Relazione I. Corraini Comitato Direttivo FILCAMS CGIL 27-28/06/2000

Comitato Direttivo Nazionale Filcams Cgil Roma, 27 – 28 Giugno 2000
Appunti della relazione di Ivano Corraini, Segretario Generale FILCAMS CGIL

Comitato Direttivo in ritardo rispetto alla volontà e forse alle stesse necessità.

Abbiamo voluto aspettare che:

-maturassero alcune condizioni interne (cambio in segreteria).

-Che si svolgesse il Comitato Direttivo Confederale sul quadro politico generale, Comitato Direttivo che più volte era stato spostato coincidendo con le date che a nostra volta fissavamo.

-Di essere pronti per presentare la nostra evoluzione in Internet, strumento sempre più apprezzato in giro.

Per un complesso di cose, quindi, siamo arrivati ad oggi.

La prima questione che voglio affrontare è l’esito del Referendum in merito ai quesiti che direttamente ci interessano e, in particolare, quello sull’art. 18 dello Statuto

·Già sviluppate analisi in riunioni Confederali e di categoria.
·Non è però, questa, una questione da archiviare, tutt’altro.

Alcuni significati politici che ne ricaviamo sono importanti come elementi guida del nostro agire, nell’attività che sviluppiamo e svilupperemo con la contrattazione.

Intanto devo dare atto dell’impegno che nella categoria si è profuso, debbo anche dire non in modo omogeneo su tutto il territorio nazionale.
Questo va analizzato ed evidenziato e preso di insegnamento:

Quando sono in gioco grandi valori su cui tutta l’organizzazione viene chiamata a schierarsi, l’impegno deve essere generale, non sempre lo è.

Dare atto di riunioni, migliaia di assemblee, rapporto con la cittadinanza, gli utenti, le iniziative rivolte ai lavoratori delle piccole imprese, laddove non c’era un interesse diretto.

La questione per noi, per i lavoratori che rappresentiamo, si caricava di una valenza maggiore che per altri, per quello che siamo.

·Il diffuso
·Le medie imprese + di 15 dipendenti
·Le intrinseche difficoltà organizzative
·I rapporti di forze spesso a noi non favorevoli, un diritto in più aiuta
·La carenza di tutele collettive quindi rendono più importante, più cogente per noi il mantenimento di questo diritto individuale e semmai si pone l’esigenza di individuarne l’estensione di tutela, anche diversamente modulata rispetto questo principio, ma che coinvolga gli esclusi.

Ricordiamoci di un passato, ormai lontano, in cui in modo, significativo, anche se irrealistico mettevamo nelle piattaforme di rinnovo del CCNL del Commercio l’estensione della giusta causa anche per le imprese al di sotto dei 15 dipendenti? Quello è l’indicatore del peso che ha per noi e dell’importanza della vittoria sulla abrogazione dell’articolo 18.

Anche se non si è raggiunto il Quorum, la maggioranza elevata di NO, quasi 10 milioni di No, (più di quelli che sarebbero stati toccati direttamente da un si al quesito)

Significa che la battaglia sui diritti, la battaglia di civiltà ha conquistato molta gente e ci ha consegnato un credito da non sciupare.

Lo stesso, rinnovato entusiasmo della nostra gente in una battaglia di principio, alla quale non era conquistata automaticamente fin dall’inizio, ci consegue un credito sul tema dei diritti, che, come dicevo, dovremo spendere bene nel nostro agire.

La prima questione è lavorare perché aldilà degli scetticismi, vada in porto la legge sulla rappresentanza.

Nell’Assemblea annuale della Confcommercio il 21/6 Billè si è pronunciato a favore dell’Erga Omnes per i contratti nazionali e per la definizione per legge del grado di rappresentazione per le Associazioni Imprenditoriali.

A queste due importanti affermazioni ha aggiunto di non accettare eventuali RSU nelle imprese al di sotto dei 15 dipendenti.

·Si è dimenticato che nel CCNL del Terziario e del Turismo c’è da 11 a 15.

Tralasciamo le altri parti della relazione, ma su questo?

1.Erga Omnes : per lui: contrastare le distorsioni del mercato,
per noi: per reticolo di diritti minimi per tutti (Imprese di pulizia).

2.Rappresentanza certificata, rispetto alla frantumazione sempre più evidente, rendendo certe le regole nelle relazioni sindacali, nell’attività.

·Io penso che bisogna insistere incassando questa disponibilità
·A mio avviso questo scorcio di anno che ci separa al 31 Dicembre è l’ultimo tram.

Rispetto a quanto si muove anche nel mondo sindacale (CISL), di cui più avanti parlerò, non avremo più opportunità nel futuro.

La Rappresentanza unitaria al di sotto dei quindici dipendenti (importantissima questione e scoglio anche nella maggioranza di Governo ci potrebbe indurre ad una scelta: o tutto o niente.

Io non sono di questa opinione.

Erga Omnes e Rappresentanza sono intento da incassare, poi la battaglia è lunga e può continuare per quello che non siamo riusciti a realizzare questa volta

-Sono dell’opinione (pensiamoci) che alla ripresa feriale inizi un pressing nei confronti del Governo e del Parlamento

-Iniziative (non certo solo di categoria) – con i territori e le CGIL Territoriali, vanno proposte iniziative

-Accanto a questo la legge sul Parasubordinato

Seguiamo i due percorsi:

-Confcommercio
-Parlamento

Confcommercio, ormai è un porto delle nebbie,

-RSU non decide
-Parasubordinato non decide
-La stesura del CCNL risente di ciò anche per nostra scelta.

Non si può concludere una stesura con il problema delle RSU aperto.

Non possiamo permetterci di arrivare al 31 dicembre, quando scade il primo biennio con il problema delle RSU aperto.

Cominciano degenerazioni

-Dall’impresa al settore
-No di RSU sperimentali

Da proporre a CISL e Uil (se non si risolve in questo scorcio prima delle ferie):

-alla ripresa iniziative contro Confcommercio e Imprese che fanno le leader alla ripresa post-feriale:

Mettendo in fila le motivazioni del conflitto e facendo di questo, momento di confronto e se necessario, scontro.

Dicevo della vittoria sostanziale, in primo luogo della CGIL, sul referendum contro la giusta causa e che dobbiamo trarne indicazioni per il nostro agire.

Intanto abbiamo già verificato che l’aver vinto il Referendum non è bastato.

-Noi, in particolare, su ciò siamo già avvertiti, ricordiamoci il referendum contro la liberalizzazione degli orari commerciali.
-Per molti, il giorno dopo, era come se nulla fosse avvenuto.

Non solo per Confindustria, per la verità la Confcommercio come ha tenuto un profilo basso, molto basso, fino al silenzio, nella fase pre-referendaria così non si esprime ora, ma la Confindustria sembra proprio non prendere atto del pronunciamento di tanti elettori.

Nemmeno sembra prenderne atto parte dello schieramento di centro sinistra e parte della sinistra in modo particolare.

Per questo è ampiamente motivata la risposta forte di Cofferati : “storia di ordinario masochismo della sinistra” riferendosi all’idea di non contare le assunzioni Part-Time ai fini del raggiungimento dei 15 per agevolare la crescita delle imprese e l’incremento dell’occupazione.

Non si ricorda, Morando, che la stessa legge sul Part-time prevede che un Part-time conti ½ ai fini delle soglie dei 15 per la giusta causa (basta e avanza).

La stessa idea viene rilanciata da Giugni che ripropone la sospensione dello Statuto per due anni per la stessa platea di imprese con gli stessi obiettivi.

La gravità sta nel fatto che si persegua l’assunto che: abbassando la soglia dei diritti esistenti si crea sviluppo – crescita economica – occupazione, si rilanci le imprese.

Completamente antitetica a quanto, anche come categoria, faticosamente abbiamo affermato e praticato nei CCNL:

Si può contrattare le flessibilità che servono alle imprese per la competizione sui mercati, per lo sviluppo, la crescita produttiva e l’occupazione in cambio della elevazione della soglia dei diritti esistenti e di una loro diffusione.

Questo abbiamo sostenuto nei rinnovi contrattuali.

Di più trovando ragione per realizzare nuovi diritti con maggior attenzione e quelli individuali proprio nella contrattazione delle flessibilità .

Posizioni antitetiche, quindi, a quanto abbiamo applicato e al filo conduttore che ci guida per affrontare la stagione della contrattazione di 2° livello (Aziendale e Territoriale).

In questo senso rinnovare, nella discussione, questo orientamento non è una ripetizione, ma si tratta di mantenere ferma la barra e rispondere a ciò che non condividiamo.

Una ultima annotazione in tema di Referendum, anche se in realtà come spesso capita mi sono servito dell’argomento anche per fare altre considerazioni.

Sulla battaglia referendaria noi siamo stati dentro l’orientamento della CGIL.

1.Scelta la priorità nell’art. 18
2.Considerato di valore meno rilevante il 311 sulle quote sindacali.

-In primo luogo in ragione del livello di battaglia politica ideale, culturale e di prospettiva che tale referendum proponeva. Per ciò che metteva in gioco.
-In secondo luogo perché per vincere quello scontro bisognava centrare l’attenzione sul diritto del singolo che veniva leso e non dell’organizzazione sindacale creando attorno a questo un consenso che andava, come è andato aldilà dei confini del sindacato. Unica possibilità per vincere.

Cosa che non sarebbe riuscita se avessimo associato alla pari a questo quesito quello riferito al 311.

Molti di noi si sono ricordati un passato referendum sui tre punti di contingenza

In questo senso non abbiamo accettato di fare un comitato per il NO congiunto con Fisacat e UILtucs su entrambi i Referendum e abbiamo moltiplicato le iniziative sull’art. 18, lavorando per la definizione di una legge per il 311 che, puntualmente non ha prodotto nulla.

Però non è condivisibile quanto affermato in campagna referendaria anche dalla CGIL:
-che il 311 riguarda le organizzazione degli imprenditori.

Le quote di servizio, riscosse tramite Inps, (e questo in realtà era l’oggetto del Referendum) riguarda per una entità significativa anche noi.

E riguarda noi, per quelli di scarsa memoria, fin dal 1962 quando la quota era lo 0,30 e la riscuoteva l’INAM.

Passata questa fase, con molta tranquillità, senza altri fini.

Noi ora riproponiamo alla CGIL lo stesso confronto che 8 anni fa propose Amoretti in materia di finanziamento del sindacato per la parte non strettamente legata alla delega.

Confronto che non fu evaso e non per nostra indisponibilità, visto che l’avevamo proposto.

Un confronto di merito che individui proposte e percorsi realistici di modifica o superamento delle quote di servizio.

Credo che ciò debba valere per tutte le categorie, ma con la disponibilità di cominciare noi per primi per trovare adeguate soluzioni più in linea con gli orientamenti che nel tempo si sono affermati e meno soggetti a ripercussioni referendarie.

Se la CGIL vorrà cogliere il nostro invito, noi siamo pronti.

Ma per ritornare al filo logico del ragionamento iniziale c’è un altro nodo su cui sviluppare le nostre riflessioni.

Oggi si registra un andamento positivo dell’economia con un previsto incremento del prodotto interno lordo anche superiore alle previsioni 2,8/3%.

Gli stessi consumi delle famiglie che qualche settimana fa ci davano al –1% rispetto all’anno precedente sembra che si siano messi in movimento.

I dati dell’occupazione, sempre gravi, imboccano la strada del recupero e dell’incremento.

Il dato allarmante è l’incremento dell’inflazione sostanzialmente legato all’incremento del prezzo del petrolio e alle sue ricadute + 2,6%.

La questione su cui centrare la nostra attenzione è che questa ripresa poggia sì sull’incremento della produzione, ma si afferma su una competizione vinta in rapporto ai costi del prodotto e non nella capacità di innovazione e per l’incremento della qualità del prodotto stesso.

Molti commentatori concordano su questo.

Lo stesso incremento della produttività delle imprese è determinato dalla compressione dei costi del lavoro, agevolata dalla precarizzazione del mercato del lavoro.

(la parte più rilevante della nuova occupazione sta nei contratti a termine, interinale e atipici).

E, quindi, dalla flessibilità del mercato del lavoro,

e, quindi, non certamente, dal dispiegarsi degli effetti positivi dell’applicazione del patto sul lavoro e l’occupazione del Natale ’98.

Ancora oggi i confronti con l’Esecutivo si fanno per l’applicazione di quel patto in tema di investimenti e progetti in tema di infrastrutture, formazione, ricerca.

Né si può dire che l’innovazione abbia avuto una spinta in merito alle scelte pur importanti compiute in tema di formazione continua.

E’ recentissima la costituzione del fondo in merito allo 0,30 da destinare alla formazione continua fatto con la Confindustria.

E’ di qualche giorno fa quello che abbiamo fatto con la Confcommercio.

Il percorso consiste:

– la costituzione di 4 fondi per i quattro settori dell’economia
-La Fondazione che li coordina
-Gli studi operativi per la formazione
-La formazione
-Le ricadute positive della formazione fatta

Il processo è lungo, ecco anche perché i ritardi sono esiziali.

Orbene – La posizione assunta dalla Confindustria al momento dell’insediamento del suo nuovo Presidente sta tutto nella difesa di questo vecchio modello.

-non è una novità nel mondo imprenditoriale

-lo è però se la conservazione del vecchio modello di sviluppo basato su riduzione

1.costi e non su innovazione
2.precarietà dell’occupazione

a cui si aggiunge oggi:

1.attacco ad un livello contrattuale con una predilezione del contratto nazionale
2.incessante richiesta di maggior flessibilità (leggi art. 18)
3.abbassamento della soglia dei diritti

Se questa conservazione si pone in rotta di collisione con quanto afferma la CGIL e, come paradosso accusando essa e in particolare il suo segretario generale di conservatorismo.

E’ giusto rilevare che la Confcommercio, nella sua assemblea nazionale non ha ripercorso le posizioni della Confindustria.

vCerto ha diretto i suoi attacchi

Øalla burocrazia
Øalla macchina dello Stato
Øal Governo

vHa richiesto la riduzione delle tasse, attenzione generalizzata, ossia, piccole e medie imprese e famiglie (è ovvio) e non solo alle imprese come la Confindustria.

Ma non ha ricalcato la strada della Confindustria

Ø23 luglio ’93 modello contrattuale
Øflessibilità art. 18
Øderegolamentazione M/L

anche qui sceglie il basso profilo

Anzi in qualche occasione ha lisciato il pelo al Sindacato

Øha le sue ragioni, prima di tutto conquistarsi pari dignità con la Confindustria per sedere alla pari al tavolo della concertazione senza una distinzione come lui dice tra solisti e coristi.

Aspirazione legittima e le Organizzazioni sindacali, aldilà della strumentalità, dovrebbero apprezzare i distinguo di Billè per quanto a noi faccia gioco in merito ad alcune questioni, e, prima, ricordavo la legge sulla Rappresentanza.

Ma questa posizione conservatrice della Confindustria tutta piegata ai costi e alla precarizzazione ci fa leggere ( qui è un punto di nostro interesse) le vicende che attraversano i rinnovi di contratti

Delle Guardie Giurate
Delle Imprese di pulizia

Certo non si può dire che il Settore delle imprese di pulizia punti all’innovazione e alla qualità.

Nemmeno che nel comparto della Vigilanza Privata l’innovazione (se si eccettua qualcosa sul sistema satellitare ) è in cima ai pensieri delle controparti.

Quello che più interessa è il costo bruto per la competizione sul mercato degli appalti di servizio

Le nostre difficoltà nei rinnovi contrattuali hanno anche questo come concausa.

Ci ricordiamo tutti che all’apertura dei CCNL le controparti se avanzavano proposte queste erano non rivolte a come venire incontro alle richieste, ma come ridurre i costi del vecchio contratto e limitare il ruolo del sindacato sul controllo dei processi organizzativi e del mercato del lavoro.

Anche per questa via posiamo individuare la giustezza delle linea che abbiamo seguito nel contratto della Vigilanza, quella di insistere sugli elementi di riforma che ci trasciniamo da decenni.

Alcuni rivolti specificatamente alla guardia particolare giurata con la definizione delle figure giuridiche, ma altri atti a consentire una evoluzione delle imprese perché alla luce del sole possano diventare imprese nazionali e possono concorrere e competere alla luce del sole e senza utilizzare lo strumento delle tariffe al massimo ribasso, al disotto del limite della legalità.

Due elementi, questi che concorrono a mantenere arretrate le imprese del settore e considerare che solo i costi determinano il risultato della competizione.

La mobilitazione
-la manifestazione dell’8 giugno
-l’andamento dello sciopero grandioso
-l’incontro con la presidente della Commissione Affari Costituzionali

-Unificazione di 11 progetti di riforma.

-coinvolgimento delle forze politiche più sensibili

(QUALE FUTURO SBOCCO ALLO STATO)

Domani, a livello di Presidenza e di Segretari Nazionali un incontro:
Per una verifica delle condizioni per la ripresa delle trattative , sui nodi emersi negli ultimi incontri:

-tipologia del contratto
-orario e straordinari
-flessibilità
-salario
-normative sul cambio di appalto.

Analogo ragionamento si può fare per il contratto delle imprese – davvero bloccato per troppi mesi per il fatto che il centro dell’interesse per le imprese erano i:

-costi da ridurre
-il Mercato del Lavoro da deregolamentare
-il sindacato da emarginare
-l’abbassamento dellla soglia dei diritti per i lavoratori

Lo abbiamo già detto ma giova ripeterlo è la realtà strutturale che li porta a questo .

L’obiettivo della mutazione strutturale di cui abbiamo già parlato rimane l’obiettivo da perseguire e sarà di lunghissime lena ma, obbligato.

Sembrerebbe che le questioni stiano per andare a posto

-Superati gli scogli sulla carenza della malattia
-Dell’art.4 sui cambi di appalto
-Sulle garanzie per i disabili nei cambi di appalto

Superata la deregolamentazione dell’orario di lavoro con una soluzione adeguata allo stato del mercato lavoro del settore e della sua realtà, in merito all’orario di lavoro in tema di orari plurisettimanali e banca ore.

Con le stesse soluzioni che si possono prefigurare per il salario e il lavoro al sabato, il socio lavoratore, con la soluzione nella sfera di applicazione del CCNL.

-Sembra che cose vadano a posto
-Colpi di coda che prescindono dal merito saranno da noi valutati per un adeguato comportamento.

Differenti valutazioni delle organizzazioni sindacali portano ad un possibile situazione di stallo.

Al merito che uscirà negli affondi finali, se le controparti saranno ancora disponibili a fare il contratto, ciascuna organizzazione si esprimerà.

Ho usato la chiave di lettura di una analisi politica più generale in merito alle scelte del padronato per una rivisitazione, rilettura delle vicende contrattuali più delicate allo stato e per una riverifica delle scelte operate trovandone sostanzialmente una conferma.

Credo che questa coerenza tra scelte del padronato che conta e le scelte contrattuali delle imprese che vale per i settori più arretrati, non valga per i comparti del Terziario commerciale nella fattispecie della Distribuzione Organizzata e del Turismo per quanto attiene alle Catene Alberghiere e alle imprese innovative della ristorazione collettiva.

E qui proprio perché, tolta qualche lodevole eccezione, l’innovazione è per buona parte importata.

Sono le imprese straniere che, compiuti processi di riorganizzazione, di innovazione, di accumulazione sono sbarcate in Italia comprandoci, comprando le imprese maggiori.

La problematica con cui qui ci dovremo misurare sarà certo quella dei costi (questa non manca mai) ma essa non sarà la più insidiosa.

Qui con qualche distinguo rispetto alle cooperative di consumo.

Ma sarà quella di essere in grado di misurarsi con la necessaria velocità di risposta ai mutamenti organizzativi rispetto alla mutabilità del mercato, dei processi produttivi, delle imprese, degli assetti societari, delle scomposizioni e ricomposizioni dei cicli produttivi delle imprese in questione e in primo luogo la terziarizzazione.

Tutto questo in imprese quelle che sono giunte dall’estero, che non hanno nel DNA le “relazioni sindacali” il ruolo del sindacato nell’organizzazione del lavoro, ma sono abituate ad avere un rapporto diretto dell’ Impresa con il lavoratore, anche per quanto riguarda la stessa soluzione da dare ai bisogni individuali.

Cosa che sanno fare e pure bene saltando quella che per loro , il sindacato, è una questione che ritarda la scelta operativa è un intralcio.

Il quadro etico di riferimento per l’impresa è una filosofia che vede il lavoratore come risorsa e parte integrante della famiglia più grande che è l’impresa.

Il lavoratore che pur stando alla sua parte, senza sconfinare, deve partecipare alla Impresa nelle sue sfide e nei suoi destini.

E’ un pezzo importante di analisi, di riflessione, con cui fare i conti, non è così facile respingerlo semplicemente.

Va compreso e ricercato un aggiornamento della nostra strategia contrattuale, delle relazioni sindacali perchè altrimenti ci si potrebbe trovare in un angolo.

Dicevo che la capacità di risposta ai bisogni anche individuali dei lavoratori da parte delle imprese avendone contropartite in termini di fedeltà e disponibilità certe, è elevata.

Lo sviluppo di queste imprese è costante, i processi di trasformazione pure.

Se non ci rinnoviamo nel merito e nella strategia contrattuale, quelle che oggi sono le nostre roccaforti, i nostri attuali punti di forza, nel tempo, potrebbero finire con il sembrarci dei marziani.

Due sono i punti di attacco, a mio parere

In primo luogo la fermezza nella difesa dei diritti rimodulandoli rispetto alle mutate realtà:

-Ho in mente la contrattazione sulle domeniche

-Ho in mente la salvaguardia di spazi e diritti individuali con la Banca ore da realizzare ed estendere

-Ho in mente ad interventi sulla formazione continua per una crescita professionale in cui non sia solo l’impresa ad operare.

-Ho in mente ad una difesa dei risultati acquisiti sul salario aziendale che non dimentichi e trovi soluzione per le realtà rimaste ai margini i questi ultimi anni.

-Ho in mente una progettualità sul salario variabile che, questa volta, destini gran parte di risultati economici in modo tangibile, verificabile, rapportabile direttamente alla contrattazione e all’impegno che viene profuso a livello di unità produttiva.

Non togliendo nulla ma, anzi, facendolo risultare complementare con quanto già affermato nei precedenti appuntamenti sul tema in materia:

-di consolidamento in rapporto all’utilizzo impianti
-di riduzione dell’aleatorietà di vecchi meccanismi.

La scelta di politica fatta in direzione del decentramento e della allocazione nell’unità produttiva e/o nel territorio della maggior parte delle risorse e degli scambi con la flessibilità possibile deve essere complementare all’altro snodo: ovvero, la nostra capacità di riappropriazione della contrattazione della organizzazione del lavoro in modo rinnovato in cui il rapporto con i lavoratori si rivitalizzi davvero.

Nei giorni scorsi abbiamo svolto tre importanti appuntamenti in merito gli approfondimenti sulla contrattazione di 2° livello.

1.La riunione dei Segretari Regionali e città metropolitane Filcams
2.La riunione Filcams in merito al 2° livello Cooperative
3.Il seminario unitario tenutosi al Jolly

Si è fatto un buon lavoro, non si tratta qui di riprendere le tematiche affrontate, sarebbe una stancante ripetizione.

Ma visto che siamo nell’organismo dirigente della Filcams giova dare atto che unitariamente abbiamo definito un programma valido che parte da premesse non scontate:

1.La conferma del 23 luglio e dei due livelli con la difesa, per noi insuperabile, del livello del CCNL come base dei diritti universali minimi e della solidarietà per l’insieme dei lavoratori.

Si può discutere sull’archittetura del modello contrattuale uscito dal 23 luglio ma confermando la imprescindibilità dei due livelli, pena il cambiar davvero pelle.

2.Il rinnovato impegno per la estensione della contrattazione di 2° livello con particolare attenzione al livello territoriale anche operando qualche scelta coraggiosa.

3.Il carattere di forte decentramento che deve assumere la contrattazione di gruppo.

I contenuti stanno nel documento unitario finale a cui vi rimando.

Forte è stato altresì il dibattito in questi appuntamenti in merito all’offensiva che viene avanti sia dalla Grande Distribuzione che dalle Cooperative di Consumo in merito ai premi aziendali contrattati prima del luglio ’93.

Abbiamo già ragionato sulla sintonia e sulle differenze che vengono avanti dalla Grande Distribuzione e dalla Cooperazione e non ci ritorno.

In ogni caso vale mettere in luce che le sensibilità che si sono espresse sul tema sono da lato quello di difendere i risultati realizzati, non determinare condizioni sperequative tra lavoratori vecchi e giovani assunti, realizzando, solo per una ragione di costo, una divisione tra i lavoratori.

E dall’altra l’esigenza di operare equilibrate e giustificate perequazioni all’interno delle diverse realtà societarie esistenti all’interno dei gruppi.

Io credo che le due sensibilità non necessariamente debbano confliggere
Anche senza realizzare una irrealistica sommatoria o perequazione in alto, fuori dal mondo.

Ciò va valutato impresa per impresa e lì nelle singole piattaforme si procederà ad ulteriori approfondimenti.

Consapevoli però che, inevitabilmente, ciò che si realizzerà in un gruppo si ripercuoterà senza remissione negli altri e nella cooperazione.

Noi abbiamo costruito nel tempo esperienze importanti nella cooperazione, anche diverse, per affrontare modelli di contrattazione di gruppo in cui il salario era davvero un grosso problema.

C’è l’esperienza della definizione di un salario di gruppo che abbassa il tetto del premio aziendale realizzato nelle precedenti contrattazioni in ragione di una sua estensione a tutte le realtà del gruppo al quale si aggiunge la contrattazione sul salario variabile.

Di contro abbiamo l’esperienza di contrattazione di Gruppo che pur mantenendo una dimensione di gruppo nazionale o interregionale per le politiche, le strategie, i diritti, articola per aree di mercato omogenee la contrattazione sugli elementi di costo, di organizzazione del lavoro, di mercato del lavoro e di salario.

Non sono ripetibili acriticamente, ma sono indicazioni di linea entrambe valide.

Le abbiamo volute così.

Se a ciò si dovessero accompagnare con la necessaria innovazione le scelte contrattuali di merito e di modello che prima accennavo in merito alle sfide che le nuove realtà imprenditoriali soprattutto straniere e in particolare le imprese francesi ci propongono, forse potremo avere a disposizione 3 indicazioni, forse non sufficienti, ma certamente utili per trovare il bandolo della matassa, confermando quelli che abbiamo definito come nostri capisaldi.

Forse potremo essere meno sguarniti rispetto alle sfide che la competizione fra le imprese sul mercato ci porrà dinanzi.

Sfide che per qualche impresa vorrà anche dire segnare il passo in ragione di un recupero di produttività e di redditività necessari per salvaguardare diritti e occupazione.

C’è un altro grosso snodo politico su cui necessariamente riflettere oggi anche in rapporto al prossimo futuro.

E’ quello dell’unità sindacale o meglio quello che resta dell’unità sindacale.

O meglio ancora della configurazione politica stessa, nello scenario Italiano, di tre sindacati che pur difendendo la propria identità hanno una sostanziale unità di azione e a tempi alterni lavorano per l’unità con altrettanto alterne vicende.

E’ vero che tre sindacati confederali così come li abbiamo conosciuti, assieme al sistema cooperativo rappresentano una anomalia rispetto ai profondi mutamenti che hanno investito le forze politiche sia nella loro composizione che nella loro stessa forma.

Dovremo anche riflettere sulla configurazione del sindacato in rapporto al mutamento profondo che stiamo attraversando anche dal punto di vista istituzionale dello Stato e in rapporto alle diverse visioni di Federalismo oggi alla attenzione di tutti, su cui non mi soffermo, avendo altro come obiettivo.

Per quanto attiene al valzer della riforma elettorale, mi dispiace, sarò poco politico, ma io mi fermo un attimo e non seguo questo valzer.

Vedremo fra un po’. E però anche questo c’è.

Rispetto a tutto ciò mi viene facile pensare che, con molte probabilità, queste due, che ho chiamato, anomalie subiranno forti cambiamenti.

Anch’io istintivamente penso che dopo la fermezza con cui abbiamo tenuto ferma la barra, in particolar modo da parte di Cofferati, in merito alle questioni:

-della flessibilità
-dei diritti
-del Referendum
-degli assetti contrattuali (Milano e non solo)
-della distinzione dei ruoli e dei mestieri.

Istintivamente mi viene da dire che sarebbe giusto farsi avanti e proporre una idea un progetto di ripresa dell’unità sindacale.

Ma se si guarda con razionalità il quadro di riferimento ci si pone la domanda : unità sindacale, ma per quale sindacato?

A fronte di un D’Amato che afferma, e non era una battuta, che le intese e la concertazione lui la fa con chi ci sta;

Il significato non è ermetico e significa anche contro la CGIL

A fronte di un D’Antoni che afferma: la CISL compie le sue scelte, tanto poi la CGIL come sempre seguirà.

Non è un bel quadro di condizioni politiche favorevoli.

E in questo quadro si colloca quella che Cofferati ha definito “la mutazione genetica” della CISL rendendo bene l’idea.

Vi ricordate a Dicembre ne avevamo parlato in un nostro Direttivo proprio in questi termini:

Sempre di più si delinea una trasformazione della CISL che si individua su tre fronti.

1.Il modello contrattuale (il territorio in alternativa al nazionale)

2.Una presunta evoluzione nella democrazia economica, della concertazione, quella di partecipare ai Consigli di Amministrazione per difendere un azionariato diffuso tra i lavoratori su cui impegnarsi e tramite esso avere voce in merito alle scelte di impresa.

3.La pervasività della organizzazione sindacale con la società civile in particolare con l’economia: la presenza istituzionale laddove si gestisce formazione, dove si gestisce occupazione, dove si fa impresa, ancorché cooperativa.

Una sorta di interclassismo democristiano in veste sindacale.

La fondazione CISL, questa aggregazione politica prepartito che ha come obiettivo i destini politici di D’Antoni, poggia su questi tre elementi di fondo.

Non sono in grado di valutare quale evoluzione o involuzione ci potrà essere in questo progetto.

Per quanto riguarda il progetto politico a mio parere fintanto che rimarrà coesa Forza Italia molti spazi non li avrà.

Per quanto riguarda le sorti del Sindacato unitario rende improbabile una proposta che ricostruisca una unità se non su basi differenti.

Il problema è però su quali basi.

Sul modello contrattuale anche dopo le ultime affermazioni di conferma di due livelli con una accentuazione al decentramento per cogliere i differenziali di mercato economico e mercato del lavoro territoriali si può avanzare una riflessione comune non lacerante.

In merito alla visione di democrazia economica di cui prima accennavo ci sono però delle discriminanti insuperabili.

Ma quali consigli di amministrazione (non vedo, tra l’altro controparti interessate)

Non si può essere parte e controparte.

Attenzione, però noi ci dovremo misurare temo in un prossimo futuro in merito alla scelta delle imprese di destinare come retribuzione che realizza una fidelizzazione del lavoratore azioni dell’impresa stessa.

Ciò nasce anche da convinzione etica dell’impresa del suo rapporto con gli addetti e che, alle volte, è figlia di una sostanziale assenza di un sindacato con le caratteristiche del nostro.

Io sono dell’opinione che sarebbe perdente respingere semplicemente l’offerta.

Molto meglio avere un approccio negoziale che metta però in chiaro delle discriminanti.

1.Non può essere alternativa alla contrattazione sul salario la quale va per la sua strada

2.Non c’è la disponibilità di rappresentare i lavoratori in quanto, seppur in piccola parte azionisti da parte del sindacato

3.La distinzione del ruolo del sindacato nei confronti delle Imprese deve essere netta.

Poi si parla tanto di New Economy, di mobilità, di fine del posto fisso e poi si sollecita un vincolo a doppio filo tra lavoratore e imprese attraverso l’azionariato.

In merito al terzo punto il discrimine è, se si vuole ancor più netto.

Un sindacato che diventa un centro di potere politico ed economico nella società civile, nel mondo del mercato del lavoro, non può in tutta tranquillità pensare di poter difendere con autonomia quei lavoratori che sono interessati in quei pezzi di economia e del mercato del lavoro.

Insomma: un conto è mettere in comunicazione domanda e offerta di lavoro, progettare in questa direzione e dotarsi degli strumenti atti allo scopo.

Un altro conto è fare collocamento, ricavare da ciò profitto politico e di più ancora, un profitto economico.

Un conto è fare politica e politica contrattuale per la formazione, fare progettazione e dotarsi di strumenti anche bilaterali atti allo scopo. Un altro conto è gestire in proprio la formazione ricavandone un vantaggio economico.

Gli interessi diretti, politici ed economici, inibiscono il ruolo autonomo ed etico della contrattazione a favore degli stessi soggetti e la loro stessa difesa.

Qui sta il discrimine netto.

Il merito delle questioni, l’evoluzione ancora indeterminata allo stato impedisce un apprezzamento corretto di proposte per l’unità.

Noi, per la realtà del settore e dei settori che rappresentiamo che non sopportano le grandi politiche avulse dalle loro realtà quotidiane.

Per i rapporti storici basati su quel merito

-Riusciamo ancora a produrre iniziative unitarie.
-Spesso si sentono i contraccolpi con lo scenario esterno, ma per ora siamo riusciti a ricomporli

Speriamo che duri.

Per terminare vi informo sul rinnovo del contratto Farmacie Municipalizzate, aperto da Gennaio

-volontà di ridurlo per equipararlo alle Farmacie Private forti del processo di privatizzazione.
-Tamponato e retto bene, visto il quadro di riferimento

Anche qui debbo dire che se non si è fatto eccessivi pasticci lo si deve alla Filcams che ha retto, se fosse stato per Fisascat e anche per Uiltucs non so come sarebbe andata a finire.

Informo che su due contratti di 2° Livello

Aziendale – CGT
Territoriale – Treviso

Un pezzo delle strategie del CCNL del Terziario è andato avanti.

La strada aperta per nuovi diritti per i lavoratori apprendisti ha fatto passi avanti sia in termini di trattamento economico, di copertura della malattia e di conferma al lavoro.

Ciò vuol dire che non avevamo torto ad imboccare quella strada.

E’ stata inviata la piattaforma per il rinnovo del contratto delle collaboratrici famigliari.

In poche città si sono fatte assemblee di consultazione.

Basta informarsi nella propria città quando, normalmente, questi lavoratori hanno il giorno di riposo, fare volantinaggio dove si danno appuntamento, generalmente al tardo pomeriggio, ed invitarli ad una assemblea alla Camera del Lavoro.

Vedrete che qualcuno verrà

La democrazia e l’organizzazione hanno delle incombenze.