Relazione Carmelo Romeo al convegno sulla contrattazione nei servizi, Roma 5/07/2001

Contrattare nei servizi, I nuovi contratti Pulizia/multiservizi Vigilanza
Diritti, solidarietà, trasparenza

Convegno nazionale, 5 luglio 2001

Il nuovo contratto di lavoro, siglato il 25 maggio scorso, dopo 25 mesi di negoziato, è finalmente una realtà per i 450.000 lavoratori del settore. Si conclude un difficile confronto che ha visto impegnato l’intero gruppo dirigente della FILCAMS – CGIL, con il sostegno determinante dei lavoratori del settore.

Non possiamo non ricordare in occasione di questa assemblea le numerose iniziative di mobilitazione e di lotta culminate nella partecipazione di oltre 20.000 lavoratori alla manifestazione nazionale del 3 dicembre 1999.

Si poteva concludere prima?

Credo proprio di si. L’intesa era possibile sin dal mese di giugno del 2000 se la FILCAMS-CGIL avesse deciso per l’accordo separato, dopo che la CISL, improvvisamente e senza motivazioni plausibili, aveva messo in discussione intese unitariamente raggiunte.

Abbiamo scelto la strada dell’unità sindacale in quanto eravamo e siamo convinti che l’unità è un valore da praticare sempre, e da salvaguardare rispetto a qualsiasi interesse di parte.

E’ opportuno sottolineare questo aspetto per esprimere la nostra più ferma condanna nei confronti della decisione. di CISL ed UIL dei metalmeccanici di rompere il fronte sindacale sul contratto nazionale per la prima volta dopo circa 40 anni.

E la scelta di rompere l’unità sindacale, ripetutamente caldeggiata dai vertici di Confindustria, non è conseguente ad un ripensamento della FIOM-CGIL, bensì ad una presa di distanza di CISL e UIL rispetto ai contenuti della piattaforma rivendicativa unitariamente condivisa, ed approvata degli organismi nazionali unitari dei tre sindacati di categoria.

Nell’esprimere la nostra più viva preoccupazione per l’ennesima divisione del mondo del lavoro, siamo particolarmente vicini alle ragioni dei lavoratori dell’industria, avendo potuto apprezzare, quanto è importante l’impegno e la solidarietà di una grande organizzazione di lavoratori quale è la CGIL.

Durante la lunga fase negoziale non sono venuti a mancare i suggerimenti, gli stimoli della Segreteria Confederale della CGIL e del compagno Cofferati che ha posto al centro del dibattito sindacale la vertenza per il rinnovo del nostro contratto di lavoro. Ciò è stato determinante per far assumere alla vertenza stessa un valore simbolico e visibilità all’intera categoria, rafforzando quei principi di solidarietà a cui si ispira l’azione quotidiana degli iscritti e dei militanti della CGIL.

Così come non è mai mancato, nei momenti più cruciali della trattativa, il discreto ed affettuoso sostegno della compagna Carla Cantone, che stimolava le puntuali ed intelligenti mediazioni del Ministro del Lavoro, Sen. Cesare Salvi, che hanno vanificato le provocatorie ed inaccettabili proposte delle controparti datoriali avanzate al solo scopo di rendere ancor più difficile una vertenza di per se molto complessa.

E’ grazie a questa combinazione di intenti che abbiamo potuto respingere le assurde pretese dei datori di lavoro di cancellare i diritti individuali e collettivi dei lavoratori del settore. Mi riferisco in particolare alla regolamentazione del diritto di sciopero, di cui si chiedeva l’estensione al di fuori dei servizi pubblici essenziali riconosciuti tali dalla legge, alla cancellazione dell’orario minimo settimanale per i lavoratori a tempo parziale, alle quantità economiche la cui offerta era notevolmente al disotto di quanto previsto dall’accordo del 23 luglio 1993.

Abbiamo potuto riscrivere, dopo quasi 15 anni, l’intera normativa contrattuale, ampliando la sfera di applicazione del contratto ed innovando l’inquadramento professionale.

Il risultato complessivo è stato condiviso dai lavoratori e premia, a mio parere, l’intuizione del gruppo dirigente della FILCAMS – CGIL e della Segreteria Nazionale che nel 1999 ha costruito e sostenuto con convinzione una piattaforma rivendicativa che ha avuto il merito di anticipare le profonde trasformazioni del mercato dei servizi.

I contenuti dell’accordo sono noti a tutti voi che avete promosso una capillare informazione dei lavoratori, sostenendo i contenuti dell’ipotesi di accordo sulla quale si è registrato un convinto e generale consenso dei lavoratori.

In quasi tutte le realtà territoriali la consultazione ha fatto registrare un larghissimo consenso. Dalla Lombardia alla Sicilia, fatta eccezione per Novara.

Mi limito ad indicare soltanto alcuni aspetti del nuovo CCNL che considero particolarmente qualificanti :

Ø La sfera di applicazione realizza un salto di qualità del settore in quanto ricomprende oltre ai tradizionali servizi di pulimento anche i servizi integrati/multiservizi, dai servizi di conduzione e gestione degli impianti, ai servizi museali, fieristici e congressuali, alle disinfestazioni, al giardinaggio, al portierato, alla lettura dei contatori, etc.

Ø La classificazione del personale, profondamente innovata, è coerente con la sfera di applicazione, e non mette in discussione i diritti dei lavoratori, e consente di valorizzare la professionalità degli addetti senza introdurre alcuna disparità di trattamento nei confronti dei nuovi assunti. Ciò è essenziale in un settore caratterizzato da un forte turn – over;

Ø Relativamente al mercato del lavoro è giusto sottolineare i positivi risultati realizzati attraverso un’organica regolamentazione dell’apprendistato ed, in particolare, del part-time, per la notevole incidenza di tale ultimo istituto sull’insieme degli occupati (l’80% circa), e per il durissimo scontro che si è registrato tra le parti nel tentativo condotto da FISE e delle imprese Cooperative, anche dopo aver sottoscritto nella notte del 24 maggio un’intesa di massima, di introdurre modifiche peggiorative da noi ritenute inaccettabili.

        La nostra determinazione ha permesso di riaffermare l’orario minimo settimanale di 14 ore e di regolamentare l’orario supplementare nel rispetto di quanto previsto dal decreto lgs.riguardo gli istituti indiretti e differiti.
      Ø Il CCNL esplicita, infine, le procedure per la contrattazione di 2° livello impegnando, a livello nazionale, risorse per migliorare la qualità del lavoro. Così come, nel rispetto del protocollo del 23 luglio 1993, è stata definita la decorrenza e la durata per la parte economica del contratto, il che ci consentirà per la prima volta, entro il prossimo 30 maggio 2003 di contrattare gli aumenti economici per salvaguardare il potere di acquisto dei salari rispetto alle variazioni dell’inflazione reale e programmata.

      Una critica rivolta con più frequenza dai lavoratori riguarda l’assenza dell’una – tantum a copertura del pregresso. E’ vero. Anche questo elemento rappresenta una delle prerogative negative della storia contrattuale delle imprese di pulizia.

      Io penso che alla scadenza del biennio economico possiamo avanzare per la prima volta la richiesta dell’una – tantum nel caso slitteranno i tempi del negoziato.

      Ebbene care compagne e cari compagni, nel momento in cui, da più parti ma certamente non dalla CGIL, viene messa in discussione l’utilità del protocollo del 23 luglio, la nostra categoria ha conquistato il diritto a contrattare ogni due anni la parte economica.

      Si vogliono cambiare le regole?

      Le prime scelte operate dal nuovo Governo sui contratti a termine e sull’emersione del lavoro nero, nonché l’accordo separato CISL-UIL e Federmeccanica, non solo sostanziano un tentativo sempre più palese di isolare la nostra Organizzazione, ma si pongono l’obiettivo di trasformare l’accordo del 23 luglio 1993 svuotando di contenuti il CCNL.

      Noi non saremo d’accordo e siamo convinti che tutta la CGIL la pensa come noi a partire dal Segretario Generale.

      Ho voluto proporre questa breve sintesi, tralasciando altri aspetti del contratto non meno importanti, per affermare che con il rinnovo contrattuale si completa una lunga fase di impegno e mobilitazione della categoria, per estendere al settore norme e strumenti che valorizzino e ridiano dignità al lavoro contribuendo ad eliminare i fenomeni di malcostume alimentati dagli appalti al massimo ribasso, che hanno favorito la crescita ed il consolidamento di una imprenditoria arrogante e stracciona.

      Il contratto completa una fase che giudico positiva avviata dall’approvazione in Parlamento della legge n.237 del 7 novembre 2000 sulla valutazione del costo del lavoro della sicurezza nelle gare di appalto per arginare il fenomeno degli appalti anomali, e conclusa il giorno prima dello scioglimento della Camere con l’approvazione della legge n.142 del 3 aprile 2001 sul socio lavoratore che è stata recepita dal nuovo CCNL.

      Riconfermiamo in questa sede, l’impegno e la determinazione della categoria, pur in presenza di un quadro politico certamente non favorevole, a sostegno della legge sulla rappresentanza , alla cui approvazione oltre alla validità erga-omnes degli accordi contrattuali. restano ancorate le 50.000 lire definite nel rinnovo contrattuale del 1997. E’ utile sottolineare che l’approvazione della legge è stata bloccata nella legislatura trascorsa da veti incrociati presenti all’interno della stessa maggioranza di Governo, nella passata legislatura e dall’aperta ostilità della CISL.

      Questi sono gli argomenti sui quali il confronto con i delegati ed i lavoratori è stato molto vivo.

      Tuttavia in quasi tutti gli attivi ai quali ho partecipato le compagne ed i compagni che intervenivano, al positivo giudizio sui contenuti del nuovo contratto facevano immancabilmente seguire le seguente affermazione.

      ADESSO CHE ABBIAMO IL CONTRATTO AVREMO ANCHE IL LAVORO?

      Un lavoro meno precario, non sottoposto alla spada di Damocle dei cambi di appalto annuali, maggiormente tutelato, non più esposto agli arbitrii ed all’arroganza di imprenditori che tali non sono e di falsi cooperatori?

      E la domanda è quanto mai attuale in quanto la discussione sull’ipotesi di accordo è venuta a coincidere con la scadenza degli appalti delle pulizie nelle scuole il cui mancato rinnovo comporta la perdita del posto di lavoro per oltre 15.000 lavoratori mentre, nel contempo, è stata avviata la fase di stabilizzazione, sempre nelle scuole, dei 16.000 lavoratori socialmente utili, che saranno impegnati nell’espletamento dei servizi di pulizia, che hanno problemi di natura diversa ma non meno importanti, ai quali sarà applicato il contratto di lavoro del settore delle imprese.

      Allo stato attuale gli appalti per le pulizie nelle scuole sono stati prorogati di soli due mesi – 31 agosto o 31 ottobre – in relazione ai contenuti degli appalti e siamo in attesa di una variazione del bilancio che la proroga degli appalti al giugno del 2002.

      I L.S.U. saranno assunti alle dipendenze dei 4 consorzi di imprese a tempo indeterminato e per 30 ore settimanali. Entro il 15 di settembre i distretti scolastici dovranno provvedere ad ottimizzare i servizi ausiliari nelle scuole tenendo conto, tra l’altro, dei precari inseriti nelle graduatorie apposite.

      Alla luce di quanto previsto dal decreto emanato dal nuovo Governo sulla parità scolastica, che attribuisce, tra l’altro, lo stesso punteggio ai periodi di insegnamento in una scuola pubblica o privata, la riflessione maturata nelle scorse settimana in FILCAMS e nella CGIL scuola di riconoscere ai L.S.U. ed a quelli degli appalti la possibilità di accesso alle graduatorie dei precari della scuola, non appare del tutto peregrina.

      Non ne chiediamo l’assunzione alle dipendenze del Ministero della P.I.

      E’ però, incomprensibile l’esclusione di questi lavoratori che, per anni, hanno svolto le funzioni di bidello nelle scuole pubbliche italiane, dalla semplice partecipazione al bando di concorso scaduto lo scorso mese di maggio, ove si pensi che nelle stesse graduatorie sono stati inseriti lavoratori che, attraverso sistemi clientelari e scarsamente trasparenti, hanno prestato la loro attività di bidelli soltanto per un mese.

      Sul tema dei L.S.U. e degli appalti verranno appositi contributi dai delegati oggi presenti.

      Credo sia opportuno riprendere il confronto con il Ministero della P.I. per evitare che una incontrollata commistione tra i lavoratori inseriti nelle graduatorie dei precari, i L.S.U. e quelli degli appalti porti all’esclusione dal lavoro di questi ultimi. Siamo fermamente contrari ad una guerra tra poveri e faremo di tutto per tutelare i legittimi diritti dei lavoratori.

      Ma tornando agli aspetti più generali , appare certo che non bastano da sole le leggi ed i migliori contratti per arginare i fenomeni che hanno caratterizzato negativamente il settore degli appalti pubblici e che, negli ultimi anni, si sono notevolmente diffusi. Mi riferisco in particolare:

      Ø all’infiltrazione della criminalità organizzata anche al Nord;

      Ø agli artificiosi ribassi nelle gare di appalto in dispregio delle leggi che regolano la materia;

      Ø all’evasione fiscale, contributiva e contrattuale ;

      Ø all’aleatorietà occupazionale per effetto di una consistente presenza di lavoro nero e sommerso;

      Ø all’alterazione della concorrenza conseguente all’uso inadeguato dei sistemi contrattuali di appalto.

      Piuttosto che interventi per l’emersione occorre, prioritariamente, che gli organi dello Stato, a livello centrale e periferico, si impegnino a rispettare e fare rispettare le leggi ed i contratti collettivi di lavoro. Non è più tollerabile che gli stessi organi della P.A. predispongano ancora gare di appalto al massimo ribasso in contrasto con il DPCM n.117/99 sulla offerta economicamente più vantaggiosa. Con l’obiettivo dichiarato di contenere la spesa pubblica a scapito della qualità dei servizi e dei diritti più elementari dei lavoratori.

      E’ assurdo che la stessa P.A. disconosca volutamente le leggi approvate dal Parlamento Italiano e le norme di applicazione che comportano:

      Ø Una durata dei contratti di appalto almeno quadriennale in coincidenza con la scadenza del contratto di lavoro;

      Ø L’applicazione del capitolato tipo predisposto dal Provveditorato Generale dello Stato riguardo gli obblighi di prestazioni delle imprese aggiudicatarie finalizzate alla trasparenza del mercato. Al riguardo, va precisato che soltanto in alcune realtà territoriali – Toscana, Veneto, Lazio, Emilia Romagna – sono stati sottoscritti protocolli di intesa tra le Regioni, gli Enti Locali ed i rappresentanti dei lavoratori e dei datori di lavoro per la trasparenza negli appalti pubbklici e la lotta al lavoro irregolare.

      Ø La possibilità di annullare i contratti di appalto qualora le imprese non rispettino i contenuti della legge 237 che fissa le condizioni per considerare anomale le offerte.

      E’ inammissibile che gli stessi organi della P.A. (INPS – INAIL – Ispettorato del Lavoro – Guardia di Finanza) non esercitino puntualmente i necessari controlli per accertare e reprimere forme sempre più estese di evasione fiscale, contrattuale e contributiva da parte di quelle “imprese e cooperative” che partecipano alle gare di appalto con offerte che alle volte si avvicinano al 70%, con l’evidente conseguenza di scaricare l’abbattimento dei costi del servizio sulla forza lavoro o utilizzare gli appalti per il riciclaggio di denaro di provenienza illecita.

      In questi anni soltanto il nostro Sindacato si è impegnato con continuità in una opera di denuncia anche presso l’autorità giudiziaria per evitare che il contenimento del costo degli appalti dei servizi pubblici, si traducesse in un danno per i lavoratori del settore, per gli stessi fruitori dei servizi, ed in un vantaggio per la criminalità organizzata.

      In questa nostra azione non abbiamo trovato alcun sostegno da parte delle poche imprese strutturate del settore che hanno o dovrebbero avere lo stesso nostro interesse affinché le regole vengano rispettate. Anzi, nel corso del recente negoziato contrattuale, così come in quello precedente, il tema delle regole veniva utilizzato in maniera strumentale per ritardare la conclusione della trattativa. Ciò ha favorito una crescita abnorme delle imprese nel nostro Paese che non trova alcun riscontro negli Paesi dell’Unione Europea.

      Dal 1998 le imprese sono aumentate del 20% mentre gli occupati sono aumentati da 400.000 a 450.000 circa. In Italia operano nel settore delle pulizie oltre 20.000 imprese private e cooperative, il 25% delle quali ha un fatturato inferiore ai 5 MLD annui ed un altro 25% un fatturato tra 5 e 10 MLD. In Germania esistono circa 5.000 imprese e di queste oltre il 70% ha un fatturato superiore a 10 miliardi. Secondo fonti confindustriali nei prossimi cinque anni il fatturato del mercato dei servizi avrà un incremento di 150.000 miliardi e si ipotizza il raddoppio dei lavoratori oggi occupati.

      Il confronto tra le parti sociali dovrà svilupparsi su questi aspetti per evitare che il mercato dei servizi del nostro Paese sia l’unico in Europa ad essere drogato dalla presenza di imprese prive di capacità imprenditoriali, ed a non rispettare le normative nazionali e comunitarie in materia di trasparenza negli appalti, di libera concorrenza, di rispetto dei diritti dei lavoratori.

      Il contratto di lavoro si muove nella direzione dei multiservizi e comporta necessariamente un sia pur graduale espulsione dal mercato di quelle imprese che non sono strutturate in maniera tale da misurarsi con i servizi globali.

      Dobbiamo impegnarci maggiormente affinché i protocolli di intenti di cui parlavo prima diventino una realtà in tutto il territorio nazionale.

      Purtroppo dobbiamo rilevare che i primi segnali non vanno nella direzione da noi auspicata. I 4 consorzi delle imprese scelte dal Ministero della P.I. con la consulenza di Italia Lavoro hanno affidato la gestione dei servizi di pulizia nelle scuole per la stabilizzazione dei L.S.U. a molte delle imprese e cooperative che operano nelle diverse realtà territoriali e che non si sono distinte, finora, nel rispetto della legalità e dei diritti dei lavoratori.

      Ciò rappresenta un ulteriore elemento di tensione tra i lavoratori interessati alla stabilizzazione.

      Noi vigileremo affinché ciò non avvenga e riterremo responsabili i 4 consorzi nazionali delle imprese ed il Ministero della P.I. sul mancato rispetto dei contenuti della convenzione quadro stipulata dei Ministeri del Lavoro e della P.I. e dai consorzi di imprese e società cooperative per l’inquadramento dei 17.000 lavoratori interessati.

      I primi segnali che pervengono dalle strutture territoriali non sono rassicuranti, per cui è urgente l’incontro richiesto al Ministro della P.I. con i consorzi di imprese e società cooperative per costituire una sorta di cabina di regia nazionale per la fase di avvio dei processi di stabilizzazione dei L.S.U.

      Come vedete non ho parlato di salario nella mia comunicazione, così come non si è parlato di salario in molti attivi territoriali. E questo non perché riteniamo soddisfacenti le soluzioni economiche definite nel contratto anche se coerenti con il protocollo del 23 luglio 1993, ma perché abbiamo preferito puntare sulle regole per poter meglio tutelare i lavoratori.

      Soltanto un quadro di regole certe ed esigibili funzionale al riequilibrio dei rapporti di forza tra le parti sociali e la garanzia di una maggiore stabilità occupazionale, potrà garantirci di acquisire migliori condizioni economiche e normative per l’intera categoria.
      L’assunzione dei L.S.U. a tempo indeterminato per almeno 30 ore settimanali, ai quali verrà applicato il CCNL delle imprese di pulizia multiservizi, rappresenta un ’ occasione straordinaria per rafforzare ulteriormente il ruolo del nostro Sindacato in vista dei prossimi impegni.

      Care compagne e cari compagni, la riuscita di questa assemblea testimonia, a mio parere, testimonia la grande sensibilità dei quadri e delegati della FILCAMS per i rinnovi contrattuali di due settore la cui storia è stata sempre travagliata.

      E’ necessario, sin dai prossimi giorni, un straordinario impegno dell’intero gruppo dirigente, a tutti i livelli, perché tutti gli aspetti normativi vengano correttamente applicati venga bloccata ogni interpretazione strumentale o di comodo tendente a snaturare le portata delle novità introdotte.

      A quella parte imprenditoriale del settore privato e del mondo cooperativo che ha condiviso le scelte contrattuali ed è convinta come noi delle potenzialità del settore, sollecitiamo comportamenti coerenti con le intese raggiunte e suggeriamo di utilizzare il nuovo contratto di lavoro per fare pulizia delle tante cooperative spurie e delle aziende irregolari che hanno costruite le loro fortune falsando le regole della concorrenza e negando i diritti dei lavoratori.