Relazione F. Martini Comitato Direttivo FILCAMS CGIL, 5-6/03/2009

Comitato Direttivo FILCAMS CGIL – Roma, 5/6 marzo 2009

Relazione di Franco Martini, Segretario generale FILCAMS CGIL

Come già anticipato nella precedente sessione del CD, il mio compito è avanzare, a nome della segreteria nazionale, una proposta di integrazione della stessa, al fine di sostituire il compagno Carmelo Romeo, che, come già sapete, dall’inizio di quest’anno, avendo raggiunto i requisiti pensionistici oltre la scadenza di mandato, ha cessato la propria funzione nella segreteria nazionale.
A conclusione di questa introduzione rivolgerò a lui, a nome di tutti voi, il nostro ed il vostro saluto ed il ringraziamento per il lavoro svolto.

Ma vorrei prima di tutto presentare la proposta. Lo faccio riproponendo il contesto nel quale essa si inserisce. Tale ambito è rappresentato dalla contestuale coincidenza delle scadenze di mandato e del raggiungimento dei requisiti pensionistici dei due terzi della segreteria nazionale, entro l’estate di quest’anno. Oltre a Carmelo Romeo, infatti, si aggiungeranno le scadenze di mandato di Marinella Meschieri, di Carmelo Caravella ed il raggiungimento dei requisiti pensionistici di Lori Carlini. Alla situazione relativa alla segreteria si associa anche quella che investe buona parte dell’apparato politico, che vedrà, sempre nel corso del 2009, l’uscita di altri 6-7 tra compagne e compagni.

Come è facilmente immaginabile, sarebbe impensabile affrontare il problema della sostituzione di un segretario nazionale, come ci stiamo accingendo a fare oggi, senza avere un’idea, un progetto complessivo di riorganizzazione della struttura nazionale. Dobbiamo farlo, sapendo già oggi verso dove andiamo, in quale direzione intendiamo muoverci.

Le considerazioni che già mi avete sentito fare, al Direttivo di dicembre e a quello di febbraio, muovono da una convinzione, che io oggi ripropongo, con ancora più convinzione: il gruppo dirigente nazionale della Filcams, ed in questo caso non mi riferisco solo a quello di via Leopoldo Serra, parlo delle massime espressioni dei nostri livelli di direzione, è un gruppo dirigente con grandi e consolidate esperienze, che ne rappresentano la sua forza, ma che è al tempo stesso molto maturo. Per buona parte dei segretari, nazionali e regionali che lo compongono, l’esperienza della Filcams potrebbe o potrà rappresentare la parte conclusiva del lungo percorso sindacale che li ha visti impegnati. (per me –ad esempio- sarà così).
Se questo è, è chiaro che con tutta la forza che l’esperienza porta con sé, questo gruppo dirigente non potrà in alcun caso rappresentare l’investimento sul futuro della categoria e del suo gruppo dirigente, a partire da quello nazionale.

Io non considero questo un dato opinabile, ma un fatto assolutamente oggettivo, è un dato di fatto della nostra realtà. Negarlo o ridurlo sarebbe un errore ed anche una responsabilità che noi ci prenderemmo. E’ da questo dato oggettivo che deve, dunque, muovere il nostro ragionamento.
In questo, non c’è nulla di straordinario, poiché è espressione di un processo anche fisiologico, che esiste non solo nella nostra categoria, ma in tutte le strutture sindacali e non solo. Il problema, invece, è un altro, perché dipende dalla risposta che vogliamo dare al quesito che sta a noi di fronte: la categoria, in vista di questo appuntamento “fisiologico”, ha avviato per tempo un lavoro che la mettesse in grado di affrontare senza troppi scombussolamenti, tensioni, preoccupazioni il ricambio altrettanto fisiologico del gruppo dirigente?

La visione della categoria e dello stato dei suoi gruppi dirigenti che ho potuto farmi in questi primi mesi, mi ha portato a maturare una convinzione che avrei speso con molta prudenza, con molta attenzione, se non fosse stato per la pressoché totale coincidenza con quella che ho riscontrato in gran parte di voi, con i quali ho potuto confrontarmi in queste settimane.
La risposta è negativa! Ossia, abbiamo portato a maturazione la gran parte del gruppo dirigente più alto della categoria, senza contestualmente fare un lavoro che consentisse di far maturare il necessario ricambio. Il problema non è discutere oggi cause e responsabilità, se non per creare le condizioni atte a non riproporre tali limiti. Il problema è capire come gestire un passaggio delicato dell’organizzazione.
Anche perché, il nostro obiettivo non è solo quello di fare un ragionamento sul gruppo dirigente nazionale, quello del centro per intendersi, ma monitorare l’intera organizzazione. Siamo a poco più di un anno dal prossimo Congresso e noi dobbiamo saperlo oggi, non tra un anno, come siamo messi in tutte le strutture, per poter impostare il lavoro necessario a non farci trovare impreparati alle future scadenze di mandato o alle inevitabili mobilità da esperienza ad esperienza, prassi normale nella nostra confederazione.

La prima decisione che dobbiamo prendere oggi, dunque, è avviare un ampio e diffuso lavoro di monitoraggio di tutte le nostre strutture e di tutti i nostri gruppi dirigenti, per governare i processi sulla base di una logica programmata, dandoci degli obiettivi, mettendo in campo gli strumenti necessari per attrezzare soprattutto la parte più giovane, nuova delle nostre risorse.
Questo spiega –tra l’altro perché proprio oggi abbiamo voluto lanciare il lavoro di costruzione del Piano Nazionale di Formazione Sindacale.

Questa è anche la ragione principale che mi ha portato a proporvi di scegliere per la Filcams una strada forse più impegnativa, più difficile, ma sicuramente più rispondente ai bisogni della categoria: aprire una fase nuova nella vita del gruppo dirigente nazionale, operando un forte investimento in termini di rinnovamento politico ed organizzativo, creare le condizioni per affidare ad una nuova leva di dirigenti la direzione della categoria, a tutti i livelli, a partire dalla segreteria nazionale e dalla struttura nazionale.

Ovviamente, occorre essere consapevoli del significato e delle conseguenze che questa scelta potrà comportare e perseguirla con molto realismo, poiché, il coraggio è indispensabile, ma al tempo stesso occorre offrire sufficienti garanzie affinché il coraggio non diventi avventatezza, improvvisazione.

La prima conseguenza è che noi non saremo già pronti alle scadenze di mandato, dato che si tratta di scelte che dovremmo compiere fra sessanta giorni circa. Noi, fra sessanta giorni, non saremo in condizione di sostituire automaticamente le compagne ed i compagni che escono dalla segreteria, con altrettanti, espressioni di una nuova leva di dirigenti. Questo è il prezzo che dovremo pagare al ritardo con il quale abbiamo affrontato le scadenze che sapevamo si sarebbero profilate all’orizzonte.

Occorre, dunque, fare una scelta più graduale. Occorre individuare un nucleo di compagne e compagni che potrebbero rappresentare la nuova struttura politica della direzione nazionale ed avviare un percorso di piena responsabilizzazione degli stessi, per sperimentare sul campo le loro capacità di rispondere ai bisogni di competenza, di autorevolezza, di legittimazione richiesti per rappresentare ai massimi livelli la nostra categoria.
Questo percorso potrebbe essere traguardato al Congresso, se l’assise fosse celebrata entro le normali scadenze, oppure, ad una iniziativa impegnativa, di valore politico-programmatico, che la Categoria potrebbe svolgere entro un anno da oggi.

Questo nucleo di compagne e compagni in parte già si è iniziato a costituirlo, con gli ingressi degli ultimi due anni. Si tratta di un lavoro da completare, sia per esigenze quantitative, ma soprattutto per rappresentare le realtà più significative della nostra organizzazione, che devono contribuire a formare il gruppo dirigente nazionale. Credo, innanzitutto, che non possiamo più tenere il Nord fuori dal gruppo dirigente nazionale, per il peso che l’economia del settore ha in quella parte del Paese. Ma per ragioni speculari, dobbiamo anche farci carico di rappresentare le aree di maggiori difficoltà, soprattutto nel Sud, assumendo la questione Meridionale come una delle questioni sulle quali la categoria deve impegnarsi con maggiore determinazione. Dobbiamo, quindi, assieme alle strutture interessate, verificare le possibilità di rispondere in modo qualificato a tali esigenze, coerentemente col bisogno di rafforzare contestualmente le stesse strutture che operano “sul fronte”.

Questo percorso, da un lato, imporrà il “congelamento” della segreteria, al netto delle scadenze di mandato, con l’unico margine a noi consentito dal regolamento, di poter prorogare per un periodo gli incarichi, anche a fronte della maturazione dei requisiti pensionistici per chi non fosse contestualmente in scadenza di mandato.
Dall’altro lato, questo percorso imporrà un’inedita sperimentazione, attraverso la quale dovremo chiedere al gruppo dirigente più lato, a partire dai segretari regionali, di “accompagnare” il percorso, contribuendo direttamente alla condivisione ed alla cogestione delle responsabilità nazionali. Metteremo a punto nelle prossime settimane le forme, le modalità attraverso le quali questa “gestione collegiale” potrà essere esercitata, ma la condizione politica ineludibile dovrà essere il coinvolgimento delle compagne e dei compagni di maggiore esperienza e responsabilità, anche in concomitanza con gli attuali incarichi ricoperti sul territorio, nel governo di questa esperienza. Questo potrà abbondantemente mettere al riparo la Filcams dai rischi dell’inesperienza, senza rinunciare a scommettere sul futuro.

Io vedo in questa inedita esperienza anche il significato importante di un “patto intergenerazionale” dentro la Filcams, attraverso il quale la categoria dimostri di essere in grado di valorizzare tutte le proprie risorse ed attraverso il quale possano essere smentite letture fuorvianti del progetto al quale stiamo lavorando (giovanilismo, mortificazione del gruppo dirigente maturo). In questo progetto non solo c’è posto per tutti, ma bisognerà guardarsi bene dallo sprecare o dal disperdere la dote di cui disponiamo e che la categoria ha costruito attraverso anni di esperienze. E nel suo divenire, sapremo costruire il giusto equilibrio, nelle scelte che dovranno concretizzare il progetto di rinnovamento.

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La complessità del lavoro connesso all’attuazione del progetto, le difficoltà della fase politico-sindacale nella quale esso viene a collocarsi motivano la scelta che ha portato la segreteria nazionale a proporre oggi l’integrazione della stessa, per ripristinare la funzione di direzione del dipartimento organizzazione. Non credo di dover spiegare ad una platea composta dai dirigenti di tutte le nostre strutture l’importanza della funzione che una efficace e coerente direzione organizzativa svolge, per realizzare gli obiettivi che ci siamo dati.

Al tempo stesso credo di poter spendere poche parole per motivare la ragione per la quale tale funzione non potrà essere ricoperta da un dirigente tirocinante, bensì, dotato di esperienza provata e consolidata. Si tratta di salire su un treno in corsa e occorrerà sapere subito di cosa parliamo e dove mettere le mani.
Il governo dei processi che investiranno le strutture territoriali e regionali da oggi al congresso, dovranno vedere il coinvolgimento del centro regolatore nazionale in un ruolo di grande autorevolezza e fortemente legittimato, soprattutto nel rapporto con la Cgil a tutti i livelli. La politica delle risorse umane, il rinnovamento dei gruppi dirigenti secondo un obiettivo di valorizzazione delle risorse interne della categoria, non è pratica che può essere condotta senza la necessaria condivisone e concertazione con la Cgil, le camere del Lavoro, le Cgil regionali e quella nazionale. Nella nostra esperienza troppo lungo è l’elenco di quadri ceduti ad altre strutture, senza una corretta programmazione, senza un coerente sviluppo dei gruppi dirigenti. Spesso la categoria ha dato, senza ricevere in egual misura. Ma ancor più, vale negativamente il fatto che la categoria ha dato senza una regia condivisa con la Cgil.

Al tempo stesso, governare i processi organizzativi in una categoria dove forte è l’intreccio tra la dimensione propriamente sindacale e la dimensione che parallelamente si è sviluppata in ragione di una forte presenza della bilateralità e non solo, necessità di grande accortezza e competenza, soprattutto a fronte del terreno che la Filcams dovrà recuperare nel rapporto con Cisl e Uil di categoria.

Nel rapporto con la Confederazione l’autorevolezza della direzione organizzativa va affermata e riproposta a fronte delle ultime questioni che hanno visto impegnato Carmelo e che hanno prodotto non poche tensioni nel rapporto con la Cgil. Mi riferisco all’attuazione della delibera sul passaggio dall’1% al costo fisso della tessera, che ha visto penalizzata la Filcams, non senza molte incomprensioni e qualche strascico nel rapporto con la segreteria nazionale. La Cgil stenta ancora a percepire le peculiarità di categorie come la nostra e dobbiamo insistere, appunto, con la necessaria autorevolezza, nel tentativo di spiegare alla Confederazione ciò di cui parliamo, quando parliamo della Filcams, delle caratteristiche dei nostri settori, del fatto che la bassa media tessera è la fotografia di una destrutturazione del mercato del lavoro, che merita maggiore impegno e attenzione da parte di tutta la Cgil, mentre spesso si tende a ridurre tale complessità con luoghi comuni inaccettabili.

Per tutte queste ragioni ho ritenuto di dover avanzare alla segreteria nazionale, ed oggi la segreteria nazionale ritiene di dover avanzare a voi, la proposta del compagno Andrea Righi per ricoprire tale incarico. Andrea attualmente è il tesoriere della Fillea Nazionale. E’ stato fino al 18 settembre 2008 il segretario nazionale organizzativo della Fillea. Come avrete capito, Andrea è stato il mio segretario organizzativo per tutti gli 8 anni che io ho diretto la Fillea. Per queste ragioni ne conosco molto bene caratteristiche, pregi e difetti. Potrei semplicemente dirvi che buona parte del positivo lavoro che la Fillea ha svolto in questi anni, soprattutto sul piano del rinnovamento delle strutture e dei gruppi dirigenti, va ascritto proprio al suo lavoro.
Avrei difficoltà a negare che il mio giudizio su Andrea è fortemente condizionato dal sentimento di affetto che mi lega a lui, avendo condiviso “gioie e dolori”, fianco a fianco, nel lavoro di otto anni. Ma dell’obiettività di questo mio giudizio fanno fede la stima ed il rispetto che Andrea si è guadagnato sul campo nel rapporto con tutte le strutture della Fillea e della Cgil. Questo, anche per il fatto che, sotto la pelle di una personalità apparentemente burbera, mutuata probabilmente anche dalla lunga frequentazione dei rudi cavatori di Tivoli negli anni giovanili della propria esperienza sindacale, si nasconde una persona di grande disponibilità e di animo infinitamente generoso.

Andrea non è un quadro giovane del sindacato, al contrario, questo incarico che io vi propongo oggi di conferirgli, sarà probabilmente l’ultimo del suo percorso sindacale, perché, come per tanti della nostra generazione, nel corso dei prossimi anni vedremo raggiunti i requisiti pensionistici.
Per queste ragioni, questa proposta rappresenta senza ombra di dubbio una eccezione al ragionamento che io ho svolto finora sulle prospettive di assetto della futura segreteria, per quanto abbia parlato di un equilibrio che dovremo trovare nel coinvolgimento delle risorse umane. La considero una eccezione motivata, motivata dalle ragioni di necessaria competenza ed autorevolezza che il nostro progetto impone nella sua stessa gestione e realizzazione. Dunque, una eccezione finalizzata proprio a sostenere il progetto stesso, a fornirgli gambe sperimentate e collaudate.

Ovviamente, per me che sono il Segretario Generale che voi avete scelto, non è secondaria la grande sintonia che mi lega ad Andrea nella impostazione del lavoro, nella visione delle problematiche e delle soluzioni da ricercare. Di queste affinità mi piace soprattutto sottolineare la visione condivisa della funzione della struttura nazionale, fortemente proiettata sul territorio e sui suoi bisogni. Credo che per la vostra esperienza vissuta, quella di una categoria che già vive di un nesso stretto tra tutti i livelli delle strutture, ciò rappresenti un’importante condizione di continuità e di valorizzazione di quanto la Filcams abbia fatto in tutti questi anni.
Quindi, nel proporvelo, credo importante dirvi che mi mettereste a disposizione un segretario organizzativo con il quale già mi intendo perfettamente e che rappresenterebbe per me un sicuro punto di riferimento nel lavoro che mi attende e che ho già capito essere di grande complessità.

Poiché con tutti voi e con coloro con i quali mi sono consultato nei giorni scorsi sono stato leale fino in fondo (non saprei essere diversamente), vorrei fosse chiaro che questa mia scelta non contiene nessun giudizio sul gruppo dirigente maturo della Filcams. Ci sono altre compagne e compagni che potrebbero ricoprire questa funzione. La mia proposta è il frutto di una ragionamento che ha cercato di pesare più di una valutazione e che mi ha portato a ritenere opportuno impegnare queste risorse della categoria nel progetto di direzione politico e sindacale che caratterizzerà la fase di transizione verso l’assetto della segreteria, di cui vi ho parlato in precedenza.

Sono queste le ragioni che sostengono la proposta che vi avanzo a nome della segreteria. Io ho già ringraziato i compagni della segreteria per aver subito e serenamente condiviso questa mia proposta e vorrei ringraziare anticipatamente anche voi, qualora fosse anche da voi condivisa. Permettetemi, in ogni caso, di ringraziare il segretario generale della Fillea, Walter Schiavella, per aver alla fine accettato la mia richiesta, poiché il cartello di Andrea Righi era da lui considerato “incedibile”. Mi auguro solo che stessa comprensione possa essere dimostrata nel rapporto con la Confederazione, in ordine alla valorizzazione delle nostre risorse (Filcams) giunte alla conclusione della propria esperienza in categoria, per scadenze di mandato.

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Infine, permettetemi di rinnovare il nostro ringraziamento ed il mio personale, in particolare, a Carmelo Romeo, per il lavoro da lui svolto in questi otto anni.
Quando sono venuto in Filcams ovviamente conoscevo Carmelo in quanto “faccia nota” del Direttivo Nazionale Cgil, ma non avevo mai avuto occasione di condividere con lui il mio lavoro sindacale, come qualche volta era potuto capitare con Ivano. Per chi è a conoscenza del mio carattere non propriamente espansivo, non vi nascondo un briciolo di timore iniziale, sia con lui, che con le altre compagne e compagni dei quali non possedevo una grande conoscenza.
Debbo dirvi che queste mie inibizioni caratteriali sono state subito superate, grazie anche al rapporto che Carmelo ha voluto fin dal primo giorno instaurare con me, ed io devo ringraziarlo per aver trovato in lui un amico, quasi un fratello maggiore, prima ancora che un “collega”. Tra l’altro, Carmelo, oltre ad accompagnarmi giorno dopo giorno nel complesso mondo Filcams, ha dovuto sopportare anche i miei ripetuti handicap motori, facendosi carico di buona parte delle loro conseguenze pratiche.

Quando la vita nel sindacato, nel rapporto tra le compagne ed i compagni che lo popolano è fatto anche ed innanzitutto di questi affetti, ti rendi conto della scuola di vita che questa esperienza rappresenta ed è l’ingrediente che renderà indelebili ed inossidabili i rapporti ed i sentimenti fra le persone. Ma non voglio andare oltre su questo terreno, perché c’è anche un lato privato delle emozioni, che merita rispetto, ed enfasi e retorica non sarebbero la giusta forma di rispetto.

Voglio invece, ed in ultimo, sottolineare la coerenza con la quale Carmelo ha voluto spontaneamente, senza bisogno di richiami, mettersi a disposizione per le naturali procedure di sua sostituzione in segreteria. E’ un gesto semplice, che testimonia della consapevolezza che deve essere in ognuno di noi, dell’ineluttabilità dei cicli di vita dei gruppi dirigenti, del bisogno indispensabile che noi abbiamo di mobilitare sempre nuove energie nel lavoro di direzione del sindacato. Lo ripeto per l’ennesima volta, costruire su questo bisogno un conflitto artificioso e strumentale tra generazioni, cosa che non è nelle intenzioni di nessuno di noi, non solo è sbagliato, ma significherebbe assumersi la responsabilità di far venir meno alla nostra organizzazione una delle condizioni indispensabili per guardare al futuro.

Io ringrazio tutti i compagni che ci vengono in aiuto per alleviare la sofferenza che si prova, quando dobbiamo chiedere ad un compagno con tante campagne alle spalle, di farsi da parte, perché vi posso assicurare che è uno dei compiti più impietosi che spetta a chi deve farlo. Per questo il gruppo dirigente storico della Filcams merita rispetto, anche quando arriva il momento di uscire, dagli incarichi esecutivi e dagli organismi. Noi dovremo sempre più trovare le forme per consentire alla Filcams di non disperdere il patrimonio di esperienza, di competenza, di saggezza che il nucleo dei compagni “storici” porta con sé, dobbiamo farlo oltre le sedi formali della vita della categoria, perché le sedi formali, a partire dagli organismi dirigenti, debbono sempre più essere espressione della parte attiva dei nostri gruppi dirigenti.

Carmelo, con il suo gesto semplice, ha voluto dire tutte queste cose ed anche per questo io voglio ringraziarlo a nome di tutti voi, per aver rinnovato anche in questa circostanza un sentimento di amicizia non solo verso me, ma verso tutta la Filcams.
Nei prossimi giorni troveremo anche il tempo e le forme per materializzare a lui il saluto e l’abbraccio della struttura nazionale con la quale ha lavorato in tutti questi anni. Ma intanto, a lui rivolgo l’abbraccio simbolico di tutti voi, certo di interpretare un sentimento autentico e, soprattutto, che continuerà ad accompagnarci, inalterato, nei prossimi anni.