Relazione F. Martini Assemblea Nazionale Quadri e Delegati TDS, 9/10/2008

Assemblea Nazionale Quadri e Delegati Terziario, Distribuzione e Servizi (TDS), Roma 9 ottobre 2008

Relazione di Franco Martini, Segretario Generale FILCAMS CGIL

Care compagne e compagni, delegati ed attivisti,

vorrei innanzitutto ringraziarvi a nome della segreteria nazionale per essere qui in tanti e per il lavoro che avete fatto in queste settimane, portando nelle centinaia di assemblee svolte in tutto il Paese le ragioni della Filcams, sulla vicenda del contratto separato, che noi continuiamo a considerare sbagliata e contraria agli interessi delle lavoratrici e dei lavoratori del settore.

Vorrei ringraziare anche Guglielmo Epifani, che con la sua presenza testimonia dell’importanza che la nostra battaglia sul contratto assume nel panorama sindacale. A lui rinnoviamo la nostra solidarietà per gli attacchi ricevuti anche personalmente in queste settimane, solo per aver rappresentato la posizione della Cgil, su importantissime vicende sociali e sindacali, sulle quali, le diversità di opinioni sembrano diventati attentati alle verità precostituite, piuttosto che una ricchezza della democrazia. La Filcams continuerà a sostenere con convinzione l’iniziativa della Cgil, che non è per la divisione del mondo del lavoro, ma, al contrario, per la sua unità e, soprattutto, per il suo progresso e la sua emancipazione.

Infine, permettetemi di rivolgere, anche a nome vostro, i saluti fraterni alla delegazione del sindacato americano Change to Win, in visita nel nostro Paese per uno scambio di esperienze e presente alla nostra iniziativa. A loro rinnoviamo i nostri sentimenti di amicizia e di fraternità.

Perché siamo oggi qui, a Roma? Per ribadire con forza che la Filcams è contraria all’accordo separato, sottoscritto dalle altre organizzazioni con Confcommercio. Per ribadire con forza che le ragioni del nostro dissenso nulla hanno a che fare con gli stereotipi e le parole spese al vento, con le quali in questi settimane si è voluto descrivere la nostra organizzazione come iscritta d’ufficio al sindacato del NO, al sindacato che volta lo sguardo all’indietro, davanti ad una impresa che chiede di condividere le sfide lanciate dalla moderna competizione. E siamo qui per ribadire con forza che vogliamo soprattutto porre rimedio alle conseguenze negative che questa vicenda può arrecare alla condizione concreta delle donne e degli uomini che lavorano nel nostro settore.

Dire che non abbiamo firmato perché non vogliamo assumerci le nostre responsabilità davanti alle problematiche che stanno di fronte al settore del terziario non è solo una banale stupidità, ma soprattutto un’offesa alla nostra storia, che è storia di un sindacato responsabile, equilibrato, maturo, che mai si è tirato indietro di fronte ai problemi. Ed anche per questo, di fronte ad un sindacato come siamo stati e continuiamo ad essere, che pone dei dubbi, dei problemi, che solleva delle perplessità e delle obiezioni in un momento cruciale della trattativa, avremmo meritato più ascolto e più rispetto di quello che abbiamo ricevuto. A quel tavolo non ci rappresentava una banda di sprovveduti, capitati lì per caso per buttare all’aria il lavoro fatto faticosamente per mesi. A quel tavolo c’erano donne e uomini che hanno fatto la storia di questo sindacato, che parlavano con cognizione di causa e con senso di maturità e del dovere verso i lavoratori rappresentati. E colgo l’occasione per ringraziarne uno per tutti, il compagno Ivano Corraini, per aver tentato fino alla fine di evitare questo sbocco.

Perché non abbiamo firmato quel contratto? Lo avete spiegato bene voi in tutte le assemblee che avete fatto e ripeterlo qui serve solo per far rimbalzare queste nostre ragioni di merito davanti a tutta l’opinione pubblica del Paese. Quel contratto, già faticosamente trascinatosi in un lungo ed estenuante negoziato osteggiato dalla controparte, produce su alcuni punti importanti, un significativo peggioramento delle condizioni di chi lavora nel settore e del sindacato che esercita una funzione importante di tutela di chi vi lavora. Non si può banalizzare, né farci passare per ingenui! Se non fosse come diciamo noi, non si spiegherebbe perché abbiamo dovuto resistere così a lungo nella trattativa contrattuale, al tentativo di Confcommercio di modificare sostanzialmente le normative contrattuali vigenti sul ruolo negoziale affidato al secondo livello, su capitoli importanti dell’organizzazione del lavoro. Abbiamo resistito a lungo e poi, improvvisamente, si è cambiato opinione! Come mai?

E non è solo una questione di metodo, di regole non rispettate, noi non abbiamo richiamato formalmente la piattaforma unitaria, solo per dire che quell’intesa non andava firmata, perché incompatibile con le posizioni unitarie. Non abbiamo chiesto la sospensione breve di dieci giorni della trattativa, per decidere con i lavoratori o con il quadro più attivo dei delegati se fosse opportuno modificare la posizione unitariamente definita, solo per cercare un pretesto o una via di fuga dalle responsabilità. Non è la prima volta che nella storia delle trattative si è dovuto prendere decisioni scomode, difficili, ma quando è stato necessario lo abbiamo fatto, senza tirarci indietro! No, non abbiamo firmato principalmente per ragioni di merito e così come sta accadendo alla Cgil, che pone ragioni di merito sulle questioni che ci vedono impegnati in queste settimane (Alitalia, Confindustria, Manovra del Governo), in tutta risposta otteniamo solo luoghi comuni e mai altrettanti argomenti di merito.

Ridurre la questione del lavoro domenicale ad una mera presa d’atto della realtà esistente (tanto, già lo fanno tutti…) ed il nostro rifiuto a condividere la norma prevista nell’accordo separato ad una presunta, ideologica contrarietà al lavoro domenicale è una semplice barzelletta (anche perché rifiuti ideologici o di altra natura venivano da altre organizzazioni, non da noi…). La verità è un’altra e va detta con trasparenza, anche se fa male, ma è l’unico modo per capire come possiamo difenderci da una norma sbagliata: l’effetto concreto di quella norma sarà che le aziende, a partire da quelle della grande distribuzione, otterranno il duplice risultato di organizzare il lavoro domenicale quando vogliono e pagarlo meno! Inutile girare intorno al dito, dire che abbiamo quattro mesi per fare gli accordi prima che scatti la sperimentazione prevista da quell’intesa, significa offrire a Confcommercio il manico del coltello. Le aziende dovranno resistere solo quattro mesi per evitare un accordo che regolamenti il lavoro domenicale e poi, secondo quell’intesa, potranno agire unilateralmente.

In queste settimane ci siamo sentiti rispondere che, tanto, è già così, che siamo noi a non voler vedere la realtà. Certo, è vero, in tanta parte della distribuzione noi incontriamo difficoltà a contrattare l’organizzazione del lavoro, comprese le domeniche. Ma se il modo migliore per affrontare questa realtà è farglielo fare ancora di più, offrire loro completamente il campo di azione, è certo che non potremo mai ricostruire un nuovo potere contrattuale. Non è indebolendo o mettendo a rischio la contrattazione di secondo livello già esistente che diventeremo più forti e che, soprattutto, potremo difendere le condizioni materiali delle persone che lavorano nel settore.

Del resto, l’obiettivo della nostra controparte non è solo quello di avere “mano libera” sull’organizzazione del lavoro (domenicale), ma anche quello di pagarlo meno. Non condividiamo, ad esempio, la norma che rende possibile alle aziende lo spostamento del riposo settimanale della domenica in altro giorno, con la conseguenza di una riduzione delle maggiorazioni previste oggi e, dunque, una riduzione del salario dei lavoratori. Non stiamo parlando di pregiudizi, ma di diritti dei lavoratori, a partire dal diritto a non veder ridotta la loro remunerazione.

Così come abbiamo espresso il nostro dissenso sulla questione dell’apprendistato. Anche qui, non siamo disponibili a sminuire il problema. A chi ci dice “ma è un piccolo problema, che non vale il contratto separato…” noi rispondiamo “perché rivalersi sempre sui più deboli?” L’operazione che si è fatta sull’apprendistato, con la modifica delle normative esistenti, si spiega solo, da parte di chi rappresenta le aziende, per risparmiare qualche euro e per risparmiare questi quattro soldi si raschiano diritti anche delle fasce più deboli del lavoro, come lo sono gli apprendisti e si alimenta tra loro un conflitto tra vecchi e nuovi assunti, una vera “guerra tra poveri…”. Ma un moderno settore del commercio, un moderno sistema di aziende della distribuzione ha proprio bisogno di rosicchiare qualche ora di permesso agli apprendisti per pensare di competere sul mercato? Che senso ha questa operazione, se non quello di consolidare l’idea che attraverso la precarietà e la riduzione dei diritti si cerca la ricetta per la sopravvivenza delle aziende?!

Non è da oggi che Confcommercio inseguiva l’obiettivo di indebolire e vanificare il ruolo contrattuale del sindacato in azienda. Anche per questo il negoziato per il rinnovo del contratto andava avanti da mesi. Avevamo costruito una piattaforma unitaria che assumeva con decisione l’obiettivo di difendere la contrattazione di secondo livello, proprio perché lì nasce e si sviluppa la possibilità del sindacato e dei lavoratori di dire la loro su come può essere organizzato il lavoro in azienda, su come gestire gli orari, i turni, i riposi, le domeniche, perché parlando di questo, parliamo delle condizioni materiali di vita e di lavoro delle persone in carne ed ossa, che non possono essere lasciate alla mercè solo delle imprese.

Non ci siamo mai tirati indietro quando ci è stato chiesto di affrontare le esigenze che in termini di flessibilità del lavoro ci hanno sempre segnalato. Il nostro è uno dei settori più flessibili che esistano nel mondo del lavoro. Ma c’è un limite a tutto: la flessibilità non può diventare precarietà e soprattutto, non può diventare un regime senza regole o dove l’unica regola che può valere è la volontà incondizionata delle aziende. Noi non abbiamo firmato quell’intesa perché a nostro giudizio quel limite è stato superato, creando condizioni di debolezza per le lavoratrici ed i lavoratori che dovessero vedersi applicato quel contratto.

Ed in ogni caso, abbiamo chiesto di poter confrontare con loro queste soluzioni, abbiamo chiesto di sospendere per dieci giorni la trattativa per presentare ai lavoratori o per lo meno alle loro rappresentanze la complessità del negoziato. Non abbiamo avanzato una richiesta estemporanea, non abbiamo chiesto di soddisfare un vezzo della Filcams, ma di applicare una regola che ci eravamo dati con le altre due organizzazioni sindacali di categoria, con le quali avevamo siglato un regolamento contrattuale, che prevede, sia in fase di elaborazione della piattaforma, che in fase di validazione delle intese contrattuali, la consultazione dei lavoratori, con certificazione del voto. Neanche questo si è voluto riconoscere!

Siamo qui, dunque, per ribadire che non siamo d’accordo con quell’intesa e che, in ogni caso, essa venga sottoposta al voto dei lavoratori, nel rispetto delle regole che ci siamo dati. Noi non abbiamo paura del voto dei lavoratori, di tutti i lavoratori del settore, ed il nostro rispetto per la democrazia è quello che ci farà rispettare l’esito stesso della consultazione. Se i lavoratori approveranno l’intesa noi la rispetteremo. Ma proprio per questo chiediamo che venga rispettato il diritto dei lavoratori a dire la loro sul contratto che li riguarda. Non possiamo accettare l’idea che –da un lato- i sindacati si dividono e –dall’altro- venga tolta la parola ai diretti interessati. Per questo, rinnoviamo la richiesta che si promuova unitariamente la consultazione dell’intero settore.

La nostra posizione ha come riferimenti una piattaforma unitaria ed un regolamento contrattuale condiviso unitariamente. Non siamo noi, dunque, ad aver prodotto la separazione, il nostro è un atto di coerenza e di responsabilità verso i lavoratori e verso i patti unitariamente sottoscritti. Chiediamo a chi si è separato da questi riferimenti unitari, firmando l’intesa separata, di riflettere sulle conseguenze delle loro scelte.

Ciò nonostante, noi non staremo a guardare. Il nostro spirito e la nostra cultura unitaria ci impone di ricercare tutte le vie per ricostruire un rapporto di collaborazione tra i sindacati, nell’interesse dei lavoratori che rappresentiamo. Questo non potrà avvenire sull’intesa che noi non abbiamo condiviso, senza introdurre al suo interno modifiche sostanziali sui punti critici. Questo rapporto può essere ricostruito nella pratica concreta della contrattazione, a partire da quella di secondo livello.

La nostra posizione, in merito, è chiara. Se Confcommercio, con l’accordo separato ha inteso scardinare il valore degli accordi aziendali, con i quali si è regolata l’organizzazione del lavoro, a partire dal lavoro domenicale, se lo levi dalla testa: quegli accordi aziendali valgono più dell’accordo separato, noi li difenderemo ed alla loro scadenza li rinnoveremo a partire da quei contenuti, non certo regredendo sulla base della normativa prevista nell’intesa separata. Gli accordi aziendali non si toccano! E ci auguriamo che alla loro scadenza Fisascat e Uiltucs condividano la nostra posizione e partecipino con noi ai negoziati per il loro rinnovo, sulla base di piattaforme elaborate nelle singole aziende, riconfermando con ciò una titolarità contrattuale , che noi difenderemo con grande decisione.

Al tempo stesso, siamo disponibili ad avviare una fase di contrattazione territoriale per tutelare le centinaia di migliaia di lavoratrici e lavoratori delle imprese che non hanno accordi aziendali. Sappiamo che è terreno più difficile, ma dovremo provare a farlo e proprio per la loro complessità auspichiamo che esso rappresenti terreno di lavoro comune con le altre organizzazioni sindacali. Ma, proprio per questo, non possiamo fare a meno di denunciare una tendenza già in atto a procedere separatamente anche a livello territoriale, come alcune vicende regionali e provinciali hanno messo in evidenza. Se chi ha firmato l’intesa separata pensa di riprodurre tale pratica anche sul territorio, sappia che la Filcams non asseconderà questa scelta e si batterà per impedirla, perché fonte di ulteriori divisioni tra i lavoratori.

Noi sappiamo che il quadro dei rapporti sindacali a livello più generale non è dei migliori. Domani si terrà l’incontro con Confindustria, al quale la Cgil parteciperà convinta del fatto che se l’Associazione degli imprenditori non porterà novità significative al documento proposto, noi ribadiremo conclusa quella fase di confronto. L’ipotesi di un accordo separato è costantemente richiamato come evento molto probabile dagli osservatori politici e sindacali. Del resto, Cisl e Uil hanno espresso una loro sostanziale condivisione con quella proposta, salvo riconoscere, anche attraverso le loro strutture di categoria, che qualche difetto nel documento di Confindustria esiste davvero, a partire dalla riduzione del potere d’acquisto dei salari.

Noi non possiamo che guardare con grave preoccupazione all’inesorabile deriva dei rapporti unitari, poiché sappiamo per esperienza che i lavoratori non avranno molto da guadagnarci. Ma a maggior ragione, di fronte ad una Confindustria che ha imboccato decisamente la strada del peggioramento delle condizioni economiche e sociali dei lavoratori, di fronte ad un Governo che ripropone per legge, anzi, per voto di fiducia, lo smantellamento del mercato del lavoro, della scuola elementare, della ricerca e di gran parte delle politiche sociali non possiamo non essere punto di riferimento per quella parte del Paese colpito da queste politiche ingiuste. Le manifestazioni promosse dalla sola Cgil, sabato 27 novemnbre, avremmo voluto fossero iniziative unitarie, perché chiedevano nuove politiche per chi lavora e per i settori più deboli della società. Si è pensato che noi facessimo politica, invece che parlare dei problemi concreti del Paese; poi, però, si è capito che sulla scuola sarà inevitabile andare allo sciopero generale, così come sui contratti pubblici ed in altri settori ancora.

Per questo la crisi dei rapporti unitari non è una bella notizia per i lavoratori, ma lo sarebbe meno ancora se dovessimo offrire loro la paralisi dell’azione sindacale. Noi non vogliamo fare da soli, ma dare vita alle piattaforme che unitariamente abbiamo costruito, quella sulla riforma della contrattazione, quella sul fisco, sul Mezzogiorno, sulla politica economica e finanziaria del governo. Noi siamo lì, su quei terreni, sono altri a doverci dire perché se ne sono andati.

In queste ore si è andata aggravando la crisi finanziaria mondiale. Questa crisi cambia l’ordine delle priorità e ripropone la centralità dei temi legati alla crisi e lo sviluppo. Il nostro settore non è fuori dalle sfide di questi giorni, al contrario, né è pienamente investito. Stiamo già vivendo gli effetti della crisi, attraverso i lcalo dei consumi e dovremo gestire questa fase non per breve tempo. Un Paese più povero è un paese che consuma meno e va meno in vacanza. Siamo un settore nel quale il sistema delle aziende pensa di sopravvivere ricorrendo alle politiche di bassa qualità, alla precarizzazione del lavoro ed alla negazione dei diritti. Siamo un settore che ha bisogno come il pane di politiche di sviluppo settoriale, di una propria “politica industriale”, mentre il Governo se n’è completamente dimenticato (e non lo diciamo noi, ma Confcommercio, che ce l’ha pure con Confindustria). Migliaia di lavoratrici e lavoratori cominciano a veder messo in pericolo il loro posto di lavoro, come i dipendenti delle aziende di appalto dei servizi scolastici, che in seguito ai provvedimenti della Gelmini rischiano di non lavorare più; ed a loro, che manifesteranno il 14 ottobre, va tutta la nostra solidarietà.

Ecco che siamo nel bel mezzo dei principali conflitti che animeranno la vita del Paese nei prossimi giorni. Per questa ragione riteniamo di dover dare attuazione alla decisione presa dal Direttivo nazionale del 17-18 settembre, relativa ad una grossa iniziativa di mobilitazione della categoria, sostenuta dalla proclamazione di una giornata di sciopero, che noi proponiamo si svolga sabato 15 novembre a Roma, attraverso una grande manifestazione nazionale. Una giornata di mobilitazione per difendere il diritto alla contrattazione, per difendere i diritti delle fasce più deboli del settore, a partire dagli apprendisti; per respingere il tentativo di fare del mercato del lavoro nel settore del terziario e non solo, una sorta di self service a basso costo; e per chiedere ad imprese e governo politiche di qualificazione del lavoro, del mercato e dei prodotti. Una giornata di lotta nazionale che rimetta al centro dell’attenzione del paese i temi del settore distributivo, dal punto di vista sindacale ed istituzionale (perché il tema del lavoro domenicale si connette con quello della qualità della vita sociale e culturale delle città) e fare della Filcams un interlocutore autorevole per le istituzioni, che sulla politica commerciale devono riappropriarsi del ruolo di programmazione che spetta loro.

Con questa iniziativa vogliamo offrire una contesto ideale per lo sviluppo della contrattazione che i nostri delegati dovranno esercitare nei prossimi mesi nelle aziende e nei territori. Vogliamo attrezzare il nostro esercito di proposte forti, che riguardano il funzionamento delle loro aziende ed il contesto all’interno del quale esse si trovano ad operare. Voi siete il nostro esercito ed è principalmente a voi che affidiamo il compito di guidare questa battaglia. La Filcams Nazionale sarà al vostro fianco e vi sosterrà con tutte i mezzi necessari.

Questo non è un sindacato che dice NO, ma un sindacato che dice NO alla distruzione del lavoro, dei diritti e della contrattazione. Un sindacato che non si nega alle sfide innovative, ma che non confonde la modernità con l’abolizione dei valori, primo fra tutti la dignità delle persone che lavorano. E’ un sindacato che sa guardare ai valori da difendere, non in chiave difensiva, ma come leve per l’ulteriore crescita del Paese. Per questo, nel momento in cui chiediamo attenzione a tutto il sindacato per la nostra vicenda contrattuale e settoriale, siamo al fianco dei lavoratori della scuola, che lottano per difendere l’architrave della civiltà, cioè, il diritto all’istruzione pubblica qualificata; siamo a fianco dei lavoratori pubblici, per difendere la funzione sociale del lavoro pubblico, che non può essere mortificato dalla strumentale polemica dei fannulloni; siamo a fianco di tutte le categorie che tornano a combattere per l’occupazione, contro i licenziamenti.

Un sindacato che sa quando dire NO, è un sindacato che si batte per valori, come quello del rispetto, della tolleranza, dell’inclusione sociale delle persone diverse da noi. Per questo guardiamo con preoccupazione agli episodi di razzismo che in queste settimane hanno tragicamente riempito la cronaca del Paese. Un settore nel quale gli immigrati continueranno ad essere una quota sempre più crescente del mercato del lavoro deve stare in prima fila nella lotta contro il razzismo che sembra infiammare le piazze provinciali o metropolitane di quell’Italia che non poco ingrassa con lo sfruttamento della manodopera di colore.

Per tutto questo vi ringraziamo di essere qui, perché date speranza alle battaglie di questo sindacato, che sono battaglie per un lavoro migliore e soprattutto per un Paese migliore, dove si possa anche lavorare la domenica, sapendo di farlo non per consumare egoisticamente la prospettiva di una civiltà più avanzata, ma per fare del lavoro, anche domenicale, ma rispettoso dei diritti e della dignità delle persone la pietra angolare di questa civiltà più avanzata.