Relazione introduttiva di Roberta Rossi, Roma 19/09/2001

Seminario Nazionale
I SISTEMI DI GESTIONE AMBIENTALE
Roma, 19 settembre 2001
CGIL Nazionale
Sala Santi

Relazione introduttiva di Roberta Rossi – Coord.to Nazionale Ambiente e Territorio CGIL Nazionale
 

Con il Seminario odierno,  Proponiamo   una doppia occasione :

    · la riflessione collettiva sui sistemi di gestione ambientale, con la sottolineatura alla certificazione ambientale, ultima tra i vari interventi approvati  dalla U.E

    · il pronunciamento  -politico operativo-  su percorsi comuni confederali e categoriali

Per questo abbiamo invitato relatori esterni alla nostra organizzazione, facenti parte della Sezione EMAS Italia e del Comitato Ecolabel e Ecoaudit presso il Ministero dell’Ambiente, per approfondire le potenzialità  della certificazione ambientale  e   l’IRES  che ha appena concluso una  ricerca sulla  formazione dei lavoratori nei processi  di certificazione.

E  inoltre, abbiamo invitato  le associazioni imprenditoriali confederali,  per mettere a fuoco pareri, criticità,  e intenzionalità fattive, nella  convinzione  che il sistema industriale sia il primo e principale soggetto  tra chi è  chiamato in causa per migliorare l’impatto ambientale delle produzioni. 

Partiamo dal presupposto conosciuto, poiché già esplicitato in più occasioni che la qualità è stata  posta  dalla CGIL come centro della propria  visione strategica dello sviluppo.

La tematica della qualità, e della qualità ambientale,  è argomento complesso, ha una dimensione di riflessione, confronto, azione europea e, per alcuni aspetti, mondiale, dentro ad una visione di politica di sviluppo sostenibile, da interpretare in modo articolato e allargato:  sviluppo sostenibile ambientale, economico, istituzionale, sociale.

Insieme con questa dimensione, c’è un altro campo sul quale sostenere la scelta della qualità: la vertenzialità, su due linee:

  1.     la qualità dei processi produttivi e, dentro questi, la qualità dei prodotti

    2.     la qualità ambientale di territorio

Quando diciamo vertenzialità intendiamo innanzitutto la territoriale confederale  -sulla quale ci soffermiamo oggi-  che si affianca a quella di categoria. Territoriale non solo perché le tematiche ambientali esplicitano nella dimensione territoriale le loro complessità di intreccio, ma per le modifiche avvenute negli ultimi anni (legislazione e Federalismo) che hanno dato poteri e competenze alle istituzioni regionali, provinciali e ai comuni: cambiando e accrescendo le responsabilità tradizionali dei soggetti pubblici locali e, parallelamente, anche mutando quelle delle forze sociali tra cui il Sindacato  confederale, che tuttavia  non ha ancora sufficientemente  adeguato  la sua visibilità operativa.

E’ sull’intreccio tra tematiche dello sviluppo e qualità ambientale che proponiamo  la riflessione odierna:  per valutare come agire insieme sulla base di una vasta legislazione e della recente normativa comunitaria,  impostata a valorizzare le opportunità di crescita e sviluppo competitivo e  al miglioramento delle prestazioni ambientali, normativa che colloca la strategia di prevenzione  alla base di questi nuovi strumenti legislativi e normativi. Nostro compito è  interpretare in modo avanzato questa strumentazione di politica ambientale, costruire linee di lavoro, valorizzare  esperienze in corso e attivare  altri percorsi.

E, contestualmente, in molte aree del Paese, agli interventi di bonifica avviati, ma non avanzati e, anzi, in alcuni casi  in fasi critiche per il  blocco di finanziamenti, per lentezze nelle caratterizzazioni, per incomprensioni tra pubbliche amministrazioni e altro.

Anche se a grandi tratti,  ricordiamo   che nel corso degli ultimi anni  si sono affermati accanto ai vecchi  (definiti di comando e controllo) nuovi strumenti ( sottolineiamo "accanto" ai vecchi e non in sostituzione dei vecchi):

  · si passa dalla concezione di correzione all’orientamento di politiche che si articolano sul territorio

· si passa dalla focalizzazione dei singoli processi alla focalizzazione ai sistemi

· si accentua il ricorso alla concertazione

Il "comando e controllo" ha caratterizzato le prime fasi di sviluppo delle politiche ambientali di vari Paesi in Europa; sono leggi che   pongono l’obiettivo di garanzia minimale delle qualità ambientali socialmente accettabili, ma presentano limiti e rigidità rispetto all’esigenza di costruire partecipazione attiva e collaborazione delle aziende e di più  soggetti.

Gli strumenti nuovi fanno invece leva sul carattere volontario e l’integrazione.

Richiamiamo  l’attenzione sulle politiche integrate di prodotto (IPP) che esaltano l’approccio integrato, a rete,  alle politiche ambientali mirato al miglioramento continuo  delle prestazioni ambientali dei prodotti e dei servizi lungo il loro completo ciclo di vita. Questo significa che un prodotto è considerato oltre la fabbrica nel quale è costruito:  ancora prima che le materie prime entrino nel processo; durante il suo consumo e dopo il suo utilizzo. Sono, queste ultime, fasi trascurate che pure  presentano situazioni critiche ambientali,  che devono  essere campi di miglioramento delle prestazioni ambientali, sui quali la Cgil è ancora debole. 

Nuovi strumenti, indicazioni e normative  comunitarie implicano  l’utilizzazione di strumenti di certificazione per rafforzare l’azione dei soggetti che concordano la volontarietà  per azioni di programmazione,  e che  valutano e verificano  i risultati sulle due sfere della certificazione :   la certificazione di sistema e la certificazione di prodotto.

Una prima domanda  di fondo è:   come  favorire la sinergia tra famiglie di sistemi  e orientare un processo che ancora non è molto diffuso e non procede con linearità.

Negli ultimi  tempi si sono aggiunti ad ISO 14001, ad Ecolabel, ad EMAS :

    a)     il nuovo regolamento Ecolabel che amplia il sistema e introduce modifiche procedurali per l’assegnazione del marchio che faciliteranno un maggior coordinamento con gli altri strumenti volontari.

    b)    l’altro strumento rilevante, strumento di adesione volontaria,  su cui  oggi accentuiamo  l’attenzione è il nuovo regolamento EMAS (quindi chiamato EMAS II) approvato e pubblicato pochi mesi fa e che costituisce una modernizzazione della gestione ambientale.

L’ing. Bianchi, presidente della Sezione EMAS Italia e Presidente del Comitato Ecolabel  Ecoaudit, che ha sede presso il Ministero dell’Ambiente,   metterà in risalto le novità di tipo strategico ed operativo, significati, benefici, opportunità di EMAS II, vogliamo soltanto qui anticipare alcuni aspetti che presentano le  potenzialità sulle quali confrontarci  :

 · c’è l’estensione del processo di certificazione al territorio e non più al solo sito produttivo; e a tutte le organizzazioni oltre a quelle industriali.

· c’è attenta insistenza alle PMI   -ossatura del sistema produttivo italiano-  e gli Stati membri dell’U.E. devono promuovere la partecipazione ad EMAS , facilitando l’informazione e favorendo l’accesso ai fondi di sostegno disponibili. Ascolteremo  nella comunicazione del dr. Mauro Gamboni della sezione EMAS Italia  le possibilità  e le fonti utilizzabili dalle aziende che scelgono la strada dell’ ecoefficienza. Incentivazioni, esenzioni, semplificazioni, tasse e tariffe sono -anche se di segno diverso-  elementi di una  necessaria strumentazione politica di intervento per  aiutare percorsi di certificazione, sulla quale il Governo deve agire. Così come è rilevante agire sui servizi per le imprese come ancore sinergie  e facilitazione per le piccole aziende che da sole non sarebbero in grado di affrontare la certificazione.

 · c’è il coinvolgimento dei lavoratori -e delle loro rappresentanze-  e quindi ci sembra importante ragionare sui processi di formazione necessari  a sostenere questa partecipazione. Per questo abbiamo chiesto all’IRES di illustrare i primi risultati della ricerca finanziata dal Ministero dell’Ambiente. Questo è un punto per noi importante per il legame che c’è tra certificazioni ambientali e interventi sulla sicurezza, la salute, la prevenzione nei luoghi di lavoro e si deve  -come già esplicitato in altre occasioni-   ripuntualizzare interventi di politica organizzativa:

-   rafforzare le RLS sul versante degli impatti ambientali, coinvolgendoli nei processi di bonifica e nei percorsi di certificazione

-   per coordinare le RLS nei territori interessati ai risanamenti industriali e territoriali

-     per impegni più decisi nei confronti delle RLS territoriali che possono essere elementi non secondari nei circuiti informativi e comunicativi nelle fasi di certificazione territoriale.

 · c’è l’accento sulla comunicazione all’esterno, elemento importante per favorire il rapporto con le popolazioni in territori più esposti a rischi ambientali e per stabilire il legame in aree dove, oltre ai danni ambientali,  vi sono conseguenze sanitarie  anche statisticamente provate, sui quali sono necessarie bonifiche e programmi di certificazione. Per questo,  è importante riprendere il legame con le associazioni ambientaliste e   con le associazione dei cittadini nel ciclo di progettazione degli interventi. La certificazione ambientale è uno strumento nuovo per il recupero del rapporto di fiducia tra industria e fasce di lavoratori e popolazione che si sono trovate in territori frutto di uno sviluppo senza regole e senza attenzione alle conseguenze di utilizzo non programmato delle risorse  -che non sono infinite-  di uso di sostanze e prodotti che sono fuoriusciti dalle aziende disperdendosi in aria, terra, provocando danni ai territori, incidendo sulla sicurezza e la salute di chi lavora e di chi vive nelle vicinanze.  

 · c’è la convalidazione delle dichiarazioni ambientali da parte di verificatori indipendenti dalle imprese e c’è, inoltre,   la registrazione da parte dell’organismo nazionale che ha questi compiti.  Sicuramente  è nostro interesse garantire un gruppo di verificatori ambientali, verificati a loro volta nella professionalità e competenza, sul loro operato ed indipendenza  poiché sulla loro sorveglianza si gioca una buona parte del sistema di certificazione: importanti sono quindi accordi in sede regionale e inter territoriale.

I nuovi sistemi di certificazione dunque, introdotti dall’ U.E. favoriscono la riorganizzazione delle gestioni ambientali stabilendo un rapporto  più avanzato tra  le imprese, i dipendenti, le istituzioni, gli abitanti limitrofi alle realtà produttive.

La gestione ambientale si caratterizza come un aspetto della qualità, è parte del sistema complessivo comprendente la struttura organizzativa, le attività di pianificazione, le procedure, i processi e le risorse, le responsabilità per decidere, elaborare, verificare e mantenere nel tempo la politica ambientale.

Non è un’azione tecnica ma un processo, all’origine del quale vi è una scelta politica, multiattoriale,  che si realizza pianificando le tappe: dalla progettazione alla elaborazione di attività programmate, alla registrazione e verifica, con percorsi di coinvolgimento complesso.

Sulla base di queste prime  schematiche considerazioni, la Cgil intende  organizzare, con Cisl e Uil,   incontri e confronti   per implementare un lavoro concretamente, di regia di processi, definendo, successivamente,  in altre stazioni diversificate: per categorie nazionali e per territori  regionali percorsi di certificazione territoriale dentro un modello partecipativo, convinti che  la gestione ambientale sia l’articolazione concordata  di decisioni,  azioni e strumenti con l’obiettivo di dar vita a correzioni e prevenzioni ambientali, permettendo in sostanza di abbattere ex ante i costi degli inquinamenti evitando costi aggiuntivi successivi ed evitando l’esternalizzazione dei costi a carico della collettività..

A noi pare che anche nel nuovo contesto politico nel quale molti segnali e alcuni segni sono negativi sul piano delle politiche industriali e territoriali sul versante ambientale (la legge obiettivo, l’emersione ambientale, la stasi sulle bonifiche nazionali, il ridimensionamento delle agenzie: l’Anpa e la protezione civile), si possano ricercare margini di interesse per un comune lavoro, tra Sindacato e Associazioni di impresa,   e di stimolo verso altri soggetti: Regioni, Provincie, Comuni.

Sembrerebbero  positivi i richiami di D’Amato allo sviluppo sostenibile nella relazione di fine maggio e le interviste di rappresentanti confindustriali sul versante della certificazione. Quanto  le dichiarazioni siano  concrete lo verificheremo. Tuttavia c’è una forte contraddizione nell’area imprenditoriale tra alcuni settori che hanno assunto -o sono stati costretti ad assumere-  la qualità e l’ambiente come asse strategico (chimica, energia, alimentare) e altri settori che resistono, gestendo  solo sulla riduzione dei costi la loro competitività.

Le misure dirette alle PMI contenute nel regolamento EMAS II fanno pensare che anche in settori industriali micro ci possano essere disponibilità.

Tra i provvedimenti del Governo per stimolare la crescita  delle piccole e medie imprese al Sud, è stata proposta la figura del tutor, esterno alle imprese, per seguire l’avvio di processi produttivi, l’introduzione di tecnologie innovative. Non entro nel merito di valutazioni sulla misura che ha avuto vaste critiche,  ma sottolineo che  tra le condizioni per usufruire della consulenza, oltreché la presentazione di programmi di investimento oltre i 2 miliardi,  vi è l’adesione ai programmi di certificazione ambientale EMAS e ISO. ( Anche se  sarebbe stato più significativo puntare prioritariamente su Emas).

 E’  necessario assestare un lavoro di confronti con le associazioni imprenditoriali e le aziende per  verificare:

    · se le aziende si stanno organizzando secondo criteri di efficienza ambientale

    · se  le aziende attivano sistemi di produzione e di organizzazione del lavoro per i quali si prevede oltreché il controllo delle tradizionali fonti di inquinamento previsto dalla legislazione (emissioni di gas, liquidi,  sostanze nocive) anche il monitoraggio di elementi ambientali (i consumi dell’acqua, dell’energia..)

 Oggi  vogliamo verificare  con le nostre strutture e le categorie maggiori la disponibilità :

    · per valorizzare ed essere più partecipi nelle esperienze in corso

    · per moltiplicare i canali di certificazione: di prodotto, di comparti produttivi, di serie di prodotti in un rapporto nuovo anche con le associazioni dei consumatori, per  intervenire sul nesso produzione sostenibile/consumo sostenibile.

Alcuni progetti sono in corso: ricordo che in sede CNEL è aperto un tavolo di concertazione per la certificazione di qualità ambientale delle raffinerie, estendibile a tutte le industrie ad alto rischio.

Possiamo contare ad oggi su alcune esperienze: il Macrolotto di  Prato, sul quale interverrà la struttura confederale territoriale ; il polo turistico di Bibbione,   Varese Ligure.

I processi non  sono diffusi anche se oltre 700 aziende sono certificate tra ISO  ed  EMAS:  c’è la necessità di far scattare in avanti un processo di certificazione ambientale, come leva per intervenire sulle politiche territoriali e industriali, e correlato,   in vaste aree del Paese,  ai progetti di bonifica caratterizzati  da criticità.

Nel nuovo contesto,  ci pare opportuna   una  riflessione aggiornata su alcune strategie industriali e sul destino di parti di industria,  di insediamenti produttivi chimici, petrolchimici e siderurgici soprattutto. E’ un invito alle categorie qui presenti.

L’altro terreno sul quale vogliamo  verificare il consenso  delle nostre strutture confederali decentrate soprattutto e delle categorie è la sfera del territorio per attivare certificazioni di distretto e di aree. Cominciando in quelle specifiche zone dove si trovano piccole imprese, produzioni artigianali, omogenee, simili e vicine ad una filiera.

Dalle prime risultanze  – anche nel settore turistico,  in alcune pubbliche amministrazioni, e servizi- la certificazione ambientale si caratterizza come esperienza di collaborazione e di coordinamento per la gestione ottimale di alcune delle maggiori questioni ambientali: riduzione dei consumi energetici, depurazione e riuso delle acque, regolazione dei trasporti e dei materiali, gestione del ciclo dei rifiuti.uesti e altre normative implicano l’utilizzazione di strumenti di certificazione per raffor

Sulla certificazione ambientale non ci sono modelli applicativi o applicati rigidi, con valore universale. Dobbiamo  capire come si integrano e si sviluppano i percorsi di certificazione con gli strumenti di pianificazione e programmazione territoriali esistenti. Ricordiamo che dal mese di maggio 2001  c’è  il decreto  interministeriale sui requisiti minimi di sicurezza in materia di pianificazione urbanistica e territoriale per le zone interessate da stabilimenti a rischio di incidenti rilevanti.

Ci sembra poter sintetizzare che con il nuovo approccio  di integrazione e con i nuovi interventi di certificazione nella formulazione di politiche ambientali pubbliche si può passare dalle fasi di pianificazione e implementazione, tradizionalmente considerate  alle fasi di monitoraggio, riesame, rimodulazione di aree.

Terminiamo con alcune considerazioni e valutazioni da sottoporre a tutti i presenti al seminario:

Secondo la Cgil  per le aziende la certificazione territoriale su base volontaria è un vantaggio, un risparmio di costi, un ritorno di immagine pubblica. Ed è’ possibile superare,  resistenze,  pigrizie imprenditoriali, abitudini tradizionali  che considerano la politica ambientale  non dentro la politica industriale e territoriale

Si deve  definire,  in confronti prima e in accordi poi,  come  l ‘imprenditoria italiana  da  segni tangibili di aver colto l’importanza  di politiche industriali ambientali,  perno strategico di competitività.

E come  le pubbliche amministrazioni si dotano di strumenti, sostegni e procedure di intervento concertato.

La Cgil vuole stare  dentro   dinamiche relazionali e di coordinamento di azioni e di comportamenti di natura complessa, favorendo  un processo di corresponsabilizzazione  con i soggetti pubblici.

Ipotizziamo  per i prossimi mesi un impegno comune come attivatori di processi certificatori in distretti nell’ambito dei quali le imprese e le microimprese possono essere interessate a procedure semplificate per aderire a EMAS II.

Pensiamo che sia possibile, se si superano  alcune vecchie concezioni che ancora relegano gli interventi ambientali  a vincoli,  ad  optional, a  fattore di evasione possibile e non come occasione  per introdurre innovazioni tecniche nell’azienda, migliorare le prestazioni, diminuire i consumi di energia, di acqua,  gestione di rifiuti. Credo che questo possa essere anche terreno di contrattazione aziendale, un  contenuto  per il premio di risultato, articolato tra gli indicatori di produttività di un’azienda.

Ultima indicazione:  anche negli ambiti  sindacali sono necessarie modifiche alle vecchie concezioni: dobbiamo lavorare maggiormente sulle politiche ambientali ma dentro le politiche dell’industria e territoriali e non come pezzo a se stante,  ricompattando le azioni e riattivando il motore vertenziale.  E, sul piano politico organizzativo, strutturando i coordinamenti con una regia politica  più evidente  delle strutture regionali.

 Vi proponiamo tra sei mesi un incontro/riunione per verificare le possibilità decentrate  e categoriali, concrete: indagate e avviate;  piani di lavoro e loro realizzazione; andamenti dei percorsi di lavoro.