Relazione D. Banchieri su Bilancio Preventivo 2015 C.D. Filcams Cgil, 20-21/01/2015

Parto dal contesto: Crisi, Jobs Act, Legge di Stabilità…mancano solo le cavallette che arriveranno sicuramente con un bel decreto di ferragosto…
Gli effetti sul nostro paese sono devastanti, a partire dall’abbassamento del livello dei servizi pubblici, fino ad arrivare all’abbattimento dei diritti del lavoro, passando attraverso l’esasperazione delle differenze sociali e lo svilimento degli investimenti nello sviluppo del Paese stesso.
In mezzo a tutto questo ci siamo noi organizzazioni sindacali, diciamo meglio la Cgil, oggetto di attacco strumentale con unico obiettivo evidente quello di indebolire il fronte delle lavoratrici e dei lavoratori attraverso la demonizzazione dell’organizzazione che li rappresenta.
Al netto delle risposte in termini di mobilitazioni che siamo stati capaci di dare, è ora necessaria una valutazione urgente su come la nostra organizzazione riuscirà ad autoriformarsi e a trovare quell’equilibrio economico che sempre più è traballante. Anche a causa dei tagli ai patronati ma non solo.
E per iniziare una riflessione più approfondita che abbia come prospettiva ultima la conferenza di organizzazione, credo sia utile e necessario partire dalla osservazione dei dati economici e di rappresentanza della nostra categoria.
Inizio dal dato del tesseramento.
Il dato di chiusura del 2014 ancora non è definitivo, mancano ancora diverse strutture all’appello, ma siamo comunque in grado già di fare le prime valutazioni anche se approssimative.
Per farlo inizio con l’unico dato certo che mi è stato consegnato dalla Cgil che è quello del tesseramento dell’INCA. Inca nazionale chiude il tesseramento a -15% rispetto al 2013. Il tesseramento che l’Inca fa per la Filcams invece cala complessivamente del 28.5%, che corrisponde a 144.917 iscritti contro i 202.714 dello scorso anno. Questi numeri ci dicono che abbiamo subito gli effetti della crisi ma anche della riforma Fornero sulle disoccupazioni e su altre dinamiche del mercato del lavoro.
Consapevoli di quanto in ognuna delle nostre strutture il dato derivante dalle pratiche di sostegno al reddito è influente, (possiamo dire in media il 30%, ma sappiamo che stiamo facendo una media del pollo) è relativamente facile ricavare l’effetto di questo andamento sul tesseramento della Filcams. In qualche regione riusciremo a chiudere con un dato complessivo leggermente superiore all’anno scorso, e a ben vedere saranno le realtà dove l’inca ha perso meno o dove strutturalmente pesa meno, in alcune riusciremo a confermare il dato del 2013, per buona parte chiuderemo con un segno negativo.
Confrontando il dato complessivo con i bilanci, saremo in grado di pesare il tesseramento derivante da delega che, secondo una prima ricostruzione, risulta essere quasi ovunque in crescita o alla peggio aver tenuto.
In conclusione, i dati ci dovrebbero dimostrare, se confermate queste previsioni, che siamo cresciuti nei posti di lavoro, (mentre siamo calati nella rappresentanza del mondo del precariato, della stagionalità e ovviamente di chi ha terminato ogni forma di ammortizzatore sociale.)
Merito probabilmente anche dei giri di assemblee e degli attivi fatti in preparazione delle mobilitazioni di ottobre e dicembre e quindi giusto ritorno dello sforzo fatto da tutte le compagne e i compagni impegnati nei territori.
Per evitare di essere smentita, non avendo ancora in mano il dato definitivo, non posso spingermi oltre nell’analisi del nostro tesseramento. Troveremo per questo argomento momenti specifici, soprattutto per provare a studiare le strategie necessarie per l’allargamento della nostra rappresentanza e gli eventuali aggiustamenti dei tanti progetti di reinsediamento sviluppati in giro per l’Italia.
Sul tema del tesseramento quindi chiudo con un accenno al problema dell’anagrafe degli iscritti. Ricordo qui ancora una volta l’importanza dell’utilizzo dei sistemi di banche dati confederali, proprio nell’ottica della trasparenza e della semplificazione della lettura del dato. Senza parlare dell’importanza che ha questo tema se proiettato verso la certificazione degli iscritti. Nell’ottica di un accordo sulla rappresentanza è sempre più indispensabile infatti avere a disposizione tutti i dati, non solo quantitativi ma anche qualitativi. Fermo restando che la conoscenza di chi rappresentiamo di sicuro è già di per se indispensabile per poter progettare la nostra attività sindacale.
Strettamente connesso a questo è il concetto di TRASPARENZA, tema su cui la Filcams sempre più investe. Lo dimostra la presentazione che seguirà della versione on line del bilancio sociale che ( come vi verrà spiegato nel dettaglio dalle referenti della società Refe che ci segue da anni) renderà disponibile, nella maniera più chiara possibile, tutti i numeri, le azioni e la composizione della nostra categoria nazionale. Sarà aggiornato periodicamente ed offrirà quindi una fotografia di chi siamo e cosa facciamo. Una volta arrivati a questo risultato, per nulla scontato, il prossimo passaggio sarà quello di riuscire a farlo diventare il nostro curriculum vitae a disposizione di qualsiasi lavoratore, lavoratrice, studente, giornalista che voglia sapere cosa fa la Filcams Nazionale.
Entriamo nel merito del bilancio che verrà successivamente posto in votazione.
Del bilancio preventivo della Filcams Nazionale (di cui dovreste avere tutti una copia) credo sia importante evidenziare che vengono confermate le entrate da canalizzazione, come diretta conseguenza del discorso fatto prima sul tesseramento, ed in cui va letta una idea ottimista di come la nostra categoria reagirà alle congiunture esterne negative. E’ una previsione ambiziosa ma su cui vogliamo puntare.
Le restanti voci che compongono le entrate sono tutte in leggera crescita data dall’aumento delle quote contrattuali e dal recupero di spese che abbiamo soprattutto inerente alla attività internazionale.
Sul fronte delle uscite invece si prevede un maggior afflusso di risorse verso i territori, come dimostra la crescita di tutte le voci che afferiscono ai contributi verso le strutture, mettendo a budget un impegno complessivo di 2 milioni 300 mila euro.
Contestualmente si è cercato di ridurre il più possibile le spese di gestione, provando a ipotizzare economie su tutte le voci su cui è stato possibile, a partire ad esempio dalle tariffe telefoniche e degli affitti delle foresterie. Nello stesso modo va letta la riduzione di risorse che trovate sotto la voce Comunicazione-informazione in cui puntiamo a ridurre gli abbonamenti cartacei ai giornali o altre forme di comunicazione sostituibili con altri mezzi più efficaci e meno onerosi.
Le altre variazioni le trovate sotto le voci Formazione e Ricerca su cui va fatto osservare che il grosso di queste attività, strategiche per la nostra categoria come dimostrerà il PNF che vi verrà presentato a breve, è caricato come costo sul bilancio del Ce.Mu., la nostra società multiservizi che come saprete si occupa dell’organizzazione di tutti i nostri corsi e coordina le ricerche. Non a caso a fine giornata siete tutti invitati a fermarvi per ascoltare la presentazione delle linee strategiche della società e del suo bilancio preventivo, in quanto strettamente connesso a quello della Filcams Nazionale.
Non mi dilungo oltre sulle singole voci che abbiamo cercato di rendere più chiare possibili nello schema di bilancio ma ovviamente sono a disposizione per qualsiasi chiarimento.
Credo che sia di facile percezione lo sforzo che anche quest’anno la Filcams metterà in campo a supporto delle categorie territoriali, in un contesto in cui la Cgil sempre più è messa a dura prova nella tenuta economica delle proprie realtà. E’ questo infatti ciò che emerge non solo dalla conoscenza delle nostre realtà, ma anche dalle riunioni a cui partecipiamo in confederazione. Il bilancio stesso della Cgil ha previsto una riduzione delle entrate da deleghe, affiancata alla riduzione delle spese di gestione. Immagino avrete anche sentito parlare del progetto di riorganizzazione che verrà attivato su tutti gli enti e le società partecipate dalla Cgil, oltre alla grande sfida della semplificazione o meglio razionalizzazione del sistema fiscale. Sono azioni di vasta portata, di cui fino ad oggi non si era mai arrivati a definire la reale necessità. A detta di Baseotto, “meglio autoriformarci prima che lo faccia qualcun altro”. La Cgil nazionale ha espresso più volte la necessità di affrontare in maniera confederale questi problemi, condividendo le soluzioni con il contributo di tutti, a partire dalle categorie.
La Filcams Nazionale già da tempo ha attivato vari progetti di sinergia con i servizi in alcune camere del lavoro, proprio nello spirito confederale di cui sopra, e continuerà dove possibile a contribuire alla tenuta delle nostre strutture territoriali e quindi indirettamente anche delle stesse camere del lavoro.
Sempre sul tema delle risorse vi ricordo che la nostra categoria ha avviato una profonda riflessione con il documento approvato dall’assemblea organizzativa del luglio 2013, che oggi viene ripresa dalla Cgil nel dibattito che si apre intorno alla conferenza di organizzazione, su ruolo e funzione dei vari livelli congressuali della nostra organizzazione. Quel documento, che andrà aggiornato e affinato, contiene alcune possibili risposte alla domanda che ci si sta ponendo: come mettere in sicurezza la Cgil senza perdere il presidio del territorio che sempre più è leva strategica indispensabile. A fronte infatti della frantumazione del mondo del lavoro, le camere del lavoro territoriali diventano il luogo in cui si incontrano i non-più luoghi di lavoro. Abbiamo fatto diverse sperimentazioni in giro per l’Italia. Segretari con doppio incarico, funzionari a scavalco con altre categorie. Più difficile è stato portare a termine progetti di accorpamenti territoriali, proprio a causa della rigidità espressa fino ad oggi dalla Confederazione. È ora di tirare le fila delle sperimentazioni, di decidere quali mettere a sistema e quali abbandonare.
Se a quanto abbiamo sentito fino ad ora la Conferenza di Organizzazione della Cgil sarà basata sulle parole chiave Partecipazione e Democrazia, se il luogo individuato per far partire la nostra autoriforma sarà il territorio, la Filcams metterà a disposizione della Confederazione la sua esperienza e la propria cultura sindacale. Dando per scontato che sempre più la definizione di tale riferimento deve essere fatta sulla base delle funzioni e non di parametri numerici empirici.
Perché come spesso ci è accaduto, probabilmente anche in questo frangente siamo stati insieme a pochi altri, l’avamposto del sindacato nel mondo dei giovani, dei precari, dei lavoratori soli, dei professionisti, delle partite iva e chi più ne ha più ne metta e questo patrimonio va sicuramente messo a sistema.