Relazione F. Martini Comitato Direttivo FILCAMS CGIL, 14-15/11/2011 – Seconda Parte

Punto secondo: Proposte per l’integrazione della segreteria nazionale

La proposta che avanzerò, a nome della segreteria, si colloca nel solco dell’analisi svolta al direttivo di ottobre 2010, in occasione della elezione della segreteria nazionale attualmente in carica e di essa è il naturale e coerente approdo.

Ricordo a tutti noi che quella proposta era espressione della scommessa che tutto il gruppo dirigente aveva fatto, con un forte investimento sull’obiettivo di un profondo rinnovamento della nostra organizzazione. Il problema non riguardava solo la struttura nazionale ma l’intera categoria, che si era ritrovata con un gruppo dirigente regionale e provinciale molto maturo.
Per queste ragioni, la scommessa sul rinnovamento era anche scelta doverosa, per dare continuità e futuro politico ed organizzativo alla Filcams, assumendo quali categorie guida non solo il dato anagrafico, che riveste ovviamente un evidente significato in una organizzazione che ha prodotto un consistente vuoto generazionale nella formazione dei propri gruppi dirigenti, quanto, soprattutto, un forte tratto di discontinuità con mentalità e metodi di conduzione del lavoro sindacale.

La consapevolezza di questa esigenza e la condivisione del progetto politico e culturale, hanno fatto si che in questi primi anni la costruzione dei nuovi gruppi dirigenti diventasse processo che si auto implementasse nei nostri territori, quasi al limite di una gara di emulazione fra le diverse strutture.
Prima di arrivare qui, in questi giorni abbiamo contato i nuovi segretari generali che sono stati eletti dal 2009 ad oggi, e hanno raggiunto la straordinaria cifra di 80, tra regionali e provinciali, in pratica un cambiamento quasi totale del gruppo dirigente con il quale la Filcams concludeva il primo decennio degli anni duemila.

Una scelta radicale e consistente come questa non può avvenire senza qualche rischio e preoccupazione. Ma a saldo di questo primo triennio, possiamo dire che complessivamente la scelta si sta rivelando giustissima, che dal Nord alla Meridione (qui con qualche difficoltà in più) la Filcams ha cambiato volto, non solo esteriormente, offrendosi come uno dei punti di riferimento tra i più preziosi nelle politiche di innovazione organizzativa della Cgil. La scommessa che stiamo giocando ed i risultati che stiamo ottenendo ci vengono unanimemente riconosciuti dalle strutture confederali regionali e territoriali, proprio per il carattere confederale che questa operazione ha assunto fin dall’inizio.

Dicevo che questa operazione comporta qualche rischio, perché in una categoria come questa, la memoria storica ha una sua importanza, soprattutto nella storia della contrattazione, nella conoscenza e padronanza dei significati e delle ragioni che ne hanno tracciato le diverse dinamiche. Per questo, senza fare a pugni con la nostra coerenza, riteniamo giusto mantenere il necessario equilibrio e ricercare la necessaria valorizzazione di tutte le risorse, fuori da uno stucchevole conflitto generazionale, che non ha mai appartenuto ai tratti ispiratori del nostro rinnovamento.
Il rinnovamento della struttura nazionale è stata un po’ causa/effetto di quanto avvenuto in questi anni, con il fatto che nel punto più alto della responsabilità ci siamo trovati a fare questo coraggioso investimento, attingendo alle seconde e terze fila dei nostri quadri dirigenti territoriali.

Ad un anno dalla elezione della segreteria attuale, dove, pur riconoscendo che le scelte fatte corrispondevano alle aspettative, avevamo preso atto di una maturazione in corso, rinviando ad oggi una valutazione sulle possibili proiezioni nella formazione della segreteria, debbo dire che il giudizio della stragrande maggioranza del gruppo dirigente, per non dire della totalità, è decisamente positivo. Il gruppo dirigente della Filcams guarda con orgoglio alla scelta fatta, giudicandola pressoché inedita nella Cgil, difficilmente riscontrabile in altre strutture, ed esprime un giudizio molto lusinghiero sul lavoro fatto dal gruppo dirigente nazionale.

La questione riguarda tutta la struttura nazionale, sia gli ultimi arrivati, sia quelli che già erano arrivati, anche se da poco, alla fine del 2008.
Vi è una valutazione importante che conforta ulteriormente il giudizio delle compagne e compagni, il fatto, cioè, che questa esperienza è stata avviata e si sta sviluppando dentro una delle fasi sindacali più complicate e che nessuno avrebbe potuto immaginare quando fu varata, né consigliare al peggior nemico. La pesantezza della crisi e la crisi dei rapporti sindacali, con le conseguenze che sappiamo sulla contrattazione, hanno fatto si che giovani compagne e compagni si siano dovuti cimentare con inedite difficoltà, disponendo di una attrezzatura forse non del tutto corrispondente alla gravità della situazione, perché costruita in tempi migliori, ma che ha saputo rinnovarsi ed arricchirsi giorno dopo giorno, nella pratica quotidiana.

Lasciate esprimere anche la mia personale soddisfazione, perché non posso che confermarvi che le scelte fatte esprimono veramente un nucleo di compagne e compagni con doti di qualità e di competenze, con le quali guardare con una certa sicurezza alla formazione del nuovo gruppo dirigente nazionale.
Naturalmente, non dobbiamo né enfatizzare, né concederci ad inopportune esaltazioni. Occorre guardare anche alle difficoltà, ai limiti che ancora persistono, occorre lavorare ancora di più sulla squadra, occorre valutare meglio la definizione degli incarichi, per cogliere pienamente le potenzialità dei singoli, che dipendono anche dalle attitudini personali, e per esaltare la coesione del collettivo, cosa che in questo ultimo anno è cresciuta notevolmente.

Guardando a queste compagne e compagni che hanno accettato di entrare a far parte di questa esperienza, penso di poterlo dire anche a nome di tutti voi, che si tratta di una opportunità di cui andare orgogliosi. La Filcams ha offerto loro l’occasione di misurarsi con una esperienza straordinaria, che in altri tempi era il coronamento di un lungo percorso di carriera, essere parte di una struttura nazionale di categoria. La Filcams oggi offre loro l’occasione di essere protagonisti di una esperienza con forti tratti di discontinuità col passato. Per questo non nutro dubbi sul fatto che questo nucleo di compagne e compagni, che rappresentano una grande risorsa per l’organizzazione, sarà in grado di sostenere le prove più ardue e voi saprete apprezzare sempre più, come già avete cominciato a fare in questi mesi.
Del resto loro, come gli 80 nuovi segretari generali di cui parlavo, sono il frutto delle vostre scelte e del vostro lavoro.

Queste considerazioni mi consentono di ribadire che il problema della segreteria è solo un pezzo del ragionamento, perché in una struttura come la Filcams l’arma vincente è il lavoro dell’intera squadra nazionale ed il suo positivo rapporto con le strutture territoriali e regionali.
La segreteria non è un fine, ma un mezzo per conseguire una gestione dell’attività sindacale che deve essere in grado di innovare modalità e di mobilitare sempre più nuove risorse, nel segno della discontinuità. La segreteria poco potrebbe fare se fallissimo la disposizione in campo della squadra, se rinunciassimo a sperimentare gli schemi di gioco, se evitassimo di cimentarci con la costante verifica dei risultati ed i conseguenti approcci autocritici.

Per questo credo opportuno affermare che la segreteria non deve essere considerato il raggiungimento di uno status individuale, così come non sta scritto da nessuna parte che chiunque entri a far parte di una segreteria abbia firmato una polizza per i successivi otto anni della propria carriera sindacale. Il regolamento della Cgil stabilisce il limite massimo di permanenza nel doppio mandato, ma non il limite minimo. Ciò per dire che far parte di una segreteria comporta naturalmente l’assunzione di una nuova responsabilità politica, che va oltre le specifiche competenze ed incarichi derivanti dall’organizzazione interna, ma comporta anche una bella dose di umiltà e disponibilità a condividere percorsi futuri, che potrebbero anche rimettere in discussione le scelte attuali.

Provate a fare l’esercizio mentale di retrocedere di 8 anni nella storia del nostro Paese e provate a verificare se l’Italia di oggi assomiglia molto a quella di otto anni fa. Se vogliamo essere una organizzazione che sta davanti ai processi storici e politici e non a rimorchio, dobbiamo saper accettare che le stesse nostre dinamiche non siano del tutto scollate da quanto repentinamente accade fuori di noi e da quanti cambiamenti potremmo introdurre dentro di noi, in corso d’opera.

Tutto ciò per dire che la nostra politica organizzativa, come la politica dei quadri e dei gruppi dirigenti non può che essere vissuta come un terreno di sperimentazione costante, ovviamente, non fino al punto di negare il senso della indispensabile certezza e solidità che un gruppo dirigente deve saper esprimere.

Dentro queste considerazioni si colloca la proposta che qui viene avanzata e che trova nelle valutazioni esplorative condotte dalla segreteria, la conferma dell’evoluzione naturale delle scelte che già lo scorso ottobre avevano guidato l’elezione di questa segreteria.
I criteri attorno ai quali essa viene costruita definiscono una concatenazione logica, che orientano il senso comune di tutta l’organizzazione.

Innanzitutto, la scelta di non costituire organismi pletorici, risolvendo le questioni col metodo aggiuntivo. Proponiamo di confermare una segreteria composta da sei compagni e compagni, come quella che era arrivata al congresso di Riccione. Ovviamente, i numeri non sono mai una corda con la quale impiccarsi, e la proposta che vi avanziamo è indicativa di un range, che potrà consentire successivamente alcune, ulteriori scelte, alla luce delle considerazioni che facevo precedentemente.

Al tempo stesso, facciamo una proposta che, a completamento della segreteria, contenga l’obiettivo del 50% di presenza di genere, quindi, 3 uomini e 3 donne.

Sempre per le considerazioni fatte all’inizio, rappresenta un dato politico rilevante per noi poter avanzare una proposta che valorizzi il nucleo attorno al quale si va rinnovando la struttura nazionale.
Così come, ci sembra giusto che questa valorizzazione riguardi anche le esperienze della contrattazione, che in questi mesi sono state condotte in mezzo a mille difficoltà.

Ovviamente, il tutto sulla base di un giudizio sulle persone, che devono dare un senso ai criteri.

Nella costruzione del progetto di rinnovamento, abbiamo cercato fin dal’inizio di far si che la nuova squadra della struttura nazionale fosse espressione di tutta la realtà Filcams, a partire dalle espressioni territoriali. Per dire della consistenza di questa scelta, vi ricordo solamente che i funzionari cittadini e residenti Romani sono 4 sull’insieme di coloro che formano la struttura politica nazionale.

Rispetto alla fase di avvio del nostro progetto, dobbiamo oggi registrare un dato rovesciato, con il Nord rappresentato in modo significativo (soprattutto la Lombardia e Milano), mentre abbiamo perso la rappresentanza del Sud, per la scelta di impegnare Scarnati in una delle emergenze della nostra organizzazione.

In relazione a questo secondo aspetto, voglio ribadire quanto affermato in sede di discussione del documento politico, cioè, che la messa a punto di un piano straordinario per il sostegno politico ed organizzativo delle strutture meridionali Filcams dovrà rappresentare una delle priorità assolute della fase immediatamente successiva alla definizione della nuova segreteria nazionale.

Al contrario, la presenza significativa di compagne e compagni delle strutture del Nord (Lombardia-Emilia) ci consente di poter affermare che il vulnus che la Filcams Nazionale si è trascinato in tutti questi anni, nel rapporto con il Nord, che aveva generato anche momenti significativi di conflitto tra i diversi livelli delle strutture (nazionale e Lombardia), pur non essendo maturo al punto tale da essere proiettato interamente nella composizione della segreteria, sia stato sostanzialmente superato in ambito della struttura nazionale.
Resta la necessità che la rappresentanza delle realtà territoriali a più alta incidenza del settore terziario, costituisca un dato di maggiore attenzione e coinvolgimento nell’ambito dell’attività della Filcams, per cogliere tempestivamente le dinamiche che si muovono nel settore, proprio nei punti di direzione strategica del sistema delle imprese.

Infine, credo vada sottolineato come un fatto politicamente rilevante l’orientamento prevalentemente unanime del nostro gruppo dirigente, volto a confermare l’esperienza del governo unitario della categoria, che fino ad oggi ha rappresentato una delle caratteristiche della vita Filcams, dal congresso ad oggi.

La scelta unitaria –è stato detto giustamente- risponde alla storia, alla cultura, alla realtà profondamente articolata che il mondo del terziario esprime, sia a livello delle professioni che delle opinioni che al suo interno convivono.
L’esperienza unitaria dentro la quale siamo tutti coinvolti da anni e soprattutto dopo il congresso, non è stata fino ad oggi una decisione estemporanea od opportunistica, maturata fuori dai significati autentici che richiamavo. Tant’è che lo stesso progetto di rinnovamento fin dall’inizio ha assunto questo valore, traducendolo nelle scelte organizzative, che hanno accompagnato la formazione del nuovo gruppo dirigente.

Scelte condivise sempre unitariamente e unitariamente riconfermate in ogni passaggio significativo della nostra vita, prima del congresso, al congresso (con la definizione del patto unitario di governo), dopo il congresso, fino alla scelta della segreteria eletta lo scorso ottobre 2010, nella cui occasione il patto unitario si è rinnovato nell’equilibrio individuato tra le scelte per la segreteria e quella per la nomina della presidenza del Direttivo, non per niente affidata alla minoranza congressuale.

E poiché in ognuno di questi passaggi il gruppo dirigente Filcams ha condiviso le scelte che la minoranza congressuale liberamente ha ritenuto di avanzare, per questo la proposta di un rinnovato patto unitario oggi non può che tradursi nel coerente e trasparente completamento del percorso condiviso. Tanto più che tali scelte alla verifica pratica delle responsabilità affidate, hanno confermato, fin dall’inizio del loro percorso, la loro validità, per le capacità e la serietà che il gruppo dirigente ha riconosciuto.

Poiché non siamo degli struzzi, siamo perfettamente consapevoli dei problemi che si sono determinati all’interno della minoranza congressuale e da parte della segreteria e della maggioranza non può che venire il massimo rispetto e la rinuncia ad ogni tentativo di ingerenza.
Ma è altrettanto necessario che la minoranza congressuale sia chiamata a misurarsi con l’opinione diffusa del gruppo dirigente Filcams (e non solo di maggioranza).
Proprio perché non siamo degli struzzi, sappiamo che questi problemi hanno poco e nulla a che fare con quanto ha caratterizzato la vita della Filcams fino a pochi mesi fa. Non siamo noi a dirlo, ma gli atti formali dell’organizzazione, i documenti approvati al Direttivo Nazionale, il lavoro svolto e condiviso passo-passo, soprattutto dopo il contratto separato, la presenza massiccia della nostra categoria alla mobilitazione di questi mesi, che ci ha regalato un nuovo protagonismo dentro la Cgil e non ultimo il riconoscimento che questa esperienza ha ricevuto nella stessa discussione all’interno della minoranza, fino a pochi mesi fa.

Tutto questo è stato possibile grazie alla condivisione delle cose discusse, decise e fatte, insieme. Chi intendesse travolgere questo dato della realtà non potrebbe che farlo per altri motivi, per inseguire altri scopi, che nulla hanno a che fare con le cose che insieme abbiamo fatto fino ad oggi. Credo che molto onestamente e umilmente tutti siano chiamati a confrontarsi con questa verità.

Non voglio tornare su vicende che hanno scosso la serenità della nostra categoria e che sono note a tutti. Voglio solo dire che abbiamo oggi una occasione preziosa per aprire una pagina nuova, che non cancelli le opinioni che ognuno di noi ha maturato su tale vicenda, ma che sposti sul terreno delle cose da fare, le uniche in grado di smentire buona parte delle strumentalizzazioni che si sono fatte nel corso di queste settimane. Questa nostra posizione ha trovato anche il conforto della Segreteria Nazionale della Cgil ed è anche per questo che auspichiamo il prevalere del buon senso.

Nel corso del lavoro di costruzione della proposta, si è messo in evidenza anche la necessità di rappresentare le diverse sensibilità presenti in categoria, non solo nella minoranza congressuale. Ricorderete che questa problematica è stata posta anche in questo organismo dai rappresentanti di Lavoro e Società.
La questione è ovviamente di natura diversa da quella della minoranza congressuale e va affrontata a prescindere dalla composizione della segreteria, poiché incrocia la legittima esigenza di essere parte della struttura nazionale, esigenza alla quale riteniamo giusto dare una risposta.

Il tema della segreteria, invece, secondo una opinione largamente condivisa in questo gruppo dirigente, risulta più complesso e non risolvibile in questa fase, per ragioni che già hanno avuto modo di essere rappresentate nel dibattito dentro questo organismo.
Credo, tuttavia, che così come si è riusciti a fare in occasione della elezione della segreteria dello scorso ottobre, anche in questa circostanza, se la proposta che avanziamo sarà accolta dal direttivo, potrà essere ricercato un equilibrio attraverso le funzioni di rappresentanza e di garanzia dell’organizzazione.

La proposta che avanziamo, dunque, rappresentando il normale e coerente compimento di un percorso condiviso fin dall’inizio, è anche una forma di rispetto per questa organizzazione ed il suo gruppo dirigente, che non può né essere preso in giro, né essere destinatario di conflitti che non hanno alcun riscontro nella vita di tutti i giorni.

A questo punto non mi resta che presentare la proposta nominativa, composta da Cristian Sesena, Elisa Camellini e Giuliana Mesina.
Forse non è indispensabile che mi dilunghi nella loro presentazione.

Cristian è arrivato a Roma dopo aver ricoperto per molti anni l’incarico di segretario generale della Filcams di Reggio Emilia. Come le altre compagne e compagni chiamati a far parte della struttura nazionale, ha portato nella struttura nazionale, passione, competenze e una buona dose di umiltà. Qualcosa in più degli altri in termini di esperienza, proprio per quella svolta a Reggio Emilia come segretario generale della struttura di provenienza. Cristian, lo avete conosciuto in alcune vertenze importanti, a partire da quella che ha portato all’importante accordo di Ikea e nei prossimi giorni si misurerà con l’importante progetto (per la Filcams) sulla conciliazione dei tempi di vita e lavoro.

Elisa è arrivata da Parma, dove aveva ricoperto l’incarico di segretario generale della Filcams, nella struttura nazionale qualche anno prima dell’avvio del progetto, per quanto, anagraficamente parlando, ne è parte integrante La sua vocazione particolare a seguire alcune problematiche di frontiera, vi ha consentito di conoscerla soprattutto sul versante degli appalti, dove ha condotto in porto il difficile negoziato per il rinnovo del Ccnl multiservizi. La stessa vertenza sugli appalti storici ed ex-lsu ha messo nella condizione le strutture di apprezzarne la tenacia e la determinazione, ma anche l’equilibrio, nel ricercare a tutti i costi una soluzione ai difficili problemi.

Giuliana è entrata a far parte della struttura nazionale, provenendo dalla segreteria Filcams di Firenze, in rappresentanza della minoranza congressuale, nel quadro di un progetto di rinnovamento che fin dai suoi primi passi ha voluto essere parte del patto unitario. Lo scorso ottobre è stata nominata Presidente del CD, sempre in virtù del patto unitario e come esplicita indicazione, ancora una volta condivisa, per il percorso che avrebbe portato al completamento della segreteria. Partita qualche mese dopo rispetto agli altri compagni/e, per via della maternità, ha subito mostrato grande interesse e importanti capacità, oltre a importanti dose di equilibrio, che le sono state subito riconosciute anche fuori dalla Filcams, come nel caso del lavoro domestico, sul quale è stata chiamata a rappresentare le posizioni della Cgil in sede comunitaria.

Queste sono le tre proposte che avanzo, anche a nome della segreteria e sulle quali la consultazione dovrà esprimersi, secondo procedura.

Nel concludere, consentitemi di ringraziare tutto il gruppo dirigente della categoria, tutte le strutture, per aver sostenuto fin dall’inizio questa scelta coraggiosa che abbiamo fatto e per sostenerla tutti i giorni, sia contribuendo alla crescita e al consolidamento del nuovo gruppo dirigente nazionale, sia interpretando sul territorio questa importante scommessa. Penso di poterlo dire alla luce della mia ormai lunga esperienza nel sindacato: stiamo scrivendo tutti insieme una straordinaria pagina nella storia della Filcams e questo deve confortarci, proprio nelle ore in cui il Paese sarà chiamato a mettere in campo tutte le migliori energie per la sua ricostruzione.
Saremo un piccolo pezzo del grande mosaico, ma abbiamo l’ambizione di rappresentare un dettaglio importante, che può dare un senso all’immagine complessiva.