Relazione Ivano Corraini al Convegno “Senza diritti niente identità”, Roma 11/03/2003

Convegno FILCAMS CGIL
SENZA DIRITTI NIENTE IDENTITA’
LA BATTAGLIA PER LA DIFESA E L’ESTENSIONE DEI DIRITTI DEI LAVORATORI DEL TERZIARIO
ROMA, 11 MARZO 2003

Relazione Ivano Corraini, Segretario generale FILCAMS CGIL

Sabato parteciperemo a Milano ad un’altra grande manifestazione della CGIL sul tema dei diritti, per la loro difesa, per la loro estensione a quelli che li hanno negati e per l’affermazione della pace.

La pace è oggi sempre più in pericolo e c’è quindi bisogno di continue iniziative e della costante mobilitazione dei lavoratori e dei cittadini.

Questo è un altro appuntamento dopo quasi due anni di continue iniziative sullo stesso obiettivo, se annoveriamo tra esse anche la nostra stagione congressuale.

E non sarà l’ultimo.

La CGIL ha tracciato un lungo percorso di questa battaglia:

- a partire dalla manifestazione del 23 marzo dell’anno scorso,

- nel dare un seguito alle iniziative di massa con la raccolta dei 5 milioni di firme – obiettivo ampiamente raggiunto -, e che ieri, in una ulteriore iniziativa pubblica, le abbiamo consegnate ai presidenti di Camera e Senato.

È stato, questo, un risultato straordinario e in molti si avevamo dubbi sulla sua riuscita, ma la coscienza della posta in gioco e la straordinaria mobilitazione della CGIL ha compiuto il miracolo.

- con la stessa predisposizione dei disegni di legge di iniziativa popolare sugli ammortizzatori sociali, sul sostegno al reddito e sull’estensione dei diritti nei licenziamenti disciplinari nelle piccole imprese.

Tutto questo lavoro proseguirà con la raccolta delle firme necessarie per la presentazione delle leggi di iniziativa popolare al parlamento e con le iniziative atte a sostenerne l’iter parlamentare.

Come si dovrà pure provvedere alla raccolta delle firme per i due referendum abrogativi delle leggi delega sul mercato del lavoro e sulla modifica dell’art 18 quando questa sarà approvata.

Come si comprende bene da questo quadro, su questo versante la battaglia è lunga, densa di contenuti, con una notevole varietà di appuntamenti e si accompagnerà alla battaglia politica più generale per contrastare una politica economica che crea ingiustizie, non affronta coerentemente i problemi dello sviluppo e, di conseguenza, la pesantezza della problematica occupazionale.

Temi, questi, che sono stati al centro del recente sciopero generale dei lavoratori dell’industria ultimo scorso.

Contemporaneamente a tutto questo e in coerenza a questo continua la nostra iniziativa per i rinnovi dei contratti nazionali dal turismo al terziario, contratti che, per noi, hanno al centro, variamente declinati:

- il tema dei diritti collettivi e individuali,

- l’opposizione alle scelte disastrose compiute con le leggi delega su mercato del lavoro e, aggiungo per l’ultima, quella sull’orario di lavoro.

Ebbene, io credo di poter dire che, l’intreccio, di queste tre grosse questioni:

- la battaglia politica su valori importanti evidenziata dal tema dei diritti che attraversa le coscienze di milioni di persone,

- il contrasto delle politiche economiche e sul lavoro del governo,

- la l’iniziativa rivendicativa contrattuale che rappresenta la naturale continuità dell’iniziativa, nel concreto visibile dei settori,

questo intreccio, dicevo, ha segnato e segnerà profondamente, anche da un punto di vista culturale, gli uomini e le donne che partecipano alla iniziativa della CGIL.

C’è di più.

La difesa dei diritti acquisiti quali l’art 18 e il contrasto alla deregolamentazione e la frantumazione del rapporto di lavoro messo in campo con la leggi delega, ha fatto emergere e messo alla attenzione di tutti, quanti e quali sono i diritti negati nel mondo del lavoro, da tempo, e, come, oggi, nell’offensiva governo- controparti padronali, questa negazione si accentui.

Questo è diventata una conoscenza di massa.

Davvero si può dire che la battaglia per la difesa dei diritti dei “garantiti”, come alle volte viene detto da chi ci vuole denigrare, proprio perché giusta, ha dato voce e fiato alla necessità di affermazione dei diritti per chi non ce li ha proprio.

Sembrerebbe un paradosso, ma così è stato.

Per una Federazione come la nostra che annovera nei settori da lei rappresentati la maggioranza di questi lavoratori, questo è un momento importantissimo.

Infatti:

contrariamente a quanto viene detto dagli avversari, la battaglia in difesa dell’art 18 ha fatto emergere con evidenza esemplare le problematiche dei lavoratori delle piccole imprese in tema di licenziamenti disciplinari.

Noi stessi ci poniamo il problema di fare un bilancio politico di ciò che è stato l’applicazione della 108.

Mai come in questo periodo in cui si prospetta la destrutturazione del lavoro a tempo indeterminato, aggiungendo i lavori a progetto, i lavori occasionali nella 484 si impongono, nella loro complessità, la precarietà e l’assenza di diritti dei lavoratori coordinati dei promoter de marchandiser.

La questione c’era anche prima ma, oggi, balza con più evidenza.

Oggi si carica di rinnovato significato, con una comprensione più elevata, anche al di fuori della Filcams, la nostra antica tradizione contrattuale protesa:

- ad estendere diritti individuali e collettivi,

- ridurre le precarietà,

- dare certezze al lavoratore,

- fornirlo di strumenti che lo lasci meno solo nei confronti del padrone.

Oggi che si sta liberalizzando l’appalto di manodopera, assume un valore superiore difendere ed estendere le vecchie conquiste del sindacato del terziario, come quella della garanzia del posto di lavoro in caso di cambio d’appalto nelle imprese di pulizia e nelle mense aziendali.

Così come la tradizionale nostra scelta contrattuale tesa a limitare la precarietà, l’incertezza del domani, che si sostanziò nel passato con la conquista, per via contrattuale, prima ancora della legge, del diritto di precedenza per i lavoratori stagionali, la stessa conquista delle conferme anticipate per i lavoratori in formazione lavoro, il consolidamento a tempo indeterminato di quota di apprendisti, il diritto al consolidamento di quota parte del lavoro supplementare nel part time,

Fanno parte tutte di una linea che pesa, da difendere, da consolidare in contrasto con le scelte che ci vengono prospettate dal duo governo-padronato e che a noi danno un passo in più nei rapporti unitari visto che sono state conquiste contrattuali unitarie

Meglio si comprende come la linea contrattuale che mettiamo in campo per contrastare la precarietà che, per esempio, ci viene proposta dalla nuova legge sui contratti a termine, individuando richieste concrete e possibili da realizzare, quali la priorità, entro regole credibili, nelle assunzione a tempo indeterminato per i contratti a termine, è figlia del diritto di precedenza e del consolidamento delle ore supplementari per il part time che realizzammo ben prima della legge ultima sul part time.

Possiamo dire che oggi, davvero, l’offensiva sui diritti ha come corollario, indispensabile per avere successo, l’offensiva contro lo strumento collettivo che li afferma, ovvero il contratto collettivo nazionale e quindi il soggetto che organizza e che svolge la contrattazione: il sindacato, con il suo ruolo così come delineato nella storia fino ai nostri giorni.

L’elenco dei fatti che testimoniano questo è un elenco lungo ma, purtroppo, probante:

- La scelta dell’attacco all’art.18,
- il patto per l’Italia,
- le leggi delega sul mercato del lavoro in cui si liberalizza totalmente il collocamento e lo si consente anche alle organizzazioni sindacali, si introduce il part time a chiamata, si prospetta modifiche peggiorative rispetto alla recente legge sul part time, si legalizza l’appalto di manodopera,
- i nuovi ruoli degli enti bilaterali,
- quello che si prospetta di nuovo sul lavoro nero,
- ciò che si è compiuto con la legge sui contratti a termine in cui si è sostanzialmente liberalizzato questa forma di impiego mettendola alla pari con il lavoro a tempo indeterminato, dando un colpo di spugna a tutte le normative di verifica , di controllo, di tutela contro gli abusi o gli usi impropri dell’istituto che la contrattazione collettiva aveva realizzato,
- quello che si prospetta sulla previdenza e sul TFR, riducendo, al di là delle affermazione rassicuratorie, la copertura della previdenza pubblica, sottraendo il TFR dalla libera determinazione dei legittimi proprietari che sono i lavoratori,

tutto ciò fa parte di una impostazione univoca e coerente che motiva quanto prima ho detto.
Lo stesso presunto recepimento della direttiva europea in materia di orario di lavoro, o, almeno quello che ci viene presentato come bozza lo possiamo considerare un paradigma di tutto ciò.

E non tanto per i singoli e concreti interventi distruttori delle norme di legge attuali e soprattutto nelle norme vigenti degli attuali contratti di lavoro:

pensiamo anche solo all’idea di considerare fuori dal computo dell’orario di lavoro la malattia , le ferie, invertendo, in un botto solo, decenni di battaglie contrattuali per considerare le assenze per malattia, le pause, la mensa ecc. come parte integrante dell’orario di lavoro.

Pensiamo alla possibilità di deroga alla durata del riposo giornaliero da realizzarsi per via negoziale o per intervento del ministero del lavoro su richiesta delle controparti in settori in cui la frantumazione dell’orario di lavoro è la regola, come nelle imprese di pulizia, ai quali , giova ricordarlo, si toglierebbe uno strumento di difesa quale, almeno un riposo giornaliero di 11 ore consecutive.

Pensiamo alla trasformazione della domenica da giornata di riposo settimanale a, sostanzialmente, normale giornata di lavoro a forza di deroghe introdotte.

Il significato che ciò ha come lesione forte di un diritto, ma anche la lesione delle speranze che noi avevamo riposto nella contrattazione del lavoro domenicale nel secondo livello, a partire dalla riconferma nel contratto nazionale della eccezionalità della prestazione lavorativa in tal giorno.

Noi pensavamo, ancora pensiamo, che proprio la contrattazione nel secondo livello sulle aperture domenicali, le modalità delle prestazioni, poteva consentirci di riappropriarci della contrattazione dell’organizzazione del lavoro, dell’inclusione in essa dei lavoratori assunti ad hoc per queste prestazioni e quindi di superare la divisione di condizioni esistenti tra lavoratori nel luogo di lavoro in materia di orario di lavoro e non solo di salario.

Non c’è dubbio che se questa legge va in porto così, la nostra piattaforma per il contratto del terziario, la prospettiva contrattuale del futuro su questo argomento è seriamente e gravemente compromessa perché si sarà affermato che, nella sostanza, il lavoro domenicale farà parte del normale orario di lavoro.

Ma, badate, anche prescindendo dal merito specifico, che non è poca cosa, il carattere paradigmatico delle scelte che vengono compiute dal governo con la concertazione delle associazioni padronali, tutte, sta nella sua impostazione politica di vera e propria linea di riforma, o controriforma, che è la stessa che ha uniformato la legge delega sul mercato del lavoro e la legge sui contratti a termine.

Qui vediamo che la proposta di legge:

- consiste un vero e proprio testo unico sull’orario di lavoro che modifica quanto previsto dalle precedenti leggi,
- include normative tipiche della contrattazione collettiva, recependo storiche richieste della controparte che la contrattazione aveva respinto,
- gli unici compiti che assegna alla contrattazione collettiva nazionale, sono compiti marginali e negativi, ovvero quello di definire deroghe peggiorative per i lavoratori rispetto a quanto definito dalla legge,
- se la contrattazione nazionale collettiva non lo realizzerà sarà il ministero del lavoro, pensate un po’, su richiesta di una delle parti, che si incaricherà farlo, surrogando cosi il ruolo della contrattazione collettiva e,
- infine, si dichiara che i contratti collettivi, una volta scaduti perdono la loro ultrattività se non vengono rinnovati e in quel caso le loro norme non valgono più , ma valgono le norme di legge.

La stessa procedura utilizzata, quella dell’avviso comune delle parti sociali, è una procedura che consegna la materia trattata al potere legislativo sottraendola alla titolarità negoziale delle parti sociali.

Questa è una procedura che si sta enfatizzando anche per altri temi, l’esempio ultimo riguarderà probabilmente le norme per l’emersione.

Via via, pezzo per pezzo, questioni portanti della contrattazione collettiva, e l’orario non è il meno importante, si spostano dalla contrattazione collettiva alla legge passando attraverso ad un parere consultivo espresso delle parti sociali, esautorandoli, per questa via, del ruolo che gli deve esser proprio, quello della contrattazione autonoma delle condizioni di lavoro in generale.

Dentro una cornice di riferimento legislativa certo, ma una contrattazione autonoma piena.

Io credo che non si sia ancora riflettuto sufficientemente su questi aspetti di riforma perdavvero.

Riforma che interviene nel sistema delle relazioni tra le parti, tra la contrattazione e la produzione legislativa, che va sostanzialmente a cambiare il ruolo del sindacato.

Non ho fatto casualmente riferimento a come con la contrattazione, coinvolgendo gli interessati diretti, i lavoratori, capendone prima le aspettative, le loro esigenze, magari diverse da luogo a luogo, diverse da settore a settore, diverse da collocazione professionale o ruolo all’interno dell’organizzazione del lavoro, abbiamo fronteggiato le precarietà, abbiamo gestito le flessibilità necessarie anticipando norme di legge che oggi si vogliono profondamente modificare.

Non è a caso perché noi dobbiamo motivare, far comprendere a tutti i lavoratori che la difesa dei diritti, la battaglia per la loro estensione a chi ne è privo, ha, come corollario,

- la difesa del sindacato nel ruolo che noi abbiamo conosciuto,
- la difesa della contrattazione collettiva e, in primo luogo del contratto nazionale, non come uno strumento astratto ma come lo strumento che davvero ci consente di intervenire nelle condizioni di lavoro e portare avanti la nostra idea di diritti, di solidarietà praticata nel concreto della contrattazione.

E con questa visione politica che ci siamo accinti a costruire la piattaforma rivendicativa per il rinnovo del contratto del terziario e che sviluppiamo il negoziato per il rinnovo del contratto del turismo.

Sono figlie di questa impostazione le richiesta avanzate in tema di:
- ruolo del sindacato nella gestione delle trasformazioni produttive,
- di diritti collettivi da salvaguardare e della difesa di quanto realizzato nella precedenti contrattazioni in tema di mercato di lavoro e di flessibilità,
- di norme innovative da conquistare nella direzione della riduzione delle precarietà.

Come è per questo che continuiamo ad assegnare alla contrattazione di secondo livello aziendale e territoriale un valore, un peso insostituibile e che vogliamo rafforzare all’interno del contratto nazionale di lavoro.

In conclusione:

Abbiamo voluto realizzare questa giornata di discussione su temi dei diritti coinvolgendo, più che nel passato, i delegati che operano nei diversi luoghi di lavoro degli innumerevoli settori che la Filcams organizza, anche per dare un quadro visivo di come questi temi, queste problematiche, questi valori per cui ci battiamo hanno un nome e un cognome e che nella nostra realtà hanno una dimensione e una profondità più significativa che in altri.

Possiamo, quindi, dare un contributo specifico ed originale a quella che è la battaglia generale di tutta al CGIL.

Io credo anche che, oggi, 11 marzo, discutere di diritti individuali e collettivi, di solidarietà fra i lavoratori nella battaglia per estendere i diritti a chi non ce li ha, è anche fare qualcosa per la battaglia per la pace.

Noi siamo consapevoli che se è vero che la battaglia per la pace contro ogni guerra la si fa con l’iniziativa, la mobilitazione di masse popolari, di coscienze, spostando equilibri polittici verso la pace, riformando gli Organismi Sovranazionali che dovrebbero sovrintendere a questo obiettivi in un senso più democratico, è altrettanto vero che la pace si mantiene solo se si affermano i valori di libertà, giustizia, giustizia sociale.

Credo di poter dire, senza retorica, che la nostra battaglia per i diritti della persona e della persona che lavora è una piccola parte di tutto questo.