Regolamento Regionale 26 luglio 1999, n. 4 “Regolamento di attuazione della L.R. 17 maggio 1999, n. 28″

Reg. 26-7-1999 n. 4
Regolamento di attuazione della L.R. 17 maggio 1999, n. 28 «Norme per la disciplina del commercio in sede fissa in attuazione del D.Lgs. 31 marzo 1998, n. 114».
Pubblicato nel B.U. Toscana 2 agosto 1999, n. 24, parte prima.

Epigrafe
Art. 1 – Finalità.
Art. 2 – Definizioni.
Art. 3 – Individuazione dei bacini omogenei di utenza e delle aree commerciali metropolitane.
Art. 4 – Adempimenti dei comuni.
Art. 5 – Cooperazione intercomunale e tavoli di concertazione.
Art. 6 – Protocollo Vetrina Toscana.
Art. 7 – Programmi per la tutela e la valorizzazione dei centri storici.
Art. 8 – Programmi integrati per la rivitalizzazione della rete distributiva
Art. 9 – Condizioni per il rilascio dell’autorizzazione per le medie strutture di vendita.
Art. 10 – Condizioni e fattori di priorità per il rilascio dell’autorizzazione alle grandi strutture di vendita.
Art. 10-bis – Superficie di vendita autorizzabile per grandi strutture.
Art. 11 – Procedure per il rilascio dell’autorizzazione per le grandi strutture di vendita.
Art. 11.1 – Grandi strutture di vendita in ubicazioni già destinate ad attività di grande distribuzione.
Art. 11.1.1. – Norme per i centri commerciali.
Art. 11-bis – Esercizio congiunto di vendita all’ingrosso e al dettaglio.
Art. 12 – Procedure.
Art. 13 – Promozione di accordi.
Art. 14 – Disposizioni generali concernenti le vendite di liquidazione, di fine stagione e promozionali.
Art. 15 – Vendite di liquidazione.
Art. 16 – Vendite di fine stagione.
Art. 16-bis – Vendite promozionali
Art. 17 – Caratteristiche dei centri di assistenza tecnica.
Art. 18 – Attività dei Centri di assistenza tecnica.
Art. 19 – Autorizzazione e sostegno dei centri di assistenza tecnica.
Art. 20 – Norme finali e transitorie in materia di grandi strutture di vendita.
Art. 20-bis – Norme finali in materia di programmi per la tutela delle aree vulnerabili.
Art. 20-ter – Norme finali in materia di adeguamento dei titoli autorizzativi.
Art. 21 – Norme finali in materia di elenco regionale dei comuni ad economia prevalentemente turistica e città d’arte.
Allegato A
Allegato B
Allegato C
Allegato D

Reg. 26 luglio 1999, n. 4 (1).
Regolamento di attuazione della L.R. 17 maggio 1999, n. 28 «Norme per la
disciplina del commercio in sede fissa in attuazione del D.Lgs. 31 marzo 1998,
n. 114» (2).
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(1) Pubblicato nel B.U. Toscana 2 agosto 1999, n. 24, parte prima.
(2) Per il nuovo regolamento vedi il D.P.G.R. 16 marzo 2004, n. 17/R.

Capo I – Disposizioni generali
Art. 1
Finalità.
1. In attuazione delle disposizioni di cui al decreto legislativo 31 marzo 1998,
n. 114 "Riforma della disciplina relativa al settore del commercio, a norma
dell’articolo 4, comma 4, della legge 15 marzo 1997, n. 59" e dell’articolo 3
della legge regionale del 17 maggio 1999, n. 28 recante "Norme per la disciplina
del commercio in sede fissa in attuazione del decreto legislativo 31 marzo 1998,
n. 114", il presente regolamento stabilisce gli indirizzi di programmazione
commerciale della rete distributiva e le norme concernenti le autorizzazioni per
le grandi e le medie strutture di vendita.
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Art. 2
Definizioni.
1. Ai sensi del presente regolamento, ferme restando le definizioni e le
relative disposizioni del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114, si
intendono:
a) per decreto, il citato decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114;
a-bis) per direttive, le direttive per la programmazione urbanistica commerciale
di cui all’articolo 4 della L.R. n. 28/1999 (3).
2. La lettera b) del comma 1 dell’articolo 2 del Reg. n. 4/1999 è sostituita
dalla seguente:
b) per medie strutture di vendita si intendono le strutture commerciali come
definite dall’articolo 4, comma 1, lettera e) del decreto, fatta eccezione per i
bacini omogenei di utenza:
n. 1 Lunigiana
n. 2 Massa Carrara
n. 3 Valle del Serchio:
n. 3.1 Garfagnana
n. 3.2 Media Valle
n. 4 Versilia
n. 5 Area lucchese
n. 6 Val di Nievole
n. 7 Area pistoiese:
n. 7.1 Quadrante montano
n. 9 Area fiorentina:
n. 9.1 Quadrante Mugello
n. 9.2 Quadrante Val di Sieve
n. 9.4 Quadrante Chianti
n. 9.5 Quadrante Valdarno Superiore Nord
n. 10 Circondario di Empoli:
n. 10.1 Quadrante Empolese
n. 10.2 Quadrante Valdesano
n. 11 Valdarno Inferiore
n. 12 Val d’Era
n. 15 Val di Cecina:
n. 15.1 Quadrante costiero
n. 15.2 Quadrante interno
n. 16 Val di Cornia
n. 17 Arcipelago
n. 18 Colline metallifere
n. 19 Alta Val d’Elsa
n. 20 Area urbana senese
n. 21 Crete senesi – Val d’Arbia
n. 22 Val di Merse
n. 23 Chianti
n. 24 Valdarno Superiore sud
n. 25 Casentino
n. 26 Alta Val Tiberina
n. 27 Area Aretina
n. 28 Val di Chiana aretina
n. 29 Val di Chiana senese
n. 30 Amiata – Val d’Orcia
n. 31 Amiata Grossetano
n. 32 Area Grossetana
n. 33 Albegna-Fiora:
n. 33.1 Quadrante Costa d’Argento
n. 33.2 Quadrante Colline Interne
come individuati all’articolo 3 e definiti nell’allegato "A", dove, ai sensi
dell’articolo 10, comma 4 del decreto, le superfici di vendita sono le seguenti:
superiore a 150 mq. fino a 1.500 mq nei comuni con popolazione residente
inferiore a 10.000 abitanti e superiore a 250 fino a 1.500 mq. nei comuni con
popolazione superiore a 10.000 abitanti (4).
c) per grandi strutture di vendita di tipologia "A" gli esercizi commerciali con
superficie di vendita superiore a 10.000 mq. e compatibili con le indicazioni
dimensionali previste dalle direttive di cui all’articolo 4 della L.R. n.
28/1999. Tali strutture, se realizzate in forma di centro commerciale, riservano
una quota di almeno il venti per cento della superficie del centro ad attività
commerciali di vicinato, di servizio e artigianali (5). Il comune può definire
criteri e modalità per consentire l’inserimento in tali strutture di vendita di
almeno un pubblico esercizio per la somministrazione di alimenti e bevande (6);
d) per grandi strutture di vendita di tipologia "B" gli esercizi commerciali con
superficie di vendita compresa tra 5.000 mq. e 10.000 mq. Tali strutture, se
realizzate in forma di centro commerciale, riservano una quota di almeno il
dieci per cento della superficie del centro ad attività commerciali di vicinato,
di servizio e artigianali (7). Il comune può definire criteri e modalità per
consentire l’inserimento in tali strutture di vendita di almeno un pubblico
esercizio per la somministrazione di alimenti e bevande (8);
e) per grandi strutture di vendita di tipologia "C" gli esercizi commerciali con
una superficie di vendita compresa tra 1.500 mq. e 5.000 mq. nei comuni con
popolazione residente inferiore a 10.000 abitanti e con superficie di vendita
compresa tra 2.500 mq. e 5.000 mq. nei comuni con popolazione residente
superiore a 10.000 abitanti; nei bacini omogenei di utenza già richiamati alla
lettera b) gli esercizi commerciali con superficie di vendita compresa tra 1.500
mq. e 5.000 mq.;
e-bis) per centro commerciale, una media o una grande struttura di vendita nella
quale più esercizi sono inseriti in una struttura a destinazione specifica e
usufruiscono di infrastrutture comuni e spazi di servizio gestiti unitariamente.
Per superficie di vendita di un centro commerciale si intende quella risultante
dalla somma delle superfici di vendita degli esercizi al dettaglio in esso
presenti (9).
f) per aree commerciali integrate le aree per le quali lo strumento urbanistico
comunale prevede espressamente la compatibilità per l’insediamento di grandi
strutture di vendita e che possono comprendere la localizzazione di grandi e
medie strutture di vendita integrate funzionalmente sulla base delle
disposizioni di specifico strumento urbanistico attuativo. A tali aree, ai fini
del presente regolamento, si applicano la classificazione e le disposizioni
previste per le grandi strutture di vendita definite dal presente articolo in
rapporto alla superficie di vendita complessiva delle grandi e medie strutture
di vendita ivi localizzate;
g) [per unità commerciale convenzionale (UCC), una superficie di vendita assunta
convenzionalmente in mq 150 ed utilizzata esclusivamente per il calcolo
dell'indice di equilibrio commerciale] (10);
h) [per indice di equilibrio commerciale (IEC) l'indice come definito agli
allegati B e C] (11);
i) per reimpiego del personale, ai sensi dell’articolo 10 commi 2 e 3 del
decreto, il reimpiego degli occupati a tempo indeterminato e determinato, presso
gli esercizi commerciali interessati, nell’anno precedente alla presentazione
della domanda;
l) per domande concorrenti, le domande, trasmesse dal comune complete di
documentazione, che siano state registrate al protocollo della Regione nei
medesimi intervalli di trenta giorni, che vengono calcolati a decorrere dalla
registrazione della prima domanda pervenuta successivamente all’entrata in
vigore della presente lettera così sostituita (12).
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(3) Lettera aggiunta dall’art. 1, comma 1, D.P.G.R. 11 luglio 2002, n. 26/R.
(4) Lettera così sostituita dall’art. 1, comma 2, D.P.G.R. 11 luglio 2002, n.
26/R. Il testo originario era così formulato: «b) per medie strutture di vendita
si intendono le strutture commerciali come definite dall’articolo 4, comma 1,
lettera e) del decreto, fatta eccezione per i bacini omogenei di utenza:
n. 1 Lunigiana
n. 2 Massa Carrara
n. 3 Garfagnana – Media Valle del Serchio
n. 4 Versilia
n. 5 Area lucchese
n. 6 Val di Nievole
n. 7.1 Area pistoiese/sottosistema montano
n. 9.1 Sistema urbano fiorentino/sottosistema Mugello
n. 9.2 Sistema urbano fiorentino/sottosistema Val di Sieve
n. 10 Chianti
n. 11 Valdarno superiore
n. 12 Sistema empolese/Valdelsa
n. 13 Valdarno superiore
n. 14 Val d’Era
n. 17 Val di Cecina
n. 18 Val di Cornia
n. 19 Isole d’Elba e Capraia
n. 20 Colline metallifere
n. 21 Alta Valdelsa
n. 22 Area senese
n. 22.1 Area senese/sottosistema Val di Merse
n. 23 Val d’Orcia
n. 24 Valdarno superiore
n. 25 Casentino
n. 26 Alta Val Tiberina
n. 27 Area aretina
n. 28 Val di Chiana aretina
n. 29 Val di Chiana senese
n. 30 Amiata
n. 31 Area grossetana
n. 32 Albegna-Fiora
come individuati all’articolo 3 e definiti nell’allegato "A", dove, ai sensi
dell’articolo 10, comma 4 del decreto, le superfici di vendita sono le seguenti:
superiore a 150 mq. fino a 1.500 mq. nei comuni con popolazione residente
inferiore a 10.000 abitanti e superiore a 250 fino a 1.500 mq. nei comuni con
popolazione superiore a 10.000 abitanti;».
(5) Periodo aggiunto dall’art. 1, comma 3, D.P.G.R. 11 luglio 2002, n. 26/R.
(6) Periodo aggiunto dall’art. 1, comma 3, D.P.G.R. 11 luglio 2002, n. 26/R.
(7) Periodo aggiunto dall’art. 1, comma 4, D.P.G.R. 11 luglio 2002, n. 26/R.
(8) Periodo aggiunto dall’art. 1, comma 4, D.P.G.R. 11 luglio 2002, n. 26/R.
(9) Lettera aggiunta dall’art. 1, comma 5, D.P.G.R. 11 luglio 2002, n. 26/R.
(10) Lettera abrogata dall’art. 1, comma 6, D.P.G.R. 11 luglio 2002, n. 26/R.
(11) Lettera abrogata dall’art. 1, comma 7, D.P.G.R. 11 luglio 2002, n. 26/R.
(12) Lettera così sostituita dall’art. 1, comma 8, D.P.G.R. 11 luglio 2002, n.
26/R. Il testo originario era così formulato: «l) per domande concorrenti, le
domande per le quali la documentazione prevista è completa o è stata completata
nello stesso giorno, sia rispetto a quanto previsto per il rilascio
dell’autorizzazione commerciale che per la concessione o autorizzazione
edilizia.».

Art. 3
Individuazione dei bacini omogenei di utenza e delle aree commerciali
metropolitane.
1. Ai fini del presente regolamento, le aree sovracomunali configurabili come
bacini omogenei di utenza sono individuate nell’allegato A (13).
2. Per aree commerciali metropolitane si intendono le seguenti:
a) area commerciale metropolitana di Firenze-Prato-Pistoia comprendente i
comuni, di cui all’allegato A, inseriti nel sistema urbano fiorentino –
sottosistema centrale, nel sistema urbano pratese, nel sistema urbano
metropolitano dell’area pistoiese;
b) area commerciale metropolitana di Livorno-Pisa, comprendente i comuni, di cui
all’allegato A, inseriti nel sistema Area livornese e nel sistema Area pisana.
3. Ai fini di una programmazione commerciale orientata al raggiungimento delle
finalità del presente regolamento, i comuni della Toscana sono suddivisi nelle
seguenti classi:
a) comuni di classe "A", sono i comuni capoluogo di provincia e quelli con
popolazione superiore ai 50.000 abitanti;
b) comuni di classe "B", sono i comuni con popolazione compresa fra i 10.000 e i
50.000 abitanti;
c) comuni di classe "C", sono quelli con popolazione compresa fra i 3.000 e i
10.000 abitanti;
d) comuni di classe "D", sono quelli con popolazione inferiore ai 3.000
abitanti.
4. Per centro storico si intende l’area classificata dallo strumento urbanistico
comunale come zona "A" ai sensi della normativa urbanistica nazionale e
regionale vigente.
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(13) Comma così sostituito dall’art. 2, D.P.G.R. 11 luglio 2002, n. 26/R. Il
testo originario era così formulato: «1. Ai fini del presente regolamento, le
aree sovracomunali configurabili come bacini omogenei di utenza corrispondono ai
Sistemi Territoriali Locali (STL) previsti dal Piano di Indirizzo Territoriale
(PIT) di cui alla legge regionale 16 gennaio 1995, n. 5 "Norme per il governo
del territorio"; fino all’approvazione del PIT le aree sovracomunali di
riferimento sono quelle individuate nell’allegato A al presente regolamento.».

Art. 4
Adempimenti dei comuni.
1. I comuni provvedono, qualora ne sia ravvisata l’esigenza, al fine di
perseguire le finalità del presente regolamento, alla definizione e attuazione
di programmi integrati per la rivitalizzazione della rete distributiva di cui
all’articolo 8, nonché alla individuazione ed alla regolamentazione delle
attività commerciali localizzate nei centri storici, oppure nelle aree o edifici
di interesse storico, archeologico e ambientale, al fine di tutelare e
valorizzare tale patrimonio, nell’àmbito dei programmi di cui all’articolo 7.
2. I comuni prima dell’adozione degli atti relativi agli adempimenti previsti
dal presente articolo, sono tenuti alla consultazione delle organizzazioni dei
consumatori, delle associazioni di categoria delle imprese del commercio e del
turismo, delle organizzazioni sindacali dei lavoratori del settore e delle
Camere di commercio (14).
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(14) Articolo così sostituito dall’art. 3, D.P.G.R. 11 luglio 2002, n. 26/R. Il
testo originario era così formulato: «Art. 4. Adempimenti dei comuni. 1. I
comuni provvedono, qualora ne sia ravvisata l’esigenza, al fine di perseguire le
finalità del presente regolamento:
a) alla individuazione ed alla regolamentazione delle attività commerciali nelle
aree urbane nelle quali sussistono oggettive condizioni di vulnerabilità della
rete degli esercizi di vicinato, ai fini dell’applicazione dell’articolo 9;
b) alla individuazione ed alla regolamentazione delle attività commerciali
localizzate nei centri storici, nonché nelle aree o edifici di interesse
storico, archeologico e ambientale, al fine di tutelare e valorizzare tale
patrimonio, nell’ambito dei programmi di cui all’articolo 7, anche ai fini della
sospensione della comunicazione di apertura degli esercizi di vicinato per un
periodo definito e comunque non oltre il termine previsto dall’articolo 10,
comma 1, lettera c) del decreto.
2. I comuni approvano i programmi integrati per la rivitalizzazione della rete
distributiva di cui all’articolo 8; in riferimento a detta approvazione ed alla
regolamentazione di cui al comma 1, il comune tiene conto dei contenuti del
piano di indirizzo e regolazione degli orari di cui alla legge regionale 22
luglio 1998, n. 38 "Governo del tempo e dello spazio urbano e pianificazione
degli orari della città".
3. I comuni, prima dell’adozione degli atti relativi agli adempimenti previsti
dal presente provvedimento, sono tenuti alla consultazione delle organizzazioni
dei consumatori, delle associazioni di categoria delle imprese del commercio e
del turismo, delle organizzazioni sindacali dei lavoratori del settore e delle
Camere di commercio.».

Art. 5
Cooperazione intercomunale e tavoli di concertazione.
1. Allo scopo di favorire una equilibrata evoluzione delle attività commerciali
nelle aree metropolitane e nei bacini di utenza di cui all’allegato A, i comuni,
in cooperazione tra loro, svolgono ricognizioni ed analisi sull’assetto e sulle
prospettive del sistema distributivo con particolare riferimento ad eventuali
fenomeni di saturazione degli insediamenti di grandi strutture di vendita. Tali
ricognizioni ed analisi vengono effettuate, sulla base di modalità definite
dalla competente struttura della Giunta regionale, in preparazione delle fasi
pianificatorie e programmatorie urbanistico-commerciali d’area anche ai fini del
Piano strutturale e del Piano Territoriale di Coordinamento di cui agli articoli
24 e 16 della legge regionale 16 gennaio 1995, n. 5 (Norme per il governo del
territorio). Svolte le suddette attività, i comuni consultano le Parti
economiche e sociali interessate, si raccordano con le province ed elaborano
rapporti sullo stato attuale e sulle dinamiche evolutive del sistema
distributivo dell’àmbito interessato. Tali rapporti vengono raccolti presso
l’Osservatorio regionale sul commercio ed esaminati dalla Commissione di cui
all’articolo 8, comma 3, della L.R. n. 28/1999. I rapporti possono ricomprendere
anche intese ed accordi, definiti tra i comuni, per realizzare azioni e
programmi intercomunali prioritariamente finalizzati ad obiettivi di equilibrio
tra le diverse tipologie di strutture distributive e forme di vendita nonché la
qualificazione delle attività commerciali, con particolare riguardo alla tutela
attiva dei centri storici ed al recupero del patrimonio edilizio esistente.
2. A fronte di domanda di apertura di una nuova grande struttura di vendita,
allo scopo di favorire processi di qualificazione della stessa e per il migliore
inserimento nei contesti socio economici interessati, il comune attiva tavoli di
concertazione istituzionale e sociale a livello territoriale. Tali iniziative di
concertazione vengono promosse e coordinate dal sindaco del comune che riceve la
domanda di insediamento e sono finalizzate a individuare obiettivi e contenuti
essenziali inerenti sia al modello organizzativo della struttura di vendita, con
particolare riguardo agli aspetti indicati all’articolo 11 comma 3 lettera e),
sia alla valutazione degli impatti d’àmbito anche sovracomunale, sia alla
realizzazione degli interventi conseguenti nonché alla tutela attiva delle
piccole imprese commerciali. Ai tavoli prendono parte il Sindaco del comune
procedente, il Presidente della provincia e i rappresentanti delle associazioni
di categoria delle imprese del commercio, delle organizzazioni sindacali dei
lavoratori dipendenti del settore, delle organizzazioni dei consumatori e delle
Camere di commercio. Quando la nuova grande struttura di vendita produce impatti
sovracomunali, alla concertazione partecipano anche i Sindaci dei comuni
contermini e i Presidenti delle province competenti per territorio. La
concertazione si conclude con la redazione di conseguenti decisioni e verbali,
che vengono allegati alla documentazione di cui all’articolo 11 comma 6 (15).
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(15) Articolo così sostituito dall’art. 4, D.P.G.R. 11 luglio 2002, n. 26/R. Il
testo originario era così formulato: «1. Le province per i rispettivi bacini
omogenei di utenza, promuovono accordi di pianificazione, a cui partecipano i
comuni del bacino omogeneo di utenza, con le modalità di cuiall’articolo 36
della L.R. n. 5/1995 e nel rispetto delle finalità della stessa al fine di
coordinare e armonizzare le scelte programmatiche in materia di grandi strutture
di vendita e garantire la migliore integrazione tra le differenti forme
distributive.
2. L’adozione degli accordi di pianificazione di cui al comma 1, consente di
prescindere:
a) dalla verifica della compatibilità della superficie di vendita per la grande
distribuzione di cui all’articolo 10 comma 2 lettera b); in tal caso è possibile
autorizzare nuove grandi strutture o ampliamenti fino ad un massimo di 5.000 mq.
di superficie nell’intero bacino omogeneo;
b) dalle disposizioni previste dalle direttive urbanistiche relativamente alla
localizzazione delle diverse tipologie della grande struttura di vendita in
rapporto alle classi dei comuni.».

Capo II – Disposizioni per la qualificazione della rete degli esercizi di
vicinato
Art. 6
Protocollo Vetrina Toscana.
1. Per le finalità di cui all’articolo 1 e per attivare processi di
rivitalizzazione del sistema distributivo e ricettivo prioritariamente nei
contesti urbani, rurali e montani e nei comprensori turistici interessati da
fenomeni di stagnazione o recessione, la regione promuove l’integrazione delle
politiche dei soggetti pubblici e delle imprese al fine di rendere maggiormente
competitiva l’offerta di servizi in aree-sistema identificabili anche come aree
turistiche-prodotto.
2. La Regione, d’intesa con gli Enti locali, le Camere di commercio e le
associazioni di categoria del commercio e del turismo nonché con le associazioni
dei produttori, dei consumatori e le organizzazioni sindacali, maggiormente
rappresentative a livello regionale, definisce i contenuti e le modalità
organizzative del protocollo denominato "Vetrina Toscana" (16).
3. Tale protocollo individua gli impegni dei soggetti pubblici e privati
aderenti per la creazione di una rete di esercizi di vicinato in grado di
qualificare l’offerta di servizi commerciali e turistici, ivi compresa sia
l’applicazione nei confronti dei lavoratori dipendenti dei contratti collettivi
di lavoro, sia il rispetto delle norme previdenziali. In tale contesto la
regione garantisce la necessaria unitarietà di immagine e, nel contempo, un
sistema integrato di interventi mirati a valorizzare le particolarità e
peculiarità dell’offerta di produzioni locali o tipiche toscane, sia nel settore
agro-alimentare che artigianale puntando ad offrire alle imprese agricole,
artigianali e alla piccola e media industria una rete di distribuzione
fortemente connotata da caratteri locali e di tipicità regionale (17).
4. La regione, attraverso gli strumenti di incentivazione a favore delle imprese
commerciali previsti dalla vigente normativa, sostiene gli investimenti delle
piccole imprese del commercio che si impegnino al rispetto del protocollo
Vetrina Toscana e realizza interventi promo-pubblicitari (18).
5. La regione affida ai Centri di assistenza tecnica autorizzati ai sensi
dell’articolo 19, l’attività di informazione del protocollo Vetrina Toscana, e
il controllo del rispetto delle condizioni previste dal protocollo stesso.
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(16) Comma così sostituito dall’art. 5, comma 1, D.P.G.R. 11 luglio 2002, n.
26/R. Il testo originario era così formulato: «2. La regione, d’intesa con le
associazioni di categoria del commercio e del turismo nonché con le associazioni
dei consumatori e le organizzazioni sindacali, maggiormente rappresentative a
livello regionale, definisce i contenuti e le modalità organizzative del
protocollo denominato "Vetrina Toscana".».
(17) Comma così sostituito dall’art. 5, comma 2, D.P.G.R. 11 luglio 2002, n.
26/R. Il testo originario era così formulato: «3. Entro 60 giorni dall’entrata
in vigore del presente regolamento la Giunta regionale, previa intesa
sottoscritta dai soggetti di cui al comma precedente, adotta il protocollo
Vetrina Toscana con il quale definisce gli impegni dei soggetti pubblici e
privati aderenti, per la creazione di una rete di esercizi di vicinato in grado
di qualificare l’offerta di servizi commerciali e turistici ivi compresa
l’applicazione nei confronti dei lavoratori dipendenti di condizioni non
inferiori a quelle risultanti dai contratti collettivi di lavoro. In tale
contesto la regione garantisce la necessaria unitarietà di immagine e, nel
contempo, un sistema integrato di interventi mirati a valorizzare le
particolarità e peculiarità dell’offerta di produzioni locali o tipiche toscane,
sia nel settore agro-alimentare che artigianale puntando ad offrire alle imprese
agricole, artigianali e alla piccola e media industria una rete di distribuzione
fortemente connotata da caratteri locali e di tipicità regionale.».
(18) Comma così modificato dall’art. 5, comma 3, D.P.G.R. 11 luglio 2002, n.
26/R.

Art. 7
Programmi per la tutela e la valorizzazione dei centri storici.
1. I comuni hanno la facoltà di approvare programmi di intervento per la tutela
e la valorizzazione dei centri storici al fine di tutelare il patrimonio
edilizio esistente di interesse storico e nel contempo garantire alla
popolazione residente e ai turisti i migliori servizi commerciali integrati con
quelli di interesse pubblico.
2. I programmi di cui al comma 1 interessano in tutto o in parte l’area del
centro storico, nonché aree o edifici di interesse storico, archeologico o
ambientale. I programmi prevedono interventi di razionalizzazione dei sistemi di
fruizione dell’area interessata in termini di traffico veicolare, pedonale e
della mobilità in genere, nonché di parcheggi, bagni pubblici, illuminazione e
arredo urbano (19).
3. I programmi possono contenere disposizioni in merito:
a) a specifiche prescrizioni per rendere compatibile la localizzazione e
l’apertura degli esercizi di vendita con le caratteristiche particolari
dell’area, ivi comprese disposizioni in ordine alla vendita di prodotti
oggettivamente incompatibili rispetto alla caratterizzazione dell’area e alla
sua funzione;
b) alle procedure per la valutazione dell’impatto urbanistico ambientale ai fini
della localizzazione e dell’apertura degli esercizi di vendita, rispetto agli
interventi previsti dai programmi stessi rendendo comunque possibile
l’insediamento anche di medie strutture di vendita in aree integrate con gli
esercizi di vicinato e con gli esercizi di attività commerciale su aree
pubbliche.
4. [Nelle aree oggetto di programma per la tutela e la valorizzazione dei centri
storici, i comuni, per un periodo non superiore a due anni dall'entrata in
vigore del presente regolamento, possono sospendere o inibire gli effetti della
comunicazione di apertura degli esercizi di vicinato sulla base di specifiche
valutazioni circa l'impatto commerciale del nuovo esercizio in relazione alla
densità delle tipologie merceologiche della rete degli esercizi di vicinato
esistenti. Tale possibilità è condizionata alla previsione di interventi di
qualificazione e razionalizzazione di infrastrutture e servizi adeguati alle
esigenze dei consumatori e della domanda turistica] (20).
5. [In attesa dell'approvazione dei programmi, per non più di sei mesi
dall'entrata in vigore del presente regolamento, i comuni possono esercitare i
poteri di cui al comma 4 nei centri storici] (21).
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(19) Il secondo periodo è stato così modificato dall’art. 5, comma 3, D.P.G.R.
11 luglio 2002, n. 26/R.
(20) Comma abrogato dall’art. 6, comma 2, D.P.G.R. 11 luglio 2002, n. 26/R.
(21) Comma abrogato dall’art. 6, comma 3, D.P.G.R. 11 luglio 2002, n. 26/R.

Art. 8
Programmi integrati per la rivitalizzazione della rete distributiva (22).
1. Al fine di promuovere la modernizzazione e valorizzazione della rete
distributiva, di armonizzare le attività commerciali con l’erogazione dei
servizi pubblici, di migliorare la capacità d’attrazione dell’area interessata e
la sua accessibilità, di consentire un livello qualificato di animazione, in
particolare nei centri urbani, i comuni approvano programmi integrati per la
rivitalizzazione della rete distributiva nel cui ambito possono essere
ricondotti i programmi di cui all’articolo 7 (23).
2. I programmi individuano gli interventi di razionalizzazione delle
infrastrutture, delle attrezzature e dei servizi pubblici complementari alla
rete distributiva dell’area. In particolare prevedono la realizzazione di
parcheggi, di arredo urbano, l’attivazione o modifica di servizi urbani,
l’attuazione di azioni di promozione, il riuso di edifici esistenti per
l’insediamento di nuove attività.
2-bis. I programmi possono altresì disporre la graduazione dell’inserimento
delle medie strutture di vendita in specifiche aree interessate da condizioni di
vulnerabilità della rete degli esercizi di vicinato (24).
3. Per sostenere l’attuazione dei suddetti programmi la regione prevede
interventi finanziari a favore degli enti locali (25).
4. Nelle zone montane e insulari nonché negli àmbiti territoriali, urbani ed
extraurbani, con popolazione inferiore a tremila abitanti individuati dal comune
ed interessati da fenomeni di rarefazione del sistema distributivo e dei
servizi, gli esercizi di vicinato e le medie strutture di vendita possono
svolgere congiuntamente, oltre alle attività commerciali, altri servizi di
interesse per la collettività, anche in convenzione con soggetti pubblici o
privati, secondo le modalità e le condizioni stabilite dal Comune, il quale può
prevedere anche forme di sostegno a favore di tali esercizi (26).
————————
(22) Vedi, anche, la Delib.G.R. 6 agosto 2001, n. 914.
(23) Comma così modificato dall’art. 7, comma 1, D.P.G.R. 11 luglio 2002, n.
26/R.
(24) Comma aggiunto dall’art. 7, comma 2, D.P.G.R. 11 luglio 2002, n. 26/R.
(25) Comma così sostituito dall’art. 7, comma 3, D.P.G.R. 11 luglio 2002, n.
26/R. Il testo originario era così formulato: «3. A seguito dell’approvazione
dei programmi la regione, in attuazione dell’articolo 10 comma 1 del decreto,
può prevedere priorità per eventuali forme di sostegno finanziario nel quadro di
programmi di intervento regionale, per la realizzazione di interventi di
qualificazione dell’arredo urbano e delle attrezzature pubbliche complementari
alla rete distributiva.».
(26) Comma così sostituito dall’art. 7, comma 4, D.P.G.R. 11 luglio 2002, n.
26/R. Il testo originario era così formulato: «4. Nei comuni, frazioni ed altre
aree con popolazione inferiore a 3.000 abitanti, nonché nelle zone montane ed
insulari, gli esercizi di vicinato e le medie strutture di vendita possono
svolgere congiuntamente, oltre alle attività commerciali, anche altri servizi di
interesse pubblico secondo le modalità e le condizioni stabilite dal comune.».

Capo III – Disposizioni per le medie e grandi strutture di vendita
Art. 9
Condizioni per il rilascio dell’autorizzazione per le medie strutture di
vendita.
1. L’apertura, il trasferimento di sede, l’ampliamento della superficie di
vendita fino ai limiti di cui all’articolo 2, comma 1, lettera b), l’estensione
o il cambiamento di settore merceologico di una media struttura di vendita sono
soggetti ad autorizzazione rilasciata dal comune competente per territorio, nel
rispetto dell’articolo 8 del decreto e secondo i criteri e le procedure adottati
dal comune, anche in relazione a quanto previsto all’articolo 8 comma 2-bis.
2. L’autorizzazione all’apertura o all’ampliamento è dovuta purché l’intervento
avvenga a seguito di concentrazione o accorpamento di esercizi autorizzati ai
sensi dell’articolo 24 della legge 11 giugno 1971, n. 426 (Disciplina del
commercio) per la vendita di generi di largo e generale consumo e localizzati
sul territorio comunale, fatto salvo il rispetto dei criteri e dei parametri
previsti dalle Direttive. Il rilascio dell’autorizzazione comporta la revoca dei
titoli autorizzativi relativi ai preesistenti esercizi e il totale reimpiego del
personale degli esercizi concentrati o accorpati.
3. In aggiunta a quelle previste dall’articolo 10 comma 2 del decreto, tra più
domande di autorizzazione per medie strutture di vendita concorrenti nelle aree
di cui all’articolo 8, comma 2-bis in base ai criteri dettati dal comune, viene
tenuto conto, in ordine di priorità decrescente, delle seguenti caratteristiche
degli interventi:
a) quantità volumetriche di patrimonio edilizio esistente oggetto di recupero;
b) numero di posti auto ulteriori rispetto a quelli previsti dagli standard e
non riservati alla clientela;
c) numero di occupati;
d) impegno al rispetto del contratto collettivo nazionale di lavoro;
e) impegno al rispetto degli accordi sindacali territoriali eventualmente
siglati.
4. All’interno di ciascuna delle caratteristiche di cui al comma 3 è data
priorità ai sensi dell’articolo 4 comma 6 della legge regionale 18 maggio 1998,
n. 25 (Norme per la gestione dei rifiuti e la bonifica dei siti inquinati) alle
domande corredate dal migliore bilancio rifiuti.
5. Il comune rilascia contestualmente l’autorizzazione e la concessione edilizia
per le medie strutture di vendita (27).
————————
(27) Articolo così sostituito dall’art. 8, D.P.G.R. 11 luglio 2002, n. 26/R. Il
testo originario era così formulato: «Art. 9. Condizioni per il rilascio
dell’autorizzazione per le medie strutture di vendita. 1. Fatto salvo il
rispetto dei criteri e dei parametri previsti dalle direttive di cui
all’articolo 4 della L.R. n. 28/1999, l’autorizzazione all’apertura o
all’ampliamento di medie strutture di vendita è dovuta purché l’intervento
avvenga a seguito di concentrazione o accorpamento di esercizi autorizzati, ai
sensi dell’articolo 24 della legge 11 giugno 1971, n. 426 "Disciplina del
commercio", per la vendita di generi di largo e generale consumo e localizzati
sul territorio comunale. Il rilascio dell’autorizzazione, comporta la revoca dei
titoli autorizzativi relativi ai preesistenti esercizi e il totale reimpiego del
personale degli esercizi concentrati o accorpati.
2. A seguito dell’approvazione di apposito programma per la tutela delle aree
vulnerabili, da aggiornarsi annualmente, il comune può prevedere la graduazione
dell’inserimento delle medie strutture di vendita in specifiche aree interessate
da fenomeni oggettivamente riscontrati di vulnerabilità della rete degli
esercizi di vicinato. Ai fini della individuazione delle aree e per la
predisposizione del programma, il comune assume come parametri, relativi
all’area:
a) la densità degli esercizi di vicinato esistenti;
b) il livello di mortalità di esercizi di vicinato nell’ultimo triennio.
3. L’area o le aree interessate dall’operatività del programma di cui al comma 2
non possono rappresentare oltre il cinquanta per cento del territorio comunale,
fatta eccezione per i comuni di classe D o frazioni di comuni con popolazione
inferiore a tremila abitanti, nonché per quelli montani e insulari.
4. Con il programma di cui al comma 2 il comune, per le nuove autorizzazioni,
definisce la percentuale massima di incremento annuale dell’indice di equilibrio
commerciale (IEC) per l’individuazione della superficie di vendita autorizzabile
annualmente nell’area oggetto di programmazione. La procedura per il calcolo
della superficie di vendita autorizzabile è quella prevista nell’allegato B al
presente regolamento.
5. A seguito dell’operatività dei programmi di cui al comma 2 e agli articoli 7
e 8, le disposizioni di cui al comma 1 si applicano esclusivamente agli esercizi
localizzati nelle aree interessate dai programmi stessi.
6. In aggiunta a quelle previste dall’articolo 10 comma 2 del decreto, tra più
domande di autorizzazione per medie strutture di vendita concorrenti nelle aree
interessate dai programmi di cui al comma 2, il comune tiene conto in ordine di
priorità decrescente, delle seguenti caratteristiche degli interventi:
a) quantità volumetriche di patrimonio edilizio esistente oggetto di recupero;
b) numero di posti auto ulteriori rispetto a quelli previsti dagli standard e
non riservati alla clientela;
c) numero di occupati
d) impegno al rispetto del contratto collettivo nazionale di lavoro;
e) impegno al rispetto degli accordi sindacali territoriali eventualmente
siglati.
7. All’interno di ciascuna delle caratteristiche di cui al comma 6 è data
priorità ai sensi del comma 6 dell’articolo 4 della legge regionale 18 maggio
1998, n. 25 "Norme per la gestione dei rifiuti e la bonifica dei siti inquinati"
alle domande corredate dal miglior bilancio rifiuti.
8. Il comune rilascia contestualmente l’autorizzazione e la concessione edilizia
per le medie strutture di vendita.».

Art. 10
Condizioni e fattori di priorità per il rilascio dell’autorizzazione alle grandi
strutture di vendita.
1. Ai fini del rilascio dell’autorizzazione alle grandi strutture di vendita,
sono verificate le seguenti condizioni:
a) rispetto dei criteri e dei parametri previsti dalle Direttive;
b) compatibilità con gli strumenti urbanistico-commerciali comunali;
c) compatibilità con la superficie di vendita autorizzabile, di cui all’allegato
C;
d) relativamente alle grandi strutture di vendita di tipologia A e B,
rispondenza al sistema dei servizi di trasporto pubblico per il collegamento
dell’area dove è localizzato l’intervento, con particolare riferimento alla
frequenza del servizio in relazione agli orari di attività dell’esercizio; i
servizi di trasporto possono essere assicurati, in tutto o in parte, da soggetti
privati purché risultino coerenti con il sistema dei servizi e delle tariffe di
trasporto pubblico. Il comune può altresì verificare tali condizioni in
relazione al vigente piano di indirizzo e regolazione degli orari adottato ai
sensi dell’articolo 3 della legge regionale 22 luglio 1998, n. 38 (Governo del
tempo e dello spazio urbano e pianificazione degli orari della città) nonché
agli indirizzi di programmazione delle province in materia di trasporto pubblico
locale;
e) avvenuto svolgimento delle attività di concertazione di cui all’articolo 5
comma 2.
2. Nel caso in cui l’area dove viene proposta la localizzazione della struttura
non disponga già delle infrastrutture comunque previste dallo strumento
urbanistico, deve essere oggetto di valutazione lo schema di convenzione tra
comune e titolare della struttura per la realizzazione delle infrastrutture
stesse; tale convenzione deve prevedere l’accettazione da parte del titolare
della condizione dell’apertura dell’esercizio contestualmente alla piena
funzionalità delle infrastrutture.
3. In aggiunta a quelli stabiliti dall’articolo 10, comma 2 del decreto, tra più
domande di autorizzazione per grandi strutture di vendita concorrenti
all’interno della stessa area di programma, costituiscono fattori di priorità,
nell’ordine:
a) l’inserimento della struttura commerciale nell’àmbito di piani di
riqualificazine urbana e/o di riutilizzo di aree dismesse;
b) la quantità volumetrica di patrimonio edilizio esistente oggetto di recupero;

c) il numero di posti auto ulteriori rispetto a quelli previsti dagli standard e
non riservati alla clientela;
d) il numero di esercizi di vicinato trasferiti all’interno della struttura;
e) gli elementi di qualità e di prestazione di cui all’articolo 11, comma 3,
lettera e);
f) il numero di occupati riassorbiti, intesi sia come dipendenti del settore del
commercio già inquadrati, residenti e occupati nei comuni del bacino omogeneo di
utenza di riferimento, nonché titolari di esercizi commerciali (localizzati
nello stesso bacino omogeneo) e/o loro coadiuvanti, sia come dipendenti di altre
attività economiche interessate da crisi aziendali;
g) il numero totale di occupati in rapporto alla superficie di vendita
richiesta;
h) l’impegno al rispetto del contratto collettivo nazionale di lavoro;
i) l’impegno al rispetto degli accordi sindacali territoriali siglati e alla
realizzazione di un accordo sindacale di secondo livello finalizzato ad evitare
situazioni di concorrenza anomale.
4. All’interno di ciascuno dei fattori di cui al comma 3 è data priorità ai
sensi dell’articolo 4 comma 6 della L.R. n. 25/1998 alle domande corredate dal
miglior bilancio rifiuti (28).
————————
(28) Il presente articolo, già modificato dall’art. 1, Reg. 3 maggio 2000, n. 5,
è stato poi così sostituito dall’art. 9, D.P.G.R. 11 luglio 2002, n. 26/R. Il
testo originario era così formulato: «Art. 10. Condizioni per il rilascio
dell’autorizzazione per le grandi strutture di vendita. 1. Nel periodo di
operatività dei programmi comunali di cui all’articolo 9, comma 2, non possono
essere rilasciate autorizzazioni nelle aree oggetto dei piani stessi e in aree
situate a meno di 3 chilometri in linea d’aria da queste ancorché localizzate in
altro comune.
2. Ai fini del rilascio dell’autorizzazione alle grandi strutture di vendita,
sono verificate le seguenti condizioni:
a) rispetto dei criteri e dei parametri previsti dalle direttive di cui
all’articolo 4 della L.R. n. 28/1999;
b) compatibilità con la superficie di vendita autorizzabile riferita al bacino
omogeneo di utenza o area commerciale metropolitana dove è localizzato
l’intervento richiesto, calcolata sulla base dell’indice di equilibrio
commerciale definito secondo le procedure di cui all’allegato C;
c) relativamente alle grandi strutture di vendita di tipologia A e B, la
rispondenza al sistema dei servizi di trasporto pubblico per il collegamento
dell’area dove è localizzato l’intervento, con particolare riferimento alla
frequenza del servizio in relazione agli orari di attività dell’esercizio; i
servizi di trasporto possono essere assicurati, in tutto o in parte, da soggetti
privati purché siano perfettamente coerenti con il sistema dei servizi di
trasporto pubblico e a condizione che siano praticate le tariffe previste dal
servizio pubblico; tali condizioni sono verificate dall’analisi di compatibilità
del piano di indirizzo e regolazione degli orari adottato dal comune ai sensi
dell’articolo 3 della L.R. n. 38/1998.
3. Nel caso di trasferimento e ampliamento di grandi strutture di vendita, anche
per concentrazione o accorpamento, nell’ambito dello stesso bacino omogeneo di
utenza o area commerciale metropolitana, la verifica della superficie di vendita
autorizzabile, di cui al comma 2 lettera b), viene effettuata per la sola quota
di superficie ulteriore rispetto a quella delle strutture già autorizzate.
4. Nel caso l’area dove viene proposta la localizzazione della struttura non
disponga già delle infrastrutture comunque previste dallo strumento urbanistico,
deve essere oggetto di valutazione lo schema di convenzione tra comune e
titolare della struttura per la realizzazione delle infrastrutture stesse; tale
convenzione deve prevedere l’accettazione da parte del titolare della condizione
dell’apertura dell’esercizio contestualmente alla piena funzionalità delle
infrastrutture.
5. Nell’ambito dello stesso comune, è dovuta l’autorizzazione all’ampliamento di
grandi strutture di vendita in caso di concentrazione o accorpamento di esercizi
già autorizzati, ai sensi dell’articolo 24 della legge n. 426/1971, per la
vendita di generi di largo e generale consumo e pertanto si prescinde dalla
verifica di cui al comma 2 lettera b) se non per la quota di superficie
ulteriore rispetto a quella delle strutture già autorizzate.
6. La condizione di cui al comma 5 comporta il totale reimpiego del personale
degli esercizi commerciali concentrati o accorpati.
7. In aggiunta a quelli stabiliti dall’articolo 10, comma 2 del decreto, tra più
domande di autorizzazione per grandi strutture di vendita concorrenti
all’interno dello stesso bacino omogeneo di utenza, costituiscono criteri di
priorità, nell’ordine:
a) il numero di occupati riassorbiti, intesi come dipendenti del settore del
commercio già inquadrati residenti e occupati nei comuni del sistema
territoriale locale di riferimento, nonché i titolari di esercizi commerciali
(localizzati nello stesso sistema territoriale) e/o loro coadiuvanti;
b) il numero totale di occupati;
c) il numero di esercizi di vicinato trasferiti all’interno della struttura;
d) la quantità volumetrica di patrimonio edilizio esistente oggetto di recupero;

e) il numero di posti auto ulteriori rispetto a quelli previsti dagli standard e
non riservati alla clientela;
f) impegno al rispetto del contratto collettivo nazionale di lavoro;
g) impegno al rispetto degli accordi sindacali territoriali eventualmente
siglati.
8. All’interno di ciascuna delle caratteristiche di cui al comma 7 è data
priorità ai sensi dell’articolo 4 della L.R. n. 25/1998 alle domande corredate
dal miglior bilancio rifiuti.
9. Nel caso di grandi strutture di vendita del settore merceologico non
alimentare con caratteristiche di polo di attrazione di interesse
interregionale, individuate sulla base di parametri definiti dalla Giunta
regionale:
a) non si applica la verifica di compatibilità della superficie di vendita
autorizzabile di cui all’articolo 10 comma 2 lettera b);
b) è ammessa la deroga ai limiti massimi dimensionali previsti per le grandi
strutture di vendita di tipologia A e al rapporto tra classi di comuni e
tipologie di strutture, previsti dalle direttive urbanistiche di cui
all’articolo 4 della L.R. n. 28/1999.».

Art. 10-bis
Superficie di vendita autorizzabile per grandi strutture.
1. Ai fini dell’articolazione della Superficie di vendita autorizzabile per
grandi strutture (S.V.A.G.) si fa riferimento alle tre aree vaste della Toscana,
considerate come aree programma d’àmbito territoriale cosi articolate:
a) la Toscana centrale, comprendente i territori dei comuni appartenenti alle
province di Firenze, Prato e Pistoia;
b) la Toscana della costa, comprendente i territori dei comuni appartenenti alle
province di Massa-Carrara, Lucca, Pisa e Livorno;
c) la Toscana interna e meridionale, comprendente i territori dei comuni
appartenenti alle province di Arezzo, Siena e Grosseto.
2. Nell’àmbito della Superficie di vendita autorizzabile per grandi strutture
(S.V.A.G.) di cui all’allegato C, è stabilita una riserva del quaranta per cento
da destinarsi ad ampliamenti di grandi strutture già autorizzate, fino al limite
del trenta per cento della superficie di vendita autorizzata.
3. Nel caso di apertura di una grande struttura di vendita per ampliamento,
anche con contestuale trasferimento, di un unico esercizio esistente ed
operante, già autorizzato ai sensi degli articoli 26 e 27 della L. n. 426/1971,
oppure ai sensi di previgenti normative se con superficie di vendita non
inferiore a mille metri quadrati, la verifica della superficie di vendita
autorizzabile, di cui all’articolo 10 comma 1 lettera c), viene effettuata solo
per la quota di superficie di vendita ulteriore rispetto a quella già
autorizzata, fermo restando il rispetto dei criteri e parametri previsti dalle
Direttive in relazione all’intera grande struttura di vendita così realizzata.
4. Nel caso di trasferimento e ampliamento di grandi strutture di vendita, anche
per concentrazione o accorpamento, nell’àmbito dello stesso bacino omogeneo di
utenza o area commerciale metropolitana, la verifica della superficie di vendita
autorizzabile, di cui all’articolo 10 comma 1 lettera c), viene effettuata per
la sola quota di superficie ulteriore rispetto a quella delle grandi strutture
di vendita già autorizzate.
5. Nel caso di grandi strutture di vendita organizzate in forma di centro
commerciale e già autorizzate ai sensi della L.R. n. 28/1999 per la vendita di
generi appartenenti ai settori alimentare e non alimentare, per la variazione di
settore merceologico nell’àmbito del trenta per cento della superficie di
vendita complessiva già autorizzata, si prescinde dalla verifica della
superficie di vendita autorizzabile di cui all’articolo 10 comma 1 lettera c), a
condizione che la struttura di vendita interessata non richieda altri
ampliamenti di superficie di vendita o variazioni di settore merceologico fino
al 31 dicembre 2004.
6. Nell’àmbito dello stesso comune, è dovuta l’autorizzazione all’ampliamento di
grandi strutture di vendita in caso di concentrazione o accorpamento di esercizi
esistenti ed operanti, già autorizzati ai sensi dell’articolo 24 della L. n.
426/1971 per la vendita di generi di largo e generale consumo, a condizione che
la superficie ampliata non superi la somma delle superfici accorpate, per la
parte di superficie di vendita effettivamente autorizzata per le ex tabelle
merceologiche I, Ia, II, VI, VIII e IX. Si prescinde dalla verifica di cui
all’articolo 10 comma 1 lettera c) se non per l’eventuale quota di superficie
ulteriore rispetto a quella già autorizzata per le tabelle suddette. Le
superfici vengono ripartite tra settori merceologici alimentare e non alimentare
in base al contenuto delle tabelle e, in caso di esercizi misti, per i quali non
sia possibile identificare con precisione il dimensionamento di ciascun settore
merceologico, il riparto fra settore alimentare e non alimentare viene stabilito
nella misura del cinquanta per cento ciascuno. Il rispetto dei criteri e
parametri previsti dalle Direttive è verificato in relazione all’ampliamento di
superficie di vendita realizzato.
7. La condizione di cui al comma 6 comporta la revoca dei titoli autorizzativi
relativi ai preesistenti esercizi e il reimpiego del personale degli esercizi
commerciali concentrati o accorpati.
8. Qualora una grande struttura di vendita, autorizzata ai sensi della L.R. n.
28/1999, cessi l’attività o riduca la superficie di vendita, totale o relativa
ad un settore merceologico, la quota di superficie di vendita ridotta o cessata
va ad incrementare la disponibilità di superficie di vendita autorizzabile di
cui all’allegato C, per l’area di programma cui appartiene la struttura
commerciale.
9. La Giunta regionale promuove monitoraggi sull’andamento dei dati relativi
alla consistenza della rete distributiva, ai consumi e su altri elementi
conoscitivi, anche scaturenti dai rapporti elaborati dai comuni ai sensi
dell’articolo 5 comma 1. In considerazione della dinamica economica e delle
problematiche emerse da tali monitoraggi, previa consultazione del tavolo
settoriale di concertazione, delibera eventuali rimodulazioni delle superfici
autorizzabili per grandi strutture, di cui all’allegato C, entro ventiquattro
mesi dall’entrata in vigore del presente articolo.
10. Per gli anni successivi al 2004, i criteri e le modalità di definizione
della superficie di vendita autorizzabile per grandi strutture sono stabiliti
con deliberazione della Giunta regionale, previa consultazione del tavolo di
concertazione settoriale (29).
————————
(29) Articolo aggiunto dall’art. 10, D.P.G.R. 11 luglio 2002, n. 26/R.

Art. 11
Procedure per il rilascio dell’autorizzazione per le grandi strutture di
vendita.
1. Il soggetto interessato all’apertura, trasferimento o ampliamento di una
grande struttura di vendita, presenta domanda al comune competente per
territorio contestualmente alla domanda di concessione edilizia. Il competente
ufficio comunale trasmette per conoscenza copia della domanda senza gli allegati
di cui al comma 3 alla regione e alla provincia.
2. Qualora la domanda abbia per oggetto l’estensione o la variazione di settore
merceologico che non comporti variazione della superficie di vendita, la stessa,
priva degli allegati di cui al comma 3 lettere a) e c), è sottoposta al
procedimento disciplinato nel presente articolo, nel rispetto dei criteri e
parametri previsti dalle Direttive, calcolati sulla quota di superficie di
vendita per la quale si richiede la variazione di settore merceologico.
3. La domanda contiene le indicazioni di cui all’articolo 9 comma 2 del decreto
e ad essa deve essere allegata:
a) planimetria, in scala adeguata, ove già non allegata alla domanda di
concessione edilizia, dell’esercizio esistente o progetto costruttivo
dell’edificio da realizzare, con evidenziate la superficie di vendita e quella
destinata a magazzini, servizi, uffici. In caso di ampliamento, deve essere
indicata la superficie preesistente e quella che si intende realizzare;
b) planimetria, in scala adeguata, indicante gli spazi destinati a parcheggio e
le reti viarie;
c) planimetria generale a scala 1/10000 o 1/5000 con l’ubicazione della
struttura commerciale;
d) bilancio dei rifiuti prodotti e autosmaltiti da parte della struttura, ai
sensi dell’articolo 4 della L.R. 25/1998;
e) relazione concernente elementi di qualità e di prestazione, con particolare
riguardo ai seguenti aspetti:
1) flussi veicolari, infrastrutture viarie e parcheggi;
2) caratteri architettonici e funzionali della struttura, compatibilità
ambientali e idrogeologiche, risparmio energetico, emissioni inquinanti;
3) servizi per i consumatori, caratteri qualitativi della tipologia
distributiva, rapporti tra struttura commerciale e operatori locali, con
riferimento a profili di specializzazione, vendita di prodotti toscani, sistemi
informativi per la promozione delle fruizioni delle risorse ambientali e
turistiche del territorio;
4) spazi per la distribuzione di prodotti etnici, iniziative di commercio equo e
solidale, criteri e certificazioni inerenti alla responsabilità etico-sociale
relativa ai processi produttivi delle merci distribuite;
5) effetti occupazionali, certificazione di responsabilità sociale delle imprese
secondo lo standard internazionale S.A. 8000 nonché rispetto dei contratti
collettivi nazionali di lavoro e degli accordi sindacali siglati a livello
territoriale.
4. Nel caso di realizzazione, anche per ampliamento, di strutture di tipologia A
e B, oltre agli allegati di cui al comma 3, il richiedente presenta al comune
una proposta di interventi, definiti sulla base di apposito studio di impatto
economico e commerciale, finalizzati ad armonizzare l’insediamento della grande
struttura di vendita nel contesto socio-economico e ad individuare obiettivi e
contenuti essenziali inerenti al modello organizzativo della struttura, con
particolare riguardo agli aspetti di cui al comma 3 lettera e) ed a proposte di
collaborazione col comune per la tutela attiva delle piccole imprese
commerciali.
5. La completezza della domanda e dei suoi allegati è verificata dal
responsabile del procedimento comunale entro il termine perentorio di quindici
giorni dalla sua presentazione. Qualora la domanda risulti incompleta, entro lo
stesso termine ne viene data comunicazione al soggetto interessato invitandolo a
presentare le necessarie integrazioni entro un termine fissato e comunque non
superiore a trenta giorni. Contestualmente l’interessato è informato che il
decorso del termine per il rilascio dell’autorizzazione resta sospeso fino
all’integrazione della documentazione e che la mancata integrazione ed
accettazione della medesima entro i termini stabiliti comporta il rigetto della
domanda da parte del comune.
6. Il comune, entro novanta giorni dal ricevimento della domanda, provvede al
completamente dell’istruttoria, anche mediante la compilazione di appositi
moduli predisposti dall’Amministrazione regionale e trasmette alla regione e
alla provincia competente per territorio la documentazione di cui al comma 3, le
proposte di intervento di cui al comma 4, le decisioni e verbali di cui
all’articolo 5 comma 2. Al ricevimento della domanda trasmessa, completa della
documentazione, il competente Ufficio regionale provvede ad inserirla in un
apposito elenco cronologico, ripartito per area di programma, ai fini della
definizione dell’ordine cronologico di svolgimento delle conferenze di servizi e
per quanto previsto dall’articolo 10 comma 3. Successivamente, la regione
stabilisce, in accordo col comune, la data di svolgimento della conferenza di
servizi di cui all’articolo 9 del decreto, da tenersi nei successivi sessanta
giorni. La conferenza di servizi è indetta dal comune, viene convocata presso la
sede della Regione Toscana e deve concludersi entro novanta giorni dalla data
della prima riunione.
7. La conferenza di servizi di cui al comma 6 è preceduta da una conferenza di
servizi interna degli uffici regionali ai sensi dell’articolo 13 della legge
regionale 3 settembre 1996, n. 76 (Disciplina degli accordi di programma e delle
conferenze dei servizi), mediante la quale si provvede all’esame congiunto della
documentazione di cui al comma 3, ai fini dell’espressione del parere regionale.

8. Alla conferenza di cui al comma 6 partecipano tre membri, rappresentanti
rispettivamente la regione, la provincia e il comune, legittimati ad esprimere
definitivamente e in modo vincolante la volontà dell’ente rappresentato. Le
deliberazioni della conferenza sono adottate a maggioranza dei componenti. Il
rilascio dell’autorizzazione è subordinato al parere favorevole del
rappresentante della regione. Si considera acquisito l’assenso
dell’Amministrazione la quale, regolarmente convocata, non abbia partecipato
alla conferenza, a meno che la stessa non faccia pervenire all’Amministrazione
convocante il proprio motivato dissenso entro venti giorni dalla data di
svolgimento della conferenza.
9. La convocazione, sottoscritta dal responsabile del procedimento competente ad
emanare l’atto autorizzativo, viene effettuata con lettera raccomandata con
avviso di ricevimento, spedita almeno quindici giorni prima della data della
riunione.
10. Della data di convocazione della conferenza è data notizia, a mezzo lettera
raccomandata spedita almeno dieci giorni prima, al richiedente, ai comuni
contermini, alle organizzazioni dei consumatori, dei lavoratori dipendenti e
delle imprese del commercio più rappresentative in relazione al bacino omogeneo
di utenza o area commerciale metropolitana in cui si intende realizzare
l’insediamento, per l’esercizio delle facoltà di cui all’articolo 9 comma 4 del
decreto; la comunicazione reca l’indicazione del responsabile del procedimento,
della sede dove è possibile prendere visione degli atti e delle modalità e dei
tempi per l’eventuale consultazione degli stessi.
11. Le domande si intendono accolte qualora entro centoventi giorni dalla data
della prima riunione della conferenza di servizi non sia stato comunicato al
richiedente il provvedimento di diniego.
12. Delle riunioni della conferenza vengono redatti appositi verbali,
sottoscritti dai partecipanti, che devono essere menzionati nell’atto con cui
viene rilasciata l’autorizzazione, dando atto degli esiti della conferenza
stessa.
13. La concessione o l’autorizzazione edilizia eventualmente necessaria viene
rilasciata contestualmente all’autorizzazione commerciale, fatta salva l’ipotesi
di cui al comma 11; in tal caso il comune rilascia la concessione od
autorizzazione secondo le norme vigenti in materia.
14. Alle situazioni non espressamente disciplinate si applica la L.R. n.
76/1996, in quanto compatibile (30).
————————
(30) Articolo così sostituito dall’art. 11, D.P.G.R. 11 luglio 2002, n. 26/R. Il
testo originario era così formulato: «Art. 11. Procedure per il rilascio
dell’autorizzazione per le grandi strutture di vendita. 1. Il soggetto
interessato all’apertura, trasferimento o ampliamento di una grande struttura di
vendita, presenta domanda al comune competente per territorio contestualmente
alla domanda di concessione edilizia. Nel caso di centro commerciale la domanda
può essere presentata da un unico promotore
2. La domanda deve contenere le indicazioni di cui all’articolo 9 comma 2 del
decreto e ad essa deve essere allegata:
a) planimetria, in scala adeguata, dell’esercizio esistente o progetto
dell’edificio da realizzare, con evidenziate la superficie di vendita e quella
destinata a magazzini, servizi, uffici. In caso di ampliamento, deve essere
indicata la superficie preesistente e quella che si intende realizzare;
b) planimetria, in scala adeguata, indicante gli spazi destinati a parcheggio;
c) relazione circa l’infrastrutturazione viaria e le conseguenze occupazionali.
3. La completezza formale della domanda e dei suoi allegati è verificata dal
responsabile del procedimento entro il termine perentorio di quindici giorni
dalla sua presentazione. Qualora la domanda risulti incompleta, entro lo stesso
termine ne viene data comunicazione al soggetto interessato invitandolo a
presentare le necessarie integrazioni entro un termine fissato e comunque non
superiore a trenta giorni. Contestualmente l’interessato è informato che il
decorso del termine per il rilascio dell’autorizzazione resta sospeso fino
all’integrazione della documentazione e che la mancata integrazione della
medesima entro i termini stabiliti comporta la decadenza della domanda.
4. Il comune, entro sessanta giorni dal ricevimento della domanda, provvede al
completamento dell’istruttoria, anche mediante la compilazione di appositi
moduli predisposti dalla Giunta regionale. Entro lo stesso termine il comune
indice una conferenza di servizi fissandone lo svolgimento entro novanta giorni
dalla data di indizione. Salvo particolari esigenze, la conferenza di servizi
viene convocata dal comune presso la sede della Regione Toscana.
5. Alla conferenza partecipano tre membri, rappresentanti rispettivamente la
regione, la provincia e il comune medesimo, legittimati ad esprimere
definitivamente e in modo vincolante la volontà dell’ente rappresentato. Le
deliberazioni della conferenza sono adottate a maggioranza dei componenti. Il
rilascio dell’autorizzazione è subordinato al parere favorevole del
rappresentante della regione.
6. La convocazione, sottoscritta dal responsabile del procedimento, competente
ad emanare l’atto autorizzativo, viene effettuata con lettera raccomandata con
avviso di ricevimento, spedita almeno 15 giorni prima della data della riunione
e contenente anche una scheda istruttoria sintetica, ai fini di una valutazione
sommaria e preventiva da parte delle amministrazioni convocate.
7. Della data di convocazione della conferenza è data notizia, a mezzo lettera
raccomandata spedita almeno dieci giorni prima, al richiedente, ai comuni
contermini, alle organizzazioni dei consumatori, dei lavoratori dipendenti e
delle imprese del commercio più rappresentative in relazione al bacino omogeneo
di utenza o area commerciale metropolitana in cui si intende realizzare
l’insediamento, per l’esercizio delle facoltà di cui all’articolo 9 comma 4 del
decreto; la comunicazione reca l’indicazione del responsabile del procedimento,
della sede dove è possibile prendere visione degli atti e delle modalità e dei
tempi per l’eventuale consultazione degli stessi.
8. Le domande si intendono accolte qualora entro centoventi giorni dalla data di
convocazione della conferenza di servizi non sia stato comunicato al richiedente
il provvedimento di diniego.
9. Della riunione della conferenza viene redatto apposito verbale, sottoscritto
dai partecipanti, che deve essere menzionato nell’atto con cui viene rilasciata
l’autorizzazione, dando atto degli esiti della conferenza stessa.
10. La concessione o l’autorizzazione edilizia eventualmente necessaria viene
rilasciata contestualmente all’autorizzazione commerciale, fatta salva
l’eccezione di cui al comma 8; in tal caso il comune rilascia la concessione od
autorizzazione secondo le norme vigenti in materia.
11. Alle situazioni non espressamente disciplinate si applica la legge regionale
3 settembre 1996, n. 76 "Disciplina degli accordi di programma e delle
conferenze dei servizi", in quanto compatibile.».

Art. 11.1
Grandi strutture di vendita in ubicazioni già destinate ad attività di grande
distribuzione.
1. Allo scopo di favorire il recupero e la ristrutturazione funzionale del
patrimonio edilizio esistente e di limitare il consumo di territorio, nel caso
di apertura di grandi strutture di vendita in ubicazioni già sedi di grandi
strutture, come definite all’articolo 2, dismesse per effetto di decadenza o
revoca dell’autorizzazione (escluso il caso di cui all’articolo 22 comma 4
lettera c) del decreto) o cessazione dell’attività, la verifica di cui
all’articolo 10, comma 1, lettera c) viene effettuata solo per la quota di
superficie di vendita ulteriore rispetto a quella a suo tempo operante. A tale
fine si provvede a verificare che la cessazione dell’attività, la dichiarazione
di decadenza, la revoca dell’autorizzazione o la restituzione del titolo
autorizzativo sia intervenuta entro i cinque anni precedenti la data di entrata
in vigore del presente articolo. Il comune territorialmente competente rilascia
le certificazioni finalizzate all’applicazione del presente articolo (31).
————————
(31) Articolo aggiunto dall’art. 12, D.P.G.R. 11 luglio 2002, n. 26/R.

Art. 11.1.1.
Norme per i centri commerciali.
1. Le medie o le grandi strutture di vendita organizzate in forma di centro
commerciale sono soggette ad autorizzazione comunale, da rilasciarsi secondo le
norme del presente regolamento, qualora il comune non abbia disciplinato
diversamente. L’autorizzazione rilasciata al centro commerciale nel suo insieme
ha valore di consenso complessivo alla sua realizzazione e di determinazione
della superficie di vendita, suddivisa tra settori merceologici. Con autonomi
atti, contestuali o successivi, sono autorizzate le medie o grandi strutture
presenti all’interno del centro, mentre agli esercizi di vicinato si applica il
procedimento di cui all’articolo 7 del decreto.
2. Il comune può coordinare eventuali istanze di soggetti economici e sociali
interessati, al fine di favorire l’inserimento di operatori locali nel centro
commerciale.
3. Le modifiche alla ripartizione della superficie di vendita degli esercizi
posti all’interno del centro sono soggette a comunicazione al comune, purché
rimanga invariata la superficie di vendita complessiva del centro e le
dimensioni attribuite a ciascun settore merceologico.
4. La domanda di autorizzazione può essere presentata da un unico promotore o da
singoli esercenti. In tale ultima ipotesi la domanda è presentata tramite un
rappresentante degli stessi nominato per i rapporti giuridici con i terzi.
5. Ai soli fini della presentazione della domanda, il promotore del centro
commerciale può non essere in possesso dei requisiti professionali di cui
all’articolo 5 del decreto, che devono comunque essere posseduti, prima del
rilascio dell’autorizzazione relativa al centro, dal promotore stesso o da altro
soggetto richiedente che ne assuma la titolarità. L’intestazione ad altro
soggetto, diverso dal promotore originario, che deve essere in possesso anche
degli altri requisiti previsti dall’articolo 5 del decreto, non costituisce
ipotesi di subingresso (32).
————————
(32) Articolo aggiunto dall’art. 13, D.P.G.R. 11 luglio 2002, n. 26/R.

Art. 11-bis
Esercizio congiunto di vendita all’ingrosso e al dettaglio.
1. È vietato l’esercizio congiunto nello stesso locale dell’attività di vendita
all’ingrosso e al dettaglio (33).
2. Il divieto di cui al comma precedente non si applica per la vendita dei
seguenti prodotti:
a) macchine, attrezzature e articoli tecnici per l’agricoltura, l’industria, il
commercio e l’artigianato;
b) materiale elettrico;
c) colori e vernici, carte da parati;
d) ferramenta ed utensileria;
e) articoli per impianti idraulici, a gas ed igienici;
f) articoli per riscaldamento;
g) strumenti scientifici e di misura;
h) macchine per ufficio;
i) auto-moto-cicli e relativi accessori e parti di ricambio;
j) combustibili;
k) materiali per l’edilizia;
l) legnami (34).
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(33) Per la sanzione in caso di violazione delle disposizioni di cui al presene
comma vedi l’art. 10-bis, comma 2, L.R. 17 maggio 1999, n. 28, aggiunto
dall’art. 1, L.R. 29 settembre 2003, n. 52.
(34) Articolo aggiunto dall’art. 2, Reg. 3 maggio 2000, n. 5.

Capo IV – Individuazione dei comuni ad economia prevalentemente turistica e
città d’arte
Art. 12
Procedure.
1. I comuni interessati presentano, alla Giunta regionale la richiesta di
inserimento nell’elenco regionale dei comuni ad economia prevalentemente
turistica, delle città d’arte o delle zone del territorio dei medesimi sulla
base dei presupposti di cui al presente articolo.
2. Condizione per la presentazione della richiesta di inserimento nell’elenco
regionale di cui al comma 1, relativamente ai comuni ad economia prevalentemente
turistica, è la sussistenza di almeno tre tra i parametri elencati nell’allegato
D, di cui almeno uno relativo all’area dell’offerta e uno relativo all’area
della domanda ovvero, relativamente alle città d’arte, la sussistenza di almeno
un parametro appartenente a qualsiasi area e la presenza nel territorio comunale
di almeno un sito di interesse artistico individuato con decreto dirigenziale n.
5709 del 14 agosto 1995 e successive modifiche e integrazioni. Ai fini della
verifica della sussistenza dei parametri è necessario che il dato relativo al
comune sia superiore o uguale al valore soglia riportato nell’allegato D.
Relativamente ai parametri riferiti alla domanda turistica, è ammessa una
tolleranza per difetto non superiore al dieci per cento rispetto al valore
soglia riportato nell’allegato D (35).
3. Possono presentare la richiesta di inserimento nell’elenco di cui al comma 1
anche i comuni capoluogo di Provincia, limitatamente al loro centro storico e i
comuni in possesso di almeno uno tra i parametri di cui all’allegato D qualora:
a) siano posti lungo la costa toscana limitatamente alle frazioni costiere;
b) siano classificati come montani o parzialmente montani ai sensi della legge
regionale 28 dicembre 2000, n. 82 (Norme in materia di comunità montane) (36).
4. Qualora non ricorrano le condizioni di cui ai commi 2 e 3, i comuni potranno
comunque avanzare richiesta di inserimento nell’elenco dei comuni ad economia
prevalentemente turistica, inoltrando alla Giunta regionale adeguata
documentazione attestante:
a) l’esistenza del piano di indirizzo e di regolazione degli orari di cui
all’articolo 3 della L.R. n. 38/1998;
b) l’esistenza di un accordo sottoscritto tra Amministrazione comunale,
associazioni di categoria delle imprese del commercio e del turismo, delle
organizzazioni sindacali dei lavoratori dipendenti del settore e delle
organizzazioni dei consumatori, finalizzato anche a definire i contenuti di cui
al comma 6;
c) l’esistenza di un programma di sviluppo turistico finalizzato al
potenziamento dell’offerta turistico-ricettiva e dei servizi connessi.
5. La richiesta di inserimento può essere altresì avanzata da più comuni
contigui o vicini, anche non in possesso dei requisiti di cui ai commi 2 e 3 ma
interessati da flussi turistici diretti ai comuni in possesso di tali requisiti,
i quali sottoscrivono accordi con le associazioni di categoria delle imprese del
commercio e del turismo, le organizzazioni sindacali dei lavoratori dipendenti
del settore e le organizzazioni dei consumatori. Tali accordi vengono definiti e
formalizzati tra i partecipanti ad uno specifico incontro di concertazione
convocato congiuntamente dai comuni interessati. Si intende acquisito l’assenso
degli aventi diritto qualora, regolarmente convocati all’incontro di
concertazione con lettera raccomandata spedita almeno dieci giorni prima della
data della riunione, non abbiano partecipato alla stessa. Tale effetto non si
produce qualora gli assenti facciano pervenire alle Amministrazioni convocanti
il proprio motivato dissenso entro venti giorni dalla data dell’avvenuto
incontro. Gli accordi sono finalizzati a disciplinare, in relazione alle
esigenze di sviluppo turistico, le deroghe di cui all’articolo 12 comma 1, del
decreto nei rispettivi territori per periodi temporali determinati o
indeterminati. Gli accordi contengono intese riguardanti gli orari commerciali e
il mercato del lavoro. I comuni sottoscrittori degli accordi per il periodo di
validità degli stessi sono inseriti nell’elenco di cui al comma 1 e hanno
priorità per l’attribuzione delle agevolazioni di cui all’articolo 8 (37).
6. Il comune, nella richiesta di cui al comma 1, individua zone del proprio
territorio e periodi dell’anno per i quali si richiede il riconoscimento della
prevalente economia turistica o della qualifica di città d’arte, verificando la
presenza in tali aree di adeguate densità di strutture ricettive, pubblici
esercizi e strutture commerciali, funzionali alle esigenze della domanda
turistica (38).
7. Per le città d’arte le zone nelle quali è possibile esercitare le facoltà di
cui all’articolo 12 comma 1 del decreto coincidono con le aree classificate
dallo strumento urbanistico comunale come centro storico.
8. I comuni di cui ai commi 2 e 3, prima dell’inoltro della richiesta di
inserimento nell’elenco regionale, promuovono gli accordi di cui all’articolo 13
e definiscono con le associazioni di categoria delle imprese del commercio e del
turismo, dei lavoratori dipendenti del settore e delle organizzazioni dei
consumatori, i periodi e le zone di cui al comma 6. Dell’esito degli accordi
eventualmente sottoscritti i comuni danno conto nella richiesta di inserimento
nell’elenco. Qualora non sia stata oggetto di valutazione in sede di prima
richiesta di inserimento nell’elenco, la definizione dei periodi e delle zone di
cui al comma 6 viene effettuata anche successivamente e viene recepita in sede
di aggiornamento dell’elenco (39).
9. I comuni possono richiedere l’inserimento nell’elenco regionale in ogni
tempo.
9-bis. L’elenco dei comuni ad economia prevalentemente turistica e delle città
d’arte viene aggiornato semestralmente con decreto della competente struttura
della Giunta regionale. Lo stesso ufficio provvede all’aggiornamento biennale
dei dati ufficiali, riferiti ai parametri di cui all’Allegato D, relativi ai
comuni toscani, che vengono pubblicati sul Bollettino Ufficiale della Regione
Toscana (40) (41).
————————
(35) Comma così sostituito dall’art. 14, comma 1, D.P.G.R. 11 luglio 2002, n.
26/R. Il testo originario era così formulato: «2. Condizione per la
presentazione della richiesta di inserimento nell’elenco regionale di cui al
comma 1, relativamente ai comuni ad economia prevalentemente turistica, è la
sussistenza di almeno tre tra i parametri di cui all’allegato D, di cui almeno
uno relativo all’area dell’offerta e uno relativo all’area della domanda ovvero,
relativamente alle città d’arte, la sussistenza di almeno un parametro
appartenente a qualsiasi area e la presenza nel territorio comunale di almeno un
sito di interesse artistico individuato dalla regione ai sensi dell’articolo 2
del D.P.R. 13 dicembre 1995 "Atto di indirizzo e coordinamento in materia di
guide turistiche".».
(36) Lettera così modificata dall’art. 14, comma 2, D.P.G.R. 11 luglio 2002, n.
26/R.
(37) Comma così sostituito dall’art. 14, comma 3, D.P.G.R. 11 luglio 2002, n.
26/R. Il testo originario era così formulato: «5. La regione favorisce accordi
tra le associazioni di categoria delle imprese del commercio e del turismo, le
organizzazioni dei consumatori, sottoscritti con più comuni contigui o vicini,
anche non in possesso di tali requisiti. Negli accordi i comuni disciplinano
congiuntamente, in relazione alle esigenze di sviluppo turistico, le deroghe di
cui all’articolo 12, comma 1, del decreto nei rispettivi territori. Tali accordi
devono contenere protocolli d’intesa riguardanti gli orari commerciali e il
mercato del lavoro, stipulati tra i soggetti indicati e finalizzati alla
gestione degli orari commerciali. I comuni sottoscrittori degli accordi e per il
periodo di validità degli stessi sono inseriti nell’elenco di cui al comma 1 e
hanno priorità per l’attribuzione delle agevolazioni di cui all’articolo 8.».
(38) Comma così corretto con avviso di errata corrige pubblicato nel B.U. 5
luglio 2000, n. 21, parte prima, e così modificato dall’art. 14, comma 4,
D.P.G.R. 11 luglio 2002, n. 26/R.
(39) Comma così sostituito dall’art. 14, comma 5, D.P.G.R. 11 luglio 2002, n.
26/R. Il testo originario era così formulato: «8. I comuni di cui ai commi 2 e
3, prima dell’inoltro della richiesta di inserimento nell’elenco regionale,
promuovono gli accordi di cui all’articolo 13 e consultazioni con le
associazioni di categoria delle imprese del commercio e del turismo, dei
lavoratori dipendenti del settore e delle organizzazioni dei consumatori, anche
al fine di definire eventualmente i periodi e le zone di cui al comma 6.
Dell’esito degli accordi eventualmente sottoscritti e delle consultazioni i
comuni danno conto nella richiesta di inserimento nell’elenco.».
(40) Comma aggiunto dall’art. 14, comma 6, D.P.G.R. 11 luglio 2002, n. 26/R.
(41) Articolo così sostituito dall’art. 3, Reg. 3 maggio 2000, n. 5, poi
modificato come indicato nelle note che precedono. Il testo originario era così
formulato: «Art. 12 Procedure. 1. I comuni presentano alla Giunta regionale la
richiesta di inserimento nell’elenco regionale dei comuni ad economia
prevalentemente turistica, delle città d’arte e delle zone del territorio dei
medesimi, con individuazione anche dei periodi di maggiore afflusso turistico,
sulla base dei presupposti di cui al presente articolo.
2. Condizione per l’inserimento nell’elenco regionale di cui al comma 1 è la
sussistenza di almeno tre tra i parametri di cui all’allegato D o la sussistenza
di almeno due parametri e la presenza nel territorio comunale di almeno un sito
di interesse artistico individuato dalla regione ai sensi dell’articolo 2 del
DPR 13 dicembre 1995 "Atto di indirizzo e coordinamento in materia di guide
turistiche".
3. Qualora non ricorrano le condizioni di cui al comma 2, i comuni potranno
comunque avanzare richiesta di inserimento nell’elenco, inoltrando alla Giunta
regionale adeguata documentazione attestante le seguenti circostanze:
a) l’esistenza del piano di indirizzo e di regolazione degli orari di cui
all’articolo 3 della L.R. n. 38/1998;
b) accordo sottoscritto tra Amministrazione comunale, associazioni di categoria
delle imprese del commercio e del turismo, delle Organizzazioni Sindacali dei
lavoratori dipendenti del settore e delle organizzazioni dei consumatori;
c) progetto di sviluppo turistico di durata biennale finalizzato al
conseguimento dei parametri di cui al comma 2.
4. Per la perimetrazione di zone del territorio, il comune verifica la presenza
in tali aree di adeguata densità di strutture ricettive, pubblici esercizi e
strutture commerciali, anche di vicinato, funzionali alle esigenze della domanda
turistica, anche in relazione a limitati periodi dell’anno. Per le città d’arte
tali zone coincidono con le aree classificate dallo strumento urbanistico
comunale come centro storico.
5. I comuni, prima dell’inoltro della richiesta di inserimento nell’elenco
regionale, promuovono consultazioni con le associazioni di categoria delle
imprese del commercio e del turismo, dei lavoratori dipendenti del settore e
delle organizzazioni dei consumatori. Dell’esito di tali consultazioni il comune
dà conto nella richiesta di inserimento nell’elenco».

Art. 13
Promozione di accordi.
1. Al fine di assicurare all’utenza idonei livelli di servizio e di informazione
e ai lavoratori dipendenti adeguate garanzie di accessibilità con mezzi pubblici
alle sedi di lavoro e le necessarie turnazioni in occasione delle aperture
domenicali e festive, i comuni inseriti in tutto o in parte nell’elenco
regionale, promuovono la sottoscrizione di accordi con le organizzazioni di
categoria delle imprese del commercio, dei lavoratori dipendenti e delle
associazioni dei consumatori, anche in ordine all’esercizio delle funzioni
comunali di cui all’articolo 3 della L.R. n. 38/1998. Tali accordi possono
prevedere la chiusura degli esercizi commerciali nelle festività del: 1°
gennaio, Pasqua, lunedì dell’Angelo, 25 aprile, 1° maggio, 15 agosto, 25 e 26
dicembre, fatto salvo quanto previsto all’articolo 13 comma 2 del decreto
relativamente agli esercizi del settore alimentare.
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Capo V – Vendite straordinarie
Art. 14
Disposizioni generali concernenti le vendite di liquidazione, di fine stagione e
promozionali.
1. In tutte le vendite è vietato ogni riferimento a procedure fallimentari e
simili.
2. Le merci devono essere poste in vendita con l’indicazione del prezzo normale,
dello sconto espresso in percentuale e del nuovo prezzo scontato o ribassato.
3. Durante il periodo in cui vengono effettuate vendite di liquidazione e di
fine stagione è possibile porre in vendita solo le merci già presenti
nell’esercizio e nei locali di sua pertinenza. Il divieto di introduzione di
ulteriori merci riguarda sia quelle acquistate che quelle concesse in conto
deposito. Le merci offerte devono essere separate da quelle eventualmente poste
in vendita alle condizioni ordinarie.
4. Le asserzioni pubblicitarie devono contenere l’indicazione della durata della
vendita (42).
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(42) Comma così sostituito dall’art. 15, D.P.G.R. 11 luglio 2002, n. 26/R. Il
testo originario era così formulato: «4. Le asserzioni pubblicitarie devono
contenere gli estremi delle previste comunicazioni, nonché l’indicazione della
durata della vendita.».

Art. 15
Vendite di liquidazione.
1. Le vendite di liquidazione sono effettuate per esitare in breve tempo tutte
le merci in vendita, a seguito di: cessazione dell’attività commerciale,
cessione dell’azienda, trasferimento dell’azienda in altro locale,
trasformazione o rinnovo dei locali e devono essere comunicate al comune in cui
ha sede l’esercizio almeno quindici giorni prima della data di inizio della
vendita.
2. Tali vendite possono essere fatte in ogni periodo dell’anno, per una durata
non superiore a 8 settimane in caso di cessione o cessazione dell’attività
commerciale, e per una durata non superiore a 4 settimane nel caso di
trasferimento dell’azienda in altro locale o trasformazione o rinnovo dei locali
(43). È vietato effettuare vendite di liquidazione con il sistema del pubblico
incanto.
3. A decorrere dall’inizio delle vendite di cui al presente articolo, è vietato
introdurre nei locali e pertinenze del punto di vendita interessato ulteriori
merci del genere di quelle oggetto dell’attività commerciale in liquidazione. Il
divieto di rifornimento riguarda sia le merci acquistate che quelle concesse in
conto deposito.
4. La comunicazione al comune relativa alla vendita di liquidazione deve essere
corredata da una dichiarazione recante i seguenti elementi completi di data ed
estremi:
a) per la cessazione dell’attività commerciale: di aver effettuato comunicazione
di cessazione dell’attività o atto di rinuncia all’autorizzazione
amministrativa;
b) per la cessione di azienda: di aver sottoscritto atto pubblico di cessione o
scrittura privata registrata;
c) per il trasferimento dell’azienda in altro locale: di aver effettuato
comunicazione o ottenuto autorizzazione al trasferimento;
d) per la trasformazione o il rinnovo dei locali: di aver effettuato denuncia di
inizio di attività o ottenuto concessione o autorizzazione edilizia per la
realizzazione di opere edili ovvero di comunicare il rinnovo di almeno l’ottanta
per cento degli arredi.
5. Al termine della vendita di liquidazione per il rinnovo e la trasformazione
dei locali, l’esercizio deve essere immediatamente chiuso per il tempo
necessario all’effettuazione dei lavori stessi.
5-bis. Al termine della vendita di liquidazione per cessazione dell’attività
commerciale, lo stesso soggetto non può riprendere la medesima attività nello
stesso locale, se non decorsi centottanta giorni dalla data di cessazione
indicata nella comunicazione presentata al comune e previo perfezionamento della
procedura di cui all’articolo 7 del decreto o rilascio di nuova autorizzazione
(44).
————————
(43) Periodo così modificato dall’art. 16, comma 1, D.P.G.R. 11 luglio 2002, n.
26/R.
(44) Comma aggiunto dall’art. 16, comma 2, D.P.G.R. 11 luglio 2002, n. 26/R.

Art. 16
Vendite di fine stagione.
1. Le vendite di fine stagione riguardano esclusivamente i prodotti, di
carattere stagionale, suscettibili di notevole deprezzamento se non vengono
venduti entro un certo periodo di tempo. Tali vendite devono essere presentate
al pubblico come tali e possono essere effettuate dal giorno successivo
all’Epifania fino al 7 marzo e dal primo sabato successivo al 9 luglio fino al
10 settembre (45).
2. Il comma 2 dell’articolo 16 del Reg. n. 4/1999, è sostituito dal seguente:
"2. I comuni, d’intesa con le Camere di commercio, sentite le locali
organizzazioni delle imprese del commercio e dei consumatori, possono definire
date di inizio successive e durate diverse da quelle indicate. Riguardo alla
programmazione di tali periodi le Camere di commercio garantiscono comportamenti
omogenei per area provinciale o per gli àmbiti sovracomunali di cui all’allegato
A (46).
————————
(45) Comma così modificato dapprima dall’art. 4, comma 1, Reg. 3 maggio 2000, n.
5 e poi dall’art. 17, comma 1, D.P.G.R. 11 luglio 2002, n. 26/R.
(46) Il presente comma, già modificato dall’art. 4, comma 2, Reg. 3 maggio 2000,
n. 5, è stato poi così sostituito dall’art. 17, comma 2, D.P.G.R. 11 luglio
2002, n. 26/R. Il testo precedente era così formulato: «2. I comuni, d’intesa
con le Camere di commercio, sentite le locali organizzazioni delle imprese del
commercio e dei consumatori, possono definire periodi diversi da quelli indicati
al comma 1 per l’effettuazione delle vendite di fine stagione;».

Art. 16-bis
Vendite promozionali (47).
1. Nelle vendite promozionali vengono offerte condizioni favorevoli di acquisto
dei prodotti in vendita; le merci offerte in promozione devono essere separate
da quelle vendute alle condizioni ordinarie, in modo che siano chiaramente
distinguibili. La comunicazione deve essere effettuata al Comune almeno dieci
giorni prima dell’inizio della vendita.
2. Le vendite promozionali dei prodotti di carattere stagionale appartenenti al
settore merceologico non alimentare non possono essere effettuate nel mese di
dicembre, nei periodi delle vendite di fine stagione e nei trenta giorni
precedenti tali periodi.
3. Le vendite promozionali dei prodotti appartenenti al settore merceologico
alimentare e dei prodotti per l’igiene della persona e della casa possono essere
effettuate in qualsiasi periodo dell’anno senza necessità di preventiva
comunicazione al Comune.
3-bis. Le vendite promozionali di prodotti appartenenti al settore merceologico
non alimentare, con esclusione dei prodotti per l’igiene della persona e della
casa, non possono essere effettuate per un periodo superiore a sei settimane
consecutive. Decorso tale periodo, è necessario che intercorrano almeno sessanta
giorni per poter effettuare una nuova vendita promozionale del medesimo prodotto
(48) (49).
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(47) Per la sanzione in caso di violazione delle disposizioni di cui al presente
articolo vedi l’art. 10-bis, comma 3, L.R. 17 maggio 1999, n. 28, aggiunto
dall’art. 1, L.R. 29 settembre 2003, n. 52.
(48) Comma aggiunto dall’art. 18, D.P.G.R. 11 luglio 2002, n. 26/R.
(49) Articolo aggiunto dall’art. 5, Reg. 3 maggio 2000, n. 5, poi modificato
come indicato nella nota che precede.

Capo VI – Centri di assistenza tecnica
Art. 17
Caratteristiche dei centri di assistenza tecnica.
1. La regione favorisce le iniziative finalizzate alla promozione
dell’innovazione e i processi di ammodernamento della rete distributiva, nonché
a garantire alle imprese il più agevole rapporto con la Pubblica
Amministrazione. Per tali fini, ai sensi dell’articolo 23 del decreto, autorizza
l’attività di appositi centri di assistenza tecnica alle imprese.
2. Ai fini dell’autorizzazione regionale i centri di assistenza tecnica di cui
al comma precedente sono costituiti, anche in forma consortile, dalle
associazioni di categoria maggiormente rappresentative almeno a livello
provinciale anche congiuntamente ad altri soggetti interessati. Sono considerate
maggiormente rappresentative a livello provinciale le associazioni presenti
relativamente al settore commercio, nell’ambito dei consigli provinciali delle
camere di commercio.
3. I centri devono fornire la copertura del servizio a livello provinciale
attraverso almeno due sportelli informativi in ambito provinciale.
4. I centri svolgono le loro attività in favore di tutte le imprese dell’area di
propria operatività a prescindere dall’appartenenza o meno delle imprese alle
associazioni di categoria costituenti il centro.
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Art. 18
Attività dei Centri di assistenza tecnica.
1. I centri svolgono le seguenti attività:
a) assistenza e consulenza alle imprese relativamente alle procedure
amministrative per l’accesso all’attività e per lo svolgimento della stessa;
b) formazione ed aggiornamento professionale anche in materia di innovazione
tecnologica ed organizzativa;
c) organizzazione, formazione, promozione, certificazione e sviluppo del
commercio elettronico;
d) consulenza e assistenza alle imprese in materia di:
1) gestione economica e finanziaria di impresa;
2) accesso ai finanziamenti anche comunitari;
3) sicurezza e tutela dei consumatori;
4) tutela ambientale;
5) igiene e sicurezza sul lavoro;
6) prevenzione del fenomeno dell’usura;
7) attività finalizzate alla certificazione di qualità degli esercizi
commerciali;
8) altre attività eventualmente previste dallo statuto.
————————

Art. 19
Autorizzazione e sostegno dei centri di assistenza tecnica.
1. Il dirigente del competente ufficio della Giunta regionale autorizza i centri
sulla base di apposita domanda presentata dai soggetti interessati, attestante:
a) che la sede legale del centro sia localizzata nel territorio regionale;
b) l’adozione di statuto (allegato alla domanda) dal quale risulti il rispetto
delle condizioni di cui all’articolo 17;
c) il numero degli sportelli operativi in ambito provinciale e la loro
ubicazione;
d) il possesso di una struttura organizzativa, formativa e di consulenza in
grado di assicurare qualificati livelli di prestazione.
2. L’autorizzazione è rilasciata entro novanta giorni dal ricevimento della
domanda, previa acquisizione del parere della camera di commercio competente per
territorio e, nel caso di centri operanti in più provincie, dell’Unioncamere
Toscana; decorso tale termine senza che la regione si sia espressa, la domanda
si intende accolta.
3. La regione sostiene l’attività dei centri autorizzati attraverso gli
strumenti previsti dalla normativa regionale in materia di finanziamenti alle
imprese (50). I finanziamenti sono concessi per la realizzazione di programmi di
attività o progetti, secondo la procedura prevista dalla normativa vigente.
3-bis. Le Amministrazioni pubbliche possono avvalersi dei centri di assistenza
tecnica per realizzare piani di intervento finalizzati a sviluppare processi di
qualificazione della rete distributiva con particolare riguardo alla capacità
competitiva dei piccoli operatori commerciali e dei contesti economici e
territoriali interessati (51).
————————
(50) Periodo così modificato dall’art. 19, comma 1, D.P.G.R. 11 luglio 2002, n.
26/R.
(51) Comma aggiunto dall’art. 19, comma 2, D.P.G.R. 11 luglio 2002, n. 26/R.

Capo VII – Norme finali
Art. 20
Norme finali e transitorie in materia di grandi strutture di vendita.
1. Nel caso di insediamento di grandi strutture di vendita previsto da accordi
di pianificazione definiti all’interno di accordi di programma di cui alla L.R.
n. 76/1996, già ratificati e approvati con decreto del Presidente della Giunta
regionale alla data di entrata in vigore del presente articolo così sostituito,
è ammessa la deroga alla verifica di compatibilità della superficie
autorizzabile per le grandi strutture di vendita di cui all’articolo 10, comma
1, lettera c).
2. Si applicano le norme vigenti al momento della presentazione della domanda:
a) alle domande di autorizzazione per grandi strutture di vendita già presentate
all’entrata in vigore del presente articolo così sostituito;
b) alle iniziative per le quali, all’entrata in vigore del presente articolo
così sostituito, sia stato adottato l’accordo di pianificazione previsto
all’articolo 5 comma 2 del Reg. n. 4/1999 e sia stata presentata la relativa
domanda di autorizzazione;
c) alle iniziative per la realizzazione di grandi struttura di vendita con
caratteristiche di polo di attrazione di interesse interregionale di cui
all’articolo 10 comma 9 del Reg. n. 4/1999, come modificato dal Reg. n. 5/2000,
per le quali, all’entrata in vigore del presente articolo così sostituito, il
comune abbia adottato specifici atti di pianificazione urbanistica e sia stata
presentata la relativa domanda di autorizzazione (52).
————————
(52) Il presente comma, già modificato dall’art. 6, Reg. 3 maggio 2000, n. 5, è
stato poi così sostituito dall’art. 20, D.P.G.R. 11 luglio 2002, n. 26/R. Il
testo precedente era così formulato: «Art. 20. Norme finali in materia di grandi
strutture di vendita. 1. Nel caso di interventi previsti da patti territoriali
già sottoscritti e approvati all’entrata in vigore del presente regolamento:
a) è ammessa la deroga alla verifica di compatibilità della superficie
autorizzabile per le grandi strutture di vendita di cui all’articolo 10 comma 2,
lettera b), per la parte di intervento eccedente la disponibilità di superficie
autorizzabile;
b) è ammessa la deroga ai limiti massimi dimensionali per le grandi strutture di
vendita di tipologia A e al rapporto tra classi di comuni e tipologie di
strutture, previsti dalle direttive urbanistiche di cui all’articolo 4 della
L.R. n. 28/1999.
2. La verifica della rispondenza ai piani di indirizzo e di regolazione degli
orari di cui alla L.R. n. 38/1998, prevista dall’articolo 10 comma 2, lettera
c), diviene obbligatoria per i comuni dall’adozione dei piani stessi, fermi
restando i termini per la loro adozione ed approvazione, disciplinati
dall’articolo 4, commi 1 e 2 della L.R. n. 38/1998.
2-bis. Ai comuni competenti è fatto obbligo di richiedere agli interessati
l’adeguamento della documentazione allegata alle domande di cui all’articolo 11
comma 3 della L.R. n. 28/1999, entro quindici giorni dall’avvenuto recepimento,
ai sensi dell’articolo 6 commi 1 e 2 della legge citata, delle disposizioni del
presente regolamento e delle Direttive per la programmazione urbanistica
commerciale approvate con Delib.C.R. 25 maggio 1999, n. 137, come modificata
dalla Delib.C.R. 26 luglio 1999, n. 233
2-ter. Fino al 31 dicembre 2001 il numero massimo delle grandi strutture di
vendita del settore merceologico non alimentare con caratteristiche di polo di
attrazione di interesse interregionale autorizzabili è fissato in 5.».

Art. 20-bis
Norme finali in materia di programmi per la tutela delle aree vulnerabili.
1. I programmi comunali per la tutela delle aree vulnerabili adottati alla data
di entrata in vigore del presente articolo conservano efficacia fino al termine
stabilito dal comune (53).
————————
(53) Articolo aggiunto dall’art. 21, D.P.G.R. 11 luglio 2002, n. 26/R.

Art. 20-ter
Norme finali in materia di adeguamento dei titoli autorizzativi.
1. Nel caso di coesistenza, in uno stesso esercizio commerciale, di più
autorizzazioni rilasciate in capo ad uno stesso soggetto ai sensi delle
previgenti normative, la cui superficie di vendita complessiva configuri una
media o grande struttura di vendita, il comune provvede direttamente a ritirare
le autorizzazioni esistenti, rilasciando contestualmente un unico titolo
autorizzativo, relativo alla superficie di vendita complessiva operante (54).
————————
(54) Articolo aggiunto dall’art. 22, D.P.G.R. 11 luglio 2002, n. 26/R.

Art. 21
Norme finali in materia di elenco regionale dei comuni ad economia
prevalentemente turistica e città d’arte.
[1. Ai fini della formulazione del primo elenco dei comuni ad economia
prevalentemente turistica e città d'arte, entro quindici giorni dall'entrata in
vigore del presente articolo così sostituito i competenti uffici della Giunta
regionale provvedono alla raccolta e all'elaborazione dei dati ufficiali,
riferiti a ciascun parametro previsto dall'allegato D, relativi ai comuni
toscani. Tali dati vengono pubblicati sul Bollettino Ufficiale della Regione
Toscana.
2. I comuni di cui all'articolo 12 commi 2 e 3 chiedono l'inserimento
nell'elenco regionale di cui all'articolo 12 entro sessanta giorni dall'entrata
in vigore del presente articolo così sostituito.
3. Entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente articolo
così sostituito, con decreto del dirigente del competente ufficio della Giunta
regionale, viene approvato l'elenco regionale tenuto conto delle richieste dei
comuni.
4. I provvedimenti regionali per il riconoscimento delle località a prevalente
economia turistica e delle località interessate dai flussi turistici festivi,
già adottati, cessano di avere efficacia al momento dell'approvazione
dell'elenco di cui al comma 3.
5. La Regione provvede all'aggiornamento biennale dei dati ufficiali, riferiti
ai parametri di cui all'allegato D, relativi ai comuni toscani, provvedendo alla
pubblicazione degli stessi sul Bollettino Ufficiale della Regione Toscana] (55).

Il presente regolamento, dichiarato urgente ai sensi dell’art. 29 dello Statuto
e dell’art. 69 del regolamento Interno del Consiglio, entra in vigore il giorno
stesso della sua pubblicazione.
————————
(55) Articolo così sostituito dall’art. 7, Reg. 3 maggio 2000, n. 5, poi
abrogato dall’art. 26, comma 1, D.P.G.R. 11 luglio 2002, n. 26/R. Il testo
originario era il seguente: «Art. 21 Norme finali in materia di elenco regionale
dei centri a economia turistica e città d’arte. 1. Entro trenta giorni
dall’entrata in vigore del presente regolamento i competenti uffici della Giunta
regionale provvedono alla raccolta e all’elaborazione dei dati ufficiali,
riferiti a ciascun parametro previsto nell’allegato D, relativi ai comuni
toscani. Tali dati vengono pubblicati sul Bollettino Ufficiale della Regione
Toscana.
2. I comuni chiedono l’inserimento nell’elenco regionale di cui all’articolo 12
entro centoventi giorni dall’entrata in vigore del presente regolamento.
3. Entro centottanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente
regolamento, con decreto del dirigente del competente ufficio della Giunta
regionale viene approvato l’elenco regionale tenuto conto delle richieste dei
comuni.
4. I provvedimenti regionali per il riconoscimento delle località a prevalente
economia turistica e delle località interessate da flussi turistici, già
adottati, cessano di avere efficacia al momento dell’approvazione dell’elenco di
cui al comma 3».

Allegato A (56)
BACINI OMOGENEI DI UTENZA E AREE COMMERCIALI METROPOLITANE
Bacini omogenei di utenza
1 Lunigiana
Aulla
Bagnone
Casola in Lunigiana
Comano
Filattiera
Fivizzano
Fosdinovo
Licciana Nardi
Mulazzo
Podenzana
Pontremoli
Tresana
Villafranca in Lunigiana
Zeri
2 Massa e Carrara
Carrara
Massa
Montignoso
3 Valle del Serchio
3.1 Quadrante Garfagnana
Camporgiano
Careggine
Castelnuovo Garfagnana
Castiglione di Garfagnana
Fosciandora
Gallicano
Giuncugnano
Minucciano
Molazzana
Piazza al Serchio
Pieve Fosciana
San Romano in Garfagnana
Sillano
Vagli di Sotto
Vergemoli
Villa Collemandina
3.2 Quadrante Media Valle
Bagni di Lucca
Barga
Borgo a Mozzano
Coreglia Antelminelli
Fabbriche di Vallico
4 Versilia
Camaiore
Forte dei Marmi
Massarosa
Pietrasanta
Seravezza
Stazzema
Viareggio
5 Area lucchese
Altopascio
Capannori
Lucca
Montecarlo
Pescaglia
Porcari
Villa Basilica
6 Val di Nievole
Buggiano
Chiesina Uzzanese
Lamporecchio
Larciano
Massa e Cozzile
Monsummano Terme
Montecatini Terme
Pescia
Pieve a Nievole
Ponte Buggianese
Uzzano
7 Area pistoiese
7.1 Quadrante montano
Abetone
Cutigliano
Marliana
Piteglio
Sambuca Pistoiese
San Marcello Pistoiese
9 Area fiorentina
9.1 Quadrante Mugello
Barberino di Mugello
Borgo San Lorenzo
Firenzuola
Marradi
Palazzuolo sul Senio
San Piero a Sieve
Scarperia
Vaglia
Vicchio
9.2 Quadrante Val di Sieve
Dicomano
Londa
Pelago
Pontassieve
Rufina
San Godenzo
9.4 Quadrante Chianti
Greve in Chianti
Impruneta
San Casciano Val di Pesa
Tavarnelle Val di Pesa
9.5 Quadrante Valdarno Superiore Nord
Figline Val d’Arno
Incisa Val d’Arno
Reggello
Rignano sull’Arno
10 Circondario di Empoli
10.1 Quadrante Empolese
Capraia e Limite
Cerreto Guidi
Empoli
Fucecchio
Montelupo Fiorentino
Montespertoli
Vinci
10.2 Quadrante Valdesano
Castelfiorentino
Certaldo
Gambassi Terme
Montaione
11 Valdarno inferiore
Castelfranco di Sotto
Montopoli in Val d’Arno
San Miniato
Santa Croce sull’Arno
Santa Maria a Monte
12 Val d’Era
Bientina
Calcinaia
Capannoli
Casciana Terne
Chianni
Crespina
Lajatico
Lari
Palaia
Peccioli
Ponsacco
Pontedera
Terricciola
Vicopisano
15 Val di Cecina
15.1 Quadrante costiero
Bibbona
Castagneto Carducci
Cecina
Rosignano Marittimo
15.2 Quadrante interno
Casale Marittimo
Castellina Marittima
Castelnuovo Val di Cecina
Guardistallo
Montecatini Val di Cecina
Montescudaio
Monteverdi Marittimo
Orciano Pisano
Pomarance
Riparbella
Santa Luce
Volterra
16 Val di Cornia
Campiglia Marittima
Piombino
San Vincenzo
Sassetta
Suvereto
17 Arcipelago
Campo nell’Elba
Capoliveri
Capraia Isola
Marciana
Marciana Marina
Porto Azzurro
Portoferraio
Rio Marina
Rio nell’Elba
18 Colline metallifere
Follonica
Gavorrano
Massa Marittima
Monterotondo Marittimo
Montieri
Scarlino
19 Alta Val d’Elsa
Barberino Val d’Elsa
Casole d’Elsa
Colle Val d’Elsa
Poggibonsi
Radicondoli
San Gimignano
20 Area Urbana senese
Monteriggioni
Siena
21 Crete Senesi – Val d’Arbia
Asciano
Buonconvento
Monteroni d’Arbia
Rapolano Terme
San Giovanni d’Asso
22 Val di Merse
Chiusdino
Monticiano
Murlo
Sovicille
23 Chianti
Castellina in Chianti
Castelnuovo Berardenga
Gaiole in Chianti
Radda in Chianti
24 Valdarno superiore sud
Bucine
Castelfranco di Sopra
Cavriglia
Laterina
Loro Ciuffenna
Montevarchi
Pergine Valdarno
Pian di Scò
San Giovanni Valdarno
Terranova Bracciolini
25 Casentino
Bibbiena
Castel Focognano
Castel San Niccolò
Chitignano
Chiusi della Verna
Montemignaio
Ortignano Raggiolo
Poppi
Pratovecchio
Stia
Talla
26 Alta Val Tiberina
Anghiari
Badia Tedalda
Caprese Michelangelo
Monterchi
Pieve Santo Stefano
Sansepolcro
Sestino
27 Area aretina
Arezzo
Capolona
Castiglion Fibocchi
Civitella in Val di Chiana
Monte San Savino
Subbiano
28 Val di Chiana aretina
Castiglion Fiorentino
Cortona
Foiano della Chiana
Lucignano
Marciano della Chiana
29 Val di Chiana senese
Cetona
Chianciano Terme
Chiusi
Montepulciano
San Casciano dei Bagni
Sarteano
Sinalunga
Torrita di Siena
Trequanda
30 Amiata – Val d’Orcia
Abbadia San Salvatore
Castiglione d’Orcia
Montalcino
Piancastagnaio
Pienza
Radicofani
San Quirico d’Orcia
31 Amiata Grossetano
Arcidosso
Castel del Piano
Castell’Azzara
Cinigiano
Roccalbegna
Santa Fiora
Seggiano
Semproniano
32 Area grossetana
Campagnatico
Castiglione della Pescaia
Civitella Paganico
Grosseto
Roccastrada
33 Albegna-Fiora
33.1 Quadrante Costa d’Argento
Capalbio
Isola del Giglio
Magliano in Toscana
Monte Argentario
Orbetello
33.2 Quadrante Colline interne
Manciano
Pitigliano
Scansano
Sorano
Aree commerciali metropolitane
L’area commerciale metropolitana di Firenze-Pistoia-Prato comprende i seguenti
comuni:
7.2 Quadrante metropolitano
Agliana
Montale
Pistoia
Quarrata
Serravalle Pistoiese
8 Area pratese
Cantagallo
Carmignano
Montemurlo
Poggio a Caiano
Prato
Vaiano
Vernio
9.3 Quadrante centrale
Bagno a Ripoli
Calenzano
Campi Bisenzio
Fiesole
Firenze
Lastra a Signa
Scandicci
Sesto Fiorentino
Signa
L’area commerciale metropolitana di Livorno-Pisa comprende i seguenti comuni:
13 Area pisana
Buti
Calci
Cascina
Fauglia
Lorenzana
Pisa
San Giuliano Terme
Vecchiano
14 Area livornese
Collesalvetti
Livorno
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(56) Allegato così sostituito dall’art. 23, D.P.G.R. 11 luglio 2002, n. 26/R.

Allegato B (57)
Procedura di calcolo della superficie di vendita autorizzabile annualmente per
le medie strutture di vendita nelle aree interessate dai programmi comunali
ex articolo 9
[Ai fini dell'autorizzazione e della contestuale concessione edilizia per le
nuove medie strutture di vendita localizzate nelle aree interessate
dall'operatività dei programmi comunali di cui all'articolo 9, comma 2, del
presente regolamento di attuazione, viene verificata la compatibilità con la
superficie di vendita annualmente autorizzabile.
Per determinare la superficie di vendita utilizzabile (SVAM) si procede come di
seguito disposto.
1. Individuazione delle unità commerciali convenzionali relative agli esercizi
di vicinato esistenti (UCCV).
Le UCCV corrispondono al numero di esercizi di vicinato autorizzati e in
esercizio [1].
2. Individuazione delle unità commerciali convenzionali relative alle medie
strutture di vendita (UCCM)
La UCCM è calcolata dividendo la superficie di vendita relativa alle medie
strutture autorizzate e in esercizio localizzate nel comune per mq. 150 [1].
3. Individuazione dell’Indice di equilibrio commerciale per le Medie strutture
di vendita (IECM).
L’IECM è dato dal rapporto tra le UCCM e le UCCV.
4. Individuazione dell’IECM.
Il comune, nell’ambito dell’atto di adozione del programma, definisce la
percentuale di incremento dell’IECM. L’applicazione della percentuale di
incremento all’IECM determina l’indice incrementato (IECMi) da applicare
nell’annualità di riferimento.
5. Applicazione dell’IECMi per l’individuazione della superficie di vendita
autorizzabile per le medie strutture di vendita (SVAM) relativa all’annualità di
riferimento.
Il comune individua (1) le UCCV e le UCCM relative all’area interessata da
fenomeni di vulnerabilità della rete degli esercizi di vicinato (rispettivamente
UCCVa e UCCMa) con la stessa procedura di cui ai punti 1 e 2.
La SVAM è determinata attraverso le seguenti operazioni:
a) prodotto dalle UCCVa per L’IECMi che consente di individuare le UCCM
complessive dell’area determinate dall’applicazione dell’indice di equilibrio
(UCCMai)
b) sottrazione delle UCCMa dalle UCCMai.
Se la differenza è positiva si ha il numero di UCCM che è possibile autorizzare:
il prodotto tra questo dato e mq. 150 dà la SVAM.
Se la differenza è negativa o uguale a zero non è possibile autorizzare nuove
medie strutture di vendita.
Non è possibile autorizzare nuove medie strutture anche nel caso in cui il
valore delle UCCM sia tale da determinare, moltiplicando tale valore per 150
mq., una superficie di vendita inferiore alla dimensione prevista per tale
tipologia di struttura.
NOTA
[1] Per il 1999 l’individuazione delle UCC viene fatta sulla base di apposita
rilevazione effettuata nel periodo compreso tra il 1° gennaio e il 31 maggio
1999 effettuata dalla Regione Toscana d’intesa con la Commissione di cui
all’art. 8 comma 3 della legge regionale 17 maggio 1999, n. 28 "Norme per la
disciplina del commercio in sede fissa in attuazione del decreto legislativo 31
marzo 1998 n. 114".
Per le aree oggetto di programma il comune fa riferimento ad apposita
rilevazione effettuata nello stesso periodo.
Per gli anni successivi le rilevazioni sono effettuate entro il 31 dicembre
dell’anno precedente].
————————
(57) Allegato abrogato dall’art. 26, D.P.G.R. 11 luglio 2002, n. 26/R.

Allegato C (58)
Definizione della superficie di vendita autorizzabile per le grandi strutture di
vendita ex articolo 10 comma 1 lettera c)
1. Ai fini della definizione previsiva della superficie di vendita autorizzabile
per grandi strutture di vendita, in relazione alle aree vaste, sono stati
valutati i seguenti elementi:
a) i dati sulle superfici della grande distribuzione relativi all’anno 2000
secondo la fonte Ministero Attività Produttive 2001;
b) i dati sui consumi delle famiglie residenti e dei turisti, relativi all’anno
2000 secondo la fonte IRPET 2001;
c) i risultati della rilevazione, effettuata dall’Osservatorio regionale sul
commercio, sulla consistenza della rete di vendita toscana al 30 giugno 2001;
d) gli elementi conoscitivi risultanti all’Amministrazione regionale sia sugli
esiti del periodo di programmazione 1999-2001 sia sulle istanze presentate.
2. Tenendo conto dei suddetti dati ed elementi, ed in relazione ad una
equilibrata evoluzione della rete di vendita nel territorio toscano, si è
pervenuti alla definizione previsiva ed alla articolazione delle superfici
autorizzabili per grandi strutture di vendita (S.V.A.G.) nel triennio 2002-2004
indicate nel prospetto che segue:
Aree programma d’àmbito territoriale S.V.A.G. Alimentare S.V.A.G. Non
alimentare S.V.A.G. Totale
(mq.) (mq.) (mq.)
Toscana centrale 7.770 14.430 22.200
Toscana della Costa 5.250 9.750 15.000
Toscana interna e meridionale 4.480 8.320 12.800
Totale Toscana 17.500 32.500 50.000"

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(58) Allegato così sostituito dall’art. 24, D.P.G.R. 11 luglio 2002, n. 26/R.

Allegato D (59)
PARAMETRI PER L’INDIVIDUAZIONE DEI COMUNI AD ECONOMIA PREVALENTEMENTE TURISTICA
1. Relativamente alla prevalenza dell’economia turistica si fa riferimento, per
quanto attiene alla ricettività ed ai flussi turistici, a tutti gli esercizi
ricettivi che risultano adempienti per la Rilevazione ISTAT del movimento dei
clienti nelle strutture ricettive, convalidati dalle Amministrazioni provinciali
e dalla competente struttura della Giunta regionale.
I parametri definiti nel presente allegato derivano dai dati ultimi disponibili
provenienti dalla rilevazione del movimento della clientela, fonte ufficiale
ISTAT.
2. I parametri fanno riferimento alla domanda ed all’offerta turistica:
a) per la costruzione degli indicatori sulla domanda turistica sono state
utilizzate le informazioni relative agli arrivi ed alle presenze rapportate alla
popolazione residente ed alla superficie territoriale rilevate;
b) per la costruzione degli indicatori sull’offerta turistica sono state
utilizzate le informazioni sulla consistenza di esercizi e di posti letto
presenti, le presenze e la popolazione residente.
3. Di seguito si elencano gli indicatori rispetto ai quali viene valutata la
sussistenza dei requisiti per il riconoscimento della prevalente economia
turistica. Per ognuno è riportato il numero identificativo e la tipologia,
l’algoritmo di calcolo e il relativo valore-soglia calcolato sui valori medi
della Toscana.
N. Tipologia di indicatore Algoritmo di calcolo Valore-soglia

PARAMETRI RIFERITI ALLA DOMANDA TURISTICA
1. Arrivi su popolazione residente (Arrivi/Popolazione residente) x100 240

2. Presenze su popolazione residente (Presenze/Popolazione residente) x100
884
3. Arrivi su superficie territoriale (Arrivi/Superficie territoriale) x100
369
4. Presenze su superficie territoriale (Presenze/Superficie territoriale)
x100 1.356
5. Presenze popolazione residente su (Presenze + Popolazione
residente/Superficie territoriale) x100 1.509
superficie territoriale

PARAMETRI RIFERITI ALL’OFFERTA TURISTICA
6. Strutture ricettive su popolazione residente (Media annua
esercizi/Popolazione residente) x1.000 1,67
7. Capacità ricettiva totale su popolazione residente (Media annua posti
letto/Popolazione residente) x100 9,0

PARAMETRI RIFERITI ALL’INCROCIO DOMANDA/OFFERTA TURISTICA
8. Presenze su strutture ricettive (Presenze/Media annua esercizi) 5193,9
9. Presenze su capacità ricettiva totale (Presenze/Media annua posti
letto) 93,31"

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(59) Allegato così sostituito dall’art. 25, D.P.G.R. 11 luglio 2002, n. 26/R.