Regione più leggera è ora di fare le riforme per davvero

19/03/2010

Umbria – Mariotti ha ascoltato dalla prima fila Serena Moriondo, uno dei quattro della sua squadra che ha firmato la relazione del congresso senza segretario. Con Patrizia Venturini, Gianfranco Fattorini e Vasco Cajarelli disegna la crisi, l’Umbria e il sindacato che verrà.
Innanzitutto:«L’Umbria deve accelerare un’azione di riforma interna del suo modello organizzativo che metta a valore un modello sociale ed economico originale che, insieme alle altre regioni del centro, svolga un ruolo aggregante». Allora la Cgil, che non è più di Mariotti e che oggi sarà di Bravi, punta a riordinare e semplificare il modello istituzionale, chiede di riorganizzare il sistema dei servizi locali. Ma anche di ripensare il concetto di selettività degli interventi «premiando le imprese che sono portatrici di innovazione, rispettose dei contratti di lavoro e delle norme di sicurezza». Certo, il sindacato non dimentica la crisi, la cassa integrazione alle stelle, la tenuta difficile dei redditi anche per impiegati e insegnanti. E poi ci sono i“buchi neri” sul fronte della mancata armonizzazione delle politiche tributarie e sulle tariffe locali. Il modello umbro, insomma, tiene con difficoltà su efficienza e sostenibilità economica. Toccherà a Bravi la nuova sfida, è lui l’uomo scelto dalla segreteria nazionale. Toccherà anche la sfida, interna. Il mandato che lascia la segreteria uscente è chiaro: «Unità di intenti realizzabile nella concezione stessa della confederalità». Bravi ascolta. C’è chi guarda alle parole che dirà oggi. Non andranno lontano al documento di una settimana fa per il congresso di Todi che lo ha riconfermato alla guida della Camera del lavoro. Le parole che non chiudono in faccia le porte a Cisl e Uil. Le parole che parlano di ricambio generazionale e di un rapporto diverso tra Cgil regionale e Camere del Lavoro. Con un ruolo anche per Terni. «A Terni- dice Lucia Rossi, segretaria della Camera del lavoro ternana- va riconosciuto un ruolo politico al di là dei numeri. Penso all’esperienza che abbiamo nei rapporti con le multinazionali. Ma prima serve un patto della classe dirigente affinché la Cgil sia protagonista di un percorso di unità». Di governo unitario parla anche Maurizio Maurizi, (Fiom): «E’ quello che attuerò nella mia categoria e credo che questo sia utile anche alla Cgil dell’Umbria per affrontare le vertenze più rilevanti della crisi. E qui bisogna stare attenti. C’è il rischio che capitali sporchi si muovano con l’impoverimento delle aziende».
La stessa paura che ha Ivo Banella della Filcams (commercio). Veniva dato sulle posizioni anti-Bravi e vicine allo Spi, ma spiega: «Innanzitutto condivido la relazione della segreteria. C’è un candidato unico proposto dal nazionale? Votiamolo. Nell’ambito di un progetto politico che parta dai lavoratori». Eccolo lo Spi con Graziano Massoli, 70mila iscritti, il partitone dei pensionati: «Innanzitutto si deve andare verso una Cgil che rafforzi la confederalità sui temi di lavoro e uguaglianza. Le candidature? C’è la proposta del nazionale da valutare, siamo tutti a disposizione ma contano i contenuti». Ultime fibrillazioni prima della conta. Sorride a Bravi l’Flc (scuola) di Amedeo Zupi. «Non c’è tempo per disquisire: se qualcuno non è d’accordo può candidarsi. Piuttosto vorrei ricordare che in due anni il mondo della scuola ha perso due Merloni».Vanda Scarpelli (Funzione pubblica), dalla roccaforte dell’opposizione, la nuova Cgil la vede così: «Bisogna avere più coraggio, più autonomia e più coerenza». Per esempio per difendere l’acqua pubblica.
Quando Ulderico Sbarra, segretario regionale Cisl, sale sul palco il mal di pancia della base dei delegati è chiaro: il tavolo della presidenza per due volte chiede silenzio. Applausi stiracchiati e gelo dopo le parole sul patto dello sviluppo che non basta più e contro l’impresa incapace di proporre un piano anticrisi: «Lo faccia il sindacato», chiede la Cisl alla Cgil che dalla platea guarda con sospetto. E oggi incorona Bravi.