Relazione M.G. Gabrielli Assemblea Generale Filcams Cgil, 17-18/05/2016

    Care compagne, cari compagni
    Le immagini delle manifestazioni che abbiamo proiettato sono il modo con cui vogliamo ringraziare ancora le lavoratrici e i lavoratori di tutti i settori che hanno riempito le piazze il 6 maggio.
    Molti dei lavoratori e delle lavoratrici provengono da un lungo percorso di mobilitazione realizzato nel 2014 e nel 2015, fino ad arrivare allo sciopero della ristorazione collettiva del 5 febbraio.
    La loro risposta a questa ulteriore giornata di sciopero è un messaggio concreto di sostegno alle ragioni dello sciopero e una iniezione di forza per proseguire ed affrontare le vertenze dei contratti nazionali che restano comunque vertenze complicate.
    Nel valutare la giornata del 6 maggio voglio evidenziare in particolare la solidarietà che è arrivata da tutta la Confederazione e dalle altre categorie a partire da quelle che vivono le nostre stesse difficoltà per i rinnovi contrattuali.
    Per l’adesione allo sciopero non sono disponibili percentuali su cui ragionare in maniera puntuale. Quella della rilevazione dei dati è una difficoltà che non riusciamo ancora a superare e che risulta più marcata in questi settori così frammentati.
    Possiamo dire con certezza che la risposta più alta è arrivata dalle mense e dal pulimento – multiservizi.
    In alcuni appalti, sia pubblici sia privati, abbiamo bloccato l’attività. Abbiamo picchi di adesione per cantiere e per azienda molto alti che si alternano a picchi altrettanto bassi ma i dati pervenuti non consentono una lettura analitica. Questa mancanza però non inficia il giudizio e la valutazione positiva per quello che abbiamo vissuto nelle piazze e nei presidi.
    A dimostrazione della riuscita della mobilitazione dobbiamo ricordare che a 48 ore dallo sciopero, le aziende, i committenti e la stessa commissione di garanzia nazionale si sono scatenati a precettare i lavoratori e contestare lo sciopero opponendo la richiesta di presidi anche dove non sussiste l’obbligo. Comportamenti che sono stati posti in essere in violazione del CCNL, della legge 146 e dei regolamenti esistenti sui presidi minimi stessi.
    Abbiamo avuto ragione su tutte le singole controversie. Su alcune di queste è necessario proseguire per fare chiarezza perché non possiamo permettere atteggiamenti di pressione e comportamenti scorretti compiuti in palese violazione del diritto di sciopero.
    Su questa problematica dobbiamo anche richiamarci ad un maggiore coordinamento e soprattutto ad una maggiore preparazione e conoscenza. La materia del diritto di sciopero è complessa e lo è ancora di più per quanto riguarda gli appalti e le concessioni su cui abbiamo la consapevolezza che si intensificheranno di volta in volta attacchi strumentali per depotenziarne l’esercizio.
    L’ultima valutazione è di carattere generale. E’ un dato di fatto che la politica e i media relegano nel silenzio le problematiche legate al lavoro e le vertenze connesse ai contratti. Lo sciopero del 6 maggio non ha fatto eccezione, anzi rappresentando un mondo del lavoro considerato invisibile, ha fatto ancora più fatica a trovare spazi. Certamente maggiore attenzione è arrivata dalla stampa locale.
    Abbiamo sperimentato una serie di investimenti per portare l’attenzione sulla condizione di questi settori e sulle vertenze contrattuali che hanno prodotto alcuni risultati. Ma il punto di forza si è dimostrato ancora l’utilizzo dei social con cui abbiamo registrato visibilità e diffusione delle informazioni.
    Anche qui, non ci sono equivoci per la FILCAMS, il nostro essere radicati nella realtà, il rapporto diretto con le lavoratrici e i lavoratori nei luoghi di lavoro è il nostro DNA. Si tratta di innestare su questo, che rappresenta la nostra priorità, un legame con la piazza dei social che dobbiamo saper occupare e utilizzare sempre meglio in funzione e al servizio delle problematiche e dell’azione contrattuale.
    La mobilitazione della categoria prosegue con lo sciopero della GdO del 28 maggio. Dopo la rottura della trattativa non ci sono stati più contatti con Federdistribuzione ma fatti concludenti unilaterali da parte dell’Associazione.
    Quasi tutte le aziende della GdO hanno comunicato in questi giorni l’erogazione di 15 euro nella retribuzione di maggio a titolo di acconto sui futuri aumenti contrattuali.
    Il gesto dell’erogazione unilaterale di 15 euro è in realtà un atto con cui si vuole frapporre ulteriore distanza con il CCNL e con i sindacati ed è evidente che è anche il tentativo di depotenziare lo sciopero.
    L’atteggiamento di Federdistribuzione è quello di chi tende a considerare quanto avvenuto un normale incidente di percorso; continuano per questo a rappresentare la loro buona volontà e disponibilità a fare il contratto stigmatizzando il comportamento delle OOSS che invece, in maniera irragionevole, continuano a dire di NO.
    Il merito vero è quello che dobbiamo saper condividere con le lavoratrici ed i lavoratori perché Federdistribuzione vuole un contratto pagando meno salario di quanto ne stanno pagando i loro concorrenti di Confcommercio. I conti sono inequivocabili: al 31 dicembre 2018 i lavoratori di Confcommercio vedono maturata una massa salariale di 3000 euro e invece la proposta di Federdistribuzione a quella stessa data è di 1811 euro.
    A questo si aggiungono peggioramenti sul fronte normativo con l’introduzione, ad esempio, del demansionamento in chiave jobs act e una dichiarazione di disponibilità – che eventualmente sarebbe tutta da verificare – a discutere alcune delle nostre richieste.
    Per queste ragioni lo sciopero del 28 maggio deve dare una risposta ancora più forte. Sappiamo che arriviamo a questo appuntamento dopo due importanti scioperi che sono stati fondamentali per recuperare una trattativa che non c’era più.
    Oggi siamo difronte ad una rottura sul merito del contratto e non possiamo avere debolezze nel sostenere le nostre ragioni.
    Abbiamo ritenuto, anche per queste valutazioni, di svolgere la mobilitazione nei territori e possibilmente il più vicino ai punti vendita e ai centri commerciali per giocare una maggiore efficacia nel rapporto con i lavoratori e nel contatto con le persone a partire dai clienti.
    Sicuramente un po’ di coreografia e fantasia potranno contribuire a dare visibilità e somministrare la giusta dose di fastidio all’immagine delle aziende.
    Il mese di maggio è quindi un mese di mobilitazione importante per la Filcams. Non sfugge che l’idea da cui eravamo partiti era di aggregare in un unico appuntamento tutte le vertenze dei CCNL aperti e non rinnovati.
    Abbiamo però avuto necessità di rimodulare l’iniziativa perché, dopo la rottura della trattativa con Federdistribuzione, è emersa una diversa impostazione ed esigenza tra noi e Fisascat e Uiltucs sulla fattibilità di uno sciopero del commercio in giornata diversa da quella considerata, ancora oggi, la giornata tipica del sabato.
    Nella discussione ha pesato in particolare l’incertezza dei risultati della trattativa con la Distribuzione Cooperativa; incertezza e criticità che permangono ancora oggi insieme al tavolo di Confesercenti dove sono state colte delle disponibilità sul negoziato che dovevano avere il tempo per essere verificate.
    La nuova articolazione che ha assunto la nostra iniziativa di lotta non può togliere valore e importanza a quanto abbiamo fatto con lo sciopero intersettoriale del 6 maggio.
    Dobbiamo sottolineare che è stata la prima volta di uno sciopero unitario a copertura di una pluralità di settori. Nello stesso modo non possiamo avere un approccio “sotto tono” per lo sciopero del 28 maggio che, ad oggi, resta della sola GdO.
    Inoltre, credo che possiamo attribuire questo risultato alla Filcams. Abbiamo lavorato per far maturare una iniziativa comune e unitaria ponendo al centro non il singolo contratto di settore ma la questione del “diritto al contratto”.
    In tal senso la questione centrale resta quella di attrezzarci e dare prospettive dopo le mobilitazioni di maggio. Lo scenario in cui ci muoviamo è nuovo, sono saltati gli schemi con cui abbiamo rinnovato i contratti nelle stagioni precedenti.
    Il punto è come e con quali azioni affrontiamo le vertenze contrattuali nei prossimi mesi se permangono questi posizionamenti, queste rigidità, se non arrivano segnali utili a chiudere le trattative.
    Abbiamo ben presente i diversi nodi da scogliere. Tra questi, uno è legato al mantenimento delle condizioni normative in essere che sono oggetto di attacco; l’altro è il salario con la complicazione legata ai settori omogenei e concorrenti del turismo e del commercio.
    Inoltre, come più volte detto, siamo nella paradossale situazione di aver saltato per molti settori un rinnovo contrattuale cioè dovremmo presentare (o avremmo, in alcuni casi, dovuto già presentare) delle nuove piattaforme per il rinnovo e non abbiamo chiuso il rinnovo del triennio precedente.
    La negazione del contratto nazionale di lavoro riguarda tanto i settori della Filcams quanto altre categorie. I settori pubblici e la scuola sono fermi da 7 anni; i pubblici hanno manifestato nel corso del mese di aprile e continueranno a maggio. Il 20 maggio è previsto lo sciopero del settore scuola a cui come FILCAMS daremo in maniera convinta sostegno e solidarietà. Il CCNL dei metalmeccanici è bloccato. Il settore dell’artigianato e altri dell’industria hanno avviato un percorso che rivela, già dalle prime battute, ostacoli importanti. Aggiungo che il 19 maggio ci sarà anche la manifestazione unitaria del sindacato pensionati su cui manteniamo alta l’attenzione anche in FILCAMS perché sappiamo che il tema delle pensioni non è di pertinenza dei soli pensionati. Per questo saremo con lo SPI il 19 maggio.
    Il messaggio di tutte le controparti, dal Governo ai datori di lavoro privati, è chiaro: il contratto nazionale non è evidentemente considerato un valore, non è lo strumento che tiene insieme impresa e lavoratori. Sul Contratto c’è lo scontro tra modelli e soluzioni diverse rispetto al ruolo del lavoro.
    Se le innovazioni datoriali su questi temi non vengono accolte tout court non c’è disponibilità a ricercare altre soluzioni. L’unica soluzione diventa quella che stiamo vivendo cioè il “non contratto”.
    Possiamo quindi dire che esiste una questione contrattuale che va posta e portata in evidenza per provare a rompere il silenzio generalizzato in cui rischia di prendere corpo l’idea che il CCNL è tra gli strumenti di antiquariato del mondo del lavoro.
    In tal senso, quando abbiamo maturato in Filcams l’esigenza di una strategia più complessiva per rispondere ai singoli attacchi sui contratti e sulla contrattazione, questa poteva concretizzarsi nella possibilità di intraprendere anche una iniziativa di carattere confederale.
    Dopo aver percorso diverse tappe, noi e le altre categorie, se si condivide la valutazione di trovarci tutti davanti ad una complessità inedita, credo possiamo iniziare a costruire una risposta diversa mettendo in campo la mobilitazione confederale unitaria.
    Sappiamo che è difficile far maturare un percorso con queste caratteristiche con CISL e UIL. Differenze di impostazione e una diversa modalità di esercitare il sostegno alle battaglie sindacali ci sono tutte e continuano a permanere anche in questi mesi pur in presenza di scelte unitarie importanti come quelle compiute sulle pensioni, sul nuovo modello di relazioni industriali, sugli accordi in tema di rappresentanza.
    Abbiamo però bisogno che questo “cantiere” venga aperto e trovi le modalità per realizzare una posizione comune al fine di far sentire una risposta forte nei confronti dell’eterogeneo mondo della rappresentanza datoriale.
    Nel ritenere questo passaggio l’anello che congiunge le vertenze dei singoli settori, il punto di completamento della vertenza per il “diritto al contratto”, non pensiamo di spostare o di appaltare alle Confederazioni le responsabilità e il ruolo della categoria sulle iniziative.
    La nostra azione deve proseguire per ricercare soluzioni e dare continuità alla stagione di mobilitazione decidendo soprattutto come supportiamo e come eventualmente trasformiamo il percorso di mobilitazione stesso.
    Credo sia utile sperimentare un programma integrato che possiamo provare a descrivere come molto fastidioso verso le aziende e poco oneroso da sostenere per i lavoratori e per le lavoratrici. Certo non è semplice sviluppare questa formula in maniera compiuta.
    Intanto abbiamo due aspetti che hanno fatto parte della nostra tradizione e che dovremmo provare a rivitalizzare:
      -l’uso dello sciopero articolato che può creare in breve tempo disagio nelle aziende
      -il ruolo delle RSA e RSU che possono essere trasmettitori delle posizioni del disagio dei lavoratori in merito al contratto – con forme vecchie e nuove di comunicazione – nei confronti delle proprie aziende e delle associazioni datoriali.

    A questi aggiungiamo il bisogno di alzare il profilo della comunicazione. Possiamo cioè raggiungere una comunicazione costante ed efficace che vada a colpire e stigmatizzare il ruolo delle associazioni datoriali e di alcune singole aziende. Un sistema di comunicazione che si avvicini ad una campagna contro l’immagine e la reputazione delle controparti. Una costruzione non semplice ma su cui il lavoro di studio è stato avviato partendo da Federdistribuzione con l’obiettivo di essere declinato anche negli altri settori.
    C’è poi il terreno vertenziale e legale. Avevamo già affrontato la questione nel 2015 con la scelta di percorrere prioritariamente la ricerca della trattativa e della mobilitazione a sostegno per sbloccare il contratto lasciando eventuali azioni legali ad una fase successiva. Ricordo a tutti noi che stiamo circoscrivendo l’approfondimento legale alla sola Federdistribuzione perché non firmataria di un CCNL e perché impropriamente dichiara di far riferimento al CCNL terziario 2011.
    Rispetto agli approfondimenti legali è necessario approcciare con alcuni accorgimenti e cautele. Non stiamo cambiando strategia e non stiamo abbracciando la via legale al contratto quindi non dobbiamo, da domani, creare disorientamento tra le lavoratrici e i lavoratori “pubblicizzando” la partenza di cause.
    In coerenza con questo presupposto, solo acquisite le valutazioni dalla Consulta Legale verificheremo se e quali condizioni di fattibilità ci sono per una azione giudiziaria e assumeremo le decisioni conseguenti. Inoltre, è utile già evidenziare che la scelta di un percorso legale per la sua rilevanza e per gli obiettivi che si prefigge non può essere intrapreso con approssimazione e in modalità scoordinata.
    Ultimi due punti su cui dovremmo avviare una riflessione sono il ruolo e la condizione della contrattazione di secondo livello in relazione al mancato rinnovo dei contratti nazionali e della bilateralità poiché strumento di derivazione contrattuale.
    Ad oggi, l’orizzonte che stiamo provando a tracciare è patrimonio solo nostro. Dopo l’assemblea generale lo porteremo al confronto con le altre OOSS nella consapevolezza che ci saranno diversità ma che tali diversità non dovranno limitare l’autonomia di iniziativa della Filcams.
    La priorità per i prossimi mesi risponde al bisogno di dare continuità alle iniziative mantenendo il rapporto con la nostra gente e irrobustire, sviluppare nostre azioni di contrasto e proposte alternative sul tema dei contratti come sui temi del lavoro; bisogno ancora più sentito considerando che la questione contrattuale non ha interlocutori politici.
    In un contesto normale, infatti, come già capitato in altre stagioni contrattuali, avremmo potuto chiedere supporto al governo e al Ministero del lavoro.
    Non mi dilungo sulla impercorribilità di tale strada con l’attuale governo per le idee e le proposte che attengono i contratti e la contrattazione.
    In tale fase, l’impegno che stiamo mettendo in campo per la raccolta di firme per i referendum e per la Carta dei Diritti Universali del Lavoro – il Nuovo Statuto di tutte le lavoratrici e di tutti i lavoratori – è non solo coerente ma anche funzionale al contesto che la categoria sta vivendo sui vari versanti contrattuali.
    La Carta dei Diritti ha il valore di rimettere al centro dell’azione sindacale il lavoro e i diritti con l’ambizione di affermare che un modello alternativo per il paese c’è e può essere costruito partendo proprio dal lavoro e dai diritti.
    Stiamo facendo grandi sforzi organizzativi ma questo non è ancora sufficiente. Dobbiamo intensificare la raccolta delle firme presidiando le piazze, i luoghi delle città e soprattutto i luoghi di lavoro. Un passaggio importante e coerente perché dobbiamo tenere insieme la consultazione straordinaria svolta tra gli iscritti e i lavoratori per condividere con loro questo progetto e la conseguente raccolta di firme che serve a dare gambe al progetto stesso.
    Sappiamo che nelle CdL per la gestione della raccolta, partita il 9 aprile, ci sono complicazioni oggettive e non solo.
    Ma se tutta la Filcams non si fa arenare, se tutti abbiamo ed assumiamo la responsabilità del progetto, faremo molto di più di un buon lavoro. Siamo stati in grado come categoria di farlo e dimostrarlo nella raccolta di firme per la presentazione della proposta di legge sugli appalti nel 2015 e saremo in grado di farlo anche e soprattutto per la Carta dei Diritti Universali. E’ una sfida che va gestita in poco tempo, e dobbiamo raccoglierla senza esitazione per concludere almeno la parte relativa ai tre quesiti referendari entro la fine di giugno.
    Anche per questo come Filcams nazionale abbiamo messo a disposizione un fondo per supportare e potenziare distacchi di delegati finalizzati alla raccolta e per implementare i certificatori. A questo si aggiunge naturalmente che tutto il gruppo dirigente è impegnato ed è a disposizione dei territori a partire dalla sottoscritta.
    Per completare la fotografia sugli impegni relativi alla contrattazione è necessario ricordare che nel corso del 2016 devono essere presentate e si dovranno avviare le trattative, per il settore acconciatura/estetica e lavoro domestico per i quali sono in corso, come Filcams, le prime riunione finalizzate a lavorare sulle piattaforme. Nella riunione del CD Filcams abbiamo discusso ed esaminato inoltre la definizione della ipotesi di piattaforma del CCNL Vigilanza Privata che a breve, dopo gli ultimi passaggi con Fisascat e Uiltucs, sarà sottoposta alla consultazione dei lavoratori e delle lavoratrici. Anche questi contratti dovranno essere seguiti con attenzione per la particolarità dei settori rappresentati e per le complicazioni da cui i negoziati non sono esenti.
    L’ultimo passaggio è dedicato a recuperare un ritardo rispetto agli impegni assunti confermando la convocazione, entro il mese di giungo, della Consulta della Bilateralità. In questa fase è importante fare il punto sull’applicazione dell’Accordo di Governance in virtù degli apprezzabili miglioramenti in merito all’adozione degli Statuti tipo degli Enti Bilaterali, delle schede di indirizzo per i bilanci e sul progetto di razionalizzazione/accorpamento degli Enti territoriali. Dobbiamo però lavorare ancora per rimuovere alcuni ostacoli imprimendo una accelerazione al processo avviato a cui si aggiunge il tema dell’implementazione delle prestazioni della bilateralità che necessita di un indirizzo e di un coordinamento uniforme.
    Buon lavoro a tutte e tutti voi.