REGOLAMENTO CGIL – DELIBERA N.1 PLURALISMO E UNITA’ DELLA CGIL – COMITATO DIRETTIVO DEL 6 E 7/7/1999

DELIBERA REGOLAMENTARE N. 1 – PLURALISMO E UNITA’ DELLA CGIL

1.1.1.Il pluralismo politico, sociale, culturale e il valore della differenza di genere, sono assunti come ricchezza fondamentale di un sindacato generale dei diritti e della solidarietà quale vuole essere la CGIL. La sua unità e autonomia rappresentano i pilastri della sua vita interna, ne sanciscono il modo di essere, ne determinano vincoli individuali e collettivi e consentono il pieno sviluppo della sua vita democratica.
1.1.2.Si conferma la scelta ferma e solidale a considerare conclusa e irripetibile l’esperienza delle componenti storiche e di partito, delle correnti intese come aggregazioni organizzate che limitano la sovranità politica ed organizzativa della Cgil e dei propri organismi.

1.2.1.La vita democratica della CGIL è fondata sul pieno riconoscimento ad ogni iscritto/a di concorrere alla formazione delle decisioni del sindacato, di manifestare liberamente il proprio pensiero ed il proprio diritto di critica e di proposta anche attraverso la concertazione di iniziative, ferme restando la piena autonomia e le specifiche competenze degli organi dirigenti.
1.2.2.L’articolazione per mozioni congressuali della CGIL è una modalità possibile per la definizione delle scelte congressuali e per la formazione degli organismi dirigenti nella stessa sede congressuale.
Esse rappresentano un fattore importante, seppur non esclusivo, della dialettica e della democrazia interne; in questo senso, su di esse, oltreché sui singoli dirigenti, pesa la responsabilità sia di garantire che dialettica e democrazia non mettano mai in discussione l’unità e l’autonomia della Confederazione, sia di evitare il riprodursi surrettizio della logica e della prassi delle correnti.
1.2.3.Le mozioni congressuali rappresentando una modalità democratica del dibattito congressuale si esauriscono naturalmente con la conclusione dei lavori congressuali.
Nel corso della prima seduta del Comitato Direttivo eletto dal Congresso, e comunque entro due mesi, le mozioni congressuali di minoranza potranno essere eventualmente confermate specificandone le caratteristiche; nel qual caso assumono la denominazione di aree programmatiche congressuali.
Norma transitoria: in vigenza dell’attuale regolamento congressuale, la stessa denominazione vale anche per liste, limitatamente ai livelli in cui si attivano, che si riferiscono a posizioni politico-sindacali collettivamente concertate, diverse dalle mozioni congressuali originarie, presentate in sede di congresso con le procedure di cui all’art. 6 dello Statuto.
1.2.4.Alle aree programmatiche congressuali sono consentiti:
?La piena agibilità delle sedi sindacali (in casi eccezionali, sedi convegnistiche diverse);
?L’utilizzo degli strumenti interni di informazione;
?L’accesso agli strumenti di informazione che implichi costi aggiuntivi, nelle modalità stabilite dalle segreterie, compatibilmente con i vincoli finanziari;
?Il diritto di proposta per le sostituzioni negli organismi dirigenti inerenti la propria area di riferimento.

Le iniziative interne ed esterne delle aree programmatiche congressuali dovranno preventivamente essere concordate con la segreteria di riferimento, ai fini delle compatibilità finanziarie.

    1.3. L’opzione del governo unitario rappresenta una giusta e necessaria scelta per una organizzazione sindacale che quotidianamente deve garantire rappresentanza e tutela di milioni di lavoratori/trici, pensionati/e, e iscritti/e.
    Essa si realizza attraverso la condivisione del programma di lavoro presentato dal segretario generale.
    Ciò può comportare assunzione di incarichi esecutivi da parte della/e minoranza/e congressuale/i attraverso l’esercizio del diritto di proposta.

    1.4.1. Quando l’opzione del governo unitario non sia realizzabile, si determina una vera e propria situazione di governo e opposizione con la conseguente necessità di definire un sistema di regole che garantiscano, contemporaneamente, una piena legittimità della maggioranza a governare la struttura e alla opposizione una funzione di elaborazione propositiva e di controllo gestionario.
    1.4.2. Tale situazione si può produrre anche a fronte della rottura del programma di lavoro unitario – attraverso la dichiarazione del segretario generale o la formalizzazione da parte della/e minoranza/e – che stava alla base della scelta del governo unitario, con le relative dimissioni del/i rappresentante/i della/e minoranza/e in segreteria.
    1.4.3. Tali regole devono prevedere oltre a quanto già definito per le aree programmatiche congressuali:
    ?La presenza nella Presidenza del Comitato direttivo di un rappresentante dell’opposizione;
    ?La definizione di sedi sistematiche di informazione della opposizione da parte della segreteria interessata sulla corrente attività;
    ?L’inserimento – qualora non previsto congressualmente – nei sindaci revisori dei conti, di un esponente della opposizione con possibilità di promuovere, anche autonomamente, l’attività di verifica e di controllo del collegio, fermi restando i poteri e le prerogative dell’organo di controllo amministrativo in quanto tale;
    ?Il mantenimento della percentuale dell’opposizione, in caso di sostituzioni negli organismi dirigenti.
    1.4.4. Queste regole aggiuntive e vincolanti normano il rapporto governo e opposizione a fronte di una dimensione quantitativa di quest’ultima di almeno il 10% del Comitato direttivo di riferimento.

    1.5.1. Se tra un congresso e l’altro si producessero, in forma collettiva, formali divisioni nella maggioranza o nella/e minoranza/e congressuali con la formazione, di nuove aggregazioni programmatiche, occorre, negli organismi dirigenti di riferimento ufficializzarle formalmente con la presentazione di un documento programmatico che ne definisca le caratteristiche.
    1.5.2. Il Segretario generale riferirà al comitato direttivo della nuova situazione e delle eventuali conseguenze.
    1.5.3.Alle nuove aggregazioni così costituite sono consentite, nell’agibilità delle sedi sindacali, nell’utilizzo e accesso agli strumenti di informazione, le stesse regole previste per le aree programmatiche congressuali.

    1.6.Le proposte di sostituzione, negli organismi dirigenti, sono presentate dal Segretario Generale. Nel caso di governo unitario tali proposte dovranno essere rispettose del pluralismo esistente nelle aree programmatiche e tra le aree stesse.

    1.7.1. Non è consentito l’utilizzo di simboli di riconoscimento delle aree programmatiche.
    1.7.2. L’utilizzo dei diversi loghi e simboli delle strutture della CGIL è consentito esclusivamente alle segreterie delle strutture stesse.

      1.8. Organi competenti, nel caso di ricorso, relativamente ai paragrafi 1.1.2., 1.4.3. e 1.4.4., sono il Collegio di verifica competente o il Csn; mentre per i paragrafi 1.2.1., 1.5.3., 1.7.1. e 1.7.2., è il Comitato di garanzia di riferimento.

      Roma, 6-7 luglio 1999