Regolarizzare la colf extracomunitaria costa 290 euro

22/07/2002







(Del 22/7/2002 Sezione: Interni Pag. 14)
E´ PRONTO IL DECRETO MINISTERIALE: SI PREVEDONO 500 MILA RICHIESTE. UN ANNO LA DURATA MINIMA DEL «PATTO»
Regolarizzare la colf extracomunitaria costa 290 euro
La procedura della Bossi-Fini: si paga in Posta, contratto in prefettura

ROMA
Maria Kim mangia il gelato della domenica mentre attraversa un incrocio sulla via Cassia, dove fa la collaboratrice domestica nella famiglia di un avvocato e una dirigente d´azienda. Loro gliel´hanno promesso, «ti regolarizziamo appena si può». Bene, dovranno pagare 290 euro e seguire una procedura delineata nell´ultima bozza del decreto ministeriale già pronto, di cui siamo in grado di anticipare i contenuti. Ci hanno lavorato i «tecnici» del ministero degli Interni e del Lavoro, che hanno stabilito quale sarà l´importo da pagare e come si dovrà fare per mettere in regola colf e badanti extracomunitarie. Dal confronto a porte chiuse è venuto fuori, immancabile, anche un «paradosso»: vale la pena indicarlo perché aiuta a capire la complessità del problema. La somma, si diceva. Per mettere in regola colf e badanti extracomunitarie gli italiani dovranno pagare 290 euro. Dopo un confronto di posizioni che è filato via con lunghe discussioni parallele all´iter parlamentare della legge, nel governo è prevalsa la scelta che è sembrata più equa: fissare un importo accessibile, «naturalmente nei limiti delle compatibilità economiche». Una parte dei 290 euro è il contributo previdenziale, l´altra servirà a finanziare i due ministeri che si dovranno sobbarcare l´onere delle pratiche, cioè Interni e Lavoro. Il «contributo forfettario» (come sta scritto nel burocratese del decreto) relativamente basso è stato scelto, spiegano al ministero del Lavoro, per favorire il più possibile le regolarizzazioni. I 290 euro corrispondono al pagamento di tre mesi di «oneri previdenziali» precedenti all´entrata in vigore della legge. Quanto costerà al governo tutta l´operazione? La spesa complessiva dipenderà dal numero di regolarizzazioni: secondo le prime stime dei consulenti dei due ministeri – un pool di civilisti, economisti, giuslavoristi, dirigenti degli enti economici interessati – ce ne dovrebbero essere almeno 500mila. Se la previsione è esatta, come assicura chi ha seguito la gestazione del decreto, bingo: «L´importo dovrebbe essere interamente coperto dal contributo forfettario». La scena, allora, ve la potete immaginare così: la dirigente d´azienda (o l´avvocato) da cui lavora Maria Kim dovranno innanzitutto andare all´ufficio postale sotto casa e compilare il bollettino con la dichiarazione di regolarizzazione. In seguito saranno chiamati dalla prefettura, dove tutta l´operazione sarà conclusa con la firma del lavoratore e del suo datore di lavoro sul «contratto di soggiorno». Dopo, i contributi alle varie Maria Kim andranno pagati per almeno un anno: tanto è la durata minima del contratto. Se è vero che sulla Bossi-Fini s´è combattuta a Montecitorio una battaglia aspra, soprattutto su alcuni passaggi della legge (su tutti quello che impone l´obbligo delle impronte ai lavoratori provenienti da paese extra Ue), allora può essere anche utile prendere nota di questa circostanza: il decreto ministeriale era «tecnicamente concluso» quando la legge non era ancora stata votata in via definitiva. «Il governo – dice una fonte del Viminale – si era impegnato a risolvere i problemi legati all´attuazione prima ancora di varare la norma». Naturalmente, la vicenda da quel momento s´è sviluppata. Il dibattito ha registrato utili contributi come il rapporto Caritas (in grado di mostrare che il numero dei lavoratori immigrati, nel 2002, dovrebbe scendere sia pure di poco, 25mila persone in meno); ha fatto passi avanti, le impronte saranno prese anche ai cittadini italiani; ha messo infine in evidenza situazioni-limite che al tavolo interministeriale non potevano sfuggire. State a sentire quella che più salta agli occhi. Le colf italiane sono ovviamente escluse dalla regolarizzazione, che si occupa di extracomunitari. Però sono escluse anche dalla legge sull´emersione del sommerso: quella norma prevede che solo «datori di lavoro aziendali», non datori di «lavoro domestico», possano regolarizzare i loro dipendenti. La Bossi-Fini che favorisce una categoria di stranieri e danno dei colleghi italiani? Nell´Italia 2002, ennesimo paradosso del mondo global, Maria Kim rischia di avere i suoi contributi, la collega romana Rosetta no.

ja. ia.