglio e non per approssimazione il significato della discussione in corso in queste settimane tra i vari stati europei rispetto alla sospensione del trattato di Schengen.

Vediamo da troppo tempo un flusso migratorio con numeri incalcolabili di morti e di profughi in fuga dalla guerra civile siriana, dalla guerra tra sunniti e sciiti, dalle tante situazioni di povertà e di paura che sono arrivati a produrre come reazione la crisi di quell’accordo firmato per la libera circolazione delle persone.

L’incapacità di costruire una strada europea comune rappresenta un fallimento della politica e del progetto europeo stesso. Siamo consapevoli inoltre che i rischi maggiori di questo fallimento saranno sopportati dai paesi più in difficoltà come già avviene per l’Italia e la Grecia rispetto ai flussi migratori. Soprattutto si continuerà ad alimentare quel sentimento di paura, xenofobia, populismo e intolleranza che tradisce la dignità delle persone fingendo che alzando muri potremmo sentirci più sicuri e più liberi.

Per questo grado di complessità, crediamo sia utile a tutti noi, dedicare nell’ambito del programma dei lavori del 2016 una sessione dell’Assemblea ad un approfondimento sulle questioni e sugli scenari internazionali.

Per continuare a tratteggiare le linee programmatiche della FILCAMS, come detto in premessa, provo a consegnare gli ulteriori titoli su cui sarà necessario lavorare nel 2016:

La prima grande priorità è quella con cui abbiamo aperto i lavori della giornata: la Carta Universale dei Diritti, il Nuovo Statuto delle Lavoratrici e dei Lavoratori. Dopo la relazione di Danilo Barbi non c’è altro da aggiungere se non di darci come FILCAMS l’obiettivo alto di parlarne con tutti i nostri iscritti nei luoghi di lavoro e contribuire alla costruzione di un ampio coinvolgimento anche fuori dalle sedi della CGIL.

Ad inizio del 2016 la questione ammortizzatori sociali rischia di diventare una grande emergenza. L’ultima riforma del Governo Renzi ha prodotto una contrazione sostanziale Le vertenze di ATA Hotel, dell’Hotel Boscolo, della mensa scolastica del Comune di Messina con centinaia di posti di lavoro a rischio possono essere prese come i riferimenti più contingenti delle centinaia di vertenze che si continuano ad aprire nei territori.

Affrontare queste vertenze, come le tante altre ancora in corso, sapendo di non avere adeguati strumenti sul fronte degli ammortizzatori amplifica il problema ed è per questo che è necessario rimette al centro l’estensione universale della tutela nel caso di perdita del posto di lavoro. Così come è necessario proseguire la nostra battaglia per vedere modificata la NASPI per i lavoratori stagionali.

Tra le nostre azioni resta la parola d’ordine appalti. Ad inizio anno abbiamo avuto un buon segnale con l’approvazione del DDL di recepimento della direttiva europea; ora dobbiamo seguire l’iter delle Deleghe per migliorare quel testo ed evitare possibili stravolgimenti da parte di chi ritiene che regolamentare il sistema costituisca non un segno di trasparenza, tutela e civiltà del lavoro ma un tentativo di far morire la libertà delle imprese e del mercato. Sugli appalti quindi non possiamo ancora sentirci “in sicurezza”.

A questo dobbiamo aggiungere tutto il problema legato alla revisione delle società partecipate e delle Camere di Commercio frutto della Legge Madia, come il futuro dei lavoratori Ex LSU e degli Appalti Storici.

Sul tema della bilateralità dobbiamo concretizzare tutti i risultati fissati nell’Accordo sulla Governance sottoscritta con Confcommercio e lavorare per l’estensione delle stesse regole negli altri settori.

E’ ormai un dato assodato il nostro impegno nella formazione dei gruppi dirigenti dai segretari, ai funzionari ai delegati. Il Piano Nazionale di Formazione dovrà continuare le sue attività anche attraverso un aggiornamento e implementazione rispetto ai temi e alle esigenze nuove da affrontare sotto il profilo sindacale a partire da una lettura più “globale” delle dinamiche dei nostri settori e dalla legalità.

In tal senso la legalità deve assumere un tratto che vogliamo definire interdisciplinare. Sempre più davanti ai dati sconcertanti e sconfortanti che vedono il paese tra i primi posti per infiltrazioni mafiose, per corrutela e per illegalità diffusa, dobbiamo non dare per scontato la crescita di una cultura della legalità oltre all’acquisizione di strumenti per affrontare sindacalmente i problemi come quello dei sequestri e delle confische delle imprese legate alla criminalità.

La categoria dovrà proseguire il suo impegno sulle pensioni perché questo non è un tema solo per vecchi assunti; per una categoria che aggrega giovani, donne, part time, resta un tema centrale per il futuro di milioni di lavoratori. Per questo è necessario continuare a chiedere la revisione dell’attuale normativa – su cui cgil,cisl e uil hanno presentato una piattaforma comune – insistendo perché il Governo apra questa discussione ed essere pronti a sostenere le iniziative conseguenti.

Nel corso del 2015 abbiamo avuto il primo grande risultato delle intese sul tema della rappresentanza con gli accordi sottoscritti con Confcommercio e Lega Coop che seguono quello con Confindustria. Ora è necessario recuperare il ritardo nell’applicazione e dedicare del tempo alla formazione e a dare concretamente corpo alle intese.

Dobbiamo proseguire l’elaborazione ed il lavoro sulle politiche del Turismo che abbiamo avviato nel 2014- 2015 partendo dal binomio turismo e cultura. Il Turismo vive ancora di una profonda sottovalutazione e risulta ancora troppo assente nel dibattito – in verità già abbastanza povero – che riguarda le politiche di sviluppo del nostro paese.

Continuiamo a sostenere che siamo in presenza di una miopia nelle scelte e anche nelle non scelte che tengono ai margini le potenzialità derivanti da un sistema turistico vasto e integrato decidendo di condannarci ad una discussione sterile tra economie di serie A ed economie di serie B. La Filcams ha sviluppato una proposta e vuole continuare a portarla nella discussione per costruire nuove alleanze.

Il differenziale nord-sud del paese è il primo tra i fattori che non consentono all’Italia di avere una prospettiva di crescita. Come Filcams abbiamo bisogno di trovare, dentro le proposte della Confederazione con Laboratorio Sud, una lettura e una proposta per i nostri settori a partire dalle dinamiche contrattuali.

Questo programma, come indicato in premessa, non vuole essere esaustivo delle iniziative e dei campi di intervento della filcams perché resta forte il nostro impegno sulle politica della salute e sicurezza con un’attenzione particolare alle RLS, sulle politiche di genere e dei diritti civili, su temi sociali e contrattuali come quello delle liberalizzazioni degli orari, nel sindacato europeo e internazionale, conviti che tutto sia tenuto insieme da un unico filo conduttore.

Per questo resta centrale nel 2016 la contrattazione a cui oggi dedichiamo una parte rilevante dei nostri lavori.

Prima di affrontare il tema contrattuale, colgo l’occasione dell’Assemblea generale per ringraziare le lavoratrici e i lavoratori, le delegate e i delegati della ristorazione collettiva che venerdì 5 febbraio hanno realizzato una bella giornata di sciopero a sostegno della vertenza sul Contratto nazionale.

Uno sciopero riuscito, in un settore che conta circa 75 mila lavoratori, impiegati in un numero enorme di scuole, caserme, fabbriche, ospedali e che insieme al problema del Contratto Nazionale continuano a vivere condizioni di lavoro fragili dovute in larga misura ad un sistema degli appalti tutto schiacciato sui tagli e sul massimo ribasso.

Quello del 5 febbraio ha rappresentato un momento di mobilitazione necessario e conseguente a tutta la pazienza che abbiamo messo per ricercare soluzioni nella trattativa. Dopo 32 mesi dalla scadenza del Contratto Nazionale è però risultato evidente che ogni appuntamento si era trasformato in una replica delle puntate precedenti.

Sul tavolo, da parte delle Associazioni datoriali, continuano ad essere posti temi inaccettabili: il depotenziamento della malattia, la revisione della clausola sociale negli appalti, la decurtazione dei permessi e una proposta irrisoria sul salario.

Ora, si tratta di vedere la coerenza delle dichiarazioni delle Associazioni datoriali (ANGEM, ACI) rilasciate alle agenzie di stampa nella giornata dello sciopero in cui registriamo:

    - che per loro non si è mai stati davanti ad una rottura delle trattative ma solo alla necessità di avere una pausa di riflessione;

    - che la loro volontà è quella di arrivare alla sottoscrizione del rinnovo del contratto di lavoro in tempi rapidi;

    - che non vogliono togliere condizioni, diritti e tutele ai lavoratori ma solo definire un CCNL che risponda ai cambiamenti intervenuti e alle specificità proprie del settore.

Noi eravamo pronti e lo siamo ancora a capire se queste dichiarazioni corrispondono a qualcosa di diverso rispetto ai contenuti che sono stati alla base della proclamazione di sciopero altrimenti non potremmo che trarre le conseguenze e decidere la prosecuzione delle iniziative.

Anche per le lavoratrici ed i lavoratori delle agenzie di viaggio, dei bar e dei ristoranti, della ristorazione autostradale come per quelli delle aziende che aderiscono a Confindustria e Confesercenti sono trascorsi 32 mesi senza rinnovo del Contratto.

Per questi settori viviamo da molto tempo l’assenza di una trattativa nonostante le azioni di mobilitazioni avvenute nel corso del 2015. Gli unici segnali, nelle ultime settimane, sono arrivate da FIPE che ha provato, seppur in una forma esplorativa, a comprendere se riaprire un percorso ponendo però nuovamente dei temi vecchi: revisione di scatti, Rol, malattia, banca ora, a cui segue un aumento del salario con una decorrenza e durata più lunga e senza alcun recupero degli anni persi.

Con queste proposte , che nulla modificano rispetto ai temi che avevano reso impraticabile un accordo, le prove di dialogo sono state subito raffreddate.

Registriamo la “timidezza” di Confindustria Turismo che non riesce ancora a dare segnali per una ripresa della trattativa.

L’11 febbraio incontreremo nuovamente Federterme e auspichiamo di trovare un punto per chiudere definitivamente il contratto. Le Terme in Italia contano 15 mila lavoratori di cui circa 11000 stagionali, ed è un settore profondamente in crisi per ristrutturazione, per gli interventi del Governo e per incapacità delle imprese di costruire una nuova strategia per rispondere a questi cambiamenti.

Il nostro tentativo di mettere un punto fermo al contratto – che rischia altrimenti di rimanere aperto sine die – è indispensabile perché recuperare integralmente i 4 anni e mezzo trascorsi è un’operazione complicata e contestualmente non è pensabile riavviare una trattativa nuova per il prossimo triennio senza ancora aver chiuso il pregresso. Stiamo lavorando per una proposta economica che apre ad uno spostamento della decorrenza e durata del contratto al 2016-2018 e un riconoscimento una tantum del pregresso. Una mediazione comunque non facile perché la controparte continua a chiedere anche interventi inaccettabili relativi ad un ampliamento della sfera di applicazione con il riconoscimento di figure professionali proprie del comparto alberghiero.

Se perveniamo ad una chiusura di questa complicata vertenza, resta l’urgenza di affrontare un progetto di prospettiva per il settore termale in Italia. Di questa urgenza dobbiamo farci carico per evitare di affrontare senza strumenti e proposte un rischio occupazionale diffuso e la dispersione di un patrimonio importante nei territori e per l’economia del turismo.

Nel settore del Multiservizi abbiamo compiuto 24 mesi senza rinnovo del Contratto e siamo ad una situazione di stallo.

Oltre alle note complicazioni sui contenuti le controparti hanno aggiunto come problema dirimente per il Contratto la definizione delle norme contenute nella legge di stabilità rispetto alla “tassa sui licenziamenti” che produrrebbe un ulteriore ingiustificato aggravio economico per le aziende del settore.

Posto che anche noi abbiamo espresso contrarietà al provvedimento del Governo e abbiamo agito unitariamente al fine di supportare un emendamento alla Legge di Stabilità, riteniamo strumentale la posizione assunta dalle controparti. Un ulteriore pretesto per non discutere del rinnovo del contratto.

L’alibi è però caduto la settimana scorsa poiché possiamo dire con sufficiente certezza che diventerà operativo l’emendamento che sospende per il 2016 “la tassa sui licenziamenti” per il cambio appalto. Certo, stiamo parlando di una sospensione e non di cancellazione della norma come da noi richiesto ma la partita degli aggravi dei costi così come paventata assume un’altra forma.

Ora stiamo provando a comprendere se c’è un posizionamento diverso delle controparti ma anche per il Multiservizi, abbiamo la necessità di arrivare in tempi rapidi ad una azione più incisiva rispetto alla sola proclamazione dello stato di agitazione.

Abbiamo in corso anche la trattativa per il CCNL delle farmacie Private scaduto il 31 gennaio 2013. Nell’ultimo coordinamento dei delegati e delle strutture è stata lanciata la "coalizione per il contratto " aperta alle molte associazioni del settore che aggregano farmacisti. Intanto Federfarma ha informalmente dichiarato che si potrebbe riaprire il confronto ma ad oggi non abbiamo avuto segnali costruttivi.

Abbiamo invece “lavori in corso” per il CCNL della Vigilanza Privata scaduto il 31 dicembre 2015. Il coordinamento FILCAMS sta lavorando da diversi mesi per mettere a punto le basi utili per una piattaforma da portare alla consultazione e condivisione dei lavoratori.

Rispetto alla presentazione della piattaforma cumuliamo certamente del ritardo legato alla necessità di ricucire i rapporti tra tutte le OOSS.

Tale esigenze nasce dal fatto che il precedente rinnovo vede la firma della sola filcams e fisascat e la sottoscrizione di due Contratti Nazionali di Lavoro, uno in capo alla sola Uiltucs. La ricostruzione di un possibile percorso unitario è un punto centrale anche per fare chiarezza nel settore riportando tutti sotto un unico Contratto Nazionale.

Abbiamo sicuramente l’esigenza di velocizzare i tempi ma il lavoro che abbiamo avviato necessita di una costruzione paziente e mettiamo in preventivo che anche questo rinnovo non sarà facile.

Il settore sta vivendo da anni una concorrenza tutta concentrata sui costi, insieme alla presenza di irregolarità e illegalità diffusa dove nelle regioni del Sud siamo costretti a registrare anche l’impotenza delle Prefetture davanti alle denunce delle Organizzazioni Sindacali. Per questo ci stiamo muovendo, di concerto con la Confederazione,. per richiamare e attivare un ruolo delle Istituzioni e del Ministero competente nella regolazione delle materie relative alla sicurezza. Regole e controllo che si sono persi in questi anni e che devono invece poter rappresentare un fattore di certezza e trasparenza per il comparto.

Le evoluzioni dei Contratti Nazionali della Grande Distribuzione Organizzata, delle Coop e di Confesercenti sono ancora da verificare.

Dopo le importanti mobilitazioni di novembre e dicembre 2015 abbiamo ricevuto nei giorni scorsi una richiesta di incontro da parte di Federdistribuzione.

Si tratta di una richiesta di incontro ufficiale alle Segreterie Nazionali di Filcams – Fisascat e Uiltucs che consideriamo comunque un segnale positivo. Per il tenore della richiesta, assumo un comportamento prudenziale auspicando di essere difronte alla riapertura della trattativa per arrivare in tempi rapidissimi ad una soluzione contrattuale.

L’incontro, come abbiamo già comunicato a tutte le strutture per diffonderlo in tutti i luoghi di lavoro si terrà il 12 febbraio.

A breve, dovremmo avere un incontro di chiarimento anche con Confesercenti e per questo Contratto valgono le stesse valutazioni che ho pocanzi espresso.

Più defilato il comportamento della Distribuzione Cooperativa. Ci è evidente che le Coop attendono di comprendere l’evoluzione del tavolo di Federdistribuzione e sappiamo che al loro interno si sono svolte diverse riunioni.

I contatti ad oggi informali ci consegnano questo stato dell’arte insieme alla conferma della volontà delle Coop di affrontare il percorso negoziale. Ora dobbiamo verificare se questi orientamenti, ancora troppo generici, si traducono in un appuntamento ufficiale per riallacciare le fila della trattativa.

Questa è la complessità in cui ci muoviamo e di cui credo possiamo produrre una sintesi utile a fare chiarezza anche nella gestione del rapporto con l’esterno e con le lavoratrici e lavoratori:

    -La stagione contrattuale vede l’utilizzo di un linguaggio mistificatorio. La maggioranza delle controparti datoriali continua a dire che non vuole togliere diritti e tutele ai lavoratori ma che il rinnovo del contratto deve rispondere ai cambiamenti intervenuti nei settori e soprattutto alle specificità dei settori.

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    - Che cosa significa ? e perché noi non saremmo stati e non siamo disponibili a ragionare di questi che possono essere percepiti come obiettivi di buon senso?

    -Perché alla prova dei fatti, quella che viene chiamata specificità dei settori altro non è che una riduzione e ristrutturazione in pejus dei diritti e delle tutele oggi esistenti per i lavoratori a cui si aggiunge un salario contenuto – dato il tasso di inflazione basso di cui soffre l’Italia e l’eurozona e prospettive di crescita economica impercettibili.

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    -Molti contratti hanno già saltato una tornata e altri sono ormai al limite. Una situazione che rende ancora più complicato dare una risposta alla questione salariale per consegnare aumenti economici dignitosi e per mantenere il principio della omogeneità all’interno dei settori.

    - Nel mese di marzo compie un anno il rinnovo del Contratto Nazionale di Lavoro sottoscritto con Confcommercio. Ciò significa che c’è una platea di lavoratori che ha visto il pagamento di aumenti retributivi in busta paga e altri lavoratori che hanno avuto l’ultimo aumento nel 2013.

      Situazione ancora più grave nel settore del Turismo dove l’unico contratto sottoscritto con Federalberghi è in scadenza il prossimo Agosto. Le aziende aderenti a Federalberghi, da marzo sosterranno l’effetto trascinamento dell’intero aumento contrattuale.

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    -Ci è chiaro quanto è importante in questa fase il “fattore tempo”. Più si dilaziona la ricerca di una soluzione, più il differenziale che si produce tra contratti concorrenti aumenta e diventa una complicazione ulteriore nella trattativa. Nello stesso tempo, i mancati rinnovi producono un indebolimento nella tenuta dei contratti già sottoscritti che restano isolati.

      Effetto dumping nei settori ed effetto scouting associativo sono due deviazioni di questa complessa dinamica.

      Rispetto a questo quadro, che dobbiamo continuare a considerare inedito per la sua gravità, è prioritaria una assunzione di responsabilità anche da parte delle imprese e delle associazioni datoriali per riprendere le trattative e riuscire a definire in tempi rapidi e su basi diverse i rinnovi contrattuali.

      Questo è il messaggio che abbiamo inviato unitariamente qualche settimana fa a tutte le associazioni datoriali e che se non troverà risposte adeguate ci porterà ad un ulteriore mobilitazione nel mese di Marzo a sostegno delle vertenze di tutti i contratti nazionali aperti.

      Per questo gli incontri che si svolgeranno – e che auspichiamo saranno seguiti da altri nei vari settori – saranno importanti sia per raggiungere l’obiettivo dei rinnovi sia per definire i contenuti che dovrà assumere la mobilitazione.

      Intanto possiamo dire che aver condiviso unitariamente tale percorso è un fatto non scontato e positivo; una lettura comune tra le OOSS sulla gravità della situazione e sulla necessità di agire tutte le leve per rimuovere le posizioni delle controparti.

      Restiamo convinti che firmare un contratto si può, lo abbiamo dimostrato noi e lo ha dimostrato venerdì il settore dell’industria alimentare firmando il rinnovo.

      Consideriamo questo risultato già di per se una buona notizia. E’ stato prodotto non solo un aumento contrattuale (105 euro in quattro anni) ma si è realizzato un accordo che non segue le linee di Confindustria e mette in luce che si può ricercare un equilibrio tra le parti producendo delle mediazioni senza destrutturare diritti e tutele.

      Inoltre il rinnovo inizia a tradurre alcune delle linee contenute nella proposta di Nuovo Modello Contrattuale condivisa a Gennaio tra CGIL, CISL e Uil che aveva ricevuto una bocciatura da parte di Confindustria.

      Al tavolo di trattativa Federalimentari si è convita del contrario discostandosi nei fatti dalla valutazione di Confindustria.

      Anche il Nuovo Modello Contrattuale è una novità importante di questo 2016. Una proposta unitaria che parla a tutte le Associazioni datoriali che mette insieme punti qualificanti: la centralità del CCNL, l’ampliamento della contrattazione di II livello che aggiunge il terreno della contrattazione di sito e di filiera, l’erga omnes dei contratti come risposta anche ai tentativi del governo di arrivare alla definizione di minimi salariali di legge; la riconferma degli accordi sulla rappresentanza e alcune innovazioni dei nostri modelli che riguardano le forme di partecipazione dei lavoratori alla vita delle imprese, il ruolo del welfare e della bilateralità.

      Si tratta ora di capire se si apriranno confronti con le diverse Associazioni datoriali per raggiungere intese condivise.

      Il Nuovo Modello Contrattuale non potrà rappresentare una soluzione per le nostre attuali vertenze ma il valore complessivo e di prospettiva resta tutto perché pone le condizioni di esercitare una nuova costruzione delle piattaforme e dei contratti partendo da linee di indirizzo nuove e condivise dopo diversi anni di separazione sulle regole generali.

      Per leggere meglio quanto sta avvenendo nei nostri settori, dobbiamo evidenziare che viviamo una situazione ancora molto fragile e senza segnali di ripresa dell’economia del nostro paese.

      I messaggi di ottimismo che vengono lanciati dal Governo e alcuni dati di miglioramento che si attestano intorno a percentuali di crescita impercettibili continuano a scontrarsi con un mondo reale diverso.

      Quella del nostro paese è una tabella di marcia verso una ripresa che lascia indietro molte persone che rischiano di cadere e rimanere nel limbo degli esclusi : esclusi dal reddito e dal lavoro.

      Abbiamo una occupazione che cresce per effetto delle tutele crescenti previste dal Jobs Act e degli incentivi economici ma crescono anche i voucher. Un dato allarmante che ha raggiunto i 100 milioni di voucher venduti tra gennaio e novembre del 2015 provocando un effetto distorsivo e il mantenimento di uno stato di povertà diffuso.

      I voucher crescono nei settori del commercio, del turismo e nei servizi con punte allarmanti in Sicilia e in Liguria su cui resta alta la nostra attenzione e la necessità di continuare a lavorare per rimuovere

      Gli effetti di tale contesto di criticità si riscontrano anche nella contrattazione di secondo livello. Una contrattazione che ha visto una lunga stagione che abbiamo definito prevalentemente difensiva accompagnata da una estensione positiva, seppur debole, di nuova contrattazione in aziende prima non coperte da accordi.

      Qualche settimana fa è stato siglato un accordo sperimentale sulla gestione del lavoro domenicale in Esselunga e il 29 gennaio è stata raggiunta l’ipotesi di accordo per il rinnovo del CIA Metro a seguito della disdetta da parte dell’azienda. Entrambi sono ora sottoposti al referendum dei lavoratori.

      Non entro nel merito degli accordi che sono stati ampiamente discussi e diffusi nel corso di questi mesi ma per la sperimentalità finalizzata a dare risposte “tra inclusi ed esclusi” sul tema delicato del lavoro domenicale, come nell’accordo Esselunga, per la tenuta prodotta davanti alla disdetta del CIA Metro, per le mediazioni raggiunte ricercando equilibri anche sul fronte dell’ampliamento dei diritti, la segreteria della Filcams esprime un giudizio positivo sulle intese raggiunte che porteremo al referendum tra le lavoratrici e i lavoratori. Un valore democratico, quello del referendum, rafforzato dal percorso partecipativo delle strutture e dei delegati nelle varie fasi di trattativa. Questi due aspetti credo vadano valorizzati e rispettati da tutti anche nella diversità delle posizioni che si sono articolate sulle intese raggiunte.

      Nel contesto contrattuale molte sono ancora le complicazioni che ci vedono impegnati a partire dalla trattativa del Contratto Integrativo di Carrefour svolta a seguito della terza disdetta da parte dell’azienda; il caso Auchan che ha riflessi sia sotto il profilo occupazionale sia sotto il profilo contrattuale per la disdetta e disapplicazione unilaterale del Contratto Integrativo. A questo aggiungo e concludo con l’operazione posta in essere dal modo cooperativo attraverso la nuova Coop Alleanza 3.0.

      Il tema della contrattazione necessita di un impegno costante per produrre letture aggiornate di quanto sta avvenendo nelle filiere distributive e nella riorganizzazione dei vari settori produttivi. Uno sguardo per riuscire a cogliere e anticipare, seppur faticosamente, i cambiamenti e come questi possono poi essere tradotti anche in soluzioni innovative nella contrattazione. In tale direzione abbiamo avviato nelle scorse settimane appuntamenti formativi di approfondimento sulla GDO per le strutture e i delegati che riteniamo debbano diventare una modalità strutturale per la categoria.

      A questo si aggiunge la costante necessità di sviluppare analisi, proposte e linee di indirizzo guardando la contrattazione che è stata prodotta e quella da sviluppare in settori molti diversi tra loro. Approfondimenti che devono consentirci di dare gambe alla contrattazione inclusiva e sperimentare delle innovazioni come previsto nel Nuovo Modello di Relazioni Industriali sapendo che stiamo ancora contrattando nella crisi e nell’era del Jobs Act .

      Anche in tale ambito abbiamo avviato un lavoro che vorremo portare a condivisione entro il mese di maggio attraverso la costruzione di iniziative specifiche.

      Come ormai siamo abituati a concludere, sicuramente ci sono troppe cose e troppi fronti aperti ma sono certa che il dibattito ne porterà, pensandoci bene, molti altri.