“Regionali 2″ Va in onda il teatrino delle cifre (F.Rondolino)

05/04/2005

    martedì 5 aprile 2005

      TRA RETICENZE E CAUTELE IL DIVERSO APPROCCIO DELLE RETI TELEVISIVE AI PRIMI RISULTATI
      Va in onda il teatrino delle cifre
      di Fabrizio Rondolino

        GRIGORIJ Aleksandrovic Potëmkin, gran ciambellano e consigliere di Caterina II, non passò alla storia per i suoi meriti politici, che pure non erano pochi, bensì per l’abitudine di far costruire nelle campagne russe, poco prima del passaggio della zarina, splendide quinte multicolori destinate a nascondere le catapecchie dei contadini e a rasserenare il cuore di Caterina. Non ce ne voglia Emilio Fede, che è un giornalista di razza e un uomo di mondo, ma l’Italia raccontata dal suo Tg4 di ieri sera somigliava a uno di quei villaggi variopinti quanto inesistenti. Le elezioni regionali vi hanno fatto capolino soltanto al ventiseiesimo minuto, dopo un’interminabile sequenza di servizi sul Papa, con un laconico «Vi sono alcuni risultati, ma non definitivi…», prima del lancio della pubblicità. Per sapere che il centrosinistra stava vincendo, lo spettatore ha però dovuto aspettare nientemeno che il trentanovesimo minuto, quando Willer Bordon – costretto a piegarsi vistosamente di lato per non essere decapitato dall’inquadratura, tarata sul non altissimo inviato del Tg4 – ha dato, finalmente, la notizia: e cioè che l’Unione conduceva la gara per otto a due, e che tre regioni erano ancora incerte. Subito dopo, l’inviato al quartier generale di Storace comunicava il vantaggio del governatore uscente col 50,3% contro il 47,7% di Marrazzo. «Questi sono dati veri», spiegava il cronista. Peccato che riguardassero soltanto, come è stato del resto precisato, «407 sezioni su più di cinquemila…».

          E a proposito di «dati veri», contrapposti a quelli (falsi?) delle proiezioni, peraltro commissionate alla Nexus proprio da Rai e Mediaset, anche il Tg2 del pomeriggio si è sforzato di utilizzarli in contrapposizione agli exit poll. In una breve edizione intorno alle diciotto – a quell’ora la Nexus segnalava il vantaggio del centrosinistra in undici regioni su tredici – il conduttore ha dapprima sottolineato la provvisorietà e l’aleatorietà di quelle percentuali, e quindi ha dato lettura di alcuni «dati reali, risultato di uno scrutinio reale», con tanto di grafica e foto dei contendenti, che davano in vantaggio la Casa delle libertà in Piemonte e in Lazio, con uno Storace addirittura al 59,8%. Percentuale corretta, ma relativa a 36 sezioni elettorali su 5187. Pochine, forse.

            In realtà, il sistema politico nel suo complesso è stato più rapido del sistema mediatico a capire che cosa stava succedendo, e a prendere atto, con preoccupazione o con sollievo a seconda dei punti di vista, della sconfitta della maggioranza. «Se c’è stata una sconfitta bisogna prenderne atto e cercare di correggere gli errori», diceva per esempio il capogruppo di An al Senato, Nania, già alle quattro e mezza del pomeriggio, in un’intervista al Tg3. Poco dopo, La Russa esprimeva un concetto analogo discutendo i primi risultati con Marini e Bersani nel corso di uno speciale del Tg5.

              L’impressione, almeno a seguire la giornata dal salotto di casa, davanti al televisore acceso e al susseguirsi delle dichiarazioni, è che l’informazione televisiva, pur preavvertita del probabile insuccesso del centrodestra, si sia dapprima orientata, forse inconsapevolmente e per una sorta di riflesso condizionato, a minimizzare l’evento elettorale, sfumandone i contorni fino a renderlo pressoché irriconoscibile. I primissimi exit poll, per esempio, sono stati rapidamente trasmessi dal Tg1 poco dopo le quindici, seguiti da un veloce commento di Cicchitto (Forza Italia) e Sereni (Ds), a loro volta subito interrotti dal conduttore intenzionato a chiudere al più presto la breve finestra informativa per ridare la linea a Mosè, film-tv di indubbio pregio e croccante attualità, e tuttavia, come dire, forse non così urgente.

                Metabolizzata la sconfitta di Berlusconi e della sua coalizione, il sistema televisivo si è riorientato, offrendo nelle edizioni maggiori di Tg1, Tg5 e Tg2 un resoconto sostanzialmente corretto dei risultati. Ampio e completo il Tg1, che ha titolato in apertura «L’Unione in netto vantaggio» e ha poi dedicato 14 minuti ai risultati (l’ultima proiezione Nexus assegnava al centrosinistra anche Piemonte e Lazio) e ai commenti dei due fronti. Il Tg5 ha un poco stemperato la notizia in un più blando «avanza il centrosinistra»; e dopo appena sette minuti Lamberto Sposini ha chiuso la pratica lanciando forse con qualche imbarazzo «le straordinarie immagini di piazza San Pietro». Esplicito e netto, infine, il titolo di apertura del Tg2: «All’Unione 10 regioni, alla CdL 2, Puglia incerta».

                  Il migliore, come sempre, è stato Giuliano Ferrara, che ha annunciato per stasera una puntata speciale di Otto e Mezzo dedicata alle elezioni. «Devo ricoverarmi per qualche sciocca analisi – ha annunciato – ma se domani i medici dovessero trattenermi nessuno s’azzardi a dire che Ferrara s’è dato malato perché il Polo è andato male, perché lo strozzo». Auguri, Giuliano: a stasera.