Relazione di Carmelo Romeo Segretario Organizzativo Nazionale-Conferenza di Organizzazione Filcams 14-16/05/08

Relazione di Carmelo Romeo
Segretario Organizzativo Filcams Nazionale
Conferenza di Organizzazione Nazionale
Palazzo del Cinema – Lido di Venezia
14-15-16 maggio 2008

Si conclude a Venezia la conferenza di organizzazione della Filcams Nazionale avviata dal C.D. del 15 e 16 maggio 2007, dalle successive fasi di approfondimento e di discussione in occasione del seminario tenuto in quel di Arezzo nel mese di giugno 2007 e dal C.D. Nazionale del 17 e 18 gennaio 2008 che ha avviato le conferenze di organizzazione che si sono svolte in tutte le strutture provinciali e regionali.
L’intero quadro attivo della Filcams CGIL ha partecipato ad un dibattito appassionato, attento, a volte articolato, non solo sui temi della conferenza contenuti nel documento programmatico approvato dal Comitato Direttivo della CGIL in data 17 e 18 dicembre 2007, ma anche politico-sindacali, sempre attento agli aspetti contrattuali che ci hanno impegnato in questi due anni, a partire dal congresso nazionale del 2006, nei rinnovi dei più importanti contratti collettivi nazionali che interessano milioni di lavoratrici/tori del terziario e della distribuzione, del turismo dei servizi.
La conferma del percorso per la conferenza di organizzazione definito per i livelli territoriali e regionali, ha consentito al gruppo dirigente di esprimere forti preoccupazioni per l’interruzione anticipata della legislatura, giudicata sbagliata e dannosa per gli interessi del Paese.
Le elezioni anticipate, fermamente volute dall’opposizione parlamentare, sono state, comunque, la naturale conseguenza delle divisioni delle forze politiche che avevano sostenuto, negli ultimi due anni, il Governo presieduto da Prodi debole politicamente e nella composizione parlamentare.
Tuttavia, le valutazioni più pessimistiche non lasciavano presagire un risultato elettorale, quale quello scaturito dalle urne il 14 aprile, che ha fatto registrare uno spostamento a destra del quadro politico del nostro Paese che ci riporta indietro di 60 anni.
Senza alcuna modifica all’attuale legge elettorale conosciuta sotto il nome “porcellum”, si è realizzato un mutamento politico radicale che altera gli equilibri politici degli ultimi quindici anni, aprendo una nuova fase all’insegna di un bipolarismo anomalo, cancellando dal Parlamento Italiano la presenza di quei partiti della sinistra che hanno svolto un ruolo importante nella storia del nostro Paese nel XX secolo.
Sono trascorsi esattamente 30 giorni dalla consultazione elettorale del 13 e 14 aprile e poco più di 15 giorni dell’altrettanto disastroso risultato elettorale del Comune di Roma, e le prime reazioni a caldo nel ricercare le colpe di qualcuno rispetto alle sfortune della variegata coalizione di centro sinistra del Governo Prodi, nonché le solite ed per alcuni versi inutili forme di autocritica che hanno animato il dibattito all’interno delle singole formazioni politiche sconfitte nella campagna elettorale, lasciano gradualmente il campo ad un’analisi più attenta dei risultati tesa a capire le ragioni che hanno indotto larghe fasce dell’elettorato, che tradizionalmente appartenevano allo schieramento della sinistra radicale e di quella riformista, a votare per una coalizione di destra che è la peggiore di quelle che governano altri Paesi occidentali.
Non ho la pretesa di proporre una puntuale analisi del voto, mi limito soltanto a svolgere alcune riflessioni anche alla luce di quanto è emerso dalle nostre conferenze di organizzazione territoriali.
Innanzitutto mi sento di poter affermare che il giudizio sul Governo Prodi nelle valutazioni del nostro gruppo dirigente, tra i lavoratori e delegati che noi rappresentiamo, è stato prevalentemente teso ad evidenziare gli aspetti negativi.
La pletorica composizione della compagine di Governo, la litigiosità dei suoi membri difficilmente contenuta dal Presidente del Consiglio, il provvedimento sull’indulto, approvato a larghissima maggioranza dal Parlamento eccetto la Lega Nord e contestato aspramente da quanti, maggioranza ed opposizione, lo avevano caldeggiato e sostenuto con il proprio voto, hanno generato una crescente delusione nell’elettorato di centrosinistra, che si è sentito tradito nelle aspettative rispetto alle promesse non mantenute della precedente campagna elettorale.
E’ la delusione è andata via via crescendo anche per la ragione che la sinistra, tutta la sinistra, era parte determinante della maggioranza del Governo.
Abbiamo vissuto questi due anni del Governo Prodi col fiato sospeso, quasi in apnea, ogni volta che c’era una votazione al Senato si paventava la caduta del Governo.
Le fibrillazioni all’interno del Governo, prima che Mastella e Dini staccassero definitivamente la spina, avevano già indebolito la maggioranza al Senato a seguito del venir meno della fiducia da parte di Rossi e Turigliatto sui temi di politica esterna.
La crisi definitiva è stata causata per motivi meno nobili o meglio ignobili, per effetto delle laute elargizioni di finanziamenti al Senatore De Gregorio ed al Senatore Dini, nonché per le promesse di un apparentamento politico con l’Udeur di Mastella, promesse non mantenute che hanno causato, almeno per il momento, il suicidio politico dell’uomo di Ceppaloni.
Tuttavia, anche le scelte di politica economica adottate dal Governo hanno avuto un notevole peso nell’alienare il consenso al Governo Prodi. La scelta di intervenire prioritariamente sul cuneo fiscale a favore delle imprese, rinviando ad una fase successiva misure a favore di un riequilibrio nei confronti dei ceti meno abbienti, peraltro vanificata dall’interruzione della legislatura, rappresenta un ulteriore elemento di dissenso, probabilmente il più forte, nei confronti del Governo uscente.
E’ pur vero, inoltre, che la stessa compagine di Governo non ha mai saputo o potuto valorizzare quanto di buono ha fatto a favore dei pensionati, dei disoccupati dei lavoratori precari, tuttavia penalizzati, per l’ennesima volta dalla politica dei due tempi.
Mi limito ad indicare alcuni punti qualificanti realizzati dal Governo Prodi in questi due anni a partire dalle norme per la stabilizzazione dei lavoratori dei call-center, alla restituzione di 150,00 euro a favore dei redditi incapienti, all’erogazione di una sorta di 14^ mensilità per i pensionati al minimo, alle norme per la tutela della salute e sicurezza sui posti di lavoro che hanno sicuramente contribuito a contenere, sia pure in misura insufficiente, le stragi sul lavoro che collocano il nostro Paese agli ultimi posti in materia di sicurezza sul lavoro ed ai primi posti tra i Paesi Europei per le morti bianche.
E come non ricordare il contributo determinante del Ministero del Lavoro per il rinnovo del CCNL delle imprese, favorito dalle norme introdotte per decreto legge successivamente approvato in punto di morte dal Parlamento in materia di appalti di servizi pubblici e del socio lavoratore.
Ho solo voluto ricordare alcuni dei provvedimenti che ci riguardano più da vicino, anche se la campagna elettorale ha completamente trascurato gli sforzi del Governo Prodi a favore della parte più debole della società al punto che il direttore di Repubblica, per evidenziare l’incapacità di comunicare da parte della litigiosissima compagine di Governo, ha coniato uno slogan ad effetto: ha predicato male e razzolato bene.
Non può sfuggire il paradosso per cui il Centro Sinistra, durante il Governo 1996/2001 ha avviato il risanamento economico del Paese favorendo l’ingresso dell’Italia nell’Euro introducendo misure improntate all’equità sociale, consegnando al Governo Berlusconi un Paese avviato verso la normalità.
Successivamente, l’immaginazione creativa del Governo di Berlusconi e del Ministro Tremonti ha generato la politica dei condoni, le leggi ad personam, gli attacchi alla Costituzione del nostro Paese, ai diritti dei lavoratori, senza preoccuparsi minimamente dei danni procurati al potere di acquisto delle retribuzioni per l’assenza di qualsiasi controllo sui prezzi a seguito dell’introduzione della moneta unica europea.
Analogamente, dopo lo striminzito e per molti versi deludente risultato elettorale del 2006 il Governo Prodi ha avviato una politica di equità fiscale, risanato il bilancio dello Stato attraverso un’incisiva lotta contro gli evasori fiscali consegnando al nuovo Governo un cospicuo extragettito fiscale, peraltro negato da Tremonti che, nelle intenzioni del Governo Prodi, ed anche per effetto delle intese sul protocollo sul welfare del 23 luglio 2007, doveva essere utilizzato a favore dei salari e dei redditi di pensione, così come previsto nella piattaforma unitaria sul fisco.
Ma persino sul protocollo del Welfare si è trovato il modo di litigare all’interno della maggioranza del vecchio Governo, nonostante il consenso all’intesa espresso, a larghissima maggioranza dai lavoratori e pensionati che hanno partecipato alla consultazione promossa da CGIL-CISL-UIL.
Nelle affermazioni del presidente Prodi e del suo Ministro del Tesoro, pochi giorni prima di passare le consegne al nuovo governo, si leggeva la soddisfazione per i positivi risultati di bilancio. L’Europa è prodiga di riconoscimenti per il buon lavoro fatto. Peccato che l’idea dei nuovi governanti e di destinare l’extragettito- il tesoretto – per detassare gli straordinari e per l’abolizione dell’ICI.
Gli effetti dello sconto fiscale sullo straordinario comporteranno un incremento del reddito di 200 euro l’anno- 400 secondo le stime di Confindustria per ogni operaio impegnato in prestazioni di lavoro straordinario, mentre l’abolizione dell’ICI verrà estesa al restante 60% di proprietari di case non esentati dalle misure adottate dal Governo Prodi.
Se il nuovo Governo adotterà le suddette misure il vantaggio derivante dalla detassazione dello straordinario riguarderà una platea limitata di lavoratori, mentre il ricorso allo straordinario comporterà la disincentivazione di nuova occupazione con conseguenti effetti negativi sull’occupazione dei giovani e delle donne. Il taglio dell’ICI premia i proprietari di immobili di qualità e di pregio, e non ha alcuna utilità sociale ed economica. Un riequilibrio a scapito dei ceti meno abbienti.
Ed ancora. Non è stato percepito in tempo, l’importanza che assumono, anche per il mondo del lavoro, i temi connessi alla nuova questione sociale, ai diritti individuali e collettivi delle persone, delle donne, degli uomini, dei giovani, alla sicurezza sui posti di lavoro ma anche nelle città, subendo la scomposta demagogia della destra, supportata da gran parte degli organi di stampa, che ha addebitato al Governo Prodi ed agli Amministratori di Centrosinistra delle Regioni e degli Enti Locali la responsabilità della recrudescenza, in parte vera in parte alimentata dagli organi di informazione come nel caso di Roma, della criminalità, specie quando venivano coinvolti immigrati.
E’ passata nel più assoluto silenzio la notizia apparsa su qualche quotidiano in occasione di una conferenza del nuovo sindaco di Roma sulla sicurezza, che i crimini contro i beni e le persone hanno subito una drastica riduzione, pari al 40%, nel 1° trimestre del 2008 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. E’ a tutti noto quanto abbia pesato il tema della sicurezza nella sconfitta del centro sinistra nella Capitale.
A queste campagne di stampa, spesso, erano date dal Governo e dagli Amministratori del Centro Sinistra risposte contraddittorie, come se fossero pervasi da sensi di colpa; significative appaiono a mio parere le iniziative assunte dai Sindaci di alcuni importanti capoluoghi del Centro e del Nord, storicamente emblematici per la sinistra, nei confronti dei lavavetri, dei rom, dei mendicanti, delle prostitute che non affrontavano il cuore del problema, considerato che alle spalle degli immigrati anche non clandestini, e che non delinquono per scelta individuale, prospera la criminalità organizzata interna ed internazionale.
Certamente ha pesato e pesa nelle scelte degli Amministratori locali, anche di centrosinistra, il diffuso malessere, a volte giustificato ed a volte irrazionale, che pervade l’opinione pubblica, per il proliferare della microcriminalità e della delinquenza in particolare degli immigrati clandestini, enfatizzate in maniera ossessiva da alcuni quotidiani e dal monopolio televisivo pubblico e privato, spesso indifferente rispetto al crescente peso della criminalità organizzata che dalle regioni meridionali espande da anni i suoi tentacoli soffocanti in tutto il Paese ed anche all’estero, che rappresentano uno dei più forti ostacoli allo sviluppo economico e sociale del Paese.
Condivido pienamente il dramma che vive ogni cittadino che subisce forme di violenza, nelle proprie abitazioni, nelle strade, sui mezzi pubblici; ciascuno di noi è consapevole del senso di insicurezza che si diffonde con sempre maggiore frequenza tra i cittadini, ma trovo intollerabile il silenzio assordante degli stessi organi di stampa che tacciono oppure banalizzano le dichiarazioni di un autorevole parlamentare della destra quando afferma di considerare un eroe un individuo condannato all’ergastolo definitivamente per reati di mafia.
E si potrebbe continuare a lungo nell’evidenziare le contraddizioni e le tensioni che hanno attraversato la compagine Governativa sui temi della politica estera, di quella energetica, sulle infrastrutture, sulla ricerca, su una diversa politica economica maggiormente redistributiva, in grado di rendere competitiva l’economia del nostro Paese, favorendo un’occupazione più stabile e di qualità.
E come non ricordare, infine, le posizioni contraddittorie e di estrema debolezza del Governo rispetto ad un’inaccettabile invadenza delle gerarchie ecclesiastiche sui temi dell’aborto, della famiglia, delle persone che costituisce un attacco senza precedenti alle libertà individuali ed alla laicità dello Stato. Attacchi come quello sulla legge 194 ci riportano gli anni 50.
Credo che non giovi ad alcuno la discussione sul voto utile che avrebbe penalizzato la sinistra radicale in quanto non è stato sufficientemente contrastato. Vi risparmio qualsiasi riferimento sui flussi di voto; ma è indubbio che una parte dei voti dell’elettorato di sinistra sia andata al Partito Democratico, così come una parte per protesta o per motivi diversi ha trovato sbocco nella Lega Nord, un’altra fetta si è rifugiata nell’astensionismo mentre l’1% ha espresso la propria preferenza per i partiti a sinistra della Sinistra Arcobaleno.
E’ altrettanto vero, e mi scuso per l’estrema genericità del giudizio, che l’auspicato sfondamento al centro da parte del Partito Democratico non c’è stato per cui tocca anche al gruppo dirigente di questo partito garantire rappresentanza politica a quelle forze politiche che si sono riconosciute nella Sinistra Arcobaleno le quali, non ci può sfuggire, sono radicate nella società e sono presenti in quasi tutte le giunte regionale e degli Enti Locali con il P.D. che si è attestato, è bene ricordarlo, poco sopra il 33% e che, difficilmente potrà candidarsi a governare in futuro il nostro Paese senza confrontarsi con quella parte della sinistra che, al di là degli esiti della recente consultazione elettorale, dovrà a mio parere, misurarsi con i problemi del governo del Paese.
Nel pieno rispetto della reciproca autonomia mi permetto di suggerire sommessamente che la decisione della nostra conferenza di organizzazione di considerare centrale il territorio dovrebbe essere un terreno di riflessione anche per i partiti politici, in particolare nella composizione delle liste e nella scelta dei candidati per essere realmente più vicini alla gente, alle loro esigenze ed ai loro bisogni.
Ci attendono, adesso, almeno cinque anni di Governo della destra, durante i quali dobbiamo avere la capacità di avviare un dibattito culturale molto profondo, nel tentativo di contribuire anche per parte nostra alla costruzione di un diverso tessuto politico e sociale che si fondi sull’idea di una società più giusta, permeata dai valori dell’eguaglianza, della solidarietà, del rispetto dei diritti individuali e collettivi.
A questo obiettivo il Sindacato, tutto il Sindacato, può offrire un contributo essenziale anche alla luce del dibattito che sta attraversando la nostra Organizzazione e dell’intesa con CISL ed UIL sui temi delle regole, del pluralismo, della partecipazione e del diffuso radicamento sul territorio.
Ed è sul territorio come dicevo prima, che si gioca la sfida che la CGIL lancia attraverso la sua conferenza di organizzazione perché nel territorio è cambiato il ciclo produttivo, c’è una migliore capacità di aggregazione e si incontrano nuovi bisogni, ai quali va data una risposta con i fatti, per battere le critiche populistiche ed inaccettabili di Montezemolo e dei tanti censori della carta stampata, anche del Centrosinistra che, nel tradizionale stile italico, sono saltati sul carro del vincitore, ed hanno già proclamato il de profundis del sindacato confederale.
Dopo la casta dei politici ecco imperversare nelle librerie italiane, anche se con molta minore fortuna, “L’altra casta” che tende a mistificare il ruolo e la funzione del sindacato confederale italiano. Una “rappresentazione ridicola”, come ebbe a definirla Epifani, in quanto non abbiamo privilegi da difendere. Le retribuzioni di un dirigente sindacale della CGIL sono molto contenute, forse troppo, e sono facilmente riscontrabili. Saranno queste le vere ragioni che hanno fatto scatenare una campagna di menzogne contro il Sindacato ed il suo peso nella Società.
Non condivido per nulla tutte le affermazioni di Grillo, anche quelle riferite al giornalismo ma credo sarebbe opportuno che le grandi firme del giornalismo italiano, i cui vantaggi e privilegi sono ben noti, riflettessero in maniera approfondita sullo stato preoccupante della libertà di stampa nel nostro Paese e sull’estrema precarietà in cui è costretta a prestare la propria opera professionale la stragrande maggioranza dei giornalisti italiani, che aspettano il rinnovo del contratto di lavoro da oltre due anni.
Al Sindacato non mancherà il modo di effettuare una serena riflessione sui propri ritardi, sulle proprie contraddizioni, anche alla luce del voto espresso dagli operai, dai pensionati, dai lavoratori precari a favore della Lega nelle regioni del Nord e di Forza Italia ed Alleanza Nazionale nelle regioni del Sud.
Non possiamo essere indifferenti, anche se non è la prima volta che ciò avviene, perché il voto si carica di particolari significati in quanto su alcuni valori quali la solidarietà e su alcuni temi fondamentali quali la politica di accoglienza degli immigrati e la sicurezza le proposte del Centro Destra ed in particolare della Lega sono diametralmente opposte a quelle della CGIL e del Sindacato Confederale.
Come si conciliano le affermazioni di autorevoli esponenti della Lega Nord come SGOMBRARE GLI STRANIERI, QUANTI MUNGITORI, MURATORI E BADANTI DEVONO ESSERE CACCIATI, con i principi contenuti nello Statuto della CGIL?
E le affermazioni dell’immigrato regolare albanese quando fa proprie le ragioni della Lega Nord contro il connazionale immigrato irregolare, anche se non delinque, perché teme per il proprio posto di lavoro?
Io penso che una riflessione serena ed attenta sul voto degli operai, dei precari e dei pensionati valga molto di più delle critiche rivolte a quanti, nella sinistra radicale non sono stati sufficientemente aggressivi nei confronti del partito democratico, al solo scopo di scaricare su qualcuno la responsabilità rispetto ad un risultato elettorale imprevisto, imprevedibile ed inimmaginabile anche dopo le prime proiezioni elettorali.
Pur in presenza di un quadro politico radicalmente mutato rispetto a qualche settimana addietro e certamente più difficile, i temi decisi in occasione del XV congresso della CGIL sulla lotta alla precarietà e per un’occupazione stabile e di qualità, sull’introduzione di un welfare più rispondente alle mutate esigenze della società, sulla politica di inclusione, mantengono intatta la loro forza progettuale, proprio quando è più preoccupante la crisi etica e dei valori che attraversa la nostra società.
Noi possiamo esercitarci ad analizzare cosa cambia per il sindacato per effetto del nuovo quadro politico.
Il rapporto con il nuovo governo- riconfermando la validità dell’assunto per cui se non c’era per noi un “governo amico” all’epoca del centro sinistra, non dobbiamo riscoprire oggi il “governo nemico” – non può che svolgersi in modo classico, puntando essenzialmente sulla nostra storia di Sindacato generale che ha sempre avuto i suoi punti di forza nella sua autonomia e nel suo programma.
Così come appare superfluo, a mio modo di vedere, discettare su veri o presunti cambiamenti, visto il mutamento del quadro di governo, dei rapporti tra le organizzazioni confederali.
Tutte le analisi e riflessioni sono opportune e necessarie, ma devono essere finalizzate, comunque, a rafforzare il rapporto unitario ed ad impegnarci per individuare un percorso finalizzato alla costruzione di un programma comune sulle regole di democrazia e di rappresentanza condivise.
Ma la considerazione politica più gravida di conseguenze e che può dare il là alla linea da perseguire è senz’altro quella che identifica questo governo come un governo stabile che durerà a lungo, quanto meno tutta la legislatura e che, vista la sua forza in parlamento ben difficilmente ingaggerà confronti campali con il sindacato producendo, come è già successo, il suo rafforzamento.
Se questo è vero, e noi pensiamo di sì, è necessario uniformare a questo i nostri comportamenti. Anche per noi non ci possono essere scontri frontali definitivi, o preventivi, ma c’è la necessità di dotarsi di strumenti indispensabili per condurre una battaglia di lungo periodo e di lungo respiro.
Abbiamo molte carte da giocare per questa prospettiva.
La piattaforma unitaria definita a Milano su salari pensioni prezzi e fisco è la piattaforma con la quale nell’immediato ci si deve misurare con il nuovo governo.
La condizione di sofferenza di molta della nostra gente lo sollecita, così come reclama che non si facciano passi indietro, ma si vada oltre, rispetto a quanto abbiamo realizzato in tema di stabilità dell’occupazione, di lotta al lavoro nero, per la sicurezza sul lavoro. Non ultimo il decreto legislativo da poco emanato.
L’approdo unitario realizzato sui temi della democrazia e della rappresentanza è una carta fondamentale per reggere in termini vincenti nei prossimi anni. Lo aspettavamo da anni questo risultato e al di là delle legittime sensibilità che si sono espresse anche in modo differente nel comitato direttivo della CGIL, dobbiamo sentirci soddisfatti.
Per quanto riguarda la questione della democrazia di mandato il documento sulla struttura della contrattazione non aggiunge molto di più rispetto a quanto avevamo già realizzato nella categoria.
I contratti di primo e secondo livello li abbiamo sempre sottoposti alla consultazione dei lavoratori e il loro parere è stato sempre vincolante, sia quando sono stati condivisi che quando sono stati bocciati.
Ma questo risultato confederale rafforza definitivamente la scelta della consultazione certificata tra tutti i lavoratori delle piattaforme e delle ipotesi di accordo, e non era scontato. E’ stato, comunque, evitato che un eventuale insuccesso potesse far regredire anche rispetto ai punti più avanzati realizzati attraverso accordi tra alcune categorie.
Semmai, il problema che continuiamo ad avere, e che in una conferenza di organizzazione va detto in esplicito, è che noi, indipendentemente dalle regole che abbiamo, non facciamo abbastanza per la diffusione della consultazione. In qualche territorio alle volte non la si fa proprio. E questo è un male.
Dove invece rileviamo un grande valore aggiunto è sulle regole della rappresentanza. Non è esagerato usare per questo accordo il termine “storico”.
Per la prima volta siamo di fronte ad un accordo unitario che conviene sulla certificazione della rappresentanza e della rappresentatività delle organizzazioni sindacali individuando anche la sede autorevole che la dovrebbe certificare, il CNEL, nonché gli stessi elementi necessari per la rilevazione: gli iscritti e i voti espressi nell’elezione delle RSU.
Noi eravamo arrivati alla determinazione, per rinsaldare un rapporto democratico tra lavoratori e organizzazione, di proporvi di realizzare una grande campagna di rinnovamento anche solo come Filcams che vedesse la validazione attraverso il voto dei lavoratori delle RSA Filcams esistenti e analoga cosa per le RSU Filcams, garantendo alla Fisascat e alla Uiltucs che in ogni caso si sarebbero rispettati i vecchi numeri e proporzioni tra le tre organizzazioni.
Ora possiamo affrontare in modo più ampio e completo tale progetto con una grande campagna di verifica e nuova elezione delle RSU in termini unitari. Non è poco vista l’esigenza che abbiamo.
Per quanto riguarda l’intesa unitaria sul modello contrattuale credo proprio che noi abbiamo ragioni specifiche su cui riflettere e che fanno parte della nostra peculiarità consolidata.
La prima riguarda il peso che per noi ha il contratto nazionale di lavoro, la seconda riguarda l’estensione della contrattazione di secondo livello e la terza riguarda l’emergenza di questi ultimi anni, che è determinata dalla durata dei confronti per realizzare il rinnovo.
La difesa del contratto nazionale inteso come un complesso di norme e diritti che abbia contemporaneamente autorità normativa nazionale e autorità salariale potendosi definire strumento della solidarietà nazionale per i lavoratori di un dato settore è una scelta irrinunciabile, non fosse’altro per la ragione che, per non pochi dei nostri settori, questo è l’unico momento contrattuale in cui possiamo realizzare vantaggi economici e normativi per i lavoratori.
Il contratto nazionale però lo si può minare o svuotandolo di poteri o più facilmente non facendolo proprio.
Trascinare le contrattazioni per 20 – 30 mesi significa ciò. Ed i ritardi sono stati causati da scelte predeterminate da parte di Confindustria e Confcommercio, salvo venire accusati dalle stesse associazioni di essere noi responsabili dei bassi salari che ci collocano agli ultimi posti in Europa.
Per settori come i nostri che non possono far affidamento esclusivamente ai rapporti di forza anche solo per la ragione che a volte la forza è prossima allo zero, disporre di un modello universalmente riconosciuto e rinnovato come impegno politico contrattuale, dà quella forza che nel tempo il modello del “93 aveva perso ma che ha avuto in origine.
Quindi per noi la priorità delle priorità è realizzare un nuovo modello contrattuale che possa rimettere nella normalità la contrattazione nazionale, e l’intesa realizzata, a nostro parere, porta a ciò indicando, altresì, modalità dei rinnovi che ne incentivano le chiusure celeri.
L’altra priorità è la necessità di realizzare risultati verso l’estensione della contrattazione di secondo livello non tanto in termini di diritto, che abbiamo anche realizzato, ma soprattutto in termini di fattibilità reale. L’intesa, pur nei limiti oggettivi esistenti nella terminologia della “esigibilità”, va in questa direzione.
Il contratto del terziario, nel confronto che è ancora aperto, ha marcato la scelta politica della Confcommercio di andare ad un suo progressivo svuotamento rivendicando norme imperative nazionali immediatamente esigibili in tema di lavoro domenicale e riposi settimanali; questo è stato e resta lo scoglio principale che non ci ha consentito di proseguire le trattative.
La contrattazione dell’organizzazione del lavoro è l’argomento che avevamo pensato per un rilancio del ruolo del sindacato nelle imprese organizzate per rispondere ai bisogni che lì si propongono con forza per rinsaldare, attraverso ciò, il rapporto tra sindacato e lavoratori. Non potevamo farcelo scippare. L’intesa confederale mette questa tematica al centro della contrattazione di secondo livello.
In merito alla durata dei contratti noi, per necessità più che per scelta, avevamo sperimentato la formula dei due anni più due anni con una verifica automatica intermedia dello scostamento rispetto all’inflazione reale al fine di un eventuale recupero salariale con riferimento ai dati presi in esame per definire gli incrementi economici.
Ci era parsa una buona scelta perché garantiva con un automatismo l’aggiornamento del salario e ci permetteva il tempo necessario per la contrattazione di secondo livello. Tuttavia, se c’è la possibilità di avere formule di adeguamento del salario contrattato nel corso della durata del contratto, come appare dall’accordo, anche i tre anni possono essere una scelta da condividere.
Prima dicevo del contratto del terziario e lo scoglio che dobbiamo superare nei confronti della Confcommercio per realizzare, sul punto, un’intesa accettabile con l’aggiunta di incrementi salariali che dovranno andare oltre la richiesta avanzata essendo mutate le condizioni previste di inflazione.
Dobbiamo essere consapevoli che stiamo superando il numero di giornate di lotta fatte nei rinnovi più difficili; lo sciopero dichiarato è per il 28 giugno, ma rischia di essere un insuccesso se in questo periodo non si lavora per fare crescere tra i lavoratori e le lavoratrici la mobilitazione. Gli spazi unitari a livello nazionale si sono realizzati, bisogna metterli in attività nei territori.
Se riusciremo a rinnovare questo contratto assieme a quello della Cooperazione di consumo, e quello degli studi professionali, potremo trarre un bilancio importante del lavoro fatto che annovera il contratto più tormentato, quello delle imprese di pulizia, il contratto del Turismo Confcommercio e Turismo Confindustria, che ne ha unificati due di contratti, il contratto della Vigilanza Privata con una successiva vittoria dopo una lotta di lunga lena, trentennale, realizzando la normativa del riconoscimento della figura giuridica della Guardia Giurata, il contratto dei Portieri, il contratto delle Collaboratrici Familiari, il contratto delle Farmacie Speciali, rimane ancora appeso quello delle Farmacie Private.
Un grande lavoro di contrattazione nel livello nazionale senza contare quanto realizzato nel secondo livello sia nazionale che aziendale territoriale, oltre a quei pochi casi di territoriale tout court.
Un grande lavoro sul quale non solo noi ma i lavoratori hanno dato un giudizio globalmente positivo.
Questa è una parte consistente del nostro lavoro che continueremo a svolgere.
Ed infine, non possiamo non guardare con interesse a quanto contenuto nel documento confederale unitario, riguardo all’affermata volontà di rafforzare la normativa vigente per i casi di appalto, outsourcing, cessioni di ramo di azienda che hanno un’importanza rilevante nei settori del terziario.
Sull’insieme di questi temi e su quelli specifici della conferenza di organizzazione il quadro attivo della CGIL ha avuto modo di confrontarsi in questi ultimi mesi.
Ed anche per questi motivi l’aver mantenuto la conferenza di organizzazione, pur in presenza dell’interruzione della legislatura, è stata una scelta che la Filcams ha condiviso e sostenuto, convinta della necessità di riflettere attentamente sullo stato di salute complessivo della nostra organizzazione dopo 15 anni dall’ultima conferenza organizzativa anche se, è bene sottolinearlo in questi ultimi 15 anni, non siamo stati fermi.
Le decisioni dei precedenti congressi e le delibere regolamentari approvate a maggioranza qualificata dal Comitato Direttivo Nazionale della CGIL hanno introdotto un sistema di regole nella CGIL, sul suo pluralismo ed unità interne, sulla democrazia di organizzazione, sulle modalità per l’elezione dei segretari generali e delle segreterie, che ha contribuito, sia pure con difficoltà e con qualche contraddizione, ad adeguare l’assetto organizzato della nostra organizzazione ai mutamenti della società, alle trasformazioni del mondo del lavoro, alla globalizzazione dell’economia, al dirompente fenomeno delle migrazioni interne ed internazionali.
In tutte le conferenze di organizzazione Regionali e territoriali, l’obiettivo di estendere la nostra rappresentanza trova concreta attuazione nel rafforzamento politico ed organizzativo della Filcams in tutte le realtà territoriali.
Il 2007 si è chiuso con un incremento degli iscritti del 4,3% rispetto all’anno precedente. Dallo studio curato dal compagno Perin che troverete agli atti della conferenza, emergono alcuni dati abbastanza significativi. Nel 1949 gli iscritti al terziario erano pari al 3,5% di tutti gli iscritti alla CGIL tra i lavoratori attivi e pensionati. Nel 2007 eravamo al 6,1%. Se si fa riferimento ai soli lavoratori attivi, con esclusione quindi, degli iscritti al Sindacato Pensionati, dal 5,21% del 1980 siamo passati al 13,46% del 2007. In valore assoluto, gli iscritti al 1980 erano 184.170, mentre a dicembre 2007 erano 345.372, quasi raddoppiati rispetto allo stesso periodo.
Una presenza diffusa in maniera omogenea in tutti i settori, commercio, turismo e servizi, con un significativo e crescente peso tra i lavoratori migranti. In base ad un’indagine conoscitiva condotta nel 2004 il 58% degli iscritti erano donne, il 18% giovani con età inferiore ai 25 anni, mentre il 6, % era composto da lavoratori migranti.
Anche nel primo trimestre del 2008 il trend di crescita è confermato e pensiamo di raggiungere, alla fine del 2008 l’obiettivo del 4% in più sul 2007 che ci siamo dati all’inizio dell’anno.
Torneremo sul tesseramento domani pomeriggio, in occasione della festa del tesseramento alla quale parteciperà il Segretario Generale della CGIL.
Voglio qui affermare che questi risultati non sono casuali ma premiano lo sforzo e la determinazione dell’intero gruppo dirigente che ha sempre considerato e considera il tesseramento un obiettivo di straordinaria importanza sul quale sono impegnate risorse economiche, nonché i quadri ed i delegati, le RSA ed RSU che, nel corso di questi anni hanno rivestito ruoli di responsabilità ai diversi livelli. A tutti loro va il ringraziamento della Filcams nazionale.
Ma nelle conferenze territoriali sono affiorati alcuni nodi che vanno affrontati e risolti nel rapporto con la Confederazione e con le altre categorie interessate.
Il dibattito ha dedicato particolare interesse al tema della titolarità contrattuale. Per la nostra categoria resta prioritaria la necessità di una riflessione a tutto tondo sui confini contrattuali, coinvolgendo le categorie nazionali attraverso un coordinamento politico della Confederazione.
Il dibattito confederale, su questo tema registra limiti e ritardi, e non tiene conto della particolare composizione e frantumazione del mondo del lavoro conseguente alle profonde trasformazioni dei settori produttivi industriali, dei servizi, del terziario, della Pubblica Amministrazione, delle nuove tecnologie, della riorganizzazione dei processi produttivi, delle delocalizzazioni che hanno prodotto un mutamento strutturale degli assetti organizzativi del Sindacato.
A queste trasformazioni abbiamo adattato un’azione contrattuale, di tutela e di rappresentanza non sempre efficace ed in grado di rispondere al meglio, in particolare nei luoghi di lavoro, ai bisogni dei lavoratori. Particolare significato assume la dimensione territoriale del sito produttivo.
Per rafforzare la nostra rappresentanza sociale nelle strutture organizzative complesse dove operano lavoratrici/tori ai quali viene applicata una pluralità di contratti collettivi, occorre operare per una ricomposizione della tutela e della rappresentanza, attraverso una contrattazione mirata – di sito – coordinata dalle strutture confederali corrispondenti in stretto raccordo con le categorie interessate a loro volta titolari dei contratti collettivi di riferimento.
Gli emendamenti approvati da molte conferenze territoriali vanno nella direzione di riaprire la discussione sulla titolarità contrattuale, sulla base di proposte innovative riguardo alla ricomposizione/riduzione dei contratti nazionali e la ridefinizione dei confini degli stessi in sintonia con quanto contenuto nel documento confederale unitario sulla riforma del modello contrattuale.
Noi pensiamo di offrire al dibattito della prossima Conferenza di Organizzazione della Confederazione di fine maggio alcuni temi di riflessione:
1) riconfermare, senza eccezione alcuna, che il sindacato di categoria che ha la titolarità contrattuale per il contratto collettivo nazionale e, di conseguenza, la titolarità per il secondo livello, coincide con il sindacato che ha la titolarità organizzativa.
2) escludere nuovi contenitori contrattuali che oltre a contraddire l’orientamento volto alla semplificazione contrattuale rappresentano un dumping nefasto per i lavoratori;
3) contrastare la prassi, purtroppo in atto anche sotto la spinta delle controparti, di allungare a dismisura le sfere di applicazione dei contratti introducendo settori di pertinenza storica di altri contratti;
I nodi da sciogliere a nostro parere potranno essere individuati tra i seguenti:
- come garantire rispetto ai processi di esternalizzazione e/o terziarizzazione, oltre alla contrattazione del processo in se, anche il mantenimento del contratto di lavoro precedente qualora favorevole ed in ogni caso il mantenimento delle condizioni di miglior favore e ciò, in termini di condizione collettiva;
nei casi di re-internalizzazione delle attività primarie precedentemente esternalizzate quali interventi adottare per la salvaguardia delle condizioni di miglior favore – contratto collettivo più favorevole al lavoratore – ed i livelli professionali;
come evitare orientamenti genericamente impostati su una ricomposizione di filiera tra attività produttive e di servizio, complementari, strumentali o di supporto che avrebbe come unico effetto verosimile la generazione di aspettative irrealizzate;
come orientare in occasione delle esternalizzazioni la scelta degli appalti e/o concessioni di un complesso di servizi – facility management – privilegiando il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa in luogo della gara al massimo ribasso favorendo, in tal modo, il riferimento ad un contratto unico degli appalti di servizi pubblici e privati;
come organizzare la rappresentanza dei lavoratori attraverso il coinvolgimento delle categorie della Committenza e degli appalti realizzando un positivo intreccio tra le RSA/RSU delle stesse categorie.

REGIONALI DI CATEGORIA
L’affermazione del documento confederale, sulla centralità del territorio ha aperto una riflessione sul ruolo e la funzione dei regionali di categoria e sul mantenimento dell’istanza congressuale da noi confermata in occasione dell’ultimo congresso nazionale.
La scelta della Filcams non ha comportato, alcun depotenziamento degli altri livelli dell’organizzazione ed è scaturita dall’esigenza di stare dentro la riforma del titolo V° della Costituzione che ha attribuito alle Regioni compiti importanti di natura legislativa, per quanto ci riguarda direttamente, sul riordino del commercio e del turismo ed in materia di appalti di pubblici servizi.
Non si sono verificati appesantimenti burocratici tra i diversi livelli dell’Organizzazione, Regionali, Provinciali ed Aree Metropolitane, anche perché le scelte operate hanno favorito un reale decentramento delle risorse destinate al territorio ed alle rappresentanze aziendali. In prevalenza le strutture regionali, che svolgono, tra l’altro, compiti e funzioni di gestione e coordinamento di attività contrattuali nelle proprie Regioni, sono molto snelle e non hanno richiesto alcun intervento di razionalizzazione sia dal punto di vista economico che organizzativo.
Sono queste le ragioni sostanziali che ci hanno indotto a riaffermare la validità della scelta di considerare il livello regionale quale istanza congressuale, ribadita in tutte le nostre conferenze organizzative.

SISTEMA DI TUTELE E DI SERVIZI.
La Filcams, in tutta la sua storia, ha sempre cercato di contemperare l’esigenza di tutela collettiva, derivante dalla riconosciuta titolarità di ben 28 contratti collettivi nazionali, con una consolidata esperienza di tutela individuale esercitata attraverso gli uffici vertenze gestiti direttamente oppure in stretto raccordo con le Camere del Lavoro. La tutela collettiva e quella individuale non possono che essere complementari favorendo l’allargamento della nostra rappresentanza e rappresentatività anche in conseguenza della nostra capacità di saper essere interlocutori dei lavoratori rispetto ai loro bisogni ed alle loro esigenze non limitate esclusivamente agli aspetti contrattuali.
Realizzare, pertanto, un sistema integrato dei servizi rappresenta un obiettivo ineludibile da perseguire nel breve-medio termine attraverso un’efficace sinergia tra la Confederazione ai diversi livelli, il Sistema dei Servizi, lo SPI ed il coinvolgimento di tutte le categorie.
A nessuno può sfuggire il crescente valore sociale dei servizi che noi proponiamo ad una collettività di iscritti e non iscritti, che sollecitano una risposta puntuale ai loro bisogni, e costituiscono per la CGIL uno dei più importanti veicoli di proselitismo.
Tuttavia questa integrazione dei servizi deve svolgersi nella massima chiarezza e nel rispetto delle prerogative di ciascuna categoria evitando conflitti di competenze e sovrapposizioni di ruoli.
Uno degli aspetti più discussi riguarda l’esigenza di chiarire le forme di tutela che vanno garantite al lavoratore migrante, mi riferisco alle collaboratrici famigliari, le badanti – circa 700.000 in gran parte regolari – ed il servizio che può e deve essere offerto al pensionato che si rivolge alle nostre strutture per conoscere forme e modalità per l’assunzione della badante.
Occorre fare chiarezza sull’insieme dei servizi che offriamo a milioni di persone tra lavoratrici e datori di lavoro. C’è lavoro per tutti senza creare inutili intralci tra le diverse strutture.
Da parte nostra riconfermiamo l’esigenza che le collaboratrici famigliari non solo debbano iscriversi a Filcams Fisascat Uiltucs, in quanto titolari del loro CCNL, ma la tutela e la rappresentanza degli interessi delle stesse compete a Filcams Fisascat Uiltucs. Qualsiasi altra scelta è in contrasto con il nostro Statuto e rappresenta un’indebita interferenza che travalica i confini e le competenze di un livello dell’Organizzazione rispetto ad un altro.
Altra cosa è la tutela che va garantita al pensionato o al lavoratore iscritto, ed anche non iscritto, rispetto alla sua esigenza di assumere una collaboratrice, che si rivolge alla CGIL od allo sportello dei servizi per essere supportato rispetto alle complesse procedure previste dalle normative vigenti in materia di assunzioni.
Essenziale resta l’azione dell’ufficio vertenze ed il ruolo attivo delle categorie sull’insieme delle tutele attraverso un processo di integrazione con il sistema dei servizi in particolare sui seguenti aspetti:

    definire progetti formativi per i quadri e dirigenti sindacali, ma anche per la rete delle rsu, rsa, rls e delegati d’intesa tra le strutture confederali e di categoria ed il sistema dei servizi;
    realizzare un sistema informatico che consenta l’agevole scambio dei dati per il censimento degli iscritti ed un’analisi puntuale dei dati socio/economici del Paese, superando l’attuale diversificazione dei sistemi informatici per un’adeguata integrazione dei dati di quelli esistenti.

Su tale ultimo aspetto, è opportuno sottolinearne l’importanza crescente che ha assunto in questi ultimi anni evidenziando, qualora ce ne fosse bisogno, il notevole successo del nostro sito tra i lavoratori/trici che liberamente possono comunicare, consultando i documenti sindacali ed interagendo con la nostra Federazione.
Dal documento predisposto dal CESI della Filcams, che troverete tra i documenti che vi sono stati consegnati, si evince come 300 lavoratrici/tori si collegano mensilmente on-line attraverso il 118, ponendo quesiti sull’insieme delle tematiche contrattuali, ai quali ci impegniamo a dare risposte esaurienti e tempestive.
Ed ancora, nel periodo gennaio/aprile 2008, sono in media 80.000 i visitatori che ogni mese si collegano con il sito Internet della Filcams, collegamenti che raddoppiano in quanto gli stessi visitatori si collegano più di una volta al giorno. Le pagine visitate, sempre nello stesso periodo sono in media 600.000 al mese, con impennate in occasione delle vertenze contrattuali e dei rinnovi dei CCNL.
La Filcams da tempo manifesta l’esigenza di poter essere interfaccia diretta delle lavoratrici e dei lavoratori sui temi contrattuali e normativi di cui è titolare, allo scopo di fornire servizi ed informazioni puntuali e coerenti con le scelte contrattuali.
L’intreccio tra vertenza individuale e ruolo della categoria rappresenta per la FILCAMS CGIL una condizione essenziale per una politica organizzativa funzionale alle esigenze dei singoli lavoratori e della stessa Confederazione.
Nelle realtà in cui gli uffici vertenze sono stati assorbiti dagli Uffici Confederali i risultati per l’insieme dell’organizzazione sono stati prevalentemente insoddisfacenti, in termini organizzativi ma anche di qualità delle prestazioni offerte.
La Filcams è favorevole all’istituzione di una cabina di regia nelle Camere del Lavoro e nei Regionali CGIL al fine di potenziare il sistema dei servizi anche attraverso un utilizzo mirato delle risorse umane ed economiche.
Ritiene inopportuno aprire un contenzioso nelle realtà territoriali nelle quali, dopo una prima sperimentazione, è stata consolidata la centralizzazione degli uffici vertenze.
Tuttavia, proponiamo un confronto per approfondire le forme e modalità di gestione delle vertenze, ricercando soluzioni appropriate, d’intesa tra Confederazione, le categorie interessate, il sistema servizi, in relazione alle dimensioni delle singole strutture, su due aspetti per noi importanti:

    il primo è di natura politico-contrattuale: data la composizione strutturale delle imprese dei nostri settori, l’attività vertenziale individuale, non essendo un aspetto marginale dell’azione sindacale, costituisce un osservatorio indispensabile per la categoria per calibrare la contrattazione collettiva e la verifica della sua applicazione. Essa rappresenta, inoltre, uno dei veicoli per il proselitismo e l’organizzazione di nuove imprese: Da ciò deriva che il rapporto tra Categoria ed Ufficio Vertenza, per le vertenze di competenza della categoria non può che essere strettissimo. La stessa direzione politica della vertenza individuale compete alla Categoria;
    il secondo aspetto è quello squisitamente organizzativo: il tesseramento realizzato con la vertenzialità individuale di pertinenza della categoria e, di conseguenza, la destinazione delle risorse economiche che ne derivano deve essere oggetto di intese tra Categoria e Confederazione.

In tale logica vanno interpretati gli emendamenti approvati nelle conferenze regionali che vanno riproposte nella Conferenza Organizzativa della CGIL.

LA POLITICA DELLE RISORSE
In sintonia con la scelta ribadita al congresso di Rimini di valorizzare il territorio ed i luoghi di lavoro in questi ultimi anni la Filcams ha operato scelte concrete in termini di dislocazione di risorse umane ed economiche a favore della formazione e dei progetti di re insediamento. Il Bilancio consuntivo che sarà portato all’approvazione del C.D. entro il prossimo mese di giugno confermerà il trend di crescita degli investimenti effettuati.
La discussione sulle risorse, sul loro utilizzo e sul trasferimento delle stesse verso il territorio, è stata improntata al massimo rigore, all’etica, alla responsabilità del gruppo dirigente di tutti i livelli dell’organizzazione, partendo dalla necessità di conoscere l’insieme delle risorse di cui dispone l’organizzazione a tutti i livelli comprese quelle provenienti dalla bilateralità e dai distacchi retribuiti, che devono essere riportate con la massima trasparenza nella presentazione dei bilanci.
Nelle nostre conferenze territoriali, è stato particolarmente dibattuto il tema dell’omogeneità della contribuzione sindacale, sollecitando la Confederazione ad individuare un percorso unitario con CISL e UIL per raggiungere, sia pur gradualmente, l’obiettivo dell’1% di contribuzione.
Nell’affermare il principio che la tessera va consegnata a tutti gli iscritti, a prescindere dalla durata di iscrizione e dalla contribuzione individuale, occorre ricercare opportune soluzioni politiche nei casi in cui il costo tessera è più alto rispetto alla quota corrisposta dai singoli iscritti; argomento questo che interessa la nostra Federazione considerando che, negli ultimi mesi dell’anno, gli iscritti costituiscono un costo a volte insostenibile che incoraggia le nostre strutture a non consegnare la tessera o a rinviarne la consegna all’anno successivo, sempre che permanga l’iscrizione alla Filcams.
Nell’ottica di facilitare il trasferimento di risorse verso il territorio, occorre individuare nuove forme e modalità di canalizzazione verticale ed orizzontale, attraverso una ripartizione trasparente sia delle risorse economiche che di uomini e strumenti perseguendo l’obiettivo di un riparto a favore delle categorie nella misura del 75%, e del 25% per tutti i livelli confederali. Infine, da parte di molte strutture territoriali della Filcams, è stato sottolineato come, in conseguenza della polverizzazione dei posti di lavoro e delle difficoltà organizzative nel mantenere il collegamento con gli iscritti, i costi dei servizi generali corrisposte alle Camere del Lavoro risultino insopportabili.
Ciò in quanto, il forte turn-over degli iscritti coincide sempre di più con il pensionamento dei lavoratori a tempo pieno ed indeterminato, e l’assunzione di giovani a tempo parziale, con prestazioni di lavoro a volte inferiori alle 20 ore settimanali, il che costituisce un serio problema organizzativo ed economico pur in presenza di una forte crescita degli iscritti.

RINNOVAMENTO E RINGIOVANIMENTO
Uno dei temi che ci ha fatto molto discutere durante le conferenze è senza dubbio quello riferito al rinnovamento e ringiovanimento della nostra organizzazione, finalizzato a favorire la crescita di una nuova generazione di quadri da ricercare prioritariamente tra le RSA-RSU, nei posti di lavoro, nel territorio, favorendo l’inserimento di giovani ad ogni livello confederale e di categoria dell’organizzazione, garantendo la rappresentanza di genere, il pluralismo politico, i migranti.
Sono affiorate critiche e perplessità sulle forme ritenute più idonee ad avviare un processo, sia pure graduale di ricambio, anche generazionale dei dirigenti della CGIL. Si sostiene, ed in parte può essere vero, che potrebbe essere lacerante per la nostra organizzazione privarsi delle competenze e dell’esperienza che si sono maturate nel corso degli anni in CGIL.
Ma le perplessità, il più delle volte, provengono dai dirigenti che si sono formati agli inizi degli anni 70, che sono in prima linea da quasi 40 anni, che devono maturare la consapevolezza di favorire l’inserimento, a tutti i livelli dell’organizzazione, di una nuova generazione di quadri, ai quali non devono far mancare il loro sostegno, facendo gradualmente e discretamente un passo indietro.
Per quanto ci riguarda cerchiamo di muoverci in questa direzione. In occasione dell’Assemblea Nazionale della CGIL del maggio 2007 al Brancaccio erano presenti oltre 100 compagne/i delegati, quadri e rappresentanti aziendali di età inferiore ai 35 anni, dei diversi settori in cui si articola la nostra federazione.
Nel quadro delle iniziative decise dalla Filcams Nazionale riguardo alla promozione di un sistema di formazione e riqualificazione continua dei nuovi quadri dirigenti, abbiamo avviato nel 2007 un master per 27 giovani al disotto dei 35 anni dei quali circa la metà donne. Un’altra selezione è prevista per il prossimo autunno per nuovi quadri da avviare ad un altro master di formazione da affiancare alle compagne/i che non hanno potuto partecipare al precedente corso.
La politica formativa e dei quadri ha prodotto risultati che giudichiamo soddisfacenti, anche se si può fare di più. Nel C.D. della Filcams Nazionale la presenza delle donne è superiore al 40%; sono 72 le compagne che ne fanno parte su 177 componenti il C.D. La direzione politica di 31 provincie e comprensori, pari al 27% del totale, tra cui le più importanti Aree Metropolitane, è affidata a compagne. Infine, due compagne dirigono le Regioni Toscana e Lazio.
Non vi è dubbio che le scelte operate rappresentano l’unico sistema per costruire le condizioni ottimali per favorire il rinnovamento ed il ringiovanimento del gruppo dirigente che deve procedere di pari passo con il rispetto ed il consolidamento delle regole che ci siamo dati per l’elezione dei gruppi dirigenti, che vanno soltanto ritoccate per renderle maggiormente coerenti con i bisogni della nostra Organizzazione.
La regola degli otto anni, che la Filcams riconferma, ha comunque generato qualche contraddizione, a volte ha generato la delegittimazione interna ed esterna dei compagni coinvolti nei processi di mobilità, e spinto qualcuno a ricercare collocazioni autonome non sempre trasparenti.
Confermare la regola degli otto significa, a mio parere, correggere gli elementi di criticità e programmare un’attenta politica dei quadri che favorisca il ricambio complessivo dei gruppi dirigenti, nel rispetto del pluralismo politico e di genere che rappresenta un valore reale per la nostra Organizzazione ed il mondo del lavoro.
Ciò non toglie che eventuali limitate deroghe al principio non può significare la messa in discussione dello stesso e, comunque, deve essere motivata da parte dei centri regolatori e validata dagli organi di direzione politica.
Riguardo alla manutenzione delle regole per l’elezione dei gruppi dirigenti, le correzioni maggiormente condivise possono così sintetizzarsi.

    prevedere tra i centri regolatori le Camere del Lavoro Territoriali e delle Aree Metropolitane;
    la proposta per l’elezione delle Segreterie deve essere formulata di concerto tra il Segretario Generale ed i centri regolatori corrispondenti;
    eliminare la procedura del ricorso obbligatorio alla consultazione. La consultazione deve essere una scelta discrezionale dei centri regolatori allo scopo di individuare e valutare il grado di consenso sulle proposte;
    confermare le modalità del voto segreto per l’elezione del Segretario generale e della segreteria;
    introdurre limiti all’utilizzo delle compagne e dei compagni all’interno degli organi esecutivi a tutti i livelli, nazionali e territoriali, confederali e di categoria. Ad esempio, i dirigenti sindacali dipendenti dall’Organizzazione, i distacchi retribuiti e in legge 300, al raggiungimento dei 40 anni di anzianità contributiva, o al massimo, al collocamento in pensione di vecchiaia, non dovrebbero ricoprire ruoli di direzione politica nelle categorie attive. Ed inoltre. Al momento della maturazione del diritto alla pensione, dopo 40 annidi contributi previdenziali, gli stessi dirigenti dovrebbero porre termine al proprio rapporto di lavoro. Non può essere un vincolo statutario ma politico sì.
    estendere la regola del limite massimo degli otto anni o del doppio mandato anche ai gruppi dirigenti degli altri organi collaterali. Federconsumatori, Inca, Sunia

FORMAZIONE
Sempre in tema di rinnovamento del gruppo dirigente, oltre alla richiamata iniziativa del master, la Filcams da tempo interviene in maniera organica sulla formazione dei dirigenti, puntando ad una formazione di qualità che accresca le conoscenze e la professionalità del quadro attivo, sugli aspetti contrattuali, sui processi di trasformazione del mondo del lavoro, sulle dinamiche sociali ed economiche, sulle politiche del lavoro.
Ai giovani quadri e delegati dobbiamo fornire, inoltre, un quadro completo di conoscenze riguardo ai valori posti a base delle nostre scelte a tutela dei lavoratori, la storia del sindacato e del movimento operaio, il ruolo svolto dal Sindacato e dai lavoratori nella lotta di Liberazione, nella costruzione della Democrazia, nella difesa della Costituzione durante i 100 anni di storia della CGIL.
Il nostro programma formativo, curato da Silvia Cecchi, potrete trovarlo nella documentazione che vi abbiamo consegnato. E’ in preparazione nelle prossime settimane una convocazione dei responsabili regionali dell’organizzazione per avviare una riflessione sul piano formativo integrativo per il prossimo anno che coinvolgerà in modo sistematico tutte le strutture, sui temi della salute e sicurezza nei posti di lavoro, sulla contrattazione di secondo livello, aziendale e territoriale.
La gestione della formazione interna pensiamo debba essere affidata alla società CE.MU che si avvarrà di esperienze interne ed esterne alla Filcams.
La politica formativa è strettamente correlata ai progetti di re-insediamento con l’obiettivo di rafforzare dal punto di vista politico ed organizzativo la presenza della Filcams nel territorio ma anche per favorire i processi di ricollocazione dei gruppi dirigenti.
I progetti vengono realizzati in parte con il sostegno del fondo nazionale di re- insediamento, finanziato dalla CGIL e dal Sistema dei Servizi; ma in misura più consistente l’onere economico per i progetti finalizzati all’insediamento territoriale è sostenuto dalla Filcams nazionale.
Un limite da recuperare riguarda il coinvolgimento che riteniamo insufficiente, dei lavoratori migranti che rappresentano un arricchimento culturale ed umano della nostra società e non soltanto una risorsa utile all’economia del nostro Paese.
Dobbiamo pensare a progetti formativi mirati a facilitare il loro pieno inserimento nell’insieme dei livelli e delle funzioni dell’Organizzazione non solo per colmare i nostri ritardi, ma anche per rendere più efficace la lotta al lavoro nero e sommerso, realizzare una politica di accoglienza che elimini quelle sensazioni diffuse di illegalità ed insicurezza causate dalla presenza dei migranti, che alimentano forme di razzismo intollerabili per un Paese civile.

UNITA’ E AUTONOMIA
Sul tema abbastanza complesso dell’unità e dell’autonomia le tesi n.9 e 10 dell’ultimo congresso della CGIL costituiscono un riferimento da tutti noi condiviso.
Mi sembra, in proposito, utile proporre una riflessione attenta per migliorare la qualità delle nostre iniziative politiche, contrattuali ed organizzative sia nel rapporto interno che con Fisascat ed Uiltucs. con cui i rapporti a livello nazionale, pur nella normale dialettica, sono improntati alla reciproca correttezza ed al rispetto delle posizioni di ciascuna organizzazione.
Ciò ha consentito di affrontare unitariamente tutte le vertenze contrattuali nazionali e aziendali, ricercando sempre una soluzione condivisa ai problemi che di volta in volta si presentavamo.
Uno degli elementi più importanti e delicati riguarda la bilateralità. Quanto abbiamo costruito assieme in materia di welfare contrattuale assume un’importanza straordinaria che non possiamo e dobbiamo sottovalutare. Credo sia opportuno abbandonare qualche riserva che alberga al nostro interno per impegnarci al massimo perché le finalità dei singoli enti vengano perseguiti nella massima trasparenza e nel rispetto delle regole che unitamente a Fisascat e Uiltucs ed alle Associazioni datoriali ci siamo dati.
Non sono pochi gli Enti Nazionali, possiamo dire che sono troppi ed a volte se non sono inutili sono superflui, ma ciò è dovuto prevalentemente ad atteggiamenti incoerenti delle nostre controparti, che rivendicano una loro titolarità in occasione dei rinnovi contrattuali.
Allo stato attuale sono 36 gli enti bilaterali nazionali, di cui 15 che si occupano di servizi alle imprese ed ai lavoratori, 11 si occupano della previdenza complementare e 15 erogano forme di assistenza sanitaria integrativa.
Relativamente all’assistenza sanitaria integrativa, introdotta dai precedenti contratti collettivi, va rilevato che i lavoratori iscritti ai diversi fondi erano circa 1.270.000. Una diffusa penetrazione tra gli addetti dei diversi settori merceologici, pari al 40% della platea di lavoratori interessati secondo i dati ISTAT 2001. Una percentuale, purtroppo, non omogenea sull’intero territorio nazionale derivante dal 46% dei lavoratori del Nord Ovest, del 27% del Nord Est, del 18% del Centro, del 6% del Sud e del 3% delle Isole.
Dati che evidenziano quanto diffusa è l’area di evasione pressoché totale del CCNL nelle regioni del Centro Sud che nulla ha a che fare con la risposta all’interpello di alcuni consulenti da parte del Ministero del Lavoro sulla non obbligatorietà del pagamento della quota contrattuale da parte delle imprese non iscritti alle associazioni imprenditoriali che hanno sottoscritto i CCNL.
La validità della scelta contrattuale di fornire prestazioni sanitarie aggiuntive rispetto allo SSN, è confermata dai dati sui rimborsi delle prestazioni che, per l’83% riguardano strutture dello SSN o convenzionate, e soltanto il 17% riguarda strutture non convenzionate.
Sulla previdenza complementare la diffusione nei diversi settori di un numero eccessivo di enti di previdenza, non ha agevolato la diffusione delle adesioni che ammontano a 200.000 lavoratori, su una platea di riferimento di 2.500.000 addetti.
Ci sono inoltre, altri Enti che si occupano della formazione continua con una presenza prevalente delle Confederazioni ed il diretto coinvolgimento delle nostre categorie.
Abbiamo in più occasioni, riflettuto sul funzionamento degli Enti Bilaterali, sulla coerenza della gestione degli stessi con le finalità indicate nei contratti di lavoro. Riconfermiamo, per quanto ci riguarda, la scelta di considerare, di norma, incompatibili gli incarichi gestionali negli Enti e la permanenza negli organi esecutivi del Sindacato.
Così come riteniamo necessario aprire il confronto con Fisascat e Uiltucs per introdurre in tutti gli Enti forme di democratizzazione degli organi, limitatamente ai rappresentanti dei lavoratori, come previsto per gli organi dei Fondi di previdenza complementare.
Ed ancora. Evitare la frammentazione degli Enti per attività omogenee, ricercando la disponibilità delle controparti o razionalizzando il numero degli enti esistenti, al fine di avere una platea di riferimento – imprese e lavoratori – che consenta di acquisire risorse sufficienti a garantire le finalità indicate nei contratti collettivi.
Negli Enti di Assistenza sanitaria abbiamo previsto di destinare almeno il 90% a prestazioni, riteniamo che, per tutti gli altri Enti, le prestazioni e servizi non possano prevedere un’erogazione di prestazioni inferiore al 75% delle risorse acquisite, contenendo al massimo le spese di gestione e funzionamento dei singoli enti.
Altro aspetto importante è quello della rappresentanza e rappresentatività.
L’accordo raggiunto su rappresentanza e democrazia tra le Segreterie Confederali, impone a Filcams Fisascat Uiltucs di ricercare gli strumenti più idonei a garantire ai lavoratori ed alle lavoratrici del nostro settore la possibilità di eleggere i rappresentanti sindacali sui luoghi di lavoro.
L’esperienza non manca per la grande distribuzione, ma anche per gli organi di rappresentanza nei Fondi di previdenza complementare. Dobbiamo incontrarci al più presto per estendere in tutte le realtà territoriali l’esperienza delle RSU. Con l’occasione, alla luce degli obblighi derivante dalle norme sulla sicurezza sul lavoro, dobbiamo prevedere le modalità per l’elezione delle RLS.
Organizzare le rappresentanze unitarie nelle aziende e nel territorio, in linea con quanto già realizzato nel pubblico impiego, anche senza il ricorso ad una legge dello Stato, rappresenta un significativo avanzamento in direzione della validità erga omnes dei contratti collettivi, ed una prima forte risposta alle sentenze recenti della corte di giustizia europea che, in modo surrettizio, reintroducono la Bolkestein.
Per quanto ci riguarda più direttamente come Filcams dobbiamo puntare all’elezione del comitato degli iscritti sulla base degli orientamenti confederali, prevedendo l’elezione dei comitati, in via sperimentale nelle imprese con più di 30 dipendenti, nonché il comitato degli iscritti territoriali o di sito, per le aziende con meno di 30 dipendenti.
Anche sulle politiche internazionali credo sia necessario avviare una riflessione unitaria sul ruolo e l’impegno di Filcams Fisascat Uiltucs negli organismi sindacali internazionali, verificando la disponibilità di destinare risorse umane e soprattutto economiche per contare qualcosa in materia di legislazione europea, e tentare di incidere in qualche misura nel rapporto con le multinazionali sulla contrattazione europea e mondiale. Vi proporremo uno specifico confronto sull’argomento.
Altro importante argomento per i nostri rapporti unitari è quello sulla democrazia sindacale che costituisce uno dei punti del documento unitario di riforma struttura della contrattazione a cui ho fatto specifico riferimento nel corso della relazione.
Ma è sul pluralismo interno che mi voglio soffermare, non solo per riaffermare la validità delle scelte operate unitariamente nel XV congresso della CGIL, ma per valorizzare il pluralismo delle idee che ci hanno sempre indotti a ricercare l’unità nei valori fondamentali dello Statuto della nostra Organizzazione. E questa un’esigenza che dobbiamo avvertire in maniera profonda sia per significativa debolezza della rappresentanza politica e dei partiti, mi riferisco a quei partiti a cui abbiamo sempre guardato con attenzione, sia per il mutato quadro di Governo del nostro Paese.
Dobbiamo sforzarci di rappresentare al meglio gli interessi ed i bisogni del mondo del lavoro, rafforzando l’autonomia del Sindacato dai Partiti e dai Governi, consolidando l’insieme delle regole per costruire una solida prospettiva di unità sindacale.
Se c’è in noi questa convinzione dobbiamo convenire che quanto è avvenuto in occasione della consultazione del 23 luglio non può ripetersi. Una grande partecipazione di lavoratori e pensionati, 5.115.000 in rappresentanza di CGIL-CISL-UIL e gli oltre 206.000 lavoratrici/tori dei nostri settori non può essere oggetto di strumentalizzazioni. Bene abbiamo fatto a respingere con fermezza i tentativi di calunniare la CGIL ed il suo gruppo dirigente.
L’occasione straordinaria sul confronto e la discussione che si aprirà nei prossimi giorni sul documento unitario sulla riforma del modello contrattuale del 1993 che introduce, per il settore privato, le regole democratiche sulla rappresentanza e per la validazione degli accordi contrattuali, deve consentire una discussione franca, nel pieno rispetto del diritto di dissenso individuale o espresso in forma collettiva.
Ma l’esplicitazione del dissenso non può prescindere dalle regole di democrazia interna e dell’unitarietà di azione della CGIL che è sempre un’organizzazione confederale, non la somma dei Sindacati di Categoria, per cui la dialettica interna che è essenziale per valorizzare il pluralismo delle idee, deve essere finalizzata a ricercare la sintesi sui problemi e l’unita della nostra Organizzazione.
Resta un punto da chiarire al nostro interno per evitare le incomprensioni del passato. Nel momento in cui le decisioni vengono assunte dall’insieme dell’Organizzazione, nelle forme e modalità previste dalle regole di democrazia interna, tutti quanti siamo tenuti a rispettarle.
Partendo dalla condivisione delle regole si è arrivati al superamento di maggioranze e minoranze, realizzando un governo unitario di tutti i livelli dell’organizzazione che ha consentito, anche in Filcams, pur in presenza di idee e posizioni a volte diverse, di affrontare e risolvere in maniera condivisa, anche i più complessi problemi contrattuali e politici con i quali ci siamo confrontati in questi anni.
La CGIL era e resta casa comune della Sinistra, dove sensibilità diverse storicamente si sono incontrate, dialogano, e trovano un punto d’intesa e d’impegno comune.
Dovrà continuare a esserlo anche per il futuro.
Per questo è necessario considerare sempre più strategico il valore della nostra autonomia rispetto ai partiti e ai Governi. Un’autonomia che, come abbiamo sempre sostenuto, non ha mai significato ne potrà significare indifferenza rispetto alla politica, e che va salvaguardata mettendo al centro della nostra discussione il merito delle nostre scelte, delle nostre posizioni, in coerenza con quanto contenuto nel programma fondamentale di un grande Sindacato quale è la CGIL.
Ed a questi valori dovranno fare costante riferimento costante tutti i militanti ed i dirigenti della Filcams.
Ricorderete lo slogan del nostro Congresso “Oltre ogni esclusione” rappresentato magistralmente da due braccia che si sorreggevano vicendevolmente.
Il logo della nostra conferenza, che mi richiama alla memoria il Quarto Stato di Pellizza da Volpedo visto da un diverso punto di osservazione, si propone di rappresentare il popolo del terziario che avanza con i tanti problemi individuali che ne caratterizzano la sua evoluzione ma mosso da un unico impegno solidale.
Vi è un nesso logico, certamente non casuale, tra il congresso nazionale e la conferenza di organizzazione, che ricomprende nel valore fondamentale della solidarietà la storia e la cultura di un sindacato da sempre impegnato a rappresentare al meglio i problemi e le esigenze di milioni di giovani, di donne, di migranti, di lavoratori precari che operano in questo settore a torto definito terziario, che diventa sempre di più il principale volano dell’economia di tutti i Paesi.
Una cultura che è nata e si è consolidata nel corso degli anni, forti dell’appartenenza ad un Sindacato la CGIL che nei suoi 100 anni di storia si è schierata a difesa dei più deboli, dei valori della Costituzione e della democrazia contro il terrorismo ed ogni forma di criminalità.
La Filcams non è più considerata un grande contenitore indistinto all’interno del quale ci si può trovare un po’ di tutto; è parte della storia della CGIL e, per dirla con Epifani, è fortemente orgogliosa del presente e guarda con ottimismo al futuro, sostenuta in questo dalla passione e dalla militanza dei compagni e delle compagne che hanno contribuito a fare della nostra Federazione un grande Sindacato e dai tanti giovani, donne e uomini, che sono pronti a rilevare il testimone accompagnandola verso ulteriori traguardi.

Grazie e buon lavoro a tutti.