“Regionali 4″ Barbera: non ci si sposta a sinistra

05/04/2005
    martedì 5 aprile 2005

    il Politologo

      Barbera: non ci si sposta a sinistra
      Vince chi è radicato, non i radicali

        ROMA – Augusto Barbera, da costituzionalista, ex deputato ed ex ministro, lei rappresenta l’area ds più moderata: che cosa dice del risultato pugliese? Ha vinto un uomo di Rifondazione comunista, un "radicale"…

          «Fino dalle primarie, ho sempre ritenuto Nichi Vendola un candidato non radicale , ma radicato nel territorio, ben presente in tutte le battaglie pugliesi. Non mi sembra che il suo successo significhi che c’è stato uno spostamento a sinistra né che, per vincere nel 2006, sia necessario virare in quella direzione. Piuttosto, la sua vittoria consolida e stabilizza l’alleanza con Rifondazione».

            Però una buona parte dei Ds e della Margherita hanno lottato per avere un altro candidato: poi quello dalemiano non è neppure arrivato alle primarie e quello della Margherita è stato sconfitto, appunto, da Vendola.

            «Le valutazioni dei vertici non sono sempre giuste. Nichi era il candidato adatto e gli elettori di centrosinistra lo hanno scelto nelle primarie».

            Molti nel centrosinistra gli imputavano posizioni estreme e persino delle diversità che avrebbero dovuto intimorire l’elettorato.

              «Invece il popolo dell’Ulivo non la pensava così: le primarie si dimostrano un ottimo sistema di selezione. Inoltre Vendola ha saputo girare in positivo le caratteristiche per cui veniva criticato, ha condotto un’ottima campagna comunicativa».

              Ecco, le primarie: adesso nell’opposizione c’è chi sottolinea che, visto il risultato di queste Regionali, per le Politiche non sono più necessarie.

                «La forte affermazione della lista Uniti nell’Ulivo, guidata da Prodi, potrebbe essere considerata una legittimazione sufficiente per l’ex presidente della Commissione europea. Però io le svolgerei ugualmente: un pronunciamento diretto dell’elettorato può essere importante, anche perché insieme con i candidati si dovranno presentare i programmi».

                Perché il centrosinistra ha vinto?

                «Questo era un test politico. È significativo che si sia registrato un notevole successo in mezza Padania così come al Sud. I voti dell’Ulivo sono aumentati ovunque, anche dove si è perso, cioè in Lombardia e in Veneto. È inutile che la Cdl dia la colpa all’astensione: l’affluenza è calata solo dell’1,7%, un numero che se anche fosse andato tutto al centrodestra, non avrebbe colmato la differenza».

                Sì, ma a che cosa si può attribuire questo successo: alla voglia di dire no a Berlusconi, oppure alle proposte del centrosinistra, o a Prodi…?

                «Direi che ha perso il centrodestra: i suoi elettori sono disillusi per le promesse non mantenute. Ma c’è stata anche un’apertura di credito verso il centrosinistra: ma va consolidata, serve un passo in più per diventare una vera alternativa di governo. Insomma non abbiamo già la vittoria in tasca per il 2006. Anzi, bisogna fare attenzione che questo successo non faccia aumentare le divisioni nella coalizione né faccia diminuire lo sforzo per il programma».

                Berlusconi, come chiede qualcuno, dovrebbe dimettersi? D’Alema, dopo la sconfitta alle Regionali del 2000, lo fece.
                «No. D’Alema aveva puntato su quelle elezioni per legittimarsi, ma Berlusconi non ha questo problema. Piuttosto, metta da parte il suo progetto di riforma elettorale: oggi è dimostrato che non lo aiuterebbe e ormai non ha più la credibilità politica per farlo».

                Daria Gorodisky